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Rischiare l’amore” quarto appuntamento  di “Ritornare bambini”

Ultima tappa di “Ritornare bambini” sarà “Rischiare l’amore” e avrà luogo domenica 2 aprile 2017 alle ore 16 nella Cappella Pandolfini alla Badia Fiorentina in Via del Proconsolo.

Amore è una parola universale, un’esperienza fatta di sentimenti, emozioni ed affetti che appartiene ad ogni essere umano e attraversa tutti i tempi. Scrittori. poeti, musicisti, cantastorie, attori e cantanti hanno parlato d’amore coniugandolo, assieme al verbo amare, in tutte le sue forme, sfumature e stati d’animo.

Il bambino è geneticamente predisposto all’amore, proteso a vivere dell’amore di chi l’accoglie con gioia, pronto a ricambiarlo; senza di esso non vive.

I Vangeli annunciano che l’Amore salva e nella Genesi, dopo la creazione di Adamo ed Eva, Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco una cosa molto buona (Gen 1, 31). L’amore sta nel cuore e nelle mani di Dio. Eppure ogni amore non è esente da rischi, alcuni belli altri negativi; richiede libertà di accogliere in pienezza l’altro/a o di rifiutarlo/a, vuole attenzioni, delicatezza, silenzio e dialogo. E’ un dono gratuito e non ha misura.

Angelus Silesius, mistico del diciassettesimo secolo, scriveva: “La rosa é senza perchè, fiorisce perché fiorisce / Non pensa a sè, non chiede che la si veda.” Così é l’amore.

Uno dei libri più poetici della Bibbia, il Cantico dei Cantici, è dedicato a due giovani innamorati che si cercano, si perdono, si ritrovano. Non è un libro in cui l’amore è idealizzato, spiritualizzato, è concreto, carnale, coinvolge tutti i sensi. E’ denso di profumi, passione, tenerezza, dolore per la perdita, desiderio d’infinito. In ogni storia l’amore è estasi, nel senso di uscita da sé stessi, dall’inverno di un io chiuso. E’ disgelo, fioritura, speranza, per questo lo si accosta alla primavera dai mille colori.

Per sua natura l’amore è dinamico, rifiuta la routine, è un cammino che, come per Abramo ci spinge verso un oltre, tra appartenenza e spaesamento, stanchezza, delusione, gioie sapendo però che in ogni storia d’amore vero, Dio non va aggiunto , è già dentro l’alleanza dei due, va solo cercato, riconosciuto, invitato a mensa.

In Sicilia, là dove sono nata, il più grande desiderio di una coppia che sogna di formare una famiglia, è quella di “farsi una casa”. Una casa, non un appartamento che chiude, isola, separa dagli altri. E un detto siciliano recita: “A casa capi quantu voli u patruni”, cioè la casa ha la capienza che desidera il suo proprietario. Quasi fosse una tenda.

Senza amore si rischia una vita spenta. asfittica, che non comunica, nè condivide con gli altri. Un rischio fortissimo che può portare alla fine anche drammatica di un amore è quello di catturare l’altro e impossessarsene come fosse un oggetto di proprietà.

Un ulteriore rischio che si corre è fissare l’amato in un unico eterno fotogramma, quello dei tempi dell’innamoramento, in un certo senso lo si fa morire, l’amore non potrà maturare, nè dare frutti. Blocchiamo il dialogo, non ci apriamo alle novità, non rinnoviamo l’alleanza, ignoriamo pazienza e perdono.

A questi rischi se ne possono aggiungere moltissimi altri e tante sono le forme dell’amore che si vivono e che abbracciano le società tutte e persino il mondo.

Sarebbe bello se il 2 aprile ci si incontrasse in tanti per dialogare sulle varie realtà dell’amore, senza dimenticare che chi rischia di più non è l’uomo ma Dio.

Carmela Grande

 

 

Mossi dal desiderio di ritornare come bambini, domenica 5 marzo alle ore 16 alla Cappella Pandolfini, presso la Badia Fiorentina in via del Proconsolo, condivideremo le nostre esperienze su “Scoprire l’incanto”.

Si tratta di un atteggiamento controcorrente nella società odierna, società del disincanto, dove la fretta domina e spesso l’uomo corre sempre più ignorando perché.

Fermarsi a contemplare con lo stupore dei bambini, dei poeti e dei mistici, sembra ai più una perdita di tempo.

Tra i ricordi di molti adulti echeggia un lontano: “Sbrigati, dai! Che fai, t’incanti?” Come se lasciarsi toccare dalla novità, dalla bellezza della natura, dell’uomo e di Dio fosse un atteggiamento negativo, riprovevole da abbandonare al più presto.

L’uomo occidentale vuole essere padrone assoluto del tempo, ma finisce per esserne tiranneggiato. I brasiliani invece dicono: “Il tempo è nostro”, ma non nel senso di dominio, ma di libertà

Il bambino non sa del tempo, è una dimensione che ignora, si affaccia con meraviglia sul mondo, si lascia sorprendere dall’istante, vive già nell’incanto senza bisogno di cercarlo, di scoprirlo come siamo costretti a fare noi adulti.

A far la differenza tra bambino e adulto è anche il modo di guardare la realtà. Il poeta irlandese contemporaneo S. Heaney notava quanta necessità abbiamo di ritornare ad avere la visione profonda delle cose, dei volti, dei colori, della vita che un bambino possiede naturalmente.

Questa questione di sguardo si può notarla anche nel salmo 8 in cui il salmista non è prigioniero di schemi, visioni preconcette, ma è capace di stupore:” Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita; (la luna e le stelle che tu hai fissato) che cos’ è mai l’uomo perché tu te ne ricordi, il figlio dell’uomo, perché tu te ne curi?” (Sal 8, 4-5).

Il nostro sguardo deve diventare libero, trasparente per vedere il volto di Dio in quello dell’uomo, scoprire il Creatore in tutte le realtà. Il cielo, la città raccontano Dio, l’incanto antico che oggi cerchiamo di allontanare dal vissuto quotidiano.

Se ripercorriamo il Vangelo scopriremo che Gesù si fermava sui volti, sulle storie. Si incantava.

Anche noi, come ci suggerisce padre Angelo Casati, se sapremo incantarci davanti ad un volto non saremo tentati di sfigurarlo. Se ci stupiremo davanti ad un’anima, non potremo ferirla, né impossessarcene con brutalità.

Incantarsi quasi in punta di piedi e in silenzio sono gesti necessari per costruire un mondo dove bellezza e accoglienza trovino casa. Uscire dal nostro io, allargare lo sguardo, cominciando dalle realtà più piccole e fragili, perdersi a contemplarle, potrebbe essere una possibilità da scoprire insieme. Per questo vi aspettiamo nella speranza di condividere con gioia.

 

Ritornare bambini. (dagli appunti del primo incontro di Marta, Carmela, Francesca e sr. Sarah)
La premessa è che ci incontriamo per ascoltarci reciprocamente e diventare da sconosciuti prossimo.
I migliori professori, diceva Madre Teresa, sono i bambini. I bambini vivono sospesi fra cielo e terra, come il sole che ci riscalda. Non preparano i compiti a casa, sono spontanei, autentici, sinceri. I bambini sono messaggeri d'amore: parlano con il cuore, non con la ragione . Forse, quando Gesu' ci dice "Tornate come bambini" intende proprio questo: tornare all'amore originario. Dobbiamo scuoterci di dosso la polvere che ha seppellito il marchio di provenienza: le stelle e il profumo del cielo, la leggerezza del Creato. Lasciamoci evangelizzare dai piu' piccoli: loro sono aperti a tutto e a tutti. Il loro tempo è scandito dalla curiosità, non dalla noia. I bambini sono fiori bellissimi nel giardino dell'umanità.. Felici i bambini perchè sono altro rispetto al mondo. Felici i bambini perchè sono piccoli come un granello di senape. Felici i bambini perchè la loro grandezza è nascosta, come un tesoro, dentro la pienezza del cuore, l'esultanza, il pianto. Felici i bambini perchè creano cose nuove. Felici i bambini perchè cominciano e sanno ricominciare. Felici i bambini perchè basta nulla a salvarli, anche se basta nulla ad ucciderli. Felici i bambini perchè sono le piu' imperfette creature. Felici noi se diventiamo come loro. (Gabriella Caramore). E poi ancora, mettersi in gioco, che richiede coraggio, e chi coraggio non ne ha se lo deve dare per non essere vittima delle abitudini e per ritrovare la leggerezza del vivere tipica dei bambini. Metterci in gioco non ci da certezze, ma come avviene per i bambini, ci apre alla novità e alla creatività, ci rende capaci di sognare. E ancora: il bambino è l'unico individuo che vive nel presente; noi siamo chiamati, come loro, a vivere nel presente. Questo tema "Ritornare bambini" ci da l'opportunità di ricominciare, di ragionare meno e contemplare di piu' di non avere certezze assolute, ma la possibilità di scoprire sempre qualcosa di nuovo.

 

Quest'anno lo Spirito ci ha sorpreso con una prospettiva diversa con cui guardare le esperienze di vita che liberamente ci scambiamo. Da "Incontrare l'Uomo" a "Ritornare bambini": devo dire che questo cambiamento ci ha un po' storditi poichè ci richiede uno scardinamento e una docilità "a quello e quelli che verranno" che tocca il profondo dell'esperienza spirituale e trova nell'incontro notturno di Gesù con Nicodemo un'icona che abbiamo ritrovato in filigrana nei nostri percorsi...oltre a tutto quello che comporta di rivoluzionario il Regno di Dio che è in mezzo a noi e a sprazzi ce ne accorgiamo...

Questo percorso è al suo inizio e "non ha pretese" se non il desiderio forte di aprirci sempre di più al dialogo e all'approfondimento della vita nello Spirito insieme.

(sr.Sarah)

 

 
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