sito delle Fraternità Evangeliche

di Gerusalemme di Firenze

                      Le Letture Patristiche

                            anno liturgico "C"

                                  Quaresima e Tempo Pasquale

 

Le letture patristiche sono fornite dalle Sorelle delle Fraternità Monastiche di Gerusalemme di Firenze, che con affetto  ringraziamo!

In alcune occasioni potrebbero differire da quelle effettivamente lette durante la Liturgia in Badia.

 

 

LE CENERI - LODI MERCOLEDI’

IRENEO di Lione,

Contro le eresie, vol. I, Siena,

ed. Cantagalli, 1984, p. 320-321. Testo adattato.

 

  

IL DONO DELLA SALVEZZA

di sant'Ireneo di Lione nel Secondo Secolo

 

 

Colui che ha una retta conoscenza del Creatore - che è Dio il quale a tutti dà l'esistenza - se rimane nel suo amore, sottomesso e riconoscente, riceverà da lui una gloria sempre maggiore, avanzando fino ad essere simile a colui che morì per noi.

 

Cristo, infatti, venne ad esistere "nella somiglianza della carne del peccato" (Rm 8, 3) per condannare il peccato e come tale espellerlo dalla carne, per stimolare così l'uomo assegnandogli il compito d'imitare Dio e riconducendolo all'obbedienza del Padre affinché veda Dio, facendogli la grazia di conoscere intimamente il Padre.

 

Egli è il Verbo di Dio che abitò in mezzo agli uomini divenendo figlio dell'uomo perché l'uomo si familiarizzasse nella conoscenza intima del Padre, e Dio si familiarizzasse ad abitare con l'uomo, secondo il beneplacito del Padre. Per questo, segno della nostra salvezza è lo stesso Signore, Emmanuele nato dalla Vergine, perché era lui che doveva salvare coloro che da sé non avrebbero potuto salvarsi.

 

In questo senso Paolo afferma la debolezza dell'uomo: "So che nella mia carne non abita il bene" (Rm 7 18), significando che non da noi, ma da Dio viene il bene della nostra salvezza. E ancora: "Povero me, chi mi libererà da questo corpo di morte?" (Rm 7, 24). Quindi addita il liberatore: "La grazia di Gesù Cristo Signore nostro" (Rm 8, 25).

 

LE CENERI - VESPRI Mercoledì

 

                       Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo

Omelie sulla Genesi, n° 13, 3-4 ; PG 12,233

 

 

 Tu vuoi la sincerità del cuore (Sal 50,8)

Di Origene nel terzo secolo

 

         Cristo ci ha insegnato che non si deve cercare Dio in un luogo determinato e che “in ogni luogo è offerta un’oblazione pura” (Ml 1,11). Infatti, “è giunto il momento, ed è questo, in cui né sul monte Garizim né in Gerusalemme adorerete il Padre” ma “in spirito e verità” (Gv 4,21.24). Dio non abita in un luogo qualsiasi, nemmeno sulla terra, ma nel cuore. Cercate allora dove dimora Dio? Dio dimora in un cuore puro. In questo cuore infatti farà la sua dimora, secondo ciò che ha detto per mezzo del profeta: “Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi. Camminerò in mezzo a voi, sarò vostro Dio e voi sarete il mio popolo, dice il Signore” (Lv 26,12).

 

         Notate bene che ciascuna delle nostre anime contiene, in qualche modo, un pozzo di acqua viva; in ognuna c’è un certo senso celeste, un’immagine di Dio nascosta... Sta lì, il Verbo di Dio, e la sua opera attuale è togliere la sabbia dalla nostra anima, per fare sgorgare la sorgente. Questa sorgente è dentro di voi e non viene da fuori. Infatti, “Il regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc 17,21).

 

         Non fuori bensì nella casa la donna ha ritrovato la dramma che aveva perduta. “Accende la luce e spazza la casa” (Lc 15,8) dalle sozzure e dalle sporcizie che vi si erano accumulate per la sua trascuratezza E lì ha ritrovato la sua dramma. Da parte vostra, se accenderete la vostra luce, se vi servirete dell’illuminazione dello Spirito Santo, se “alla sua luce vedete la luce” (Sal 36,10), troverete la dramma dentro di voi. Infatti dentro di voi sta l’immagine del re celeste.

 

dopo le CENERI - LODI Giovedì

 

Omelia « Cristo sia annunziato »,

12-13; PG 51, 319-320

 

 

La preghiera umile e insistente

 San Giovanni Crisostomo nel quarto secolo

 

 

         Una donna Cananèa, si avvicinò a Gesù e si mise a supplicarlo a gran voce per sua figlia posseduta da uno spirito immondo… Che altro era questa donna, straniera, barbara, senza alcun legame con la comunità ebraica, se non una cagna indegna di ottenere ciò che domandava ? « Non è bene, dice Gesù, prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini ». Eppure la sua perseveranza le ha meritato di essere esaudita. Colei che era considerata non più di una cagna, è stata innalzata da Gesù alla dignità dei figli ; anzi egli l’ha colmata di elogi. Le disse, mentre la congedava : « Donna, davvero grande è la tua fede ! Ti sia fatto come desideri » (Mt 15, 28).

 

       Quando udiamo Cristo dire : « La tua fede è grande », non dobbiamo cercare altrove altre prove della grandezza di animo di questa donna. Vedi come lei ha cancellato la sua indegnità con la sua perseveranza. Inoltre, nota che otteniamo di più dal Signore con la nostra preghiera che con la preghiera degli altri.

 

dopo le CENERI - VESPRI Giovedì

S. Bonaventura:

da "I sette doni dello Spirito Santo" 6, 20

Tratto da "Maria" a cura della Comunità di Bose; 2000

Mondadori editore S.p.a. Milano p. 664

  

IL POPOLO CRISTIANO HA COME MADRE LA VERGINE

 di S. Bonaventura da Bagnoregio nel Tredicesimo Secolo

 

 

 

     La beata Vergine ha pagato il prezzo, come donna forte e pia, con amore misericordioso per il mondo e specialmente per il popolo cristiano. Dice Isaia: «Può forse una madre dimenticare suo figlio, non aver compassione del frutto del suo seno? Ma anche se essa lo dimenticasse, io non ti dimenticherò!» (Is 49,15). Questo è detto di Cristo e lo si può intendere nel senso che tutto il popolo cristiano è generato dal seno della Vergine, cosa che è simboleggiato nella donna formata dalla costola dell'uomo, la quale rappresenta la Chiesa [...] Come l'uomo fu formato dalla terra ancora vergine, così il Cristo dalla Vergine gloriosa. E come dalla costola di Adamo dormiente fu formata la donna, così la Chiesa dal costato di Cristo che pendeva dalla croce. E come da Adamo e da Eva furono formati Abele e i suoi discendenti, così da Cristo e dalla Chiesa fu formato tutto il popolo di Dio.

 

     Ora, come Eva è madre di Abele e di tutti noi, così il popolo cristiano ha come madre la Vergine. Quale madre compassionevole abbiamo! Configuriamoci alla nostra madre e imitiamone la compassione.

 

dopo le CENERI - LODI Venerdì

 

Discorso « Sul Signore », 10-11

 

 

 

« Gli pose le dita sugli occhi »

 Sant’Efrem Siro nel quarto secolo

 

 

         La fortezza divina che non può essere toccata dall’uomo è discesa, si è avvolta di un corpo palpabile, affinché i poveri possano toccarla e, toccando l’umanità di Cristo, percepiscano la sua divinità. Attraverso le dita di carne il sordomuto ha sentito che gli si toccavano gli occhi e la lingua. Attraverso le dita palpabili, ha percepito la divinità intoccabile quando il nodo della sua lingua venne sciolto e le porte chiuse dei suoi occhi vennero aperte. Infatti l’architetto e l’artigiano del corpo è venuto fino a lui e, con una parola dolce, ha creato senza dolore, delle aperture nei suoi orecchi sordi ; allora, anche questa bocca chiusa, finora incapace di dare alla luce la parola, ha messo al mondo la lode di colui che ha fatto portare frutto alla sua sterilità.

 

         Allo stesso modo, il Signore fece del fango con la saliva e spalmò il fango sugli occhi del cieco nato (Gv 9,6) per farci capire che, come al sordo muto, qualcosa gli mancava. Un’imperfezione innata della nostra pasta umana è stata soppressa grazie al lievito che veniva dal suo corpo perfetto… Per colmare ciò che mancava a questi corpi umani, ha dato qualcosa della sua persona, proprio come dà se stesso in cibo [nell’eucaristia]. Con questo mezzo fa scomparire i difetti e risuscita i morti, perché possiamo riconoscere che, grazie al suo corpo in cui « abita tutta la pienezza della divinità » (Col 2,9), i difetti della nostra umanità sono corretti e che, mediante questo corpo in cui abita la vera vita, la vera vita viene data ai mortali.

 

dopo le CENERI - VESPRI Venerdì

 

 

PER PRIMO IL SIGNORE CI HA AMATI

di Guglielmo di St. Thierry  nel dodicesimo secolo

 

 

         Tu solo sei veramente il Signore: il tuo dominio su di noi è la nostra salvezza e servire te significa per noi essere da te salvati.

 

         E qual’é la tua salvezza, o Signore, al quale appartiene la salvezza e la benedizione sul tuo popolo, se non ottenere da te di amarti ed essere da te amati? Perciò, Signore, hai voluto che il figlio della tua destra e l’uomo che per te hai reso forte, fosse chiamato Gesù, cioè Salvatore, infatti è lui che “salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1, 21) e “in nessun altro c’è salvezza” (At 4, 12). Egli ci ha insegnato ad amarlo, quando per primo ci ha amati fino alla morte di croce, incitandoci con l'amore e la predilezione ad amare lui, che per primo ci ha amati fino alla fine.

 

         Proprio così: ci ha amati per primo, perché noi ti amassimo; non che tu avessi bisogno del nostro amore, ma perché noi non potevamo essere ciò per cui ci hai creati se non amandoti.

 

         Per questo aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti; ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 5, 2), del tuo Verbo, dal quale “furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera” (Sal 32, 6). Il tuo parlare per mezzo del Figlio altro non fu che porre alla luce del sole, ossia manifestare chiaramente quanto e come ci hai amati, tu che non hai risparmiato il tuo Figlio, ma lo hai dato per tutti noi, ed egli pure ci ha amati e ha dato se stesso per noi (cfr Rm 8, 32; Ef 5, 2).

 

dopo le CENERI - LODI sabato

 

Libro di Vita

 

Cap. "Nella Chiesa",  § 149

 

 

dopo le CENERI - Primi Vespri Sabato

 

 

“In Cristo risorto la nostra natura è trasformata

di San Leone Magno nel quinto secolo

 

 

 

            Tramontino le cose vecchie e nascano le nuove; e siccome, secondo la parola della verità, “non si può servire a due padroni”(Mt 6, 24), il padrone nostro non sia chi precipitò in rovina quelli che erano eretti nella propria dignità, ma colui che sollevò alla gloria i precipitati.

         È l’Apostolo che dice “Il primo uomo, essendo tratto dalla terra, era terrestre; il secondo uomo viene dal cielo. Qual era il terrestre; tali sono pure i terrestri: qual è il celeste, tali saranno pure i celesti. E a quel modo che portammo l’immagine del celeste(1 Cor 15, 47-49). Dobbiamo molto esultare per questa trasformazione, per la quale siamo trasportati dalla bassa condizione terrestre a una dignità celeste dalla misericordia di chi, per sollevarci alla sua natura divina, è disceso nella nostra natura, non assumendo solo la sostanza, ma anche la condizione della natura peccatrice. In tal modo la divinità impassibile si lasciò infliggere quelle cose che l’umanità, soggetta alla morte, esperimenta molto infelicemente.

         Per non lasciare lungo tempo l’animo degli apostoli nella tristezza, abbreviò lo spazio dei tre giorni, con tanta sollecitudine preannunciati: mentre il secondo giorno fu intero, del primo soltanto l’ultima parte e del terzo solo la prima parte concorse al computo.

 

IA settimana di Quaresima - U.R. Domenica

Discorso sulla Trasfigurazione

 

 

La Trasfigurazione del Signore

 Anastasio Sinaita nell’ottavo secolo

 

 

         Oggi, sul monte Tabor, ci viene misteriosamente manifestata la condizione della vita futura e del Regno della gioia. Oggi, in un modo stupendo, gli antichi messaggeri dell’Antica e della Nuova Alleanza sono radunati intorno a Dio sul monte, portatori di un mistero pieno di paradosso. Oggi, sul monte Tabor si profila il mistero della croce che, oltrepassata la morte, dona la vita : come Cristo fu crocifisso in mezzo a due uomini sul monte Calvario, così egli è innalzato nella sua divina maestà tra Mosè e Elia. E la festa di oggi ci mostra quest’altro Sinai, monte molto più prezioso dell’antico Sinai, per le sue meraviglie e gli eventi che vi accadono : con la sua teofania, supera le visioni divine, figurate ed oscure.

 

         Rallegrati, o Creatore di ogni cosa, Cristo Re, Figlio di Dio, tutto splendente di luce, tu che hai trasfigurato a tua immagine tutta la creazione e l’hai ricreata in un modo migliore. Rallegrati, o immagine del Regno celeste, monte santissimo del Tabor, tu che superi in bellezza tutti i monti ! Monte del Golgota e monte degli Ulivi, cantate insieme l’inno di lode e rallegratevi ; con voce unanime, cantate Cristo sul monte Tabor e celebratelo tutti insieme !

 

IA settimana di Quaresima - VESPRI Domenica

Discorsi, 51, 2-6

 

 

« La gloria che dovrà essere rivelata in noi »

 di San Leone Magno nel quinto secolo

 

 

         Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. Infatti, anche se loro avevano capito che la maestà di Dio risiedeva nella sua persona, non sapevano che il suo corpo, che serviva da velo alla sua divinità, partecipava alla potenza di Dio. Perciò il Signore aveva espressamente promesso, qualche giorno prima, che alcuni tra i discepoli non sarebbero morti finché non avessero visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno (Mt 16, 28), cioè nello splendore della gloria che conveniva specialmente alla natura umana che aveva assunto…

 

         Questa trasfigurazione, senza dubbio, mirava soprattutto a rimuovere dall’animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l’umiliazione della Passione, volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata loro la grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo. Ma, secondo un disegno non meno previdente, egli dava un fondamento solido alla speranza della santa Chiesa, perché tutto il Corpo di Cristo prendesse coscienza di quale trasformazione sarebbe stato oggetto, e perché anche le membra si ripromettessero la partecipazione a quella gioia, che era brillata nel Capo.

 

         Di questa gloria lo stesso Signore, parlando della maestà della sua seconda venuta, aveva detto : « Allora i giusti splenderanno come il sole nel Regno del Padre loro » (Mt 13, 43). La stessa cosa affermava anche l’apostolo Paolo dicendo : « Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura, che dovrà essere rivelata in noi » (Rm 8, 18). In un’altro passo dice ancora : « Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio. Quando si manifesterà Cristo, vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria » (Col 3, 4).

 

IA settimana di Quaresima - LODI martedì

Parafrasi del "Padre Nostro"

 

 

« Signore, insegnaci a pregare »

di San Francesco d’Assisi nel tredicesimo secolo

 

Santissimo « Padre nostro » : Creatore,

Redentore, Consolatore e Salvatore nostro.

 

« Che sei nei cieli » negli angeli e nei santi,

illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce ;

infiammandoli all'amore, perché tu, Signore, sei amore ;

ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine,

perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno,

dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.

 

« Sia santificato il tuo nome » :

Si faccia luminosa in noi la conoscenza di te,

affinché possiamo conoscere l'ampiezza dei tuoi benefici,

l'estensione delle tue promesse,

la sublimità della tua maestà

e la profondità dei tuoi giudizi. (Ef 3, 18)

 

« Venga il tuo regno »

perché tu regni in noi per mezzo della grazia

e ci faccia giungere nel tuo regno,

ove la visione di te è senza veli,

l'amore di te è perfetto,

la comunione di te è beata,

il godimento di te senza fine.

 

« Sia fatta la tua volontà », come in cielo così in terra

affinché ti amiamo (Mc 12,30) con tutto il cuore sempre pensando a te,

con tutta l'anima, sempre desiderando te,

con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni

e in ogni cosa cercando il tuo onore,

e con tutte le nostre forze,

spendendo tutte le energie e sensibilità dell'anima e del corpo

a servizio del tuo amore e non per altro,

e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi,

trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore,

godendo dei beni altrui come dei nostri

e nei mali soffrendo insieme con loro

e non recando nessuna offesa a nessuno.

 

IA settimana di Quaresima - VESPRI martedì

La preghiera della Chiesa

 

 

Il Padre nostro e l’Eucaristia

 di Edith Stein

 

 

         Tutto quello di cui abbiamo bisogno per essere ricevuti nella comunione degli spiriti beati è contenuto nelle sette domande del Padre nostro che il Signore ha pregato, non a suo nome, bensì affinché fosse per noi un esempio. Lo diciamo prima della santissima comunione e, ogni volta che lo preghiamo in piena sincerità e con tutto il cuore e riceviamo la santissima comunione nella disposizione di spirito di un’anima retta, essa ci porta a veder esaudite di tutte le nostre domande.

 

         Tale comunione ci libera dal male perché ci purifica da ogni offesa commessa e ci dà la pace del cuore che toglie il suo pungiglione ad ogni altro male. Ci porta il perdono dei peccati (veniali) commessi e ci consolida contro le tentazioni. È il pane di vita, di cui abbiamo bisogno ogni giorno, per crescere finché non saremo entrati nella vita eterna. Fa dalla nostra volontà uno strumento docile della volontà di Dio. Perciò, pone le fondamenta del Regno di Dio in noi e purifica le nostre labbra e il nostro cuore perché possiamo glorificare il santo Nome di Dio .

 

IA settimana di Quaresima - LODI mercoledì

2a omelia per il primo giorno della Quaresima, 2-3 ; PL 183, 172-174

 

 

 

« Ritornate a me con tutto il cuore »

di San Bernardo nel dodicesimo secolo

 

 

         « Convertitevi, dice il Signore, con tutto il cuore ». Fratelli, se egli avesse detto : « Convertitevi » senza aggiungere niente, forse avremmo potuto rispondere : è fatto, puoi prescriverci un’altra cosa. Invece Cristo ci parla qui, se intendo bene, di una conversione spirituale, che non si fa in un solo giorno. Anzi, possa essere compiuta entro questa vita ! Quindi sii attento a quello che ami, a quello che temi, a quello che ti rallegra o che ti contrista, e vedrai che, sotto l’abito religioso, rimani un uomo di mondo. Infatti, il cuore sta nella sua totalità in questi quattro sentimenti, ed è riguardo a loro che si devono intendere queste parole : « Convertitevi al Signore con tutto il cuore ».

 

         Il tuo amore si converta, a tal punto da non amare nulla se non il Signore, oppure da non amare nulla se non per Dio. Anche il tuo timore si rivolga verso di lui, perché ogni timore che ci fa temere qualcosa fuori di lui e non a causa di lui è cattivo. La tua gioia e la tua tristezza si convertano verso di lui ; così da soffrire o rallegrarti soltanto in lui. Quindi se ti affliggi per i tuoi peccati o per quelli del prossimo, fai bene e la tua tristezza è salutare. Se ti rallegri dei doni della grazia, questa tua gioia è santa e puoi gustarla in pace nello Spirito Santo. Devi rallegrarti, nell’amore di Cristo, della prosperità dei tuoi fratelli e compatire le loro sventure secondo questa parola : « Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto » (Rm 12, 15).

 

IA settimana di Quaresima - VESPRI mercoledì

Contro le eresie III, 20,1 ; SC 34, 339

 

 

 

Il segno di Giona

di Sant’Ireneo di Lione nel secondo secolo

 

 

         Generoso fu Dio il quale, venendo meno l’uomo, preordinò la vittoria che gli avrebbe resa per mezzo del Verbo. Infatti, poiché « la potenza trionfava nella debolezza » (2 Cor 12,9), il Verbo mostrava la bontà e la magnifica potenza di Dio.

 

         Infatti, come fu per il profeta Giona, è stato lo stesso per l’uomo. Dio ha permesso che costui fosse inghiottito dal mostro marino, non perché scomparisse e perisse totalmente, bensì affinché, dopo esser stato rigettato dal mostro, fosse maggiormente sottomesso a Dio e glorificasse maggiormente colui che gli concedeva tale salvezza insperata. Era anche per condurre gli abitanti di Ninive ad un fermo pentimento e convertirli a colui che poteva liberarli dalla morte, essendo stati loro stessi colpiti dal segno compiuto nella persona di Giona… Allo stesso modo, fin dal principio, Dio ha permesso che l’uomo fosse inghiottito dal grande mostro, autore della disubbidienza, non perché scomparisse e perisse totalmente, bensì perché Dio stava preparando in anticipo la salvezza compiuta dal suo Verbo per mezzo del « segno di Giona ». Questa Salvezza è stata preparata per coloro che avrebbero avuto per Dio gli stessi sentimenti di Giona, e li avrebbero confessati negli stessi termini : « Sono il servo del Signore e venero il Signore Dio del cielo, il quale ha fatto il mare e la terra » (Gn 1,9).

 

         Dio ha voluto che l’uomo, avendo ricevuto da lui una salvezza insperata, risuscitasse dai morti e glorificasse Dio dicendo con Giona : « Nella mia angoscia ho invocato il Signore ed egli mi ha esaudito ; dal profondo degli inferi ho gridato e tu hai ascoltato la mia voce » (Gn 2,3). Dio ha voluto che l’uomo rimanesse sempre fedele a glorificarlo e a rendergli grazie incessantemente per la salvezza ricevuta da lui.

 

IA settimana di Quaresima - LODI giovedì

 

Libro di Vita di Gerusalemme

 

capitolo "Preghiera" -  18

 

IA settimana di Quaresima - VESPRI giovedì

Opuscula omnia 2,1

 

 

 

« Chiedete e vi sarà dato »

 di San Tommaso d'Aquino nel tredicesimo secolo

 

 

 

 

         Quando preghiamo, non conviene preoccuparci di manifestare i nostri desideri a Dio, il quale conosce tutto. Eppure occorre che l’uomo preghi per ottenere una grazia da Dio. La preghiera rivolta a Dio ci rende familiari di Dio, poiché in essa la nostra anima si alza verso di lui, si intrattiene affettuosamente con lui e lo adora in spirito e verità (Gv 4, 23). Questa intimità, acquisita nella preghiera incita l’uomo a rimettersi in preghiera con fiducia. Per questo motivo è detto nel Salmo : « T’invoco » cioè prego con fiducia, « perché mi hai ascoltato, mio Dio » (16, 6). Poiché il salmista è stato ricevuto nell’intimità di Dio in una prima preghiera, prega in seguito con una fiducia accresciuta. Così, nella preghiera rivolta a Dio, l’assiduità o l’insistenza della richiesta non è importuna, bensì piuttosto gradita a Dio : « perché bisogna pregare sempre, dice il vangelo, senza stancarsi » (Lc 8, 1) ; e altrove, il Signore ci invita a chiedere : « Chiedete e vi sarà dato, dice, bussate e vi sarà aperto ».

 

IA settimana di Quaresima - LODI venerdì

Sul Padre nostro, 23

(In l'Ora dell'Ascolto p. 1337)

 

 

« Se ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te… va’ a riconciliarti con lui »

San Cipriano nel terzo secolo

 

         « Con la misura con la quale misurate, sarete misurati » (Mt 7,2). Quel servo che, pur avendo avuto dal padrone il condono di tutto il suo debito non volle usare la medesima bontà con il servo suo compagno, venne chiuso in prigione. Non volle essere indulgente col suo compagno di servitù, e perse la grazia fattagli dal Signore (Mt 18,23). Questo dovere viene ribadito fortemente da Cristo e confermato con tutto il peso della sua autorità. Egli dice : « Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli, perdoni a voi i vostri peccati » (Mc 11,25).

 

         Dio vuole che siamo operatori di pace, concordi e unanimi nella sua casa. Quali ci fece con la seconda nascita, tali vuole che perseveriamo, cioè come rinati. Se siamo figli di Dio, rimaniamo nella pace di Dio ; e coloro che hanno un solo Spirito, abbiano pure un cuor solo e un’anima sola. Dio non accoglie il sacrificio di chi è in discordia, anzi comanda di ritornare indietro dall’altare e di riconciliarsi prima col fratello. Solo così le nostre preghiere saranno ispirate alla pace e Dio le gradirà. Il sacrificio più grande da offrire a Dio è la nostra pace e la fraterna concordia, è il popolo radunato dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

IA settimana di Quaresima - VESPRI venerdì

Discorso 211, 5-6 ; SC 116, p. 169

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

 

« Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello »

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

          Fratelli, mi rivolgo a tutti voi perché, trovandoci in questi giorni sacri della Quaresima, non rimangano in piedi le vostre discordie… Forse state parlando nella vostra mente e vi state dicendo : « Vorrei mettermi d'accordo, ma è lui che mi ha offeso… e tuttavia non vuol chiedermi perdono ». Che cosa dirò a costui ?… Bisogna stabilire tra di voi alcuni pacieri…. Tu devi semplicemente essere pronto a perdonargli, proprio pronto a perdonargli con tutto il cuore. Se sei disposto a perdonare, hai già perdonato.

 

Ma hai ancora una cosa che puoi fare : pregare ; prega per lui, perché ti chieda perdono ; poiché sai che va a suo danno se non lo chiede, prega per lui affinché lo chieda. Dì al Signore nella tua preghiera : « Signore, sai che non ho fatto niente contro quel mio fratello … e che il suo peccato nei miei confronti danneggerebbe lui se non mi chiede perdono. Quanto a me ti chiedo di cuore di perdonargli ».

 

Ecco ciò che dovete fare per essere in pace con i vostri fratelli… affinché tutti possiamo far Pasqua con coscienza tranquilla, possiamo celebrare serenamente la passione di colui che, pur non dovendo niente a nessuno, ha saldato il debito al posto dei debitori ; parlo del Signore Gesù Cristo il quale non ha fatto torto a nessuno eppure, per così dire, il mondo intero si è scagliato contro di lui. E invece di esigere gravi punizioni ha promesso dei premi… Abbiamo lui come testimone nei nostri cuori : se abbiamo mancato contro qualcuno, chiediamogli perdono con cuore sincero ; se un altro ha mancato nei nostri confronti, siamo pronti a concedere perdono e preghiamo per i nostri nemici.

 

IA settimana di Quaresima - LODI sabato

Lettera ai Filippesi 8-12 ; SC 10

(in l’Ora dell’Ascolto p. 1253, 1257, 1262)

  

 

« Amate i vostri nemici, e pregate per i vostri persecutori »

 di San Policarpo nel secondo secolo

 

 

         Restiamo saldamente ancorati alla nostra speranza e al pegno della nostra giustizia, Gesù Cristo, che « portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce. Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca » (1 Pt 2, 22). Ma per noi sopportò ogni cosa perché vivessimo in lui. Siamo dunque imitatori della sua pazienza e, se dovessimo soffrire per il suo nome, rendiamogli gloria. Questo è l’esempio che egli ci diede in se stesso, e noi vi abbiamo creduto… Rimanete saldi in queste convinzioni e seguite l’esempio del Signore, fermi e irremovibili nella fede. Amate i vostri fratelli e amatevi vicendevolmente. State uniti nella verità, usatevi reciproche attenzioni con la dolcezza del Signore, non disprezzate nessuno…

 

         So bene quale sia la vostra familiarità con le Sacre Scritture e come nulla ignoriate : io stesso non sono da tanto. Mi basta ricordarvi ciò che la Scrittura dice : « Sdegnatevi, ma non peccate » (Sal 4, 5). « Il sole non tramonti sopra la vostra ira » (Ef 4, 26). Beato chi se ne ricorda : e io credo che ciò accade realmente tra voi.

 

         Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, e lo stesso Gesù Cristo Figlio di Dio e sacerdote eterno, vi facciano crescere nella fede e nella verità e in ogni dolcezza, senza collera, nella pazienza e nella longanimità, nella fortezza e nella castità. Il Signore vi conceda di condividere l’eredità dei suoi santi, e lo conceda, insieme a voi, anche a noi e a tutti coloro che, sotto il cielo, crederanno nel Signore Gesù Cristo e in « Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti » (Gal 1, 1). Pregate per tutti i credenti. Pregate anche per i re e le autorità e i principi, per coloro che vi perseguitano e vi odiano e per i nemici della croce, perché il vostro frutto sia manifesto in ogni cosa e siate perfetti in lui.

 

IA settimana di Quaresima - PRIMI VESPRI sabato

Vita consecrata, 75

 

 

 

Contemplare e seguire il Cristo Trasfigurato

 del Papa Giovanni Paolo II

 

 

          Continuamente Cristo chiama a sé nuovi discepoli, uomini e donne, per comunicare loro, mediante l'effusione dello Spirito (cfr Rm 5, 5), l'agape divina, il suo modo d'amare, e per sospingerli così a servire gli altri nell'umile dono di sé, alieno da calcoli interessati. A Pietro, che estasiato dalla luce della Trasfigurazione esclama : « Signore, è bello per noi restare qui » (Mt 17, 4), è rivolto l'invito a tornare sulle strade del mondo, per continuare a servire il Regno di Dio.

 

         « Scendi, Pietro ! desideravi riposare sul monte : scendi ; predica la Parola di Dio, insisti in ogni occasione opportuna e importuna, rimprovera, esorta, incoraggia usando tutta la tua pazienza e la tua capacità di insegnare. Lavora, affaticati molto, accetta anche sofferenze e supplizi, affinché, mediante il candore e la bellezza delle buone opere, tu possegga nella carità ciò che è simboleggiato nel candore delle vesti del Signore » (S Agostino, discorso 78, 6).

 

Lo sguardo fisso sul volto del Signore non attenua nell'apostolo l'impegno per l'uomo ; al contrario lo potenzia, dotandolo di una nuova capacità di incidere sulla storia, per liberarla da quanto la deturpa.

 

IIA settimana di Quaresima - U.R. Domenica

Tratto sul vangelo di Giovanni, 15,6-7

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

L’incontro al pozzo

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

      Gesù, stanco per il viaggio, stava così a sedere sul pozzo. Era circa l'ora sesta. Cominciano i misteri. Non per nulla, infatti, Gesù si stanca; non per nulla si stanca la forza di Dio… E' per te che Gesù si è stancato nel viaggio. Vediamo Gesù pieno di forza, e lo vediamo debole; è forte e debole: forte perché « in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio »… Vuoi vedere com'è forte il Figlio di Dio? « Tutto fu fatto per mezzo di lui, e niente fu fatto senza di lui » (Gv 1,1-2); e tutto senza fatica. Chi, dunque, è più forte di lui che ha fatto tutte le cose senza fatica? Vuoi vedere ora la sua debolezza? « Il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi » (Gv 1,14).

La forza di Cristo ti ha creato, la debolezza di Cristo ti ha ricreato. La forza di Cristo ha chiamato all'esistenza ciò che non era, la debolezza di Cristo ha impedito che si perdesse ciò che esisteva. Con la sua forza ci ha creati, con la sua debolezza è venuto a cercarci. E' con la sua debolezza che egli nutre i deboli, come la gallina nutre i suoi pulcini: « Quante volte - dice a Gerusalemme - ho voluto raccogliere i tuoi figli sotto le ali, come la gallina i suoi pulcini, e tu non l'hai voluto! » (Lc 13,34)…

Così era Gesù, debole e stanco per il cammino. Il suo cammino è la carne che per noi ha assunto. Perché, come potrebbe muoversi colui che è dovunque e che da nessuna parte è assente? Se va, se viene, se viene a noi, è perché ha assunto la forma della carne visibile. Poiché dunque si è degnato di venire a noi apparendo in forma di servo per la carne assunta, questa stessa carne assunta è il suo cammino. Perciò « stanco per il cammino », che altro significa se non affaticato nella carne? Gesù è debole nella carne, ma tu non devi essere debole; dalla debolezza di lui devi attingere la forza, perché « la debolezza di Dio è più forte degli uomini » (1 Cor 1,25). La sua debolezza è la nostra forza.

 

IIA settimana di Quaresima - VESPRI Domenica

Discorso, 20 sulla Passione del Signore ; SC 74bis, 245

 

 

« Se non vi convertite »

 di San Leone Magno nel quinto secolo

 

         Mettiamoci all’opera, fratelli ! Sforziamoci di essere trovati associati alla risurrezione di Cristo e di passare dalla morte alla vita mentre siamo ancora in questo corpo. Tutti coloro che passano attraverso una conversione, qualunque essa sia, tutti coloro che passano da uno stato ad un altro, vivono una fine : non sono più quello che erano. E nello stesso momento vivono un inizio : diventano ciò che non erano. È importante sapere per chi moriamo e per chi viviamo, perché c’è una morte che fa vivere e una vita che fa morire.

 

         Poiché sia l’una che l’altra non possiamo ricercarle al di fuori di questo mondo effimero, sarà dalla qualità delle nostre azioni quaggiù che dipenderà la differenza delle retribuzioni eterne. Moriamo dunque al diavolo e viviamo per Dio ; moriamo al peccato per risorgere alla giustizia ; che scompaia l’uomo vecchio perché sorga l’uomo nuovo. Poiché, secondo la parola di Verità, « nessuno può servire a due padroni » (Mt 6,24), prendiamo come padrone non colui che fa inciampare coloro che sono in piedi per portarli alla rovina, ma colui che rialza coloro che sono caduti per portarli alla gloria.

 

IIA settimana di Quaresima - LODI martedì

Sull'incomprensibilità di Dio, 5, 6-7 : PG 48, 745-746

 

 

 

«Chi si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato»

 di San Giovanni Crisostomo nel quarto secolo

 

 

         Non c’è umiltà nel considerarsi peccatore, se lo siamo effettivamente. Ma l’umiltà esiste quando uno è consapevole di aver fatto quantità di grandi cose, eppure non ne concepisce alcun’alta opinione di sé ; quando, essendo simile a Paolo fino a poter dire : « Non sono consapevole di colpa alcuna », aggiunge subito : « non per questo sono giustificato » (1 Cor 4, 4) o anche : « Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io » (1 Tm 1, 15). In questo consiste l’umiltà : a dispetto della grandezza dei nostri atti, abbassarci in spirito.

 

         Dio, però, a motivo del suo amore indicibile per gli uomini, accoglie e riceve non soltanto coloro che si umiliano in questo modo, ma anche coloro che ammettono francamente le loro colpe, e si mostra favorevole e benevolo verso coloro che sono in tali disposizioni. E affinché tu impari quanto è buono non avere un’alta opinione di te stesso, immaginati due carri. A uno, attacca la virtù e la superbia, all’altro, il peccato e l’umiltà. Vedrai il tiro del peccato distanziare quello della virtù, non certo grazie alla propria potenza, ma grazie alla forza dell’umiltà che lo accompagna. E vedrai l’altro sorpassato, non a causa della debolezza della virtù, ma a causa del peso e dell’enormità della superbia. Infatti, come l’umiltà, grazie alla sua immensa forza di elevazione, trionfa della pesantezza del peccato e, per prima, sale al cielo, così la superbia, a causa del suo gran peso e della sua enormità, riesce a spuntarla sull’agilità della virtù e trascinarla facilmente verso il basso.

 

IIA settimana di Quaresima - VESPRI martedì

 

 

 

IL VERO TIMORE DEL SIGNORE

di Sant’Ilario al IV secolo

 

 

         “Venite, figli, ascoltatemi, vi insegnerò il timore del Signore” (Sal 33, 12). Dunque si impara il timore del Signore, perché viene insegnato. Questo genere di timore non sta nello spavento naturale e spontaneo, ma in una realtà che viene comunicata come una dottrina. Non promana dalla trepidazione della natura, ma lo si comincia ad apprendere con l’osservanza dei comandamenti, con le opere di una vita innocente e con la conoscenza della verità.

 

         Per conto nostro il timore di Dio è tutto nell’amore, e l’amore perfetto perfeziona questo timore.

 

         Il compito proprio del nostro amore verso Dio è di ascoltarne gli ammonimenti, obbedire ai suoi comandamenti, fidarsi delle sue promesse.

 

         Ascoltiamo dunque la Scrittura che dice: “Ora, Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore Dio tuo, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima, che tu osservi i comandi del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene?” (Dt 10, 12-13).

 

         Molte poi sono le vie del Signore, benché egli stesso sia la via. Ma quando parla di se stesso si chiama via, dando anche la ragione per cui si chiami così: “perché nessuno può venire al Padre se non per me” (Gv 14, 6).

 

         Bisogna dunque porsi il problema delle molte vie possibili e ponderare molti elementi perché, edotti da molte ragioni, possiamo trovare quell’unica via della vita eterna che fa per noi.

 

         Vi sono infatti vie nella legge, vie nei profeti, vie negli vangeli, vie negli apostoli, vie anche nelle diverse opere dei maestri.

 

         Beati coloro che camminano in esse col timore di Dio.

 

IIA settimana di Quaresima - LODI mercoledì

Commento al Vangelo di Giovanni ; CSCO 116, 171-172

 

 

 

Via Crucis, via della gloria

 di Teodoro di Mopsuestia nel quinto secolo

 

 

         « È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo » (Gv 12, 23). Già si avvicina l’ora in cui sarò glorificato davanti a tutti, dice Gesù … E aggiunge : « In verità, in verità vi dico : se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo. Se invece muore, produce molto frutto »… Dopo questa predicazione a suo riguardo, Gesù esorta i suoi discepoli ad imitarlo : « Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna ». Perciò, la mia Passione non deve scandalizzarvi, né farvi dubitare delle mie parole, le quali saranno confermate dagli eventi. Anzi dovete essere pronti anche voi, a subire la medesime sofferenze per portare i medesimi frutti. Infatti chi sembra preoccuparsi della propria vita quaggiù, e non vuole sottometterla alle prove, la perderà nel mondo a venire ; mentre chi si distacca dalla sua vita nel mondo presente e la sottomette alle sofferenze che si presentano, ammassa frutti numerosi.

 

         Poi dice semplicemente : « Se uno mi vuol servire mi segua ». Se uno vuol essere il mio servo, mostri con i suoi atti che vuole camminare alla mia sequela. Ma – si potrebbe dirgli – cosa otterranno coloro che avranno sofferto con te ? Egli risponde : « Dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà ». Colui che partecipa alle mie sofferenze, parteciperà anche alla mia gloria ; sarà con me in eterno nel mondo a venire e condividerà la mia gioia nel Regno dei cieli. Ecco come il Padre mio onorerà coloro che mi avranno servito con fedeltà.

 

IIA settimana di Quaresima - VESPRI mercoledì

Discorsi, 24 ; PG 85, 282

 

 

 

« Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo Regno »

 Basilio di Seleucia nel quinto secolo

 

 

         Vuoi vedere la fede di questa donna ? Ebbene considera il momento in cui fa la sua richiesta… La croce è pronta, la Passione imminente, la folla dei nemici già pronta al suo posto. Il Maestro ha parlato della sua morte, i discepoli sono preoccupati : prima della Passione, tremano alla sua evocazione. Quello che hanno udito li lascia stupefatti ; sono presi da turbamento. Proprio in questo momento, questa madre, staccatasi dal gruppo dei discepoli, domanda addirittura il Regno, e richiede un trono per i suoi figli.

 

         Cosa dici, donna ? Senti parlare di croce e tu chiedi un trono ? Si tratta della Passione, e tu desideri il Regno ? Lascia pure i discepoli al loro timore e alla loro preoccupazione del pericolo. Ma di dove ti è mai venuto di domandare tale dignità ? Fra tutto quello che è stato appena detto, cosa ti ha condotta a pensare al Regno ?…

 

          – Vedo, dice, la Passione, eppure prevedo anche la Risurrezione. Vedo la croce piantata, e contemplo il cielo aperto. Guardo i chiodi, ma vedo anche il trono… Ho sentito il Signore in persona dire : « Siederete anche voi su dodici troni » (Mt 19,28). Vedo l’avvenire con gli occhi della fede.

 

         Secondo me, questa donna è andata fino a precedere le parole del ladrone. Sulla croce, questi pronunciò questa preghiera : « Ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno » (Lc 23,42). Prima della croce, lei ha preso il Regno come oggetto della sua supplica… Che desiderio perso nella visione dell’avvenire ! Ciò che era nascosto dal tempo, la fede lo vedeva.

 

IIA settimana di Quaresima - LODI giovedì

Discorso su Lazzaro 2, 5; PG 48, 988-989

 

 

 

« Non dimenticate l’ospitalità »

 San Giovanni Crisostomo nel quarto secolo

 

       

         Riguardo a questa parabola, conviene domandarci perché il ricco vede Lazzaro nel seno di Abramo piuttosto che in compagnia di un’altro giusto. È perché Abramo si è mostrato ospitale. Appare quindi accanto a Lazzaro per accusare il ricco di esser stato inospitale. Infatti, il patriarca cercava di trattenere anche semplici passanti per farli entrare nella sua tenda (Gn 18, 15). Il ricco, invece, non aveva avuto che disprezzo per colui che abitava nella propria casa. Eppure, con tutto in denaro che possedeva, aveva i mezzi per garantire la sicurezza del povero. Tuttavia giorno dopo giorno, ha continuato ad ignorarlo, e ha trascurato di porgli aiuto in quanto ne aveva bisogno.

 

         Il patriarca invece, non ha fatto così ! Seduto all’ingresso della tenda, fermava chiunque passasse, come un pescatore getta la rete in mare per prendere del pesce, oppure sovente dell’oro e delle pietre preziose. Così, raccogliendo uomini nella sua rete, successe ad Abramo di accogliere degli angeli e, cosa stupefacente, senza neppure accorgersene.

 

         Ne è rimasto sbalordito Paolo stesso, tanto di indirizzarci questa esortazione : « Non dimenticate l’ospitalità ; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo » (Eb 13, 2). A ragione, Paolo dice : « senza saperlo ». Se Abramo avesse saputo che coloro che stava accogliendo erano angeli, non avrebbe fatto nulla di straordinario o di stupefacente. Quindi, riceve quest’elogio soltanto perché ignorava l’identità dei viandanti. Infatti egli riteneva uomini ordinari, questi viaggiatori che invitò da lui con tanta generosità. Anche tu sai mostrarti pieno di zelo nell’accogliere un personaggio famoso, il che non merita che si rimanga strabiliati… Invece, riservare un’accoglienza piena di bontà ai primi venuti, alla gente sconosciuta e ordinaria, è proprio insigne e degno di stupore.

 

IIA settimana di Quaresima - VESPRI giovedì

Esposizione sui salmi 85, 3 ; CCL 39, 1178

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

La vera ricchezza e la vera povertà

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

         Non fraintendete, fratelli, il mio dire! Le parole: "Dio non china il suo orecchio al ricco" non significano che egli non esaudisce coloro che posseggono oro e argento, famiglia e proprietà, sia che così siano nati o comunque occupino tale posizione sociale. Basta però che si ricordino di quello che dice l'Apostolo: « Ordina ai ricchi di questo mondo di non insuperbire » (1 Tm 6, 17). I possidenti che non insuperbiscono, in Dio sono poveri; e ai poveri, ai miseri, ai bisognosi Dio china il suo orecchio (Sal 85, 1). Sanno infatti che la loro speranza non è nell'oro e nell'argento e neppure nelle altre cose di cui sembrano abbondare nel tempo. Basta che la ricchezza non li porti alla perdizione; basta che non sia loro di ostacolo, dato che di vero giovamento la ricchezza non ne reca... Se uno disprezza in se stesso tutto quello di cui la superbia suole gonfiarsi, è un povero di Dio, e a lui Dio china l'orecchio, perché sa che il suo cuore è umile.

 

 Sicuramente, fratelli, quel povero che giaceva pieno di piaghe dinanzi alla porta del ricco venne portato dagli angeli nel seno di Abramo. Così leggiamo e così crediamo. Invece quel ricco che indossava vesti di porpora e di bisso e ogni giorno banchettava splendidamente fu portato all'inferno in mezzo ai tormenti. Ma forse che quel povero venne preso dagli angeli in grazia della sua miseria, e quel ricco venne gettato ai supplizi per colpa delle sue ricchezze? Dobbiamo comprendere che in quel povero venne premiata l'umiltà, come in quel ricco venne condannata la superbia.

 

IIA settimana di Quaresima - LODI venerdì

 

Libro di Vita

 

capitolo "obbedienza" - § 108

 

IIA settimana di Quaresima - VESPRI venerdi

Contro le eresie, IV 36, 2-3 ; SC 100, 883

 

 

La vigna di Dio

 di Sant’Ireneo di Lione nel secondo secolo

 

 

         Plasmando Adamo e eleggendo i patriarchi, Dio ha piantato la vigna del genere umano. Poi l’ha affidata a dei vignaioli mediante il dono della Legge trasmessa da Mosè. L’ha circondata con una siepe, cioè ha delimitato la terra che avrebbero dovuto coltivare. Ha costruito una torre, ha cioè scelto Gerusalemme. E ha mandato loro dei profeti prima dell’esilio in Babilonia, poi, dopo l’esilio, altri ancora, più numerosi dei primi, per ritirare il raccolto e dire loro : « Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni » (Ger 7,3) ; « Praticate la giustizia e la fedeltà ; esercitate la pietà e la misericordia ciascuno verso il suo prossimo. Non frodate la vedova, l’orfano, il pellegrino, il misero e nessuno nel cuore trami il male contro il proprio fratello » (Zc 7,9)… ; «  Togliete il male dai vostri cuori… imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso » (Is 1,16)…

 

         Vedete con quali predicazioni i profeti esigevano il frutto di giustizia. Poiché però questa gente restava incredula, da ultimo mandò loro il proprio Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, che è stato ucciso e cacciato fuori dalla vigna. Perciò Dio l’ha affidata – non più delimitata bensì estesa al mondo intero – ad altri vignaioli affinché gli consegnassero i frutti a suo tempo… La torre dell’elezione si erge ovunque nel suo splendore, poiché ovunque risplende la Chiesa ; ovunque pure è scavato il frantoio poiché ovunque sono coloro che ricevono l’unzione dello Spirito di Dio…

 

         Per questo il Signore, per fare di noi buoni operai, diceva ai suoi discepoli : « Siate ben attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita » (Lc 21,34). « Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese ; siate simili a coloro che aspettano il loro padrone » (Lc 12,35).

 

IIA settimana di Quaresima - LODI sabato

Discorsi 2 e 3 : PL 52, 188-189 et 192

 

 

 

« Mi leverò e andrò da mio padre »

 di San Pietro Crisologo nel quinto secolo

 

 

         Colui che dice queste parole giaceva a terra. Prende coscienza della sua caduta, si accorge della sua rovina, si vede immerso nel peccato e grida : « Mi leverò e andrò da mio padre ». Da dove viene questa speranza, questa franchezza, questa fiducia ? Dal fatto che si tratta proprio di suo padre. « Ho perso, dice dentro di sé, la mia condizione di figlio ; ma lui non ha perso la sua condizione di padre ; Non c’è bisogno di un estraneo per intercedere presso un padre : il suo affetto interviene e supplica nel più profondo del cuore. Le sue viscere paterne lo spingono a generare di nuovo il figlio per mezzo del perdono. Pur colpevole, andrò da mio padre. »

 

         E il padre, visto il figlio, vela subito la sua colpa. Preferisce la parte di padre a quella di giudice. Lui che desidera il ritorno del figlio e non la sua perdita, trasforma subito la sentenza in perdono … « Gli si gettò al collo e lo baciò ». In questo modo il padre giudica e corregge : dà un bacio in luogo di un castigo. La forza dell’amore non tiene conto del peccato. Perciò il padre, con un bacio, rimette la colpa di suo figlio ; la copre con i suoi abbracci. Il padre non svela il peccato di suo figlio, non sciupa suo figlio, ma cura le sue ferite in modo che non lascino nessuna cicatrice, nessun disonore. « Beato l’uomo a cui è rimessa la colpa, e perdonato il peccato » (Sal 31, 1).

 

IIA settimana di Quaresima - PRIMI VESPRI sabato

Colloquio con Motovilov

 

 

La grazia del pentimento

 di San Serafino di Sarov nel dicianovesimo secolo

 

 

         « In verità, in verità vi dico : chi crede ha la vita eterna » (Gv 6, 47). Chi, grazie alla fede in Cristo, possiede lo Spirito Santo, anche se, per causa della debolezza umana, ha commesso un peccato che conduce alla morte dell’anima, non morrà in eterno, ma sarà risuscitato in virtù della grazia del Nostro Signore Gesù Cristo, che ha preso su di sé i peccati del mondo e dà gratuitamente grazia su grazia.

 

         Parlando di questa grazia manifestata al mondo intero e al nostro genere umano dall’Uomo-Dio, il Vangelo dice : « In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini » e aggiunge : « La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta » (Gv 1, 4-5). Questo significa che la grazia dello Spirito Santo ricevuta nel battesimo… nonostante le cadute, nonostante le tenebre dalle quali la nostra anima è circondata, continua a far risplendere nel nostro cuore, la sua eterna luce divina, grazie ai meriti inestimabili di Cristo.

 

         Di fronte ad un peccatore incallito, questa luce di Cristo dice al Padre : « Abba, Padre, la tua ira non si infiammi contro tanta durezza ». E dopo, quando il peccatore si sarà volto al pentimento, egli cancellerà totalmente le tracce dei delitti commessi, e rivestirà colui che prima era peccatore di un vestito di incorruttibilità, tessuto dalla grazia dello Spirito Santo, dell’acquisizione del quale vi parlo sempre.

 

IIIA settimana di Quaresima - UR Domenica

 

Tratto sul vangelo di Giovanni, 15,6-7

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

Per te ha dato tutto

di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

         Gesù, stanco per il viaggio, stava così a sedere sul pozzo. Era circa l'ora sesta. Cominciano i misteri. Non per nulla, infatti, Gesù si stanca; non per nulla si stanca la forza di Dio… E' per te che Gesù si è stancato nel viaggio. Vediamo Gesù pieno di forza, e lo vediamo debole; è forte e debole: forte perché « in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio »… Vuoi vedere com'è forte il Figlio di Dio? « Tutto fu fatto per mezzo di lui, e niente fu fatto senza di lui » (Gv 1,1-2); e tutto senza fatica. Chi, dunque, è più forte di lui che ha fatto tutte le cose senza fatica? Vuoi vedere ora la sua debolezza? « Il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi » (Gv 1,14).

La forza di Cristo ti ha creato, la debolezza di Cristo ti ha ricreato. La forza di Cristo ha chiamato all'esistenza ciò che non era, la debolezza di Cristo ha impedito che si perdesse ciò che esisteva. Con la sua forza ci ha creati, con la sua debolezza è venuto a cercarci. E' con la sua debolezza che egli nutre i deboli, come la gallina nutre i suoi pulcini: « Quante volte - dice a Gerusalemme - ho voluto raccogliere i tuoi figli sotto le ali, come la gallina i suoi pulcini, e tu non l'hai voluto! » (Lc 13,34)

Così era Gesù, debole e stanco per il cammino. Il suo cammino è la carne che per noi ha assunto. Perché, come potrebbe muoversi colui che è dovunque e che da nessuna parte è assente? Se va, se viene, se viene a noi, è perché ha assunto la forma della carne visibile. Poiché dunque si è degnato di venire a noi apparendo in forma di servo per la carne assunta, questa stessa carne assunta è il suo cammino. Perciò « stanco per il cammino », che altro significa se non affaticato nella carne? Gesù è debole nella carne, ma tu non devi essere debole; dalla debolezza di lui devi attingere la forza, perché « la debolezza di Dio è più forte degli uomini » (1 Cor 1,25). La sua debolezza è la nostra forza.

 

IIIA settimana di Quaresima - VESPRI Domenica

Lc 13, 1-9

 Del beneficio della pazienza, 3-5: PL 4, 624-625.

 

 

Imitare la pazienza di Dio

Di San Cipriano

 

        Che grande pazienza quella di Dio ! Fa nascere il giorno e sorgere la luce del sole sia sopra i buoni che sopra i malvagi. Annaffia la terra delle sue piogge, e nessuno è escluso dai suoi beni, sicché l’acqua è concessa indistintamente ai giusti e agli ingiusti. Lo vediamo agire con uguale pazienza verso i colpevoli e gli innocenti, i fedeli e gli empi, coloro che rendono grazie e gli ingrati. Per tutti loro, le stagioni obbediscono agli ordini di Dio, gli elementi si mettono a loro servizio, i venti soffiano, le sorgenti sgorgano, le messi crescono in abbondanza, l’uva matura, gli alberi traboccano di frutti, le foreste inverdiscono, e i prati si coprono di fiori…

 

      Benché Dio abbia il potere della vendetta, preferisce pazientare a lungo, e aspetta e tarda con bontà affinché, se fosse possibile, la malizia si attenui col tempo, e l’uomo…si rivolga finalmente verso Dio, secondo quello che ci dice lui stesso in questi termini: « Non godo della morte di chi muore, ma piuttosto che si converta e viva » (Ez 18, 33). E ancora : « Ritornate a me, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso, benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza » (Gl 2, 13)….

       

        Ora Gesù ci dice « siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste » (Mt 5, 48). Con queste parole ci mostra che, essendo figli di Dio e rigenerati da una nascita celeste, raggiungiamo il vertice della perfezione quando la pazienza di Dio Padre dimora in noi e la somiglianza divina, persa a causa del peccato d’Adamo, si manifesta e brilla nei nostri atti. Che gloria assomigliare a Dio, che grande felicità  avere questa virtù degna delle lodi divine.

 

IIIA settimana di Quaresima - LODI martedì

 

1a Omelia 83, 2.4; PL 38, 515-516 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

 

Quante volte dovrò perdonare al mio fratello?

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

Ogni uomo è debitore di Dio e ha come debitore il proprio fratello. Effettivamente chi non è debitore verso Dio se non Colui nel quale non può riscontrarsi alcun peccato? Chi inoltre non ha come debitore il proprio fratello, se non colui verso il quale non ha commesso alcuna colpa? Si può forse trovare tra il genere umano qualcuno che non si sia reso colpevole di qualche azione cattiva nei riguardi d'un suo fratello?

 

Ogni uomo dunque è debitore, ma tuttavia anch'egli ha un debitore. Ecco perché il Dio giusto ti ha stabilito una norma rispetto al tuo debitore, nel modo anch'egli si comporterà col proprio. Poiché due sono le opere di misericordia che ci liberano e che sono enunciate brevemente dal Signore stesso nel Vangelo: « Rimettete agli altri e saranno rimessi anche a voi »; « date e sarà dato anche a voi » (Lc 6, 37-38). Rimettete e saranno rimessi anche a voi, si riferisce al perdonare. Date e sarà dato anche a voi, si riferisce a fare la beneficenza.

 

Per quanto riguarda il precetto di perdonare, anche tu vuoi ti si perdonino le colpe che commetti ed hai un altro al quale tu possa perdonare. Per contro, per quanto riguarda il fare la beneficenza, ti chiede l'elemosina un mendicante, ma sei anche tu un mendicante di Dio. In effetti, quando preghiamo, siamo tutti mendicanti di Dio; stiamo davanti alla porta di casa del gran padre di famiglia, anzi ci prostriamo con la faccia a terra, gemiamo supplichevoli, desiderosi di ricevere qualcosa; e questo qualcosa è Dio stesso! Che ti chiede un mendicante? Del pane. E tu che cosa chiedi a Dio se non Cristo che dice: « Io sono il pane vivo, disceso dal cielo » (Gv 6, 51) ? Volete essere perdonati? « Perdonate e sarete perdonati ». Volete ricevere ? « Date e vi sarà dato ».

 

IIIA settimana di Quaresima - VESPRI martedì

 

Discorso Morino 35 ; PLS IV, 303

 

 

Perdonare di cuore al proprio fratello

  di San Cesario di Arles nel sesto secolo

 

 

         Sapete quello che diremo a Dio nella preghiera prima di giungere al momento della comunione : « Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. » Preparatevi dunque dentro di voi a perdonare, poiché state per incontrare queste parole nella preghiera. Come le direte ? Forse non le direte ? In definitiva, questa è proprio la mia domanda : Direte queste parole, sì o no ? Detesti tuo fratello e pronunci : « rimetti a noi come noi rimettiamo. » – Evito queste parole, dici. Ma, allora, stai veramente pregando ?  State ben attenti, fratelli. Fra poco, pregherete : perdonate con tutto il cuore !

 

         Guarda Cristo appeso sulla croce. Ascoltalo pregare : « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23, 34). Forse dirai : lui poteva fare questo, io no. Sono uomo e lui è Dio. Non puoi imitare Cristo ? Perché allora l’Apostolo Pietro ha scritto : « Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme » ( Pt 2, 21) ? Perché l’Apostolo Paolo ci scrive : « Fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi » (Ef 5, 1) ? Perché il Signore stesso ha detto « Imparate da me, che sono mite e umile di cuore » (Mt 11, 29) ? Tergiversiamo, cerchiamo delle scuse quando pretendiamo che sia impossibile ciò che non vogliamo fare… Fratelli miei, non accusiamo Cristo di averci dato comandamenti troppo difficili, impossibili da attuare. In tutta umiltà, diciamogli piuttosto, insieme con il Salmista : « Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi » (Sal 118, 137).

 

IIIA settimana di Quaresima - LODI mercoledì

Omelia pasquale (passim)

 

 

 

« Non sono venuto per abolire, ma per dare compimento »

 di Melitone di Sardi nel secondo secolo

           

 

         L’immolazione della pecora, il rito della Pasqua e la lettera della Legge, hanno condotto a Gesù Cristo in vista di cui tutto è successo nell’antica legge e ancora di più nell’ordine nuovo. Poiché la legge è diventata il Verbo, e da antica è divenuta nuova, il comandamento si è trasformato in grazia, la figura in realtà, l’agnello è diventato Figlio, la pecora è diventata uomo, e l’uomo è divenuto Dio.

 

         Il Signore, pur essendo Dio, rivestì l’uomo, soffrì per colui che soffriva, fu incatenato per colui che era schiavo, fu giudicato per il colpevole, fu sepolto per colui che era seppellito. Risuscitò dai morti e dichiarò a gran voce : « Chi disputerà contro di me ? Compaia qui davanti a me ! » (Is 50, 8) Ho liberato io il condannato ; ho reso io la vita al morto ; ho risuscitato io il sepolto. «Chi oserà contraddirmi ? » Sono io, disse, che sono il Cristo, che ho distrutto la morte, che ho trionfato sull’avversario, che ho legato il nemico potente, che ho portato l’uomo verso il cielo ; io, disse, sono il Cristo.

 

Su, venite, tutte le famiglie degli uomini, impastate di peccati, e ricevete il perdono dei peccati. Perché sono io il perdono, io la Pasqua della salvezza, io l’agnello immolato per voi, io il prezzo per il vostro riscatto, io la vostra vita, io la vostra risurrezione, io la vostra luce, io la vostra salvezza, io il vostro re. Vi porto io, con me verso il cielo ; vi risusciterò io ; vi farò vedere io il Padre che esiste da sempre, vi risusciterò io con mano potente.

 

IIIA settimana di Quaresima - VESPRI mercoledì

Trattato : la gelosia e l’invidia, 12-15; CSEL 3, 427-430

(In l'Ora dell'Ascolto p. 1126)

 

 

Il compimento della Legge : l’amore in atto.

 di San Cipriano nel terzo secolo


         Portare il nome di Cristo e non camminare sulle orme di Cristo non è forse un tradire il nome di Dio, e abbandonare la via della salvezza ? Lui stesso infatti insegna e afferma che giungerà alla vita chi avrà osservato i comandamenti (Mt 19,17), e che è sapiente chi avrà ascoltato e obbedito alle sue parole (Mt 7,24) ; e ancora che sarà chiamato il più grande maestro nel Regno dei cieli chi avrà insegnato e operato come insegnava ; e che quando ciò che si annunciava con la bocca è confermato dalle azioni, tornerà a vantaggio di chi predica l’aver predicato bene e con profitto.

 

         Che cosa mai il Signore tanto spesso ha inculcato nell’animo dei suoi discepoli, qual cosa maggiormente comandò di custodire e osservare tra le ammonizioni salutari e i precetti celesti, se non che ci amiamo a vicenda con lo stesso amore con cui egli ha amato i discepoli ? Ma come può mantenere la pace e la carità del Signore chi a causa della gelosia non può essere né operatore di pace né amabile ?

 

         Perciò anche Paolo apostolo, enumerando i meriti della pace e della carità, dopo aver affermato con forza che non gli avrebbero giovato né la fede, né le elemosine, né la stessa sofferenza del confessore e del martire se non avesse mantenuto integre e inviolate le esigenze della carità, aggiunse : « La carità è paziente, è benigna ; non è invidiosa » (1 Cor 13,4).

 

IIIA settimana di Quaresima - LODI giovedì

 

Omelie sul libro di Giosuè, 15,1-4 ; SC 71, 331,345

 

 

Il combattimento spirituale

 di Origene nel terzo secolo

 

 

         Se le guerre [dell’Antico Testamento] non avessero simboleggiato le guerre spirituali, ritengo che i libri storici dei giudei non sarebbero mai stati trasmessi ai discepoli di Cristo, lui che è venuto per insegnare la pace. Mai sarebbero stati trasmessi dagli apostoli come lettura da fare nelle assemblee. A cosa infatti avrebbero potuto servire tali descrizioni di guerre per coloro che hanno sentito dire da Gesù : « Vi do la mia pace, vi lascio la mia pace » (Gv 14,27), per coloro ai quali è stato ordinato da Paolo : « Non fatevi giustizia da voi stessi » (Rm 12,19) e « Perché non subire piuttosto l’ingiustizia ? Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene ? » (1 Cor 6,7)

 

         Paolo sa benissimo che non abbiamo più da fare battaglie materiali ; invece occorre combattere con ogni sforzo, nel nostro animo, contro i nostri nemici spirituali. Come farebbe il capo di un esercito, egli dona questo precetto ai soldati di Cristo : « Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo » (Ef 6,11). E affinché potessimo attingere, agli atti degli antichi, come a modelli per le guerre spirituali, ha voluto che ci fosse letto nell’assemblea il racconto delle loro imprese. Così, se saremo spirituali, noi che impariamo che la « legge è spirituale » (Rm 7,14), ci avvicineremo a tale lettura delle « cose spirituali in termini spirituali » (1 Cor 2,13). Così possiamo considerare attraverso quelle nazioni che hanno combattuto visibilmente Israele, quale è la potenza di queste nazioni di nemici spirituali, di questi « spiriti del male che abitano nelle regioni celesti » (Ef 6,12), che sollevano guerre contro la Chiesa del Signore, nuovo Israele.

 

IIIA settimana di Quaresima - VESPRI giovedì

Omelia mariana ; SC 72

 

 

Il dito di Dio

 Sant’Amedeo di Lausanne nel dodicesimo secolo

 

 

         « Mi venga in aiuto la tua mano ! » (Sal 118, 173). Il Figlio unico del Padre, per mezzo del quale egli ha creato tutte le cose, è chiamato la mano di Dio. Questa mano ha operato quando si è incarnata, non soltanto nel fatto che non ha causato a sua madre nessuna ferita, ma anche, secondo la testimonianza del profeta, addossandosi le nostre malattie, caricandosi delle nostre sofferenze (Is 53, 4).

 

         Sicuramente, questa mano, piena di rimedi diversi, ha guarito ogni malattia. Ha respinto ogni causa di morte ; ha risuscitato dei morti ; ha frantumato le porte degli inferi ; ha incatenato l’uomo forte e gli ha strappato via l’armatura ; ha aperto il cielo ; ha elargito lo Spirito di amore nei cuori dei suoi. Questa mano libera i prigionieri e dona la vista ai ciechi ; rialza coloro che sono caduti ; ama i giusti e custodisce i forestieri ; accoglie l’orfano e la vedova. Strappa dalla tentazione coloro che sono in pericolo ; ristora, riconfortandoli, coloro che soffrono ; ridà gioia agli afflitti ; ripara sotto la sua ombra coloro che faticano ; scrive per coloro che vogliono meditare la sua Legge ; tocca e benedice il cuore di coloro che pregano ; li rafforza nell’amore, per mezzo del suo contatto ; li fa progredire e perseverare nella sua azione. Infine, li conduce alla patria ; li riporta al Padre.

 

         Infatti, si è fatta carne per attirare l’uomo attraverso l’Uomo, per riportare, nel suo amore, la pecora smarrita al Padre onnipotente e invisibile. Poiché questa pecora, avendo lasciato Dio, era caduta « nella carne », era necessario che questa mano, fatta uomo, venisse a sollevarla « dalla sua carne » per riportarla al Padre, nello Spirito di amore.

 

IIIA settimana di Quaresima - LODI venerdì

 

Libro di Vita di Gerusalemme

 

capitolo "Amore" - §.1

 

IIIA settimana di Quaresima - VESPRI venerdì

 

 

Vivere uniti agli altri per essere uniti a Dio

dagli scritti di Doroteo di Gaza nel quinto secolo

 

 

      Secondo voi che cosa sono le comunità? non sono un unico corpo, in cui tutti sono membra gli uni degli altri? Quelli che le governano sono la testa; quelli che vigilano e correggono sono gli occhi; quelli che obbediscono sono le orecchie; quelli che lavorano, le mani; i piedi, sono i fratelli che adempiono i diversi incarichi e servizi.

      Ciascuno secondo le sue capacità, cercate di restare uniti gli uni agli altri perché quanto più si è uniti al prossimo, tanto più si è uniti a Dio.

      Perché comprendiate il senso profondo di queste parole, vi do un'immagine tratta dai Padri. Immaginate che per terra vi sia un cerchio, una linea circolare tracciata con un compasso dal punto centrale. Si chiama centro il punto che sta proprio in mezzo al cerchio.

      Prestate attenzione a quel che vi dirò. Immaginate che questo cerchio sia il mondo, il punto centrale del cerchio Dio e i raggi che dalla circonferenza vanno al centro siano le vie cioè i modi di vivere degli uomini.

      Poiché dunque i santi, spinti dal desiderio di avvicinarsi a Dio, avanzano verso l'interno, quanto più avanzano, tanto più si avvicinano a Dio e si avvicinano gli uni agli altri. Quanto più si avvicinano a Dio, tanto più si avvicinano gli uni agli altri e quanto più si avvicinano gli uni agli altri, tanto più si avvicinano a Dio.

      E immaginate nello stesso modo la separazione. Infatti è chiaro che quando si separano da Dio e ritornano verso l'esterno, quanto più escono e si allontanano gli uni dagli altri tanto più si allontanano anche da Dio.

      Dio ci renda degni di ascoltare quello che ci è utile e di metterlo in pratica! Perché quanto più ci preoccupiamo e ci sforziamo di mettere in pratica quel che abbiamo ascoltato, tanto più anche Dio ci dà sempre la sua luce e ci fa conoscere la sua volontà.

 

IIIA settimana di Quaresima - LODI sabato

Moralia, 76

 

 

 

Una breccia aperta

 di San Gregorio Magno nel VI secolo

 

 

         Con quale attitudine il fariseo, che saliva al Tempio per farvi la sua preghiera, e aveva fortificato la cittadella della sua anima, si disponeva a digiunare due volte la settimana e pagare le decime di quanto possedeva. Dicendo « O Dio, ti ringrazio » , è ben chiaro che aveva messo in atto tutte le precauzioni immaginabili per premunirsi. Ma lascia una breccia aperta ed esposta al suo nemico aggiungendo : « Che non sono come questo pubblicano ». Così, con la vanità, ha concesso al suo nemico di poter entrare nella città del suo cuore, che purtuttavia egli aveva chiuso con i chiavistelli dei suoi digiuni e delle sue elemosine.

 

         Tutte le altre precauzioni sono dunque inutili, quando rimane in noi qualche apertura attraverso la quale il nemico possa entrare… Questo fariseo aveva vinto la gola con l’astinenza ; aveva superato l’avarizia con la generosità… Ma quanti sforzi in vista di questa vittoria sono stati annientati da un solo vizio ? dalla breccia di una sola colpa ?

 

         Per questo, bisogna non soltanto pensare a praticare il bene, ma anche vegliare con cura sui nostri pensieri, per tenerli puri nelle nostre opere buone. Perché se sono fonte di vanità o di superbia nel nostro cuore, combattiamo allora soltanto per vana gloria, e non per la gloria del nostro Creatore.

 

IIIA settimana di Quaresima - primi VESPRI sabato

 

 

 

Non ci sia altro vanto della Croce di Cristo

di San Cirillo di Gerusalemme nel IV secolo

 

  

 

            La Chiesa universale si gloria di tutte le gesta del Cristo, ma supremo motivo di gloria è la croce. Lo riconobbe Paolo dicendo : “Quanto a me poi non ci sia altro vanto che nella croce di Cristo” (Gal 6, 14).

 

         Opera meravigliosa, infatti, la guarigione del cieco nato che a Siloe riacquistò la vista, ma che beneficio arrecò ai ciechi di tutto il mondo ? Opera straordinaria al di sopra delle naturali capacità la risurrezione di Lazzaro quatriduano, ma chi gratificò oltre lui e quale vantaggio apportò a quanti nel mondo erano morti per il peccato ? Opera prodigiosa la moltiplicazione dei cinque pani da cui si riversarono su cinquemila fonti di sostentamento, ma qual profitto ne trassero quanti nella miseria dell’ignoranza erano per il mondo intero affamati di verità ? Opera portentosa la liberazione della donna da diciotto anni prigioniera di satana, ma che giovamento recò per l’affrancazione dell’umanità tutta stretta dai legami del peccato ? Il trionfo sulla croce invece illuminò i ciechi di spirito, liberò dalle catene del peccato tutti coloro che ne erano prigionieri, redense tutti gli uomini del mondo.

 

IVA settimana di Quaresima - U.R. Domenica

Contro le eresie V,15,2-4 ; SC 153, 205-211

 

Il cieco nato

 di Sant’Ireneo di Lione nel II secolo

 

 

         Agendo in favore del cieco nato, non semplicemente con una parola bensì con un’azione il Signore gli ha reso la vista. Non ha agito in questo modo senza ragione o per caso, ma per fare conoscere la Mano di Dio che, in principio, aveva plasmato l’uomo. Perciò quando i suoi discepoli gli hanno domandato per colpa di chi, sua o dei suoi genitori quest’uomo era nato cieco, il Signore ha dichiarato : « Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio ».  Queste « opere di Dio », sono prima la creazione dell’uomo. Infatti la Scrittura ce la descrive proprio come un’azione : « Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo » (Gen 2,7). Per questo il Signore sputò per terra, fece del fango con la saliva, e plasmò il fango sugli occhi del cieco. Mostrava così in quale modo ebbe luogo la creazione originale, e per coloro che erano in grado di capire, manifestava la Mano di Dio che aveva plasmato l’uomo con la polvere…

 

         E poiché, in questa carne plasmata in Adamo, l’uomo era caduto nella trasgressione e quindi aveva bisogno del lavacro di rigenerazione (Tt 3,5), il Signore ha detto al cieco nato, dopo aver spalmato il fango sui suoi occhi : « Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe ». Gli concedeva nello stesso tempo il rimodellare e la rigenerazione operata dal lavacro. Perciò, dopo essersi lavato, « tornò che ci vedeva », affinché potesse riconoscere colui che lo aveva rimodellato e imparasse allo stesso tempo chi fosse il Signore che gli aveva reso la vista…

 

         Così colui che, in principio, aveva plasmato Adamo e al quale il Padre aveva detto : « Facciamo l’uomo, a nostra immagine, a nostra somiglianza » (Gen 1,26), proprio lui, in persona si è manifestato agli uomini alla fine dei tempi e ha rimodellato gli occhi di questo discendente di Adamo.

 

IVA settimana di Quaresima - VESPRI Domenica

 

 

Il ritorno del figlio prodigo

 di San Macario nel quarto secolo

 

Avviciniamoci al Signore, alla porta spirituale, e bussiamo perché egli ci apra. Chiediamo di riceverlo, lui, il pane della vita (Gv 6, 34). Diciamogli : « Dammi, Signore, il pane della vita, affinch’io viva, perché vado verso la mia rovina, attanagliato dalla carestia del peccato. Dammi l’abito luminoso della salvezza, affinché io nasconda la vergogna della mia anima, perché sono nudo, privato della potenza del tuo Spirito e vergognoso dell’indecenza delle mie passioni » (Gn 3, 10).

 

         E se egli ti dice : « Avevi un abito, cosa ne hai fatto ? », rispondigli : « Ho incontrato dei briganti, mi hanno spogliato e lasciato mezzo morto, poi mi hanno tolto il vestito e me l’hanno preso. Dammi sandali spirituali, perché i piedi del mio spirito sono trafitti dalle spine e dai cardi (Gen 3, 18) ; Erro nel deserto e non posso più andare avanti. Ridona la vista al mio cuore, affinché io veda di nuovo ; apri gli occhi del mio cuore, perché i miei nemici invisibili mi hanno accecato, ricoprendomi del velo della tenebra, e non posso più contemplare il tuo volto celeste e tanto desiderato. Dammi l’udito spirituale, perché la mia intelligenza è sorda e non posso più intendere i tuoi colloqui tanto dolci e gradevoli. Dammi l’olio di letizia (Sal 44, 8) e il vino della gioia spirituale, perché io li applichi sulle mie ferite e possa ritrovare la vita. Guariscimi e rendimi la salute, perché i miei nemici, che sono briganti temibili, mi hanno lasciato a terra mezzo morto. »

 

Beata l’anima che supplica con perseveranza e fede, quale indigente e ferita, perché riceverà ciò che chiede ; otterrà la guarigione e il rimedio eterno e verrà vendicata dei suoi nemici, le passioni del peccato.

 

IVA settimana di Quaresima - LODI martedì

 

Libro di Vita di Gerusalemme

 

 

capitolo "Monaci e Monache" - §71 e 72

 

IVA settimana di Quaresima - VESPRI martedì

Disorso per la Quaresima ; CC Sermon 50, 202-204 ; PL 57, 585A-586B

 

 

 

«  Vuoi guarire ? » La Quaresima conduce al battesimo

 di San Massimo di Torino nel V secolo

 

 

         Leggiamo nell’Antico Testamento che al tempo di Noè, mentre l’intero genere umano era in preda al peccato, le cataratte del cielo si sono aperte e durante quaranta giorni, le piogge si sono abbattute ; simbolicamente, la terra ha ricevuto l’acqua per quaranta giorni. Più di un diluvio, si tratta di un battesimo. Infatti è proprio un battesimo che ha spazzato via l’iniquità dei peccatori e risparmiato la giustizia di Noè. Allo stesso modo, oggi il Signore ha dato anche a noi la Quaresima affinché, per lo stesso numero di giorni, si aprano i cieli per inondarci dell’acquazzone della misericordia divina. Una volta lavati, nelle acque salutari del battesimo, il sacramento ci illumina ; come in questi tempi, le acque spazzano via l’iniquità delle nostre colpe e rassodano la giustizia delle nostre virtù.

 

         La situazione di oggi è simile a quella del tempo di Noè. Il battesimo è diluvio per il peccatore e consacrazione per coloro che sono fedeli. Nel battesimo il Signore salva la giustizia e distrugge l’iniquità. Lo vediamo nell’esempio di un unico uomo ; l’apostolo Paolo, prima di essere stato purificato dai precetti spirituali, era persecutore e blasfemo. Una volta bagnato dalla pioggia celeste del battesimo, il bestemmiatore è morto, morto il persecutore, morto Saul ; allora nasce l’apostolo, il giusto, Paolo… Chiunque vivrà religiosamente la Quaresima e osserverà le prescrizioni del Signore vedrà morire in sé il peccato e vivere la grazia : egli succedendo, in un certo senso, a se stesso, muore in quanto peccatore, e vive come giusto.

 

IVA settimana di Quaresima - LODI mercoledì

 

Gv 5, 17-30

 

 

  

Il Signore ti invita alla vita

dalla Regola di San Benedetto nel VI secolo

  

 

 

                        Il Signore, cercando un operaio tra la folla, aggiunge : “Chi è colui che desidera la vita e brama vedere giorni felice?” (Sal 33, 13). Se tu, all’udirlo, rispondi : “Io”, il Signore ti dice: Se vuoi possedere la vita vera ed eterna, “preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde. Sta lontano dal male e fa’ il bene, cerca la pace e perseguila” (Sal 33, 14-15). Se vi comporterete così, i miei occhi saranno su di voi e le mie orecchie ascolteranno le vostre preghiere e, prima ancora che mi invochiate, vi dirò: “Eccomi” (Is 58, 9).

 

         C’è forse per noi fratelli carissimi, qualcosa di più soave di questa voce del Signore che ci invita? Dunque, nella sua bontà, il Signore stesso ci mostra il cammino per giungere alla vita. Orsù. cingiamoci i fianchi con la fede e con la pratica delle buone opere; percorriamo la strada, sulla quale ci guida il Vangelo: soltanto così meriteremo di vedere Dio, che ci ha chiamati nel suo Regno.

 

IVA settimana di Quaresima - VESPRI mercoledì

 

 

La risurrezione dei corpi

di san Agostino nel V secolo

 

 

 

         “Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso” (Gv 5, 26). Comprendano quelli che ascoltano, credano se vogliono comprendere, obbediscano se vogliono vivere. Stiano in ascolto, c’è ancora dell’altro; non pensino che il discorso sulla risurrezione finisca qui. “E gli ha dato il potere di giudicare” (Gv 5, 27). Chi ha dato il potere ? Il Padre. A chi l’ha dato ? Al Figlio. Come gli ha dato d’aver la vita in se stesso, gli ha dato anche il potere di giudicare “perché è figlio dell’uomo” (ivi). Questo è il Cristo: Figlio di Dio e figlio dell’uomo. Il Verbo di Dio fatto carne, in quanto generato come uomo dalla Vergine Maria, è figlio dell’uomo. E proprio perché figlio dell’uomo, ha ricevuto il potere di giudicare. Quale giudizio ? Quello finale: quando i corpi risorgeranno da morte.

 

         Le anime, dunque, le risuscita Dio per mezzo di Cristo, Figlio di Dio; i corpi , è ancora Dio che li risuscita, e sempre per mezzo del Cristo, ma in quanto figlio dell’uomo. Ha dato a lui il potere: come figlio dell’uomo non avrebbe questo potere se non lo avesse ricevuto; ne sarebbe privo alla pari qualsiasi altro uomo. Senonché quegli stesso del quale si afferma che è figlio dell’uomo, è anche Figlio di Dio.

 

IVA settimana di Quaresima - LODI giovedì

 

 

 

Ti ho detto tutto nel mio Figlio

di San Giovanni della Croce nel sedicesimo secolo

 

 

         Invero il Signore potrebbe dirci : « Se Io ti ho detto tutta la verità nella mia Parola, cioè nel mio Figlio, e non ho altro da manifestarti, come ti posso rispondere o rivelare qualche altra cosa? » … « Questo è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo » (Mt 17,5)… Ascoltatelo perché ormai non ho più materia di fede da rivelare e verità da manifestare…

 

         « Se vuoi che Io ti dica qualche parola di conforto, guarda mio Figlio, obbediente a me e per amor mio sottomesso ed afflitto, e sentirai quante cose ti risponderà. Se desideri che io ti sveli alcune cose o avvenimenti nascosti, fissa in Lui i tuoi occhi e vi troverai dei misteri molto profondi, la sapienza e le meraviglie di Dio le quali, secondo quanto afferma il mio Apostolo, sono in Lui contenute : « Nel quale Figlio di Dio sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio » (Col 2,3), tesori di sapienza che saranno per te profondi, saporosi e utili più di tutte le cose che vorresti sapere. Per questo lo stesso Apostolo si gloriava dicendo di aver fatto intendere che egli « non conosceva se non Gesù Cristo e questo crocifisso » (1 Cor 2,2). Inoltre se tu desideri altre visioni e rivelazioni divine o corporee, mira il Cristo umanato e vi troverai più di quanto pensi, poiché S. Paolo afferma a tale proposito: « In Cristo dimora corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col 2,9).

 

         Per cui non è più il caso di interrogare Dio come prima, e non è più necessario che parli, poiché l’intera fede in Cristo è stata annunciata. Non c’è più materia di fede che debba essere rivelata e non ce ne sarà mai più.

 

IVA settimana di Quaresima -  VESPRI giovedì

Commento sul Diatèsaron, I, 18-19 ; SC 121, 52-53

(In l'Ora dell'Ascolto p. 1408)

 

 

La testimonianza delle Scritture

 di Sant’Efrem Siro nel IV secolo

 

 

         La parola del Signore è un albero di vita che, da ogni parte, ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo da ogni parte, una bevanda spirituale. Essi mangiarono, dice l’Apostolo, un cibo spirituale e bevvero una bevanda spirituale (1 Cor 10,3 ; Es 17,1).

 

         Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia altro nella parola di Dio oltre a ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa fra molte altre. Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per l’immensità di essa. Rallégrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti supera.

 

         Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. È meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità.

 

IVA settimana di Quaresima - LODI venerdì

Commento al vangelo di Giovanni, XIX, 12 ; PG 14, 548

  

 

 

Non era ancora giunta la sua ora

 di Origene nel terzo secolo

 

 

         Cercare Gesù è spesso un bene, poiché è come cercare il Verbo, la verità e la sapienza. Direte però che le parole « cercare Gesù » sono a volte pronunciate riguardo a coloro che gli vogliono del male. Per esempio : « Cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora ». « So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi » (Gv 8,37). « Ora cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio » (Gv 8,40).

 

         Tali parole… non contrastano con questa altra parola : « Chi cerca trova » (Mt 7,8). Esistono sempre differenze fra coloro che cercano Gesù : non tutti lo cercano sinceramente per la loro salvezza e per ottenere il suo aiuto. Vi sono uomini che lo cercano per innumerevoli motivi lontanissimi del bene. Perciò hanno trovato lo pace solo coloro che l’hanno cercato in piena rettitudine, coloro di cui si può veramente dire che cercano il Verbo che è presso Dio (Gv 1,1), affinché lui li conduca da suo Padre…

 

         Minaccia di andarsene se non è accolto : « Io vado e voi mi cercherete » (Gv 8,21)… Sa da chi si allontana e accanto a chi rimane, senza pure essere ancora trovato, affinché se lo cerchiamo, lo troviamo nel momento favorevole.

 

IVA settimana di Quaresima - VESPRI venerdì

 

Lettera 38, 3-4.6 : PL 61, 359-360

 

 

 

La sapienza della Croce

 di San Paolino di Nola nel quinto secolo

 

 

 

         Compiendo il misterioso disegno della sua bontà, il Signore assume la condizione di servo e consente ad umiliarsi per noi fino alla morte di croce (Fil 2, 8). Mediante questa umiliazione visibile, attua la nostra elevazione al cielo, che è interiore e invisibile. Guarda dove eravamo caduti fin dal principio ; comprendilo bene, è grazie al disegno della saggezza e della bontà di Dio che siamo stati resi alla vita. Con Adamo eravamo caduti a causa della superbia ; per questo, ci umiliamo in Cristo per cancellare l’antica colpa con la pratica della virtù opposta. Abbiamo offeso il Signore con la nostra superbia, possiamo ora piacergli mediante la nostra umiltà.

 

         Rallegriamoci, glorifichiamoci nel Signore, che ha fatto nostri il suo combattimento e la sua vittoria dicendo : « Abbiate fiducia ; io ho vinto il mondo » (Gv 16, 33)… Lui che è invincibile, combatterà per noi, e vincerà in noi. Allora il principe delle tenebre sarà buttato fuori, perché, anche se non è scacciato dal mondo dove è ovunque, è scacciato dal cuore dell’uomo ; la fede, quando penetra in noi, lo respinge per fare largo a Cristo la cui presenza butta fuori il peccato ed esilia il serpente…

 

         Gli oratori conservino la loro eloquenza, i filosofi la loro saggezza, i re i loro regni ; per noi, è Cristo la gloria, le ricchezze e il regno ; la stoltezza del Vangelo è la nostra saggezza ; la debolezza della carne è la nostra forza, e lo scandalo della croce è la nostra gloria.

 

IVA settimana di Quaresima - LODI sabato

Peri Archôn,  2, 6, 2 : PG 11, 210-211

(in l’Ora dell’Ascolto p. 2112)

 

 

« Nessuno gli mise le mani addosso »

 di Origene nel terzo secolo

 

         Riscontriamo in Cristo contemporaneamente i lineamenti umani comuni alla nostra debolezza di mortali, e i lineamenti divini propri soltanto di quella natura sovrana e ineffabile. Di fronte a ciò, l’intelligenza umana, troppo piccola, è presa da tale ammirazione da non sapere che dire e come orientarsi. Sa che Cristo è Dio, e tuttavia lo vede morire ; se poi lo considera un uomo, ecco che lo vede risorgere col suo bottino di vittoria dopo aver distrutto il regno della morte. La nostra contemplazione, meditando nello stesso Gesù la verità delle due nature, deve procedere con riverente timore, evitando sia di attribuire cose indegne o sconvenienti all’ineffabile essenza divina, sia di considerare gli avvenimenti storici come apparenze illusorie.

 

         In verità spiegare tali cose a intelligenze umane e cercare di esprimere parole, è impresa superiore alle nostre forze e ai nostri meriti e supera l’intelligenza e la parola. Anzi, penso che superi le capacità degli stessi apostoli. Ancor più : la spiegazione di questo mistero trascende probabilmente tutto l’ordine delle potenze celesti.

 

IVA settimana di Quaresima - PRIMI VESPRI sabato

Dalle «Confessioni» di sant'Agostino, vescovo(Lib. 10, 26. 37 - 29. 40; CSEL 255-256)

 

 

 

Tutta la mia speranza è risposta nella tua grande misericordia

di San Agostino nel quinto secolo

 

 

     Dove ti ho trovato per conoscerti? Sicuramente non eri presente alla mia memoria prima che ti conoscessi. Dove dunque ti ho trovato per conoscerti se non in te al di sopra di me? Ma tale sede non è per nulla un luogo. Ci allontaniamo e ci avviciniamo ad essa, è vero, ma, pur tuttavia, non è assolutamente un luogo. Dovunque ti trovi, o Verità, tu sei al di sopra di tutti quelli che ti interrogano e contemporaneamente rispondi a quanti ti interpellano sulle cose più diverse. Tu rispondi con chiarezza, ma non tutti ti comprendono con chiarezza. Tutti ti interrogano su ciò che cercano, ma non sempre ascoltano quanto cercano. Si dimostra tuo servo migliore non colui che pretende di sentire da te quello che egli vuole, ma che piuttosto vuole quello che ha udito da te. Tardi ti ho amato, o bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco che tu eri dentro e io fuori, e lì cercavo. Deforme come ero, mi gettavo su queste cose belle che hai creato. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, che non esisterebbero se non fossero in te. Mi hai chiamato, hai gridato, e hai vinto la mia sordità. Hai mandato bagliori, hai brillato, e hai dissipato la mia cecità. Hai diffuso la tua fragranza, io l'ho respirata, e ora anelo a te. Ti ho assaporato, e ho fame e sete. Mi hai toccato, e aspiro ardentemente alla tua pace.

     Quando aderirò a te con tutto me stesso, non vi sarà più posto per il dolore e la fatica, e la mia vita sarà viva, tutta piena di te. E' un fatto che tu sollevi chi riempi; e poiché io non sono ancora pieno di te, sono di peso a me stesso. In me le mie deprecabili gioie contrastano con le mie tristezze di cui dovrei rallegrarmi, e non so da quale parte stia la vittoria.

 

VA settimana di Quaresima - U.R. Domenica

Discorsi sul vangelo di Giovanni,  49, 1-3 ; CCL 36, 419-421

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

« Gesù grido a gran voce : Lazzaro, vieni fuori ! » (Gv 11,43)

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

         Fra tutti i miracoli compiuti da nostro Signore Gesù Cristo, quello della risurrezione di Lazzaro è forse il più strepitoso. Ma se consideriamo chi è colui che lo ha compiuto, la nostra gioia dovrà essere ancora più grande della meraviglia. Risuscitò un uomo colui che fece l'uomo; egli infatti è l'Unigenito del Padre, per mezzo del quale, come sapete, furon fatte tutte le cose (Gv 1,3). Ora, se per mezzo di lui furon fatte le cose, fa meraviglia che per mezzo di lui sia risuscitato uno, quando ogni giorno tanti nascono per mezzo di lui? …

Tu hai udito che il Signore Gesù risuscitò un morto: ciò ti basti per convincerti che, se avesse voluto , avrebbe potuto risuscitare tutti i morti. Del resto si è riservato di far questo alla fine del mondo; poiché « verrà l'ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la sua voce e ne usciranno »; così dice colui che, come avete sentito, con un grande miracolo risuscitò uno che era morto da quattro giorni. Egli risuscitò un morto in decomposizione; ma benché in tale stato, quel cadavere conservava ancora la forma delle membra. Nell'ultimo giorno, ad un cenno, ricostituirà il corpo dalle ceneri. Ma bisognava che intanto compisse alcune cose, che a noi servissero come segni della sua potenza per credere in lui, e prepararci a quella risurrezione che sarà per la vita, non per il giudizio. E' in questo senso che egli ha detto: « Verrà l'ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la sua voce e ne usciranno, quelli che hanno agito bene per la risurrezione della vita, quelli che hanno agito male per la risurrezione del giudizio » (Gv 5, 28-29)…

Se però rivolgiamo la nostra attenzione ad opere di Cristo più meravigliose di questa ci rendiamo conto che ogni uomo che crede risorge; se poi riuscissimo a comprendere l'altro genere di morte molto più detestabile, (quello cioè spirituale), vedremmo come ognuno che pecca muore. Se non che tutti temono la morte del corpo, pochi quella dell'anima… Oh, se riuscissimo a spingere gli uomini, e noi stessi insieme con loro, ad amare la vita che dura in eterno almeno nella misura che gli uomini amano la vita che fugge! 

 

VA settimana di Quaresima - VESPRI Domenica

Lettere, 26, 11-20 ; PL 16, 1088-1090 

(In l'Ora dell'Ascolto p.477)

 

La Legge nuova nel Tempio nuovo

 di Sant’Ambrogio nel quarto secolo

 

 

         Gli scribi e i farisei avevano condotto al Signore Gesù un’adultera con questo tranello : se l’avesse assolta sarebbe sembrato non tenere in nessun conto la Legge ; se invece l’avesse condannata, avrebbe tradito la sua missione, essendo venuto per rimettere i peccati di tutti…

 

         Mentre essi parlavano, Gesù chinò il capo e si mise a scrivere in terra col dito. E poiché aspettavano la sua risposta, alzando il capo disse : « Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei ». Quale cosa è più divina di questa sentenza, che cioè punisca i peccati solo colui che è senza peccato ? Come potresti sopportare che punisse i peccati degli altri chi difende i propri ? Non si condanna da sé colui che condanna in altri ciò che egli stesso commette ?

 

         Questo disse Cristo, e intanto scriveva in terra. Che cosa ? Forse così : « Tu osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio » (Lc 6, 41). Scriveva in terra con quel dito con cui aveva scritto la Legge (Es 31, 18). I peccatori « saranno scritti nella polvere » (Ger 7, 13), i giusti in cielo, come disse ai discepoli : « Rallegratevi, perché i vostri nomi sono scritti nei cieli » (Lc 10, 20).

 

Udita quella parola, andarono via uno dopo l’altro « cominciando dai più anziani », … È ben detto che uscirono fuori coloro che non volevano essere con Cristo : fuori c’è la lettera, dentro i misteri. Coloro che vivevano all’ombra della Legge senza poter vedere il sole di giustizia (Ml 3, 20), nelle sacre letture andavano dietro a cose paragonabili più alle foglie degli alberi che al frutto.

 

VA settimana di Quaresima - LODI martedì

Commento al vangelo di Giovanni, 12, 11

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

Innalzato da terra attirerò tutti a me

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

         Cristo prese sopra di sé la morte, e la inchiodò alla croce, e così i mortali vengono liberati dalla morte. Il Signore ricorda ciò che in figura avvenne presso gli antichi: « E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così deve essere innalzato il Figlio dell'uomo, affinché ognuno che crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna » (Gv 3, 14-15). Gesù allude ad un famoso fatto misterioso, ben noto a quanti hanno letto la Bibbia… Il Signore, infatti, ordinò a Mosè di fare un serpente di bronzo, e di innalzarlo su un legno nel deserto, per richiamare l'attenzione del popolo d'Israele, affinché chiunque fosse morsicato, volgesse lo sguardo verso quel serpente innalzato sul legno. Così avvenne; e tutti quelli che venivano morsicati, guardavano ed erano guariti (Nm 21, 6-9).

 

Che cosa sono i serpenti che morsicano? Sono i peccati che provengono dalla carne mortale. E il serpente innalzato? la morte del Signore in croce. E' stata raffigurata nel serpente, appunto perché la morte proveniva dal serpente (Gen 3). Il morso del serpente è letale, la morte del Signore è vitale. Si volge lo sguardo al serpente per immunizzarsi contro il serpente. Che significa ciò? Che si volge lo sguardo alla morte per debellare la morte. Ma alla morte di chi si volge lo sguardo? alla morte della vita, se così si può dire. E poiché si può dire, è meraviglioso dirlo. Esiterò a dire ciò che il Signore si degnò di fare per me? Forse che Cristo non è la vita? Tuttavia Cristo è stato crocifisso. Cristo non è forse la vita? E tuttavia Cristo è morto. Ma nella morte di Cristo morì la morte… ; la pienezza della vita inghiottì la morte. La morte fu assorbita nel corpo di Cristo. Così diremo anche noi quando risorgeremo, quando ormai trionfanti canteremo: « O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo pungiglione? » (1 Cor 15, 55).

 

VA settimana di Quaresima - VESPRI martedì

Discorso sull’incarnazione del Verbo, 21-22  

(In l'Ora dell'Ascolto p.2908)

 

 

 

« Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono »

 Sant’Atanasio di Alessandria nel quarto secolo

 

 

         Qualcuno potrebbe domandare : se era necessario che Cristo abbandonasse il suo corpo alla morte per il bene di tutti, perché non l’ha abbandonato semplicemente come qualsiasi uomo, ma si è lasciato crocifiggere ? Era più conveniente per lui deporre il suo corpo dignitosamente, piuttosto che subire una morte ignominiosa. Ma costui si domandi se la sua obiezione non sia troppo umana. Quello che ha fatto il Salvatore è veramente divino e degno della sua divinità per più ragioni.

 

         Anzitutto la morte per cui muoiono gli uomini accade per la debolezza della loro natura : non possono durare a lungo e col tempo deperiscono, si ammalano, perdono le forze e muoiono. Ma il Signore non è debole, è la potenza di Dio, il Verbo di Dio : è la stessa vita. Se avesse deposto il suo corpo in forma privata, su di un letto, al modo comune degli uomini, si sarebbe pensato… che egli non aveva nulla di più degli altri uomini… E poi non sarebbe stato conveniente che soccombesse a una malattia, lui che guariva le malattie degli altri…

 

         Perché allora non ha evitato la morte come ha evitato le malattie ? Egli possedeva un corpo appunto per poter morire, e non conveniva che si sottraesse alla morte impedendo così la risurrezione… Qualcuno dirà : Egli avrebbe dovuto schivare il complotto dei suoi nemici, per conservare il suo corpo del tutto immortale. Costui impari dunque che neppure questo conveniva al Signore. Come non era degno del Verbo di Dio, che è la vita, mettere a morte il suo corpo per sua iniziativa, così non era conveniente che egli sfuggisse la morte che gli veniva dagli altri… Tale atteggiamento non mostrava affatto la debolezza del Verbo, ma lo faceva conoscere come Salvatore e Vita… Il Salvatore non veniva a consumare la propria morte, ma quella degli uomini.

 

VA settimana di Quaresima - LODI mercoledì

Discorso sul battesimo, 6-7, PL 13, 1093-94

(In l'Ora dell'Ascolto p. 1731 alt.)

 

 

« Se il Figlio vi renderà liberi, sarete liberi davvero »

 San Paciano di Barcellona nel quarto secolo

 

 

         Fratelli, nel battesimo, abbiamo avuto una nuova nascita … « Se noi riponiamo la nostra speranza soltanto in questo mondo, siamo da compiangere più di tutti gli uomini » (1 Cor 15, 19). La nostra vita materiale, come voi medesimi potete osservare, ha la stessa durata di quella delle fiere, degli animali, degli uccelli e magari anche minore. Caratteristica dell’uomo invece è di ottenere quello che Cristo ha dato per mezzo del suo Spirito, la vita eterna, a patto però che non pecchiamo più… « La morte è il salario del peccato : ma dono di Dio è la vita eterna, in Gesù Cristo, nostro Signore » (Rm 6, 23).

        

Figlioli miei, prima di tutto, ricordate questo : una volta, le nazioni erano sottomesse alle potenze delle tenebre ; ora siamo stati liberati, grazie alla vittoria di Gesù Cristo nostro Signore. Egli ci ha riscattati… Ha liberato quelli che erano legati in ceppi e ha spezzato le loro catene, come Davide aveva profetizzato : « Il Signore solleva quelli che sono caduti, il Signore scioglie quelli che sono legati, il Signore illumina i ciechi » (Sal 145, 7). E ancora : « Hai spezzato le mie catene. A te offrirò un sacrificio di lode » (Sal 115, 16). Siamo stati dunque sciolti dalle nostre catene quando, mediante il sacramento del battesimo, ci siamo raccolti sotto lo stendardo di Cristo… Siamo stati liberati nel nome e col sangue di Cristo…

 

Perciò, carissimi, ricordiamoci che veniamo lavati una volta sola ; una volta sola veniamo liberati ; e una volta sola entriamo nel Regno eterno. Una volta sola sono « beati quelli a cui sono rimesse le colpe e perdonato il peccato » (Sal 31, 1). Tenete ben stretto quello che avete ricevuto, conservatelo nella gioia, non vogliate più peccare. Conservatevi puri e immacolati per il giorno del Signore.

 

VA settimana di Quaresima - VESPRI mercoledì

Redemptor hominis, § 12

 

La verità vi farà liberi

 di Papa Giovanni Paolo  II

 

 

Gesù Cristo va incontro all'uomo di ogni epoca, anche della nostra epoca, con le stesse parole: «Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi». Queste parole racchiudono una fondamentale esigenza ed insieme un ammonimento: l'esigenza di un rapporto onesto nei riguardi della verità, come condizione di un'autentica libertà; e l'ammonimento, altresì, perché sia evitata qualsiasi libertà apparente, ogni libertà superficiale e unilaterale, ogni libertà che non penetri tutta la verità sull'uomo e sul mondo.

 

Anche oggi, dopo duemila anni, il Cristo appare a noi come Colui che porta all'uomo la libertà basata sulla verità, come Colui che libera l'uomo da ciò che limita, menoma e quasi spezza alle radici stesse, nell'anima dell'uomo, nel suo cuore, nella sua coscienza, questa libertà. Quale stupenda conferma di ciò hanno dato e non cessano di dare coloro che, grazie a Cristo e in Cristo, hanno raggiunto la vera libertà e l'hanno manifestata perfino in condizioni di costrizione esteriore!

 

E Gesù Cristo stesso, quando comparve prigioniero dinanzi al tribunale di Pilato…,  non rispose forse: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità» (Gv 18,37)? Con queste parole pronunciate davanti al giudice, nel momento decisivo, era come se confermasse, ancora una volta, la frase già detta in precedenza: «Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi». Nel corso di tanti secoli e di tante generazioni, cominciando dai tempi degli Apostoli, non è forse Gesù Cristo stesso che tante volte è comparso accanto ad uomini giudicati a causa della verità, e non è andato forse alla morte con uomini condannati a causa della verità? Cessa Egli forse di essere continuamente portavoce e avvocato dell'uomo, che vive «in spirito e verità»?

 

VA settimana di Quaresima - LODI giovedì

 

Libro di Vita di Gerusalemme

 

capitolo "monaci e monache" - § 56

 

VA settimana di Quaresima - VESPRI giovedì

Contro le eresie, 4, 5-7 ; SC 100 

 

 

« Abramo vide il mio giorno, e se ne rallegrò »

 di Sant’Ireneo di Lione nel secondo secolo

 

         Poiché Abramo era profeta, vedeva nello Spirito il giorno della venuta del Signore e il disegno della sua Passione, per mezzo della quale lui stesso e tutti coloro che avessero creduto in Dio sarebbero stati salvati. E trasalì di una grande gioia (Gn 17, 17). Abramo quindi conosceva il Signore, poiché desiderò vedere il suo giorno… desiderò vedere quel giorno per poter anche lui abbracciare Cristo, e avendolo visto in modo profetico, esultò.

 

         Perciò Simeone, essendo della sua posterità, compieva la gioia del patriarca dicendo : « Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola ; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli » (Lc 2, 29)… e Elisabetta disse [secondo alcuni manoscritti] : « L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore ». L’esultanza di Abramo scendeva, in tal modo, su coloro che vegliavano, che vedevano Cristo e credevano in lui. E, da questi suoi figli, questa esultanza risaliva fino ad Abramo…

 

         A buon diritto dunque il Signore gli rendeva testimonianza dicendo : « Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno : lo vide e se ne rallegrò ». E non disse questo soltanto riguardo ad Abramo, ma a tutti coloro che, dal principio, acquistarono la conoscenza di Dio e profetizzarono la venuta di Cristo. Infatti ricevettero questa rivelazione dal Figlio stesso, quel Figlio che in questi ultimi tempi si è fatto visibile e palpabile e si è intrattenuto con gli uomini per far sorgere da pietre, figli di Abramo (Mt 3, 9) e rendere la sua posterità numerosa come le stelle del cielo.

 

VA settimana di Quaresima - LODI venerdì

Dal trattato «Sulla fede: a Pietro»

(Cap. 22, 62; CCL 91a, 726. 750-751)

 

 

 

Egli offrì se stesso per noi

di san Fulgenzio di Ruspe nel sesto secolo

 

 

 

        Nei sacrifici delle vittime materiali, che la stessa santissima Trinità, solo vero Dio del Nuovo e Vecchio Testamento, comandava venissero offerti dai nostri padri, veniva prefigurato il graditissimo dono di quel sacrificio con cui l'unico Figlio di Dio avrebbe offerto misericordiosamente se stesso per noi.
        Egli, infatti, secondo l'insegnamento dell'Apostolo «ha dato se stesso per noi offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore» (Ef 5, 2). Egli è vero Dio e vero pontefice, che è entrato per noi nel santuario non con il sangue di tori e di capri ma con il suo sangue. E questo stava a significare allora quel pontefice che ogni anno entrava nel Santo dei santi con il sangue delle vittime.
        Questi è dunque colui che in sé solo offrì tutto quello che sapeva essere necessario per il compimento della nostra redenzione, egli che è al tempo stesso sacerdote, sacrificio, Dio e tempio: sacerdote, per mezzo del quale siamo riconciliati, sacrificio che ci riconcilia, Dio a cui siamo riconciliati, tempio in cui siamo riconciliati. Tuttavia come sacerdote, sacrificio e tempio era uomo e solo, perché Dio operava queste cose in quanto uomo. Invece come Dio non era una Persona sola perché il Verbo realizzava le medesime cose con il Padre e lo Spirito Santo. Credi dunque con fede saldissima e non dubitare affatto che lo stesso Unigenito Dio, Verbo fatto uomo, si è offerto per noi in sacrificio e vittima a Dio in odore di soavità; a lui, insieme al Padre e allo Spirito Santo, al tempo dell'Antico Testamento venivano sacrificati animali dai patriarchi, dai profeti e dai sacerdoti; e a lui, ora, cioè al tempo del Nuovo Testamento, con il Padre e lo Spirito Santo con i quali è un solo Dio, la santa Chiesa cattolica non cessa di offrire in ogni parte della terra il sacrificio del pane e del vino nella fede e nell'amore.

 

VA settimana di Quaresima - VESPRI venerdì

Dai «Discorsi» di sant'Agostino, vescovo

(Disc. Guelf. 3; PLS 2, 545-546)

 

 

Gloriamoci anche noi nella Croce del Signore

di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

     La passione del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo è pegno sicuro di gloria e insieme ammaestramento di pazienza.

     Che cosa mai non devono aspettarsi dalla grazia di Dio i cuori dei fedeli! Infatti al Figlio unigenito di Dio, coeterno al Padre, sembrando troppo poco nascere uomo dagli uomini, volle spingersi fino al punto di morire quale uomo e proprio per mano di quegli uomini che aveva creato lui stesso.

     Gran cosa è ciò che ci viene promesso dal Signore per il futuro, ma è molto più grande quello che celebriamo ricordando quanto è già stato compiuto per noi. Dove erano e che cosa erano gli uomini, quando Cristo morì per i peccatori? Come si può dubitare che egli darà ai suoi fedeli la sua vita, quando per essi, egli non ha esitato a dare anche la sua morte? Perché gli uomini stentano a credere che un giorno vivranno con Dio, quando già si è verificato un fatto molto più incredibile, quello di un Dio morto per gli uomini?

     Chi è infatti Cristo? E' colui del quale si dice: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio»? (Gv 1, 1). Ebbene questo Verbo di Dio «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). Egli non aveva nulla in se stesso per cui potesse morire per noi, se non avesse preso da noi una carne mortale. In tal modo egli immortale poté morire, volendo dare la vita per i mortali. Rese partecipi della sua vita quelli di cui aveva condiviso la morte. Noi infatti non avevamo di nostro nulla da cui aver la vita, come lui nulla aveva da cui ricevere la morte. Donde lo stupefacente scambio: fece sua la nostra morte e nostra la sua vita. Dunque non vergogna, ma fiducia sconfinata e vanto immenso nella morte del Cristo.

     Prese su di sé la morte che trovò in noi e così assicurò quella vita che da noi non può venire. Ciò che noi peccatori avevamo meritato per il peccato, lo scontò colui che era senza peccato. E allora non ci darà ora quanto meritiamo per giustizia, lui che è l'artefice della giustificazione? Come non darà il premio dei santi, lui fedeltà personificata, che senza colpa sopportò la pena dei cattivi? 

     Confessiamo perciò, o fratelli, senza timore, anzi proclamiamo che Cristo fu crocifisso per noi. Diciamolo, non già con timore, ma con gioia, non con rossore, ma con fierezza.

     L'apostolo Paolo lo comprese bene e lo fece valere come titolo di gloria. Poteva celebrare le più grandi e affascinanti imprese del Cristo. Poteva gloriarsi richiamando le eccelse prerogative del Cristo, presentandolo quale creatore del mondo in quanto Dio con il Padre, e quale padrone del mondo in quanto uomo simile a noi. Tuttavia non disse altro che questo: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6, 14).

 

VA settimana di Quaresima - LODI sabato

 

Gv 10, 45-56

 

  

 

La voce del sangue di Cristo

di San Gregorio Magno nel VI secolo

 

  

         Cristo subì il tormento della croce per la nostra redenzione. Egli solo fra tutti offrì a Dio una preghiera pura, perché nel dolore stesso della passione pregò per i persecutori dicendo : “Padre, perdonali perché non sanno quel che fanno” (Lc 23, 34). Che si può dire, che si può immaginare di più puro della sua misericordiosa intercessione in favore di chi lo fa soffrire? Così avvenne che i persecutori, divenuti credenti, bevvero il sangue del nostro Redentore che nella loro crudeltà avevano versato, e proclamarono che egli era Figlio di Dio. Di questo sangue ben a proposito Giobbe dice : “O terra, non coprire il mio sangue e non ci sia luogo che nasconda il mio grido” (Gb 16, 19).

 

         All’uomo peccatore fu detto: “ Sei terra e in terra tornerai” (Gen 3, 19). Questa terra non ha coperto il sangue del nostro Redentore, perché ogni peccatore, assumendo il prezzo della sua redenzione, ne fa oggetto della sua fede, della sua lode e del suo annuncio agli altri. La terra non ha coperto il suo sangue, anche perché la santa chiesa ha predicato ormai in tutte le parti del mondo il mistero della propria redenzione. Lo stesso sangue della redenzione che viene assunto è il grido del nostro Redentore del quale Paolo dice : “Questo sangue versato ha una voce migliore del sangue di Abele” (Eb 12, 24). Ora a proposito del sangue di Abele Dio aveva detto : “Il sangue di tuo fratello grida fino a me dalle terra” (Gen 4, 10).

 

         Ma il sangue di Gesù ha una voce migliore del sangue di Abele, perché il sangue di Abele chiedeva la morte del fratricida, mentre il sangue del Signore impetra la vita dei persecutori. Ora, se vogliamo che non sia vano per noi il sacramento della passione del Signore, dobbiamo imitare ciò che riceviamo e annunziare agli altri ciò che adoriamo. Il suo grido infatti non trova in noi risonanza se la lingua tace ciò che l’anima crede. E affinché il suo grido non rimanga in noi soffocato, è necessario che ciascuno, secondo le sue possibilità, renda testimonianza ai fratelli del mistero della propria rigenerazione.

 

VA settimana di Quaresima - PRIMI VESPRI sabato

 

 

 

O Croce eletta al ministero dell’umana redenzione

di San Pier Damiani nel XI secolo

 

  

 

              O beata croce che con nuovo genere di sospensione hai meritato sollevare Colui che né il cielo né la terra possono sostenere !

            O croce, più pura del cristallo, più scintillante dell’oro, che sei stata adornata delle membra del Salvatore come da gemme primaverili e da perle !

            O croce, più fulgida della luna, più splendente del sole che in forza della grandezza del lume divino precedi la luce delle stelle e tutti gli astri del cielo !

            Tu sola fra tutti gli alberi delle selve sei stata eletta al ministero dell’umana redenzione.

            Tu hai meritato di sostenere quel perno in forza del quale il cielo ruota, la terra sta sospesa e si libra l’intera macchina del mondo, che mai potrà cadere.

            Ti temono gli inferi, ti venerano gli angeli, ti ammira ogni cosa creata .

            O albero veramente nobile, che certamente procedi per nascita da une radice terrena ma che espandi i tuoi rami felici al di sopra degli astri del cielo.

            Un tempo, veramente, il tuo frutto era destinato all’inferno, ma ora tu fai germogliare dei cedri per il paradiso e da te derivano quelle pietre vive, con cui si costruiscono gli edifici della Gerusalemme Celeste.

            O croce gloriosa, che tutti benedici, o croce benedetta che da tutti sei benedetta !

            La tua benedizione infatti santifica ogni cosa e la benedizione di tutte le cose, abbondando, ridonda su di te.

            O Croce venerabile, o Croce adorabile, forma mirabile, figura terribile !

            Come infatti si fonde la cera alla presenza del fuoco, così periscono i peccatori alla tua presenza, né i fantasmi trovano più il luogo per trattenersi a fare del male, non appena vedono il tuo simbolo.

            O croce amabile e diletta, troppo bella e soave !

            Chi mai, o beata croce, esalterà con lodi adeguate te, sulla quale l’autore della vita, morendo, ha fatto morire la morte e, quasi inghiottendola, ha risuscitato noi, già morti, alla sua gloria immortale ?

            Salva, ti prego, benedici e proteggi o immagine benedetta questo popolo che oggi, qui adunato, esulta per le tue lodi.

            Colui che ti ha voluta come strumento della nostra redenzione, si degni per mezzo tuo di trasferirci a condividere la sua gloria e coloro che attraverso di te Egli ha strappato alle catene della schiavitù, ancora per mezzo tuo, secondo la sua promessa, siano costituiti eredi del Regno.

 

VA settimana di Quaresima - VEGLIA delle Palme - sabato

Dai «Discorsi

(Disc. 9 sulle Palme; PG 97, 990-994)

 

 

 

Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele

 di sant'Andrea di Creta nell’ottavo secolo

 

     Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a Cristo che oggi ritorna da Betània e si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza.
     Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. E' disceso dal cielo, per farci salire con sé lassù «al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare» (Ef 1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella spettacolarità, «Non contenderà», dice, «né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce» (Mt 12, 19). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso e in condizione di povertà.
     Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami d'olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone. Accogliamo così il Verbo di Dio che si avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere. Egli, che è la mansuetudine stessa, gode di venire a noi mansueto. Sale, per così dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra nell'ombra della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di noi per sollevarci e ricondurci a sé.
     Egli salì verso oriente sopra i cieli dei cieli (cfr. Sal 67, 34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino, come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare con sé la natura umana, innalzandola dalle bassezze della terra verso la gloria. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese.
     Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi in virtù del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore della lana per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell'anima, anche noi ogni giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele».

 

Domenica delle Palme - U.R.

Discorso sui rami delle palme ; SC 202, 188

 

 

« Benedetto colui che viene nel nome del Signore »

 Beato Guerrico d’Igny nel undicesimo secolo

 

         La festa di oggi, in due aspetti molto differenti, presenta ai figli dell’uomo, colui al quale anela la nostra anima (Is 26,9), « il più bello tra i figli dell’uomo » (Sal 44,3). Attira il nostro sguardo sotto due aspetti ; sotto l’uno e l’altro lo desideriamo e l’amiamo, perché in entrambi è il Salvatore degli uomini…

         Se consideriamo allo stesso tempo la processione di oggi e la Passione, vediamo Gesù, da un lato, sublime e glorioso, e dall’altro, umiliato e sofferente. Infatti nella processione riceve gli onori regali, e nella Passione lo vediamo castigato come un malfattore. Nella prima, la gloria e l’onore lo circondano ; nella seconda, « non ha apparenza né bellezza » (Is 53,2). Nella prima, egli è la gioia degli uomini e la gloria del popolo ; nella seconda, è « l’infamia degli uomini, e il rifiuto del popolo » (Sal 21,7). Nella prima acclamano : « Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele !» ; nella seconda urlano che merita la morte e lo deridono perché si è fatto re d’Israele. Nella prima, accorrono da lui coi rami delle palme ; nella seconda, lo schiaffeggiano in viso con le palme delle mani, e gli percuotono il capo con la canna. Nella prima, è colmato di elogi ; nella seconda è nauseato dalle ingiurie. Nella prima, si disputano per stendere sul suo percorso i propri mantelli. nella seconda, lo spogliano dei suoi vestiti. Nella prima, lo ricevono a Gerusalemme come re giusto e Salvatore ; nella seconda, è cacciato fuori da Gerusalemme come un criminale e un impostore. Nella prima, è seduto su un asino, circondato di doni ; nella seconda, è appeso al legno della croce, lacerato dalle fruste, trafitto di piaghe e abbandonato dai suoi…

         Signore Gesù, sia che il tuo volto appaia glorioso o umiliato, sempre vi si vede brillare la sapienza. Sul tuo volto risplende il riflesso della luce perenne (Sap 7,26). Risplenda sempre su di noi, Signore, la luce del tuo volto (Sal 4,7) nella tristezza come nella gioia… Sei la gioia e la salvezza di tutti, che ti vedano seduto su un asino o appeso al legno della croce.

 

Domenica delle Palme - VESPRI

Meditazione sulla Passione

 

 

 

Oggi vedete quanto il Signore ha fatto per noi

 di Giovanni Taulero nel quattordicesimo secolo

 

 

Venite, voi tutti che amate Dio ; vedete quanto il Signore ha fatto per voi. Venite, voi tutti che siete stati riscattati mediante il sangue purissimo dell’Agnello innocente ; venite e capite quanto egli ha sofferto a causa del nostro peccato. Oggi si apre per noi il Libro di Vita, i sette sigilli vengono sciolti (Ap 6). La verità risplende, in essa vengono manifestate tutte le ricchezze della sapienza e della scienza (Rm 11,333) ; Si apre una sorgente che contiene i misteri di Dio.

 

         Oggi si squarcia l’antico velo (Mt 27,51), tutte le figure fanno largo alla realtà. Il Santo dei santi viene spalancato, grazie a Gesù, sommo sacerdote. Il sacrificio offerto da lui non è altro che il proprio sangue. Oggi, in Cristo, viene rivelato il senso di tutti i simboli, tutti i misteri sono svelati. Oggi viene aperto il tesoro immenso del padre di famiglia, in cui attingeranno a piene mani tutti i poveri, tutti i deboli, tutti gli oppressi. Ognuno può attingere alle piaghe del Salvatore la grazia di cui ha bisogno.

 

         Oggi viene manifestato innanzitutto il mirabile mistero : il Re degli uomini si fa feccia del genere umano ; l’Altissimo si fa l’ultimo di tutti ; il Figlio unico di Dio si offre liberamente sulla croce per tutti noi peccatori. Vuole inchiodare il peccato sulla croce, uccidere la morte e, mediante il suo sangue prezioso, distruggere il documento scritto del nostro debito (Col 2,14), dove erano annotate le nostre colpe…

 

         Non ha forse detto : « Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me » (Gv 12,32) ? Tutti, cioè tutti gli uomini, qui tutti vengono radunati. Tanti uomini incontrano la croce ; in mezzo a tante tribolazioni, Dio li porta alla sua croce, per attirarli a sé. Allora portano volentieri la loro croce ; e diventano i suoi veri amici.

 

Settimana Santa - LODI martedì santo

2006-04-11            

Discorsi 76, 317 ; PL 57, 353

 

 

Le lacrime di Pietro

 di San Massimo di Torino nel quinto secolo

 

 

         Il Signore voltatosi, guarda Pietro. E Pietro accorgendosi di ciò che ha appena detto, si pente e piange...; si scioglie in lacrime e rimane muto... (Lc 22,61-62). Infatti, le lacrime sono propriamente delle preghiere mute; meritano il perdono pur senza invocarlo; senza perorare la loro causa, ottengono misericordia... Le parole possono non riuscire ad esprimere una preghiera, le lacrime mai; le lacrime esprimono sempre ciò che proviamo, mentre le parole possono essere impotenti. Per questo Pietro non ricorre più a parole: le parole lo avevano spinto a tradire, a peccare, a rinnegare la sua fede. Preferisce confessare il suo peccato con le lacrime, avendo prima rinnegato con le parole...

 

         Imitiamolo invece in quello che dice, quando il Signore gli domanda tre volte: “Simone, mi vuoi bene?” (Gv 2117). Tre volte risponde: “Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Il Signore  gli dice allora: “Pasci le mie pecorelle”, e ciò tre volte. Questa parola compensa il suo smarrimento precedente; colui che aveva rinnegato il Signore tre volte lo confessa tre volte; tre volte si è reso colpevole, tre volte ottiene la grazia con il suo amore. Vedete dunque quanto beneficio Pietro ha tratto dalle sue lacrime!... Prima di versare lacrime era un traditore; versate le lacrime, venne scelto come pastore, e colui che si era comportato male ricevette l’incarico di condurre gli altri.

 

Settimana Santa - VESPRI martedì santo

Trattato sul vangelo di Luca 10, 49-52, 87-89 ; SC 52, 173, 185

 

 

« In verità ti dico : non canterà il gallo, prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte »

 di Sant’Ambrogio nel quarto secolo

 

 

         Fratelli, convertiamoci : stiamo attenti che non avvengano, per nostra rovina, litigi fra di noi riguardo ai primi posti. Se gli apostoli hanno litigato (Lc 22,24), non è certo per offrirci una scusa ; è un invito a stare attenti. Certamente, Pietro si è convertito il giorno in cui ha risposto alla prima chiamata del Maestro. Ma chi può dire della propria conversione, che è stata compiuta in una volta sola ?

         Il Signore ci ha dato l’esempio. Avevamo bisogno di tutto ; lui, pur non avendo bisogno di nessuno, si mostra maestro in umiltà, mettendosi al servizio dei suoi discepoli… Quanto a Pietro, certamente pronto nello spirito ma ancora debole nelle disposizioni del corpo (Mt 26,41), venne avvertito che stava per rinnegare il Signore. La Passione del Signore trova degli imitatori ma non dei pari. Per cui non rimproverò a Pietro di aver rinnegato il Signore ; mi congratulo piuttosto con lui per il fatto di aver pianto. Rinnegare dipende dalla nostra comune condizione; il piangere è segno di virtù, di forza interiore… Eppure se anche noi lo scusiamo, lui non si è scusato… Ha preferito accusare in prima persona il suo peccato e giustificarlo con una confessione, piuttosto che aggravare la sua situazione negando. E ha pianto…

         Leggo che ha pianto, non leggo che si sia scusato. Quello che non si può difendere, può essere lavato ; le lacrime possono lavare le mancanze che ci si vergogna di confessare ad alta voce… Le lacrime dicono la colpa senza tremare… ; le lacrime non chiedono il perdono eppure lo ottengono… Buone lacrime che lavano la colpa ! Per questo piangono quelli che Gesù guarda. Pietro ha rinnegato una prima volta e non ha pianto perché il Signore non lo aveva guardato. Ha rinnegato una seconda volta e non ha pianto perché il Signore non lo aveva ancora guardato. Ha rinnegato una terza volta ; Gesù l’ha guardato e lui ha pianto amaramente. Guardaci, Signore Gesù, perché sappiamo piangere i nostri peccati.

 

Settimana Santa - LODI mercoledì

Catechesi 13, §6

 

 

« Il mio tempo è vicino ; farò la Pasqua da te »

 di San Cirillo di Gerusalemme nel quarto secolo

 

         Sicuramente, vuoi che ti sia dimostrato che Cristo sia andato volontariamente incontro alla Passione ? Gli altri muoiono contro la loro volontà, perché muoiono nel buio. Lui invece diceva, in anticipo, riguardo alla sua Passione : « Il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso » (Mt 26,2). Sai forse perché quel misericordioso non ha sfuggito la morte ? Affinché il mondo intero non affondasse nei suoi peccati : « Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato e crocifisso » (Mt 20,18) e ancora : « Si diresse decisamente verso Gerusalemme » (Lc 9,51).

 

         Vuoi anche sapere con certezza che la croce è stata per Gesù una gloria ? Ascolta, lui te lo dice, e non io. Giuda, vinto dall’ingratitudine verso il suo ospite, stava per consegnarlo ; appena uscito da tavola, bevuto il calice della benedizione, invece di ringraziamento per tale bevanda di salvezza, decise di spargere il sangue innocente. Avendo mangiato il pane del Maestro, lo ringraziava in un modo spudorato, facendolo cadere… Poi Gesù disse : « È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo » (Gv 12,23). Vedi come egli sa che la croce è la sua gloria ? … Non che prima egli sia stato senza gloria, poiché era stato glorificato « con quella gloria che aveva presso il Padre prima che il mondo fosse » (Gv 17,5). In quanto Dio, era glorificato da sempre, mentre ora, è stato glorificato per aver meritato la corona grazie alla sua costanza nella prova.

 

         Egli non morì contro la sua volontà, né fu la violenza a sacrificarlo, ma offrì se stesso volontariamente. Ascolta quello che dice : « Io ho il potere di dare la mia vita e il potere di riprenderla » (Gv 10,18) ; cedo volontariamente ai miei nemici la mia vita, perché se non lo volessi, nulla accadrebbe. Egli dunque andò volontariamente alla sua passione, lieto di un’opera così sublime, pieno di intima gioia per la vittoria cioè per la salvezza degli uomini.

 

Settimana Santa - VESPRI mercoledì

Dialogo della Divina Provvidenza, 37

 

 

La disperazione di Giuda

 di Santa Caterina da Siena nel quattordicesimo secolo

 

 

         “Giuda si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “Che ci riguarda? Veditela tu.” Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi” (Mt 27,3-5).

 

         Dio disse a Santa Caterina: Il peccato imperdonabile, in questo mondo e nell’altro, è quello dell’uomo che, disprezzando la mia misericordia, non ha voluto essere perdonato. Per questo lo ritengo il più grave, e per questo la disperazione di Giuda mi attristò maggiormente, e fu più penosa a mio Figlio del suo tradimento. Gli uomini saranno dunque condannati a causa di questo giudizio sbagliato, che gli fa credere che il loro peccato sia più grande della mia misericordia... Sono condannati per la loro ingiustizia quando si lamentano della loro sorte più dell’offesa che mi hanno fatto.

 

         Proprio allora infatti sono ingiusti: non mi rendono ciò che mi appartiene, né rendono a loro ciò che appartiene loro. A me sono dovuti l’amore, il pentimento per la colpa e la contrizione; devono offrirmeli a causa delle loro offese, ma fanno tutto il contrario. Non hanno amore né compassione se non per loro stessi, poiché non sanno altro che lamentarsi dei castighi che li aspettano. Vedi dunque che commettono un’ingiustizia, e per questo si scoprono doppiamente puniti per aver disprezzato la mia misericordia.

 

Settimana Santa - LODI giovedì

La preghiera  della Chiesa, 19-20

 

 

 

« Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua ? »

 di Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein]

 

 

         Sappiamo dai racconti degli evangelisti che Cristo ha pregato come ogni ebreo credente e fedele alla Legge… Pronunciò le antiche orazioni di benedizione, che ancora oggi sono recitate, per il pane, il vino e i frutti della terra, come ne testimoniano i racconti dell’ultima Cena, tutta consacrata all’adempimento di uno dei obblighi religiosi  più santi : il solenne pasto della Pasqua, il quale commemorava la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Forse in questo momento ci è data la visione più profonda della preghiera di Cristo, e come una chiave che ci introduce nella preghiera di tutta la Chiesa…

 

         La benedizione e la condivisione del pane e del vino facevano parte del rito del pasto pasquale. Ma l’una e l’altra ricevono qui un senso interamente nuovo. In questo momento nasce la vita della Chiesa. Certo, essa nasce in quanto comunità spirituale e visibile soltanto alla Pentecoste. Ma alla Cena, si compie l’innesto del tralcio sul ceppo, che rende possibile l’effusione dello Spirito. Le antiche orazioni di benedizione sono divenute nella bocca di Cristo, parole creatrici di vita. I frutti della terra sono divenuti la sua carne e il suo sangue, pieni della sua vita… La Pasqua dell’antica Alleanza è divenuta la Pasqua dell’Alleanza nuova.

 

Settimana Santa - ORA MEDIA giovedì santo

Dalle «Catechesi» di  Gerusalemme

(Catech. 22, Mistagogica 4, 1. 3-6. 9; PG 33, 1098-1106)

 

 

 

Il pane del cielo e la bevanda di salvezza

dalle Catechesi di Gerusalemme nel quarto secolo

 

 

«Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete e mangiate; questo è il mio corpo. E preso il calice rese grazie, e disse: Prendete e bevete; questo è il mio sangue» (1 Cor 11,23). Poiché egli ha proclamato e detto del pane: «Questo è il mio corpo», chi oserà ancora dubitare? E poiché egli ha affermato e detto: «Questo è il mio sangue» chi mai dubiterà, affermando che non è il suo sangue?
Perciò riceviamoli con tutta certezza come corpo e sangue di Cristo. Nel segno del pane ti vien dato il corpo e nel segno del vino ti vien dato il sangue, perché, ricevendo il corpo e il sangue di Cristo, tu diventi concorporeo e consanguineo di Cristo. Avendo ricevuto in noi il suo corpo e il suo sangue, ci trasformiamo in portatori di Cristo, anzi, secondo san Pietro, diventiamo consorti della natura divina. 
Un giorno Cristo, disputando con i Giudei, disse: Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non avrete in voi la vita (cfr. Gv 6, 53). E poiché quelli non capirono nel giusto senso spirituale le cose dette, se ne andarono via urtati, pensando che li esortasse a mangiare le carni. 
C'erano anche nell'antica alleanza i pani dell'offerta, ma poiché appartenevano all'Antico Testamento, ebbero termine. Nel Nuovo Testamento c'è un pane celeste e una bevanda di salvezza, che santificano l'anima e il corpo. Come infatti il pane fa bene al corpo, così anche il Verbo giova immensamente all'anima.
Perciò non guardare al pane e al vino eucaristici come se fossero semplici e comuni elementi. Sono il corpo e il sangue di Cristo, secondo l'affermazione del Signore. Anche se i sensi ti fanno dubitare, la fede deve renderti certo e sicuro.
Bene istruito su queste cose e animato da saldissima fede, credi che quanto sembra pane, pane non è, anche se al gusto è tale, ma corpo di Cristo. Credi che quanto sembra vino, vino non è, anche se così si presenta al palato, ma sangue di Cristo. Di queste divine realtà già in antico David diceva nei Salmi: «Il pane che sostiene il suo vigore e l'olio che fa brillare il suo volto» (Sal 103, 15). Ebbene sostieni la tua anima, prendendo quel pane come pane spirituale, e fa' brillare il volto della tua anima.
Voglia il cielo che con la faccia illuminata da una coscienza pura, contempli la gloria del Signore, come in uno specchio, e proceda di gloria in gloria, in Cristo Gesù, Signore nostro. A lui onore, potestà e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

 

Settimana Santa - UFFICIO DELLE TENEBRE venerdì santo

Dalle «Catechesi» di, vescovo
(Catech. 3, 13-19; SC 50, 174-177)

 

 

La forza del sangue di Cristo

di San Giovanni Crisostomo nel quarto secolo

 

 

     Vuoi conoscere la forza del sangue di Cristo? Richiamiamone la figura, scorrendo le pagine dell'Antico Testamento.
     «Immolate, dice Mosè, un agnello di un anno e col suo sangue segnate le porte» (Es 12, 1-14). Cosa dici, Mosè? Quando mai il sangue di un agnello ha salvato l'uomo ragionevole? Certamente, sembra rispondere, non perché è sangue, ma perché è immagine del sangue del Signore. Molto più di allora il nemico passerà senza nuocere se vedrà sui battenti non il sangue dell'antico simbolo, ma quello della nuova realtà, vivo e splendente sulle labbra dei fedeli, sulla porta del tempio di Cristo.
     Se vuoi comprendere ancor più profondamente la forza di questo sangue, considera da dove cominciò a scorrere e da quale sorgente scaturì. Fu versato sulla croce e sgorgò dal costato del Signore. A Gesù morto e ancora appeso alla croce, racconta il vangelo, s'avvicinò un soldato che gli aprì con un colpo di lancia il costato: ne uscì acqua e sangue. L'una simbolo del Battesimo, l'altro dell'Eucaristia. Il soldato aprì il costato: dischiuse il tempio sacro, dove ho scoperto un tesoro e dove ho la gioia di trovare splendide ricchezze. La stessa cosa accade per l'Agnello: i Giudei sgozzarono la vittima ed io godo la salvezza, frutto di quel sacrificio.
     E uscì dal fianco sangue ed acqua (cfr. Gv 19, 34). Carissimo, non passare troppo facilmente sopra a questo mistero. Ho ancora un altro significato mistico da spiegarti. Ho detto che quell'acqua e quel sangue sono simbolo del battesimo e dell'Eucaristia. Ora la Chiesa è nata da questi due sacramenti, da questo bagno di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito santo per mezzo del Battesimo e dell'Eucaristia. E i simboli del Battesimo e dell'Eucaristia sono usciti dal costato. Quindi è dal suo costato che Cristo ha formato la Chiesa, come dal costato di Adamo fu formava Eva.
     Per questo Mosè, parlando del primo uomo, usa l'espressione: «Osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne» (Gn 2, 23), per indicarci il costato del Signore. Similmente come Dio formò la donna dal fianco di Adamo, così Cristo ci ha donato l'acqua e il sangue dal suo costato per formare la Chiesa. E come il fianco di Adamo fu toccato da Dio durante il sonno, così Cristo ci ha dato il sangue e l'acqua durante il sonno della sua morte.
Vedete in che modo Cristo unì a sé la sua Sposa, vedete con qualche cibo ci nutre. Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato.

 

Settimana Santa - UFFICIO DELLA DISCESA AGLI INFERI sabato santo

In Domini corporis supulturam ; PG 98, 251-260  

 

 

 

Adamo dove sei?

 di San Germano di Costantinopoli nell’ottavo secolo

 

         « Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce ; su coloro che abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse » (Is 9, 1), la luce della redenzione. Visto il Tiranno ferito a morte, questo popolo torna dalle tenebre alla luce ; passa dalla morte alla vita.

 

         Che la tua croce sia un trionfo, le pietre stesse lo gridano, queste pietre del calvario dove, secondo un’antica tradizione dei padri, fu sepolto Adamo, nostro primo padre. « Adamo, dove sei ? » (Gn 3, 9) grida di nuovo Cristo. « Sono venuto a cercarti e, per poterti trovare, ho steso le mani sulla croce. Con le mani stese, mi rivolgo al Padre per rendere grazie per averti trovato, poi rivolgo le mani anche verso di te per abbracciarti. Non sono venuto per giudicare il tuo peccato, bensì per salvarti per il mio amore per gli uomini (Gv 3, 17) ; non sono venuto per maledirti per la tua disubbidienza, bensì per benedirti con la mia ubbidienza. Ti coprirò con le mie penne, sotto le mie ali troverai rifugio, la mia fedeltà ti coprirà dello scudo della croce e non temerai i terrori della notte (Sal 90, 1-5) perché conoscerai il giorno che non tramonta (Sap 7, 10). Cercherò la tua vita nascosta nelle tenebre e nell’ombra della morte (Lc 1, 79). Non mi darò riposo finché, umiliato e disceso fino agli inferi per cercarti, non ti abbia ricondotto in cielo.

 

Settimana Santa - U.R. giorno di Pasqua

 

 

Questa festa supera tutte le altre

di san Gregorio Magno, nel sesto secolo

  

 

 

   Non deve stupire se anche dopo la sua gloriosa risurrezione il Signore fece conoscere solo per gradi l’incorruttibilità del corpo da lui assunto. Luca c’informa che dapprima alle donne che lo cercavano nel sepolcro inviò degli angeli ; in seguito apparve in persona, ma senza darsi a conoscere, ai discepoli che parlavano di lui lungo la via : si diede a conoscere il pane ; finalmente, entrato all’improvviso nel cenacolo, non soltanto si diede a conoscere ma si fece anche toccare.

   Poiché il cuore dei discepoli era ancora esitante e dubbioso, era necessario, per la rivelazione d’un tale mistero, somministrare loro il nutrimento in modo tale che cercando trovassero a poco a poco qualcosa, trovando crescessero e, crescendo, più solidamente entrassero in possesso delle cose conosciute. Non tutto d’un colpo, quindi, ma attraverso un crescendo  graduale di fatti e di parole, un passo dopo l’altro, siamo guidati verso l’eternità.

   E giusto insistere sulla grandezza di questa festività, perché essa supera tutte le altre. Come nel linguaggio biblico si usano le espressioni “Santo dei Santi o “Cantico dei cantici” per esprimere un concetto di superiorità, cosi questa festa potrebbe essere con proprietà chiamata solennità delle solennità. In essa ci è stato dato un esempio di risurrezione, fu posta la speranza della patria celeste per cui possiamo tendere col desiderio alla gloria celeste per cui possiamo tendere col desiderio alla gloria del regno eterno.

 

 

Settimana Santa - VESPRI giorno di Pasqua

Discorso 3 per la Risurrezione ; PG 43, 465

 

 

« Questo è il giorno fatto dal Signore : giorno di giubilo e di gioia »

 Sant’Epifanio di Salamina nel quarto secolo

 

 

          Il Sole di giustizia (Ml 3,20) scomparso da tre giorni, sorge oggi e illumina tutta la creazione : Cristo, al sepolcro da tre giorni, eppure vivo da tutti i secoli ! Cresce come una vigna e riempie di gioia tutta la terra abitata. Fissiamo i nostri occhi sul sorgere del Sole che non conoscerà tramonto ; precediamo il giorno e siamo pieni della gioia per tale luce !

 

         Le porte degli inferi sono state spezzate da Cristo, i morti si drizzano come da un sonno. Cristo, risurrezione dei morti, sorge e viene a svegliare Adamo. Cristo, risurrezione di tutti i morti, sorge e viene a liberare Eva dalla maledizione. Cristo, che è la risurrezione, sorge e ha trasfigurato nella sua bellezza ciò che era senza bellezza né apparenza (Is 53,2). Come un dormiente, il Signore si è svegliato e ha sventato tutti gli stratagemmi del nemico. È risorto e ha dato la gioia a tutta la creazione ; è risorto e la prigione degli inferi è stata svuotata ; è risorto e ha trasformato il corruttibile in incorruttibile (1 Cor 15,53). Cristo risorto ha stabilito Adamo nell’incorruttibilità, sua primitiva dignità.

 

         In Cristo, oggi la Chiesa diviene un cielo nuovo (Ap 21,1), un cielo più bello da contemplare del sole visibile. Il sole che vediamo ogni giorno non è paragonabile a questo Sole ; come un servo compreso di rispetto, si è eclissato davanti a lui, quando l’ha visto inchiodato sulla croce (Mt 27,45). Di questo Sole ha detto il profeta : « Per voi, cultori del mio nome, sorgerà il Sole di giustizia » (Ml 3,20)… In lui, Cristo, Sole di giustizia, la Chiesa diviene un cielo risplendente di molte stelle, nate dalla piscina battesimale in una luce nuova. « Questo è il giorno fatto dal Signore ; rallegriamoci ed esultiamo in esso » (Sal 117, 254), pieni di un’esultanza divina.

 

Ottava di Pasqua - LODI martedì

Gv 20, 11-18

 Discorsi sul Vangelo, 25 ;

PL 76, 1188

 

« Perché piangi ? »

 San Gregorio Magno nel sesto secolo

 

 

         Maria, mentre piangeva, si chinò e guardò nel sepolcro. Eppure aveva già visto che era vuoto, e aveva annunciato la scomparsa del Signore. Perché allora si china ancora? Perché ancora desidera vedere? Perché l’amore non si accontenta di un solo sguardo; l’amore è una ricerca sempre più ardente. L’ha già cercato, ma invano; si ostina e finisce col ritrovarlo... Nel Cantico dei cantici, la Chiesa diceva dello Sposo: “Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore” (Ct 3,12). Due volte esprime la sua delusione: “L’ho cercato, ma non l’ho trovato”. Infine il successo corona i suoi sforzi: “Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: Avete visto l’amato del mio cuore? Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore” (Ct 3,3-4).

 

         Quanto a noi, quando, sul nostro letto, cerchiamo l’Amato? Durante i brevi riposi di questa vita, quando sospiriamo l’assenza del nostro Redentore. Di notte lo cerchiamo, perché anche se il nostro spirito veglia già su di lui, i nostri occhi non vedono null’altro che la sua ombra. Ma poiché non troviamo l’Amato, alziamoci, facciamo il giro della città, cioè della santa assemblea degli eletti. Cerchiamolo con tutto il nostro cuore; guardiamo per le strade e per le piazze, cioè nei passaggi ripidi della vita o nelle sue vie spaziose; apriamo gli occhi, cerchiamo i passi dell’Amato del nostro cuore... Questo desiderio faceva dire a Davide: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? Senza sosta, cercate il suo volto” (Sal 42,3).

 

Ottava di Pasqua  VESPRI martedì    

            Gv 20, 11-18

Inno 40 ; SC 128, 397

 

 

Maria di Màgdala, inviata ad annunciare la risurrezione

Romano il Melode nel sesto secolo

 

         Colui che prova mente e cuore (Sal 7,10), sapendo che Maria avrebbe riconosciuto la sua voce, chiama la sua pecora, da vero pastore (Gv 10,4) dicendo “Maria!”. E lei, subito: “Si, mi sta chiamando proprio il mio buon pastore, per farmi stare ormai con le novantanove pecore (Lc 15,4). Vedo dietro di lui legioni di santi, schiere di giusti... So bene chi è colui che mi chiama; l’avevo detto, è il mio Signore, è colui che offre agli uomini decaduti la risurrezione”.

         Spinta dal fervore dell’amore, la donna volle afferrare colui che riempie tutto il creato... Ma il Creatore... la elevò verso il mondo divino dicendo: “Non mi trattenere, mi considereresti forse solo come un mortale? Sono Dio, non mi trattenere... Alza gli occhi e guarda il mondo celeste; proprio là devi cercarmi. Io salgo al Padre mio, che non ho lasciato. Sono sempre stato con lui, ho condiviso il suo trono, ricevo gli stessi onori, io che offro agli uomini decaduti la risurrezione.

         La tua lingua ormai proclami queste cose e le spieghi ai figli del Regno che aspettano che mi svegli, io il Vivente. Affrettati, Maria, raduna i miei discepoli. In te ho una tromba dalla voce potente; suona un canto di pace agli orecchi inpauriti dei miei amici nascosti, svegliali tutti come da un sonno, affinché mi vengano incontro. Va a dire: ‘Lo sposo si è svegliato, uscendo dalla tomba. Apostoli, scacciate la tristezza mortale, perché si è alzato colui che offre agli uomini decaduti la risurrezione.

 

         Maria esclamò: “Subito il mio lutto si è cambiato in tripudio, tutto è divenuto per me gioia ed esultanza. Non esito a dire che ho ricevuto la stessa gloria di Mosè (Es 33,18). Ho visto, si, ho visto, non sul monte, bensì nel sepolcro, velato non nella nube, bensì in un corpo, il Maestro degli esseri incorporei e delle nubi, il loro Maestro ieri, ora e per sempre. Mi ha detto: “Maria affrettati. Come una colomba che porta il ramo di ulivo, va ad annunciare la buona novella ai discendenti di Noè (Gen 8,11). Dì loro che la morte è stata distrutta e che è risorto, colui che offre agli uomini decaduti la risurrezione”.

 

Ottava di Pasqua LODI mercoledì

 

 

Questa festa supera tutte le altre

 di san Gregorio Magno, nel sesto secolo

 

 

   Non deve stupire se anche dopo la sua gloriosa risurrezione il Signore fece conoscere solo per gradi l’incorruttibilità del corpo da lui assunto. Luca c’informa che dapprima alle donne che lo cercavano nel sepolcro inviò degli angeli ; in seguito apparve in persona, ma senza darsi a conoscere, ai discepoli che parlavano di lui lungo la via : si diede a conoscere il pane ; finalmente, entrato all’improvviso nel cenacolo, non soltanto si diede a conoscere ma si fece anche toccare.

   Poiché il cuore dei discepoli era ancora esitante e dubbioso, era necessario, per la rivelazione d’un tale mistero, somministrare loro il nutrimento in modo tale che cercando trovassero a poco a poco qualcosa, trovando crescessero e, crescendo, più solidamente entrassero in possesso delle cose conosciute. Non tutto d’un colpo, quindi, ma attraverso un crescendo  graduale di fatti e di parole, un passo dopo l’altro, siamo guidati verso l’eternità.

   E giusto insistere sulla grandezza di questa festività, perché essa supera tutte le altre. Come nel linguaggio biblico si usano le espressioni “Santo dei Santi o “Cantico dei cantici” per esprimere un concetto di superiorità, cosi questa festa potrebbe essere con proprietà chiamata solennità delle solennità. In essa ci è stato dato un esempio di risurrezione, fu posta la speranza della patria celeste per cui possiamo tendere col desiderio alla gloria celeste per cui possiamo tendere col desiderio alla gloria del regno eterno.

 

Ottava di Pasqua - VESPRI mercoledì

Lc 24, 13-35

Discorsi,  235 ; PL 38, 1117

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

"Resta con noi"

Sant’Agostino nel quinto secolo

 

Fratelli, quand'è che il Signore volle essere riconosciuto? All'atto di spezzare il pane. È una certezza che abbiamo: quando spezziamo il pane riconosciamo il Signore. Non si fece riconoscere in altro gesto diverso da quello; e ciò per noi, che non lo avremmo visto in forma umana ma avremmo mangiato la sua carne. Sì, veramente, se tu - chiunque tu sia - sei nel novero dei fedeli, se non porti inutilmente il nome di cristiano, se non entri senza un perché nella chiesa, se hai appreso ad ascoltare la parola di Dio con timore e speranza, la frazione del pane sarà la tua consolazione. L'assenza del Signore non è assenza. Abbi fede, e colui che non vedi è con te.

 

Quanto invece a quei discepoli, quando il Signore parlava con loro, essi non avevano più la fede perché non lo credevano risorto e non speravano che potesse risorgere. Avevano perso la fede e la speranza: pur camminando con uno che viveva, loro erano morti. Camminavano morti in compagnia della stessa Vita! Con loro camminava la Vita, ma nei loro cuori la vita non si era ancora rinnovata.

 

E ora mi rivolgo a te. Se vuoi ottenere la vita fa' quello che fecero quei discepoli, in modo che ti sia dato riconoscere il Signore. Essi lo invitarono a casa. Il Signore fece finta d'essere uno che doveva andare lontano, ma loro lo trattennero... Accogli l'ospite, se desideri riconoscere il Salvatore... Imparate dov'è da ricercarsi il Signore, dove lo si possiede, dove lo si riconosce: è quando lo mangiate.

 

Ottava di Pasqua - LODI Giovedì

Lc 24, 35-48

Discorsi,  81 ; PL 52, 427

 

 

« Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse : ‘ Pace a voi ’ »

 San Pietro Crisologo nel quinto secolo

 

 

         La Giudea nella ribellione aveva scacciato la pace via dalla terra... e gettato l’universo nel caos originale... Persino fra i discepoli, la guerra infieriva; la fede e il dubbio si davano assalti furiosi... I loro cuori, nei quali infuriava la tempesta, non potevano trovare nessun rifugio, nessun porto tranquillo.

 

         A questa vista, Cristo che scruta i cuori, che comanda ai venti, che doma le tempeste, e con un solo segno muta il temporale in un cielo sereno, li ha stabiliti nella sua pace dicendo: “Pace a voi! Sono io; non temete nulla. Sono io, il crocifisso, colui che era morto, che era sepolto. Sono io, il vostro Dio divenuto uomo per voi. Sono io. Non uno spirito rivestito di un corpo, bensì la verità stessa fatta uomo. Sono io, che la morte ha fuggito, che gli inferi hanno temuto. Nel suo spavento, l’inferno mi ha proclamato Dio.

 

Non avere paura, Pietro, che mi hai rinnegato, né tu, Giovanni, che ti sei dato alla fuga, né voi tutti che mi avete abbandonato, che non avete pensato ad altro che a tradirmi, che non credete ancora in me, neppure ora che mi vedete. Non abbiate paura, sono proprio io. Vi ho chiamati per mezzo della grazia, vi ho scelti nel mio perdono, vi ho sostenuti con la mia compassione, vi ho portati nel mio amore, e vi accolgo oggi, a motivo della mia sola bontà.

 

Ottava di Pasqua - VESPRI giovedì

Discorso 1 sulla risurrezione del Signore, 4 ; PL 185A, 143-144

Lc 24,35-48

 

Perché siete turbati ?

 

del Beato Guerrico d’Igny nel dodicesimo secolo

 

         Quando Gesù venne dai suoi apostoli, mentre “erano chiuse le porte e si fermò in mezzo a loro, furono stupiti e spaventati poiché credevano di vedere un fantasma” (Gv 20,19; Lc 24,37). Ma quando alitò su di loro e disse : “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22), e poi quando mandò loro dal cielo questo stesso Spirito come un dono nuovo, questo dono è stato una prova indubitabile della sua risurrezione e della sua vita nuova. Infatti, lo Spirito testimonia nel cuore dei santi e, poi, con la loro bocca, che Cristo è la verità, la vera risurrezione e la vita. Per cui i discepoli, che prima avevano dubitato, persino mentre vedevano il suo corpo vivente, “con grande forza rendevano testimonianza della risurrezione del Signore” (At 4,33) avendo gustato a questo Spirito che dà la vita. È molto più vantaggioso accogliere Gesù nel nostro cuore che vederlo con i nostri occhi o sentirlo parlare. L’azione dello Spirito Santo sui nostri sensi interiori è molto più potente dell’impressione che fanno gli oggetti materiali sui nostri sensi esteriori.

 

         Ora, fratelli, quale testimonianza rende la gioia del vostro cuore al vostro amore per Cristo?... Oggi nella Chiesa tanti messaggeri proclamano la risurrezione e il vostro cuore esulta e grida: “Gesù, mio Dio, è vivente, me l’hanno annunciato! A questa notizia, il mio spirito scoraggiato, tiepido e assopito dal dolore, ha ripreso vita. La voce che proclama la buona notizia risveglia dalla morte persino i più colpevoli...” Fratello, l’indizio a cui riconoscerai che il tuo spirito ha ripreso vita in Cristo è questo: Se dice: “Se Gesù è vivente, questo mi basta!” O parola di fede e quanto degna degli amici di Gesù!... “Se Gesù è vivente, questo mi basta!”

 

Ottava di Pasqua - LODI Venerdì

Gv 21, 1-14

Discorsi, 53, 1-4

(In l'Ora dell'Ascolto p. 722 alt.)

 

 

« Quando già era l’alba, Gesù si presentò sulla riva »

 San Massimo di Torino nel quarto secolo

 

 

          « Questo giorno fatto dal Signore », (Sal 117, 24) penetra in tutto ; contiene tutto, abbraccia tutto, cielo, terra e inferi !… Cosa poi sia questo giorno del cielo se non Cristo, del quale dice il profeta : « Il giorno al giorno ne affida il messaggio » (Sal 18, 3). Questo giorno è il Figlio, su cui il Padre che è il giorno senza principio, fa splendere il sole della sua divinità. Dirò anzi che egli stesso è quel giorno che ha parlato per mezzo di Salomone : « Io ho fatto sì che spuntasse in cielo una luce che non viene meno » (Sir 24, 32)… Come dunque al giorno del cielo non segue la notte, così le tenebre del peccato non possono far seguito alla giustizia di Cristo. La luce di Cristo sempre risplende nel suo radioso fulgore senza poter essere ostacolata da caligine alcuna. « La luce brilla nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno sopraffatta » (Gv 1, 5).

 

         Alla risurrezione di Cristo, tutti gli elementi sono glorificati ; sono certo che quel giorno, il sole abbia brillato di uno splendore più vivo. Non doveva forse entrare nella gioia della risurrezione, lui che si era rattristato per la morte di Cristo (Mt 27, 45) ?… Da servo fedele, si era oscurato per accompagnare Cristo nella tomba ; oggi deve risplendere per salutare la sua risurrezione…Pertanto, fratelli, tutti dobbiamo rallegrarci in questo santo giorno. Nessuno deve sottrarsi alla letizia comune a motivo dei peccati che ancora gravano la sua coscienza. Sebbene peccatore, in questo giorno nessuno deve disperare del perdono. Abbiamo infatti un indizio non piccolo : Se il Signore, sulla croce, ha perdonato al ladro, di quali beni noi non saremmo colmati dalla gloria della sua risurrezione?

 

Ottava di Pasqua - VESPRI Venerdì

                                      Gv 21,1-19

 

 

 

« Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva »

 San Gregorio Magno nel sesto secolo

 

         Il mare simboleggia il mondo presente, agitato dalla tempesta degli affari e dalla marea di una vita che si sta ritirando. La riva, salda, è la figura della perennità del riposo eterno. I discepoli quindi lavorano sul lago, poiché si trovano ancora alle prese con le onde della vita terrena ; invece il nostro Redentore sta sulla riva poiché in quel momento ha superato la condizione di una carne fragile. Tramite queste realtà  naturali, Cristo sembra dire loro, riguardo al mistero della sua risurrezione : « Ora, non mi presento a voi in mezzo al mare, perché non sono più in mezzo a voi nell’agitazione delle onde ». Disse altrove agli stessi discepoli : « Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi » (Lc 24, 44).

 

Ormai, non è con loro nello stesso modo. Era veramente lì, apparendo corporalmente ai loro occhi, però… la sua carne immortale era lontanissimo dai loro corpi mortali. Il fatto che il suo corpo stesse sulla riva mentre loro navigavano ancora, mostra bene che egli ha superato la loro esistenza, benché si trovasse ancora con loro.

 

Ottava di Pasqua - LODI Sabato

                                                                                                                                        Mc 16, 9-15 

Disorso 58, 20° sulla Passione ; SC 74, 252

 

 

‘Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo’

San Leone Magno nel quinto secolo

 

         Non siamo presi dallo spettacolo delle cose di questo mondo; i beni della terra non distolgano i nostri sguardi dal cielo. Riteniamo superato ciò che è quasi un nulla ormai; che il nostro spirito, attaccato a quel che deve rimanere, fissi il suo desiderio sulle promesse dell’eternità. Benché ancora solo “nella speranza, noi siamo stati salvati” (Rm 8,24), benché assumiamo ancora una carne soggetta alla corruzione a alla morte, possiamo proprio affermare tuttavia che viviamo fuori della carne, se sfuggiamo al potere delle sue passioni. No, non meritiamo più il nome di questa carne, dal momento che  ne abbiamo i richiami.

 

         Il popolo di Dio si accorga dunque che è “una creazione nuova in Cristo” (2 Cor 5,17). Capisca bene da chi è stato scelto e a chi sceglie di appartenere. Che l’uomo nuovo non ritorni nell’incostanza del suo stato antico. Che colui “che ha messo mano all’aratro” (Lc 9,62) non cessi di lavorare, che vegli sul grano che ha seminato, che non ritorni verso quello che ha lasciato. Che nessuno ricada nella decadenza dalla quale si era rialzato. E se, per la debolezza della carne, qualcuno giace ancora in una di queste malattie, prenda la ferma risoluzione di guarire e di rialzarsi. Tale è la via della salvezza; tale è il modo di imitare la risurrezione iniziata da Cristo... I nostri passi abbandonino le sabbie mobili per camminare sulla terra ferma, poiché sta scritto: “Il Signore fa sicuri i passi dell’uomo e segue con amore il suo cammino. Se cade, non rimane a terra, perché il Signore lo tiene per mano” (Sal 36,23).

 

         Fratelli carissimi, tenete ben presenti in mente questi pensieri, non solo per la festa di Pasqua, ma anche per santificare tutta la vostra vita.

 

Ottava di Pasqua - PV Sabato

Lettera enciclica « Dio ricco di misericordia », n° 8

 

 

 

La Divina Misericordia, sorgente di vita per l’uomo

Giovanni Paolo II

 

 

Il mistero pasquale è Cristo al vertice della rivelazione dell'inscrutabile mistero di Dio. Proprio allora si adempiono sino in fondo le parole pronunciate nel cenacolo : « Chi ha visto me, ha visto il Padre » (Gv 14, 9). Infatti Cristo, che il Padre « non ha risparmiato » (Rm 8, 32) in favore dell'uomo, e che nella sua passione e nel supplizio della croce non ha trovato misericordia umana, nella sua risurrezione ha rivelato la pienezza di quell' amore che il Padre nutre verso di lui e, in lui, verso tutti gli uomini. « Non è un Dio dei morti, ma dei viventi » (Mc 12, 27).

 

         Nella sua risurrezione Cristo ha rivelato il Dio dell'amore misericordioso, proprio perché ha accettato la croce come via alla risurrezione. Ed è per questo che - quando ricordiamo la croce di Cristo, la sua passione e morte - la nostra fede e la nostra speranza s'incentrano sul Risorto : su quel Cristo che « la sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato... si fermò in mezzo a loro » nel cenacolo « dove si trovavano i discepoli, ... alitò su di loro e disse : Ricevete lo Spirito Santo ; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi » (Gv 20, 19s).

 

Ecco il Figlio di Dio, che nella sua risurrezione ha sperimentato in modo radicale su di sé la misericordia, cioè l'amore del Padre che è più potente della morte. Ed è anche lo stesso Cristo che… rivela se stesso come fonte inesauribile della misericordia, dell’ amore … più potente del peccato. 

 

IIA settimana tempo Pasquale -  U.R. Domenica

Giornale dell’anima, cap. 1958-1963

 

 

 

Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?

 del Beato Giovanni XXIII

 

         Il successore di Pietro sa che nella sua persona e nella sua attività, la grazia e la legge dell’amore sostengono, vivificano e ornano tutto; e, di fronte al mondo intero, la santa Chiesa trova il suo appoggio nello scambio di amore fra Gesù e lui, Simon Pietro figlio di Giovanni, come su di un sostegno invisibile e visibile: Gesù invisibile agli occhi della carne e il Papa, Vicario di Cristo, visibile agli occhi del mondo intero. Considerato questo mistero di amore fra Gesù e il suo Vicario, quale onore e quale dolcezza per me, ma nello stesso tempo, quale motivo di confusione per la piccolezza, per il nulla che sono io.

 

         La mia vita deve essere tutta amore per Gesù, e nello stesso tempo totale effusione di bontà e di sacrificio per ogni anima e per il mondo intero. In questo episodio... il passaggio è diretto alla legge del sacrificio. Gesù stesso lo annuncia a Pietro: “In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”.

 

                  Per la grazia del Signore, non sono ancora entrato in questa “vecchiaia”, ma avendo compiuto ormai ottant’anni, sto sulla soglia. Devo tenermi pronto per quella ultima tappa della mia vita dove mi aspettano i limiti e i sacrifici, fino al sacrificio della vita corporale e all’apertura della vita eterna. O Gesù, eccomi pronto a tendere le mani, le mie mani già tremanti e deboli, e a lasciare che un’altro mi aiuti a vestirmi e mi sostenga per la strada. Signore, a Pietro hai aggiunto: “e ti porterà dove tu non vuoi”. O, dopo tante grazie di cui ho beneficiato durante la mia lunga vita, non c’è più nulla che io non voglia. Mi hai aperto, tu, la strada, o Gesù; “Io ti seguirò dovunque andrai” (Mt 8,19).

 

IIA settimana tempo Pasquale - VESPRI Domenica

Commento al vangelo di San Giovanni, 123, 5 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

 

Pasci le mie pecorelle

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

         Il Signore domanda a Pietro se gli vuole bene – ciò che già sapeva ; gli domanda, non una sola volta, ma una seconda e una terza ; e altrettante volte niente altro gli affida che il compito di pascere le sue pecore. Così alla sua triplice negazione corrisponde la triplice confessione d'amore, in modo che la sua lingua non abbia a servire all'amore meno di quanto ha servito al timore, e in modo che la testimonianza della sua voce non sia meno esplicita di fronte alla vita, di quanto lo fu di fronte alla minaccia della morte. Sia dunque impegno di amore pascere il gregge del Signore, come fu indice di timore negare il pastore. Coloro che pascono le pecore di Cristo con l'intenzione di volerle legare a sé, non a Cristo, dimostrano di amare se stessi, non Cristo, spinti come sono dalla cupidigia di gloria o di potere o di guadagno, non dalla carità che ispira l'obbedienza, il desiderio di aiutare e di piacere a Dio. Contro costoro, ai quali l'Apostolo rimprovera, gemendo, di cercare i propri interessi e non quelli di Gesù Cristo (cf. Fil 2, 21), si leva forte e insistente la voce di Cristo. Che altro è dire: Mi ami tu? Pasci le mie pecore, se non dire: Se mi ami, non pensare a pascere te stesso, ma pasci le mie pecore, come mie, non come tue; cerca in esse la mia gloria, non la tua; il mio dominio, non il tuo; il mio guadagno e non il tuo… Non siamo dunque amanti di noi stessi, ma amiamo il Signore. Nel pascere le sue pecore, cerchiamo il guadagno del Signore senza preoccuparci del nostro.

 

IIA settimana tempo Pasquale - LODI martedì

Colloqui con Motovilov

 

 

 

« Nascere da acqua e da Spirito »

 di San Serafino di Sarov nel diciannovesimo secolo

 

         La grazia folgorante dello Spirito Santo è stata conferita a noi tutti, fedeli di Cristo, nel sacramento del battesimo. Essa è stata sigillata dalla cresima, l’unzione fatta con il sacro crisma sulle membra principali del nostro corpo… Si dice : « Il sigillo del dono dello Spirito ». Ora, dove apponiamo i nostri sigilli, se non sui recipienti il cui contenuto è particolarmente prezioso ? E cosa c’è di più prezioso al mondo, e di più sacro, dei doni dello Spirito Santo mandati dall’alto durante il sacramento del battesimo ?

 

         Questa grazia battesimale è così grande, così importante, così vivificante per l’uomo, da non poter essergli tolta, anche se  diventasse eretico, fino alla morte, cioè al termine della sua prova temporanea fissata dalla Provvidenza affinché egli abbia una possibilità di raddrizzarsi… Quando un peccatore, ricondotto alla vita dalla sapienza divina sempre in cerca della nostra salvezza, si è deciso di volgersi verso Dio per sfuggire alla perdizione, deve seguire la via del pentimento… e sforzarsi, operando nel nome di Cristo, di acquistare lo Spirito Santo, il quale, dentro di noi, prepara il Regno di Dio.

 

IIA settimana tempo Pasquale - VESPRI martedì

Poesia Pentecoste 1942

 

 

 

« Non sai di dove viene e dove va »

di Santa Teresa Benedetta della Croce

 

 

Chi sei, dolce luce che mi colmi

e illumini le tenebre del mio cuore ?

Mi guidi come la mano di una madre,

e se mi lasciassi,

non potrei fare un solo passo di più.

Sei lo spazio

che avvolge il mio essere e lo mette al tuo riparo.

Se fosse abbandonato da te,

sprofonderebbe nell’abisso del non essere,

dal quale l’hai tirato per sollevarlo verso la luce.

Tu, più vicino a me

di me stessa,

più intimo dell’intimo della mia anima,

e tuttavia inafferrabile e ineffabile,

al di sopra di ogni nome,

Spirito Santo, Amore eterno

 

Non sei forse la dolce manna

che dal cuore del Figlio

trabocca nel mio cuore,

cibo degli angeli e dei beati ?

Lui che si è rialzato dalla morte alla vita

ha svegliato anche me dal sonno della morte per una vita nuova.

E giorno dopo giorno

continua a darmi una vita nuova,

la cui pienezza, un giorno, mi inonderà interamente,

vita nata dalla tua vita, si, te stesso,

Spirito Santo, Vita eterna !

 

IIA settimana tempo Pasquale - LODI mercoledì

Il Pedagogo 1, 6 ; SC 70, 207-211

(In l'Ora dell'Ascolto p.654)

 

 

« Chi opera la verità viene alla luce »

di Clemente d'Alessandria nel secondo secolo

 

 

         Battezzati, veniamo illuminati ; illuminati, siamo adottati come figli ; adottati, siamo condotti alla perfezione ; perfetti, siamo resi immortali. « Io ho detto, dice, voi sete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo ! » (Sal 81, 6 ; cfr Gv 10, 34)

 

         Il battesimo è chiamato con diversi nomi : grazia, illuminazione, perfezione, lavacro. Lavacro perché per suo mezzo togliamo i peccati. Grazia, con cui vengono rimesse le pene dovute ai peccati. Illuminazione, che ci fa guardare alla santa e salvifica luce che è Dio. Diciamo poi che è perfetto quello a cui non manca niente. Sarebbe davvero assurdo dire che la grazia di Dio non sia perfetta e completa in tutti i sensi : Colui che è perfetto può dare solo cose perfette…

 

         Chi è rigenerato e illuminato, come indica la stessa parola, è immediatamente liberato dalle tenebre e nello  stesso momento riceve la luce… Tolti i nostri peccati che coprivano lo Spirito divino come una nuvola, l’occhio del nostro spirito liberato, viene allo scoperto, luminoso, quell’occhio che solo può farci contemplare le cose divine.

 

IIA settimana tempo Pasquale - VESPRI mercoledì

Capitoli sulla conoscenza, IV, 77-78

 

 

 

 

 « La luce è venuta nel mondo »

di Sant’Isacco Siriano nel settimo secolo

 

 

 

         L’uomo che fa fuoco e fiamme a causa della verità non ha ancora imparato la verità così come è. Quando l’avrà imparata in verità, smetterà di infiammarsi a causa di essa. Il dono di Dio e la conoscenza che questo dono concede, non sono mai motivo per turbarsi o alzare la voce ; il luogo infatti dove abita lo Spirito con l’amore e l’umiltà, è un luogo dove regna soltanto la pace…

 

         Se lo zelo fosse stato utile per la salvezza degli uomini, perché Dio avrebbe rivestito un corpo e usato la mitezza e l’umiltà per convertire il mondo a suo Padre ? E perché si sarebbe steso sulla croce per i peccatori, e avrebbe consegnato il suo corpo santissimo alla sofferenza in favore del mondo ? Io sostengo che Dio abbia fatto questo per un solo motivo : fare conoscere al mondo il suo amore, affinché la nostra capacità di amare, ancora aumentata da tale constatazione, fosse resa schiava dal suo stesso amore. Così, l’eminente potenza del Regno dei cieli, che consiste nell’amore, ha trovato un’occasione di esprimersi, nella morte di suo Figlio… affinché il mondo sentisse l’amore di Dio per la sua creazione. Se quel mirabile atto non avesse avuto altro motivo che la remissione dei nostri peccati, un altro mezzo sarebbe bastato per realizzarla. Chi l’avrebbe rifiutato se egli l’avesse compiuto mediante una morte semplice, niente di più ? Invece egli non ha voluto una morte semplice, affinché tu possa capire quale fosse il suo mistero.

 

         Perché bisognava che ci fossero insulti e sputi ? … O ! Sapienza vivificante ! Ora hai capito e sentito quale sia stato il motivo della venuta del nostro Signore e di quanto ne è seguito, anche prima che la sua bocca santa ce l’avesse chiaramente spiegato. Sta scritto infatti che « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito ».

 

IIA settimana tempo Pasquale -  LODI Giovedì

Catechesi, 3 ;  SC 96, 305

 Gv 3,31-36

 

 

 Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio

di Simeone il Nuovo Teologo nel undicesimo secolo

 

 

         Il Signore ha detto: “Scrutate le Scritture” (Gv 5,39). Scrutatele dunque e ricordate con molta fedeltà e fede quanto esse dicono. Così, conosciuta chiaramente la volontà di Dio... sarete in grado di distinguere senza sbagliarvi, il bene dal male, invece di prestare orecchio a qualsiasi spirito e di essere trascinati da pensieri malsani

         Siate certi, fratelli miei, che nulla è favorevole alla nostra salvezza quanto l’osservanza dei divini precetti del Signore... Ci vorrà tuttavia molto timore, molta pazienza e perseveranza nella preghiera perché ci sia rivelato il significato di una sola parola del Maestro, perché conosciamo il gran mistero nascosto in ogni sua minima parola, e occorrerà che siamo pronti a dare la nostra vita per non lasciar cadere  un solo segno dei comandamenti di Dio (cfr Mt 5,18).

         Infatti la parola di Dio è come una spada a doppio taglio (Eb 4,12) che pota e taglia fuori l’anima da ogni cupidigia e da ogni istinto della carne. Anzi, essa diviene come un fuoco ardente (Ger 20,9) quando ravviva l’ardore della nostra anima, quando ci fa disprezzare ogni tristezza della vita e considerare le prove come perfetta letizia (Gc 1,2), quando, davanti alla morte temuta dagli uomini, ci fa desiderare e abbracciare la vita, donandoci il mezzo di giungervi.

 

IIA settimana tempo Pasquale - Vespri  Giovedì

Gv 3, 31-36

Dimostrazioni, n° 6 ; SC 349, 394

 

 

 Dio gli dà lo Spirito senza misura

di Sant’Afraate nel quarto secolo

 

         Se, a partire da un fuoco, accendi altri focolari in numerosi luoghi, non ne viene diminuito il primo... Così è per Dio e per il suo Messia; sono una cosa sola, pur dimorando nella moltitudine degli uomini. Neanche il sole viene diminuito in nulla per il fatto che la sua potenza si diffonde sulla terra. E quanto più grande è la forza di Dio, che fa sussistere il sole.

 

         Era pesante per Mosè condurre da solo l’accampamento di Israele. Gli disse il Signore: “Prenderò lo Spirito che è su di te per metterlo sui settanta uomini tra gli anziani d’Israele” (Num 11,17). Quando attinse dallo spirito di Mosè e i settanta uomini ne sono stati colmi, forse Mosè ne ha subito una diminuzione? Forse si percepiva che aveva meno spirito? Anche il beato Paolo dice: “Dio ha distribuito dello Spirito di Cristo-Messia e l’ha mandato sui profeti (1 Cor 12,11.28). Eppure il Messia non è stato danneggiato in nulla, perché suo Padre gli ha dato lo Spirito senza misura.

 

         In questo senso... il Cristo-Messia abita negli uomini credenti. Non è diminuito in nulla se viene distribuito alla moltitudine. I profeti [del Nuovo Testamento] infatti hanno ricevuto lo Spirito di Cristo, ognuno per quanto ne poteva portare. E ancora oggi, il medesimo Spirito del Messia viene versato su ogni carne, perché figli e figlie, anziani e giovani, servi e serve  profetizzino (Gl 3,1; At 2,17). Il Messia è in noi, e il Messia è in cielo alla destra del Padre. Non con misura ha ricevuto lo Spirito, ma il Padre l’ha amato e gli ha dato in mano ogni cosa, donandogli il potere su tutto il suo tesoro... Il nostro Signore dice ancora: “Tutto mi è stato dato dal Padre” (Mt 11,27)... L’apostolo Paolo dice in fine: “Quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti” (1 Cor 15,27-28).

 

IIA settimana tempo Pasquale - LODI venerdì

 

 

 

La moltiplicazione dei pani

di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

 

            I miracoli compiuti da nostro Signore Gesù Cristo, sono opere divine, che sollecitano la mente umana a raggiungere Dio attraverso le cose visibili. Siccome Dio non è una realtà che si possa vedere con gli occhi, e siccome i suoi miracoli, con i quali regge il mondo intero e provvede ad ogni creatura, per la loro frequenza finiscono per passare, inosservati, al punto che quasi nessuno si accorge dell’opera di Dio che anche nel più piccolo seme appare mirabile e stupenda ; Dio si è riservato, nella sua misericordiosa bontà, di compiere a tempo opportuno talune opere fuori del normale corso degli avvenimenti naturali, affinché, quanti hanno fatto l’abitudine alle cose di tutti i giorni, rimanessero impressionati, vedendo, non opere maggiori, ma insolite. Governare il mondo intero, infatti, è un miracolo più grande che saziare cinquemila persone con cinque pani. Tuttavia, di quel fatto nessuno si stupisce, di questo gli uomini si stupiscono, non perché sia più grande, ma perché è raro. Chi, infatti, anche adesso nutre il mondo intero, se non colui che con pochi grani crea le messi ? Cristo operò, quindi, come Dio. Allo stesso modo, infatti che con pochi grani moltiplica le messi, così nelle sue mani ha moltiplicato i cinque pani. La potenza era nelle mani di Cristo ; e quei cinque pani erano come semi, non affidati alla terra, ma moltiplicati da colui che ha fatto la terra. E’ stato dunque offerto ai sensi tanto di che elevare lo spirito, è stato offerto agli occhi tanto di che impegnare l’intelligenza, affinché fossimo presi da ammirazione, attraverso le opere visibili, per l’invisibile Iddio ; ed elevati alla fede purificati, sentissimo il desiderio di vedere spiritualmente, con gli occhi della fede, l’invisibile, che già conosciamo attraverso le cose visibili.

 

IIA settimana tempo Pasquale - VESPRI venerdì

Commento sul Diatèssaron, 12, 4-5, 11 ; SC 121, 214

 

 

 

« Riempirono dodici canestri con i pezzi avanzati »

 di Sant’Efrem Siro nel quarto secolo

 

         In un batter d’occhio, il Signore ha moltiplicato un po’ di pane. Ciò che gli uomini fanno in dieci mesi di lavoro, le sue dieci dita l’hanno fatto in un istante... Eppure, egli ha misurato il miracolo non alla sua potenza, bensì alla fame dei presenti. Se il miracolo fosse stato misurato secondo la sua potenza, sarebbe stato impossibile il valutarlo; invece, misurato secondo la fame di quelle migliaia di persone, il miracolo ha sovrabbondato di dodici canestri; negli artigiani, la potenza è inferiore al desiderio dei clienti, non possono fare quanto gli viene chiesto; invece le realizzazioni di Dio superano ogni desiderio...

 

         Saziati nel deserto, come un tempo gli Israeliti in seguito alla preghiera di Mosè, esclamarono: “Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo”. Accennavano alle parole di Mosè: “Il Signore susciterà per te un profeta”, non profeta qualunque, bensì “un profeta pari a me” (Dt 18,15), che vi sazierà di pane nel deserto. Come me, ha camminato sul mare, è apparso nella nube luminosa (Mt 17,5), ha liberato il suo popolo. Come Mosè che ha affidato il suo gregge a Giosuè, egli ha affidato Maria a Giovanni... Ma il pane di Mosè non era perfetto; è stato dato ai soli israeliti. Volendo accennare che il suo dono superava quello di Mosè, e la chiamata delle nazioni ancora più perfetta, il nostro Signore disse: “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”, infatti “il pane di Dio è disceso dal cielo” e viene dato al mondo intero (Gv 6,51).

 

IIA settimana tempo Pasquale - LODI sabato

Discorsi 50, 1.2.3 ; PL 52, 339-340

 

 

 

« Subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti »

di San Pietro Crisologo nel quinto secolo

 

 

         Cristo sale su una barca : non è forse stato lui ad aver messo in secca il letto del mare, dopo aver respinto le sue acque, affinché Israele camminasse sull’asciutto in mezzo al mare, come in una valle (Es 14, 29) ? Non è forse stato lui ad aver rassodato sotto i piedi di Pietro, le onde del mare, affinché l’acqua fosse sotto i suoi passi un cammino saldo e sicuro (Mt 14, 29) ?

 

         Sale sulla barca. Per attraversare il mare di questo mondo fino alla fine dei tempi, Cristo sale sulla barca della sua Chiesa per condurre in una traversata tranquilla, quanti credono in lui, fino alla patria del cielo, e fare di coloro con i quali egli è in comunione nella sua umanità, i cittadini del suo Regno. Cristo, certo, non ha bisogno della barca ; invece la barca ha bisogno di Cristo. Infatti, senza questo pilota celeste, la barca della Chiesa, agitata dalle onde, non giungerebbe mai al porto.

 

IIA settimana tempo Pasquale - PRIMI VESPRI sabato

 (Capp. 2-7; 100-103; SC 123, 60-64. 120-122)

 

 

L'agnello immolato ci trasse dalla morte alla vita

 di Melitone di Sardi nel secondo secolo

 

 

     Prestate bene attenzione, carissimi: il mistero della Pasqua è nuovo e antico, eterno e temporale, corruttibile e incorruttibile, mortale e immortale. Antico secondo la legge, nuovo secondo il Verbo; temporaneo nella figura, eterno nella grazia; corruttibile per l'immolazione dell'agnello, incorruttibile per la vita del Signore; mortale per la sua sepoltura nella terra, immortale per la sua risurrezione dai morti.

     La legge è antica, ma il Verbo è nuovo; temporale è la figura, eterna la grazia; corruttibile l'agnello, incorruttibile il Signore, che fu immolato come un agnello, ma risorse come Dio.

     «Come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca» (Is 53, 7).

     La similitudine è passata ed ha trovato compimento la realtà espressa: invece di un agnello, Dio, l`uomo-Cristo, che tutto compendia.

    Perciò l'immolazione dell'agnello, la celebrazione della Pasqua e la scrittura della legge ebbero per fine Cristo Gesù. Nell'antica legge tutto avveniva in vista di Cristo. Nell'ordine nuovo tutto converge a Cristo in una forma assai superiore.

    La legge è divenuta il Verbo e da antica è fatta nuova, ma ambedue uscirono da Sion e da Gerusalemme. Il precetto si mutò in grazia, la figura in verità, l'agnello nel Figlio, la pecora nell'uomo e l'uomo in Dio.

    Il Signore pur essendo Dio, si fece uomo e soffrì per chi soffre, fu prigioniero per il prigioniero, condannato per il colpevole e, sepolto per chi è sepolto, risuscitò dai morti e gridò questa grande parola: Chi è colui che mi condannerà? Si avvicini a me (Is 50, 8). Io, dice, sono Cristo che ho distrutto la morte, che ho vinto il nemico, che ho messo sotto i piedi l'inferno, che ho imbrogliato il forte e ho elevato l'uomo alle sublimità del cielo; io, dice, sono il Cristo.

   Venite, dunque, o genti tutte, oppresse dai peccati e ricevete il perdono. Sono io, infatti, il vostro perdono, io la Pasqua della redenzione, io l'Agnello immolato per voi, io il vostro lavacro, io la vostra vita, io la vostra risurrezione, io la vostra luce, io la vostra salvezza, io il vostro re. Io vi porto in alto nei cieli. Io vi risusciterò e vi farò vedere il Padre che è nei cieli. Io vi innalzerò con la mia destra.

 

IIIA settimana tempo Pasquale - U.R. Domenica

Dai «Discorsi» di, vescovo

(Disc. sulla risurrezione di Cristo, 1; PG 46, 603-606. 626-627)

 

 

Primogenito della nuova creazione

 di san Gregorio Di Nissa nel quarto secolo

 

 

     E' venuto il regno della vita ed è stato distrutto il dominio della morte. Una diversa generazione è apparsa, e una vita diversa e un diverso modo di vivere. La nostra stessa natura ha subito un cambiamento.

 

     Quale è questa generazione? Quella che non scaturisce dal sangue, né da volere di uomo, né da volere di carne, ma è stata creata da Dio (cfr. Gv 1, 13). Come può avvenire questo? Ascolta e te lo spiegherò in breve. 

 

     Questa nuova prole viene concepita per mezzo della fede, viene data alla luce attraverso la rigenerazione del battesimo, ha come madre la Chiesa, succhia il latte della sua dottrina e delle sue istituzioni. Hai poi come suo cibo il pane celeste. L'età matura è costituita da un altro stile di vita. Le sue nozze sono la familiarità con la sapienza. Suoi figli la speranza, sua casa il regno, sua eredità e ricchezza le gioie del paradiso. La sua fine poi non è la morte, ma quella vita eterna e beata che è preparata a coloro che ne sono degni.

 

     «Questo è il giorno che ha fatto il Signore» (Sal 117, 24), giorno ben diverso da quelli che furono stabiliti all'inizio della creazione del mondo e che si misurano col trascorrere del tempo. Questo giorno segna l'inizio di una nuova creazione. Poiché in questo giorno Dio crea un cielo nuovo e una terra nuova, come afferma il Profeta. E quale cielo? Il firmamento della fede in Cristo. E quale terra? Un cuore buono, come disse il Signore, una terra avida della pioggia che la irriga e che produce abbondante messe di spighe.

 

     In questa creazione il sole rappresenta una vita pura, e le stelle le virtù; l'aria una buona condotta; il mare «la profondità della ricchezza della sapienza e della scienza» (Rm 11, 33). Le erbe e i germogli sono la buona dottrina e la Sacra Scrittura, di cui si pasce il popolo, gregge di Dio. Le piante da frutta poi rappresentano l'osservanza dei comandamenti.

 

     In questo giorno viene creato il vero uomo ad immagine e somiglianza di Dio.

 

IIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI Domenica

PPS vol. 8, n°2

Gv 21,1-19

 

 

È il Signore!

 del Cardinale John Henry Newman nel diciannovesimo secolo

 

 

         Siamo lenti ad accorgerci di questa grande e sublime verità che cioè Cristo cammina ancora, in un certo senso, in mezzo a noi e, con la sua mano, il suo sguardo o la sua voce, ci fa cenno di seguirlo. Non capiamo che questa chiamata di Cristo si realizza ogni giorno, oggi come una volta. Siamo al punto de credere che questo era vero al tempo degli apostoli, ma oggi non lo crediamo vero nei nostri confronti, non siamo attenti a riconoscerlo rivolto a noi. Non abbiamo più occhi per vedere il Maestro – ben diversi in questo dell’apostolo diletto che ha riconosciuto Cristo, anche quando tutti gli altri discepoli non lo riconoscevano. Frattanto, egli stava sulla riva; era dopo la sua risurrezione, quando ordinava di gettare la rete nel mare; allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!”

 

         Voglio dire questo: Gli uomini che conducono una vita di credenti scorgono, di tanto in tanto, delle verità che non avevano viste prima, o sulle quali la loro attenzione non si era mai posata. E subito, esse si ergono davanti a loro come una chiamata inalienabile. Ora, si tratta di verità che impegnano il nostro dovere, che prendono il valore di precetti, e chiedono l’obbedienza. In questo modo, o in altri ancora, Cristo ci chiama ora. Non c’è nulla di miracoloso né di straordinario in questo modo di fare. Egli agisce tramite le nostre facoltà naturali e per mezzo delle circostanze stesse della vita.

 

IIIA settimana tempo Pasquale - LODI martedì

Catechesi, 22

 

 

 

Io sono il pane della vita

 di San Cirillo di Gerusalemme nel quarto secolo

 

                  Quando Cristo in persona dice riguardo al pane : “ Questo è il mio corpo “, chi potrebbe esitare ? E quando egli afferma : « Questo è il mio sangue », chi potrebbe dubitare ? Un tempo a Cana di Galilea, Gesù ha cambiato l’acqua in vino – il vino, fratello del sangue – chi ora rifiuterebbe di credere, mentre egli cambia il vino in sangue ? Invitato alle nozze secondo la carne, ha operato questo miracolo stupendo ; a maggior ragione, come potremmo rifiutare di riconoscere che concede agli « invitati a nozze » (Mt 9,11) la gioia del suo Corpo e del suo Sangue ?

 

         Il suo corpo infatti ti è stato dato sotto l’apparenza del pane, e il suo sangue sotto l’apparenza del vino affinché, avendo partecipato al corpo e al sangue di Cristo, tu fossi con lui un unico corpo e un unico sangue. Così diventiamo dei « portatori di Cristo » [Cristofori]. Il suo corpo e il suo sangue si diffondano nelle nostre membra ; ecco come diventiamo partecipi della natura divina. Un tempo, intrattenendosi con i giudei, Cristo diceva : « Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non avrete in voi la vita » (Gv 6,54). Se il pane e il vino ti sembrano meramente naturali, non fermarti qui… Se i tuoi sensi ti sviano, la tua fede ti sostenga.

 

         Quindi mentre ti avvicini per riceverlo, non avanzare senza rispetto, stendendo le palme delle mani, con le dita allargate. Invece, poiché sulla mano destra riposerà il Re, fagli un trono con la mano sinistra, e nell’incavo della mano ricevi il Corpo di Cristo e rispondi : Amen !

 

IIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI martedì

Il Sacramento dell’altare III, 2 ; PL 204, 768-769 ; SC 94, 565

 

 

Il Padre mio vi dà il pane del cielo, quello vero

 Baldovino di Ford nel dodicesimo secolo

 

 

         Dio, la cui natura è bontà, la cui sostanza è amore, la cui vita è solo benevolenza, volendo mostrarci la dolcezza della sua natura e la tenerezza per i suoi figli, ha mandato nel mondo, suo Figlio, il pane degli angeli (Sal 77,25), « per il grande amore con il quale ci ha amati » (Ef 2,4). « Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito » (Gv 3,16).

 

         Tale è la manna vera che il Signore ha fatto piovere perché fosse mangiata… ; questo, nella sua bontà, Dio ha preparato per i suoi poveri (Sal 67,9). Cristo infatti, disceso per tutti gli uomini e giunto al livello di ciascuno, attira tutto a sé grazie alla sua indicibile bontà ; non respinge nessuno e accoglie tutti gli uomini alla penitenza. Per quanti lo ricevono, ha il sapore più delizioso. Lui solo basta per colmare ogni desiderio… e si adatta in un modo diverso agli uni e agli altri, a seconda delle tendenze e dei desideri di ciascuno…

 

         Ognuno gusta in lui un sapore differente… Non ha infatti lo stesso sapore per il penitente e i principiante, per colui che va avanti e colui che è vicino alla meta. Non ha lo stesso sapore nella vita attiva e nella vita contemplativa, né per colui che usa di questo mondo e per colui che non ne usa, per il celibe e lo sposato, per colui che digiuna e distingue giorno da giorno e per colui che li giudica tutti uguali (Rm 14,5)… Questa manna ha un sapore dolce perché libera dalle preoccupazioni, guarisce le malattie, mitiga le prove, asseconda gli sforzi e rafforza la speranza… Coloro che l’hanno assaggiato « hanno ancora fame » (Sir 24,29) : coloro che hanno fame saranno saziati.

 

IIIA settimana tempo Pasquale - LODI Mercoledì

Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 1

 

 

 

« Io sono il pane della vita »

 Giovanni Paolo II

 

 

La Chiesa vive dell'Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. Con gioia essa sperimenta in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20); ma nella sacra Eucaristia, per la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, essa gioisce di questa presenza con un'intensità unica. Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza.

 

Giustamente il Concilio Vaticano II ha proclamato che il Sacrificio eucaristico è « fonte e apice di tutta la vita cristiana » (LG 11). « Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini » (PO 5). Perciò lo sguardo della Chiesa è continuamente rivolto al suo Signore, presente nel Sacramento dell'Altare, nel quale essa scopre la piena manifestazione del suo immenso amore.

 

IIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI  mercoledì

Gv 6, 35-40

OR 20/09/59

 

 

« Chi viene a me non avrà più fame »

 Beato Papa Giovanni XXIII

 

         Il problema economico costituisce l’incognita terribile della nostra epoca. Il problema del pane quotidiano, del benessere, è l’incertezza angosciosa che ci opprime in mezzo alle folle agitate ed insoddisfatte, ed a volte, purtroppo, affamate. È per noi un dovere unire i nostri sforzi, fare i sacrifici necessari secondo la dottrina cattolica nata dal Vangelo e le istruzioni chiare e solenni della Chiesa, per contribuire alla ricerca di una soluzione giusta per tutti. Ma invano ci sforzeremo di riempire di pane gli stomaci e di soddisfare gli altri desideri, a volte sfrenati, se non riusciremo a nutrire le anime col pane di vita, pane vero, sostanziale, divino ; a nutrirle cioè di Cristo, del quale hanno fame e per mezzo del quale soltanto, si potrà riprendere il cammino « fino al monte di Dio » (1 Re 19, 8).

 

         Invano chiederemo agli economisti e ai legislatori nuove forme di vita sociale, se sottraiamo agli occhi del popolo, il sorriso dolce e materno di Maria, le cui braccia sono aperte per accogliere tutti i suoi figli. Sul suo seno, la superbia si abbassa, i cuori si placano nella santa poesia della pace cristiana e dell’amore. Congiungiamo i nostri sforzi affinché non siano mai separati dal cuore dell’uomo ciò che Dio, nella dottrina cattolica e nella storia del mondo, ha così meravigliosamente unito : l’eucaristia e la Vergine.

 

IIIA settimana tempo Pasquale - LODI giovedì

Discorsi, 25 sul vangelo di Giovanni, 14-16

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

Io sono il Pane della Vita

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

         « Io sono il pane della vita; quello vero, che discende dal cielo e dà la vita al mondo » (Gv 6,32-33)… Volete il pane del cielo? Lo avete davanti e non lo mangiate. « Vi ho detto però che mi avete veduto e non avete creduto » (Gv 6,36). Ma io non ho per questo abbandonato il mio popolo. Forse che la vostra infedeltà ha compromesso la fedeltà di Dio (Rm 3,3)? Ascoltate ciò che segue: « Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori » (Gv 6,37). Quale intimo segreto è mai questo dal quale mai si è allontanati? Mirabile intimità e dolce solitudine! O segreto senza tedio, non amareggiato da pensieri inopportuni, non turbato da tentazioni e da dolori! Non è forse quell'intimo segreto dove entrerà colui al quale il Signore dirà, come a servo benemerito: « Entra nel gaudio del tuo Signore » (Mt 25,23) ?…

 

          Dunque, non caccerai fuori chi viene a te, perché sei disceso dal cielo non per fare la tua volontà, ma la volontà di colui che ti ha mandato? Grande mistero! … Appunto per guarire la causa di tutti i mali, cioè la superbia, il Figlio di Dio è disceso e si è fatto umile. Perché t'insuperbisci, o uomo? Dio per te si è umiliato. Forse ti saresti vergognato d'imitare un uomo umile, imita almeno Dio umile… Lui, Dio, si è fatto uomo; tu, uomo, riconosci che sei uomo; tutta la tua umiltà consiste nel riconoscere che sei uomo. Ora, poiché Dio insegna l'umiltà ha detto: « Non sono venuto per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato… Son venuto umile, son venuto a insegnare l'umiltà, sono venuto come maestro di umiltà. Chi viene a me, è incorporato a me; chi viene a me, diventa umile; … perché non fa la propria volontà, ma quella di Dio. Perciò non sarà cacciato fuori, mentre, per essere stato superbo fu cacciato fuori ».

 

IIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI giovedì

Discorsi, 45 ; PL 144,743 et 747

 

 

Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia

 di San Pier Damiani nel undicesimo secolo

 

  

         La Vergine Maria ha dato alla luce Gesù Cristo, l’ha riscaldato nelle sue braccia, l’ha avvolto in fasce e l’ha circondato di cure materne. È proprio lo stesso Gesù di cui riceviamo ora il corpo e beviamo il sangue redentore nel sacramento dell’altare. Questo ritiene vero la fede cattolica, questo insegna fedelmente la Chiesa.

 

         Nessuna lingua umana potrà mai glorificare abbastanza colei dalla quale ha preso carne, lo sappiamo, « il mediatore fra Dio e gli uomini » (1 Tm 2,5). Nessun omaggio umano è all’altezza di colei il cui grembo purissimo ha dato il frutto che è il cibo delle nostre anime : colui, in altri termini, che rende testimonianza a se stesso con le parole : « Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno ». Infatti, noi che eravamo stati cacciati dal paradiso di delizie a causa di un cibo, per mezzo di un cibo ritroviamo le gioie del paradiso. Eva ha preso un cibo, e siamo stati condannati a un digiuno eterno ; Maria ha dato un cibo, e la porta del banchetto del cielo ci è stata aperta.

 

IIIA settimana tempo Pasquale - LODI venerdì

 

 

Dacci sempre questo pane

 del Beato Jan Ruysbroeck nel quattordicesimo secolo

 

 

         Ecco il primo segno dell’amore : Gesù ci ha dato da mangiare la sua carne, e da bere il suo sangue. Ecco una cosa inaudita, che richiede da noi ammirazione e stupore. È la caratteristica dell’amore di dare sempre e di ricevere sempre. Ora, l’amore di Gesù è nello stesso tempo prodigo e avido. Tutto ciò che egli ha, tutto ciò che egli è, lo dà ; tutto ciò che noi abbiamo, tutto ciò che noi siamo, egli lo prende.

 

         Ha una fame immensa… Quanto più il nostro amore lo lascia agire, tanto più lo gustiamo con ampiezza. Ha una fame immensa, insaziabile. Sa bene che siamo poveri, ma non ne tiene in alcun conto. In noi, lui stesso si fa pane, facendo scomparire dapprima, nel suo amore, vizi, colpe e peccati. Poi, quando vede che siamo puri, viene, avido, per prendere la nostra vita e cambiarla come la sua, la nostra piena di peccati, la sua piena di grazia e di gloria, tutta pronta per noi, se soltanto rinunciamo… Quanti amano mi capiranno. Ci ha fatto il dono di una fame e di una sete eterne.

 

         A questa fame e a questa sete, dà in cibo il suo corpo e il suo sangue. Quando li riceviamo con abnegazione interiore, il suo sangue, pieno di calore e di gloria, scorre da Dio nelle nostre vene. Il fuoco si accende dentro di noi e il gusto spirituale ci penetra l’anima e il corpo, il gusto e il desiderio. Ci dà di assomigliare alle sue virtù ; vive in noi e noi viviamo in lui.

 

IIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI venerdì

La Preghiera della Chiesa

 

 

 

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui

 Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein]

 

 

         La via che conduce alla vita interiore e ai cori degli spiriti beati che cantano il Sanctus eterno, è Cristo. Il suo sangue è il velo del Tempio attraverso il quale penetriamo nel Santo dei santi della vita divina (Eb 9,11s; 10,20). Egli ci purifica dal peccato, nel battesimo e nel sacramento della penitenza, ci apre gli occhi alla luce eterna, ci apre gli orecchi per ricevere la Parola divina, ci apre le labbra per intonare il canto di lode, per pregare la preghiera di riconciliazione, di domanda, di azione di grazie; e tutte queste preghiere non sono null’altro che forme diverse dell’unica adorazione...

 

         Tuttavia, soprattutto  il sacramento in cui Cristo è presente in persona fa di noi le membra del suo corpo. Nel partecipare al sacrificio e alla mensa sacra, nell’essere nutriti della carne e del sangue di Gesù, diventiamo anche noi la sua carne e il suo sangue. E soltanto quando siamo membra del suo corpo, e nella misura in cui lo siamo in verità, il suo Spirito può vivificarci e regnare in noi... Diventiamo membra del corpo di Cristo, “non soltanto nell’amore..., ma anche realmente, essendo una cosa sola con la sua carne; e questo è realizzato per mezzo del cibo che egli ci ha offerto per darci la prova di quel desiderio che egli nutre per noi. Per questo lui stesso si è abbassato fino a venire in noi e ha plasmato in noi il suo corpo, affinché fossimo una cosa sola, così come il corpo è unito al capo”... In quanto membra del suo corpo, animati dal suo Spirito, offriamo noi stessi in sacrificio “per Cristo, con Cristo e in Cristo”, unendo le nostre voci all’eterna azione di grazie.

 

IIIA settimana tempo Pasquale - LODI sabato

Disorsi su vari argomenti °5, su Ha ; PL 183,556

(In l' Ora dell'Ascolto p. 2040)

 

 

Forse anche voi volete andarvene ?

 di San Bernardo nel dodicesimo secolo

 

 

         Leggiamo nel Vangelo che, mentre il Signore predicava e invitava i suoi discepoli a partecipare alla sua passione nel sacramento conviviale del suo corpo, alcuni dissero: “Questo linguaggio è duro”, e da quel momento non andarono più con lui. Gli apostoli, interrogati se avessero voluto andarsene anche loro, risposero: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,68).

 

         Così vi dico, fratelli: fino a oggi ci sono persone per le quali è chiaro che le parole di Gesù sono “spirito e vita” perciò lo seguono. Ad altri invece paiono dure e cercano altrove ben magre consolazioni. “La Sapienza fa sentire la sua voce sulle piazze” (Pr 1,20), vale a dire ammonisce quelli che camminano “per la via larga e spaziosa che conduce alla morte” (Mt 7,13), per richiamare indietro quanti vi camminano. Essa grida: “Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione e dissi: sono un popolo dal cuore traviato” (Sal 94,10). In un altro salmo trovi: “Il Signore ha parlato una sola volta” (Sal 61,12). Certo, una sola volta, perché parla sempre. Infatti unico e non interrotto ma continuo e senza fine è il suo parlare. Invita i peccatori a rientrare in sé, perché ivi egli abita e ivi parla... Se oggi udiamo la sua voce, non induriamo i nostri cuori sono press’a poco le medesime parole che si leggono nel Vangelo... “Le mie pecore ascoltano la mia voce” (Gv 10,27)... Siete il popolo del suo pascolo e il gregge che egli conduce, se oggi ascoltate la sua voce (Sal 94,8).

 

IIIA settimana tempo Pasquale - PRIMI VESPRI sabato

Discorsi, 329, 1-2

(in l’Ora dell’Ascolto p.2614)

 

 

 

Hanno lavato le loro vesti col sangue dell’Agnello

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

         Le gesta gloriose dei santi martiri fanno rifiorire la Chiesa in ogni luogo. Perciò possiamo constatare con i nostri stessi occhi quanto sia vero ciò che abbiamo cantato : « Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli » (Sal 115, 15). Questa morte è preziosa ai nostri occhi e agli occhi di colui, per il cui nome venne affrontata.

         Ma il prezzo versato per queste morti è stato la morte di uno solo. Quante morti ha riscattato con la sua morte uno solo ! Se quel solo non fosse morto, il chicco di frumento non si sarebbe moltiplicato. Avete sentito le parole che dice all’avvicinarsi della sua passione, cioè della nostra redenzione : « Se il chicco di grano caduto il terra non muore, rimane solo : se invece muore, produce molto frutto » (Gv 12, 24). Sulla croce egli compì un’operazione di incalcolabile valore. Su di essa fu fatto il versamento per il nostro riscatto. La lancia del soldato gli aprì il costato e da quella ferita sgorgò il prezzo di tutto il mondo.

         Con esso furono comprati i fedeli e i martiri, e il loro sangue è testimone che la loro fede era autentica. Essi restituirono ciò che era stato speso per loro, e misero in pratica quello che dice san Giovanni : « Come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i nostri fratelli » (1 Gv 3, 16). E in un altro passo troviamo scritto : « Quando sei seduto a mangiare con un potente, considera bene che cosa hai davanti, perché bisogna che tu prepari altrettanto (cfr Pr 23, 1). Lauta è quella mensa dove il cibo è costituito dallo stesso padrone della mensa. Nessuno nutre gli invitati con la propria carne : questo lo fa solo Cristo Signore. Egli è colui che invita, egli è il cibo e la bevanda. Compresero bene i martiri che cosa avessero mangiato e bevuto, per rendere un tale contraccambio.

         Ma come avrebbero potuto rendere questo contraccambio, se egli, che sborsò per primo il prezzo, non avesse dato loro il mezzo per corrisponderlo ? « Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato ? Alzerò il calice della salvezza » (Sal 115, 12-13).

 

IVA settimana tempo Pasquale - U.R. Domenica

(Om. 14, 3-6; PL 76, 1129-1130)

Dalle «Omelie sui Vangeli»

 

Cristo, buon pastore

 di san Gregorio Magno nel sesto secolo

 

 

     «Io sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie pecore conoscono me» (Gv 10, 14). Come a dire apertamente: corrispondono all'amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l'amore della verità.

Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell'amore; non del solo credere, ma anche dell'operare. L'evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1 Gv 2, 4).

     Perciò in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «Come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore«(Gv 10, 15). Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall'amore con cui muoio per le pecore. 

     Di queste pecore di nuovo dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna (cfr. Gv 10, 14-16). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 9). Entrerà cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall'atto di credere alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno.

     Le sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, ch'è eterna primavera? Infatti pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio, e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima si sazia senza fine del cibo della vita.

     Cerchiamo, quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S'infervori la fede in ciò che ha creduto. I nostri desideri s'infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già un camminare.

     Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la mèta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare.

 

IVA settimana tempo Pasquale - VESPRI Domenica

Messaggio per la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni 1971

 

 

 

 « Egli le chiama per nome »

 

di Papa Paolo VI

 

 

         Quando Gesù presentava se stesso come il Pastore Buono, si ricollegava ad una lunga tradizione biblica, già familiare ai suoi discepoli ed agli altri ascoltatori. Il Dio d’Israele, infatti, si era manifestato sempre come il Pastore Buono del suo popolo. Egli ne aveva ascoltato il lamento, lo aveva liberato dalla terra di schiavi, «aveva guidato nella sua bontà il popolo da lui salvato» durante il faticoso cammino nel deserto verso la patria promessa… Secolo dopo secolo, il Signore aveva continuato a guidarlo, anzi, a portarlo sulle sue braccia come il pastore porta gli agnelli. Lo aveva ancora portato dopo la punizione dell’esilio, chiamando di nuovo e radunando insieme le pecore disperse per ricondurle nella terra dei padri.

 

È per questo motivo che gli antichi credenti si rivolgevano filialmente a Dio, chiamandolo il loro Pastore: «Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla; in erbosi pascoli mi fa riposare; ad acque ristoratrici mi conduce, ricrea l’anima mia; mi guida per giusti sentieri» (Sal 22). Essi sapevano che il Signore era un Pastore buono, paziente, talvolta severo, ma misericordioso sempre verso il suo popolo, anzi, verso tutti gli uomini…

 

E infatti, quando nella pienezza dei tempi venne Gesù, Egli trovò il suo popolo «come un gregge senza pastore» (Mc 6,34) e ne provò una profonda pena. In Lui le profezie si adempivano e finivano i tempi dell’attesa. Con le stesse parole della tradizione biblica, Gesù si è presentato come il Pastore Buono, che conosce le sue pecore, le chiama per nome, e per esse dà la sua vita. E così «si farà un solo gregge, un solo pastore» (Gv 10,16).

 

IVA settimana tempo Pasquale - LODI martedì

 

Libro di Vita di Gerusalemme

 

 

capitolo "lavoro" - §.29

 

IVA settimana tempo Pasquale - VESPRI martedì

Dalla Costituzione «Gaudium et spes»

 del Concilio ecumenico Vaticano II

 sulla Chiesa nel mondo contemporaneo  (Nn. 35-36)

 

 

L'attività dell’Uomo

 dalla costituzione Gaudium et Spes

 

 

     L'attività umana, come deriva dall'uomo. così è ordinata all'uomo. L'uomo, infatti, quando lavora, non soltanto modifica le cose e la società, ma anche perfeziona se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà, è portato a uscire da sé e a superarsi. Tale sviluppo, se è ben compreso, vale più delle ricchezze esteriori che si possono accumulare. L'uomo vale più per quello che è che per quello che ha.

     Parimenti tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo di conseguire una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano nei rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico. Questi, infatti, possono fornire, per così dire, la materia alla promozione umana, ma da soli non valgono in nessun modo ad effettuarla.

     Ecco dunque qual è la norma dell'attività umana. Secondo il disegno di Dio e la sua volontà l'attività dell'uomo deve corrispondere al vero bene dell'umanità, e permette agli individui, sia in quanto singoli che quali membri della collettività, di coltivare e di attuare la loro integrale vocazione.

     Molti nostri contemporanei, però, sembrano temere che, se si fanno troppo stretti i legami tra attività umana e religione, venga impedita l'autonomia degli uomini, delle società, delle scienze. Ora se per autonomia delle realtà terrene intendiamo che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza legittima, che non solo è postulata dagli uomini del nostro tempo, ma anche è conforme al volere del Creatore.

     Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte ricavano la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ciò l'uomo è tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o arte. Perciò se la ricerca metodica di ogni disciplina procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono. A questo punto, ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non mancano nemmeno tra i cristiani. Alcuni per non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, suscitano contese e controversie e pervertono molti spiriti a tal punto da farli ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro.

     Se però con l'espressione «autonomia delle realtà temporali» si intende che le cose create non dipendono da Dio, che l'uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora tutti quelli che credono in Dio avvertono quanto false siano tali opinioni. La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.

 

IVA settimana tempo Pasquale - LODI mercoledì

Discorsi teologici, 3

 

 

  

Io come luce sono venuto nel mondo

 Simeone il Nuovo Teologo

 

 

         « Dio è luce » (1 Gv 1,5), una luce infinita e incomprensibile. Il Padre è luce, il Figlio è luce, lo Spirito è luce ; i tre sono luce unica, semplice, pura, fuori dal tempo, in un’eterna identità di dignità e di gloria. Ne consegue che quanto viene da Dio è luce e ci viene distribuito come venuto dalla luce : luce la vita, luce l’immortalità, luce la sorgente della vita, luce l’acqua viva, la carità, la pace, la verità, la porta del Regno dei cieli. Luce lo stesso Regno dei cieli ; luce la stanza nuziale, il letto nuziale, il paradiso, le delizie del paradiso, la terra dei miti, le corone della vita, luce gli stessi abiti dei santi. Luce il Cristo Gesù, il salvatore e re dell’universo, luce il pane della sua carne immacolata, luce il calice del suo sangue preziosissimo, luce la sua risurrezione, luce il suo volto ; luce la sua mano, il suo dito, la sua bocca, luce i suoi occhi ; luce il Signore, la sua voce come luce da luce. Luce il Consolatore, la perla, il chicco di senapa, la vigna vera, il lievito, la speranza, la fede : luce !

 

IVA settimana tempo Pasquale - VESPRI mercoledì

(Disc. 53, 1-2. 4; CCL 23, 214-216)

Dai «Discorsi»

 

Cristo è luce

 di san Massimo di Torino nel quarto secolo

 

 

     La risurrezione di Cristo apre l'inferno. I neofiti della Chiesa rinnovano la terra. Lo Spirito Santo dischiude i cieli. L'inferno, ormai spalancato, restituisce i morti. La terra rinnovata rifiorisce dei suoi risorti. Il cielo dischiuso accoglie quanti vi salgono.

     Anche il ladrone entra in paradiso, mentre i corpi dei santi fanno il loro ingresso nella santa città. I morti ritornano tra i vivi; tutti gli elementi, in virtù della risurrezione di Cristo, si elevano a maggiore dignità.

     L'inferno restituisce al paradiso quanti teneva prigionieri. La terra invia al cielo quanti nascondeva nelle sue viscere. Il cielo presenta al Signore tutti quelli che ospita. In virtù dell'unica ed identica passione del Signore l'anima risale dagli abissi, viene liberata dalla terra e collocata nei cieli.

La risurrezione di Cristo infatti è vita per i defunti, perdono per i peccatori, gloria per i santi. Davide invita, perciò, ogni creatura a rallegrarsi per la risurrezione di Cristo, esortando tutti a gioire grandemente nel giorno del Signore.

     La luce di Cristo è giorno senza notte, giorno che non conosce tramonto. Che poi questo giorno sia Cristo, lo dice l'Apostolo: «La notte è avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13, 12). Dice: «avanzata»; non dice che debba ancora venire, per farti comprendere che quando Cristo ti illumina con la sua luce, devi allontanare da te le tenebre del diavolo, troncare l'oscura catena del peccato, dissipare con questa luce le caligini di un tempo e soffocare in te gli stimoli delittuosi.

     Questo giorno è lo stesso Figlio, su cui il Padre, che è giorno senza principio, fa splendere il sole della sua divinità.

     Dirò anzi che egli stesso è quel giorno che ha parlato per mezzo di Salomone: «Io ho fatto sì che spuntasse in cielo una luce che non viene meno» (Sir 24, 6 volg.). Come dunque al giorno del cielo non segue la notte, così le tenebre del peccato non possono far seguito alla giustizia di Cristo. Il giorno del cielo infatti risplende in eterno, la sua luce abbagliante non può venire sopraffatta da alcuna oscurità. Altrettanto deve dirsi della luce di Cristo che sempre risplende nel suo radioso fulgore senza poter essere ostacolata da caligine alcuna. Ben a ragione l'evangelista Giovanni dice: La luce brilla nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta (cfr. Gv 1, 5).

 

IVA settimana tempo Pasquale - LODI giovedì

Dal trattato «Contro le eresie»

(Lib. 1, 10, 1-3; PG 7, 550-554)

 

 

La proclamazione della verità

 di Sant’Ireneo di Lione nel secondo secolo

 

 

     La Chiesa, sparsa in tutto il mondo, fino agli ultimi confini della terra, ricevette dagli apostoli e dai loro discepoli la fede nell'unico Dio, Padre onnipotente, che fece il cielo la terra e il mare e tutto ciò che in essi è contenuto (cfr. At 4, 24). La Chiesa accolse la fede nell'unico Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnatosi per la nostra salvezza. Credette nello Spirito Santo che per mezzo dei profeti manifestò il disegno divino di salvezza: e cioè la venuta di Cristo, nostro Signore, la sua nascita dalla Vergine, la sua passione e la risurrezione dai morti, la sua ascensione corporea al cielo e la sua venuta finale con la gloria del Padre. Allora verrà per «ricapitolare tutte le cose» (Ef 1, 10) e risuscitare ogni uomo, perché dinanzi a Gesù  Cristo, nostro Signore e Dio e Salvatore e Re secondo il beneplacito del Padre invisibile «ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua lo proclami» (Fil 2, 10) ed egli pronunzi su tutti il suo giudizio insindacabile.

     Avendo ricevuto, come dissi, tale messaggio e tale fede, la Chiesa li custodisce con estrema cura, tutta compatta come abitasse in un'unica casa, benché ovunque disseminata. Vi aderisce unanimemente quasi avesse una sola anima e un solo cuore. Li proclama, li insegna e li trasmette all'unisono, come possedesse un'unica bocca.
     Benché infatti nel mondo diverse siano le lingue, unica e identica è la forza della tradizione. Per cui le chiese fondate in Germania non credono o trasmettono una dottrina diversa da quelle che si trovano in Spagna o nelle terre dei Celti o in Oriente o in Egitto o in Libia o al centro del mondo.

    Come il sole, creatura di Dio, è unico in tutto l'universo, così la predicazione della verità brilla ovunque e illumina tutti gli uomini che vogliono giungere alla conoscenza della verità. E così tra coloro che presiedono le chiese nessuno annunzia una dottrina diversa da questa, perché nessuno è al di sopra del suo maestro.

    Si tratti di un grande oratore o di un misero parlatore, tutti insegnano la medesima verità. Nessuno sminuisce il contenuto della tradizione. Unica e identica è la fede. Perciò né il fecondo può arricchirla, né il balbuziente impoverirla.

 

IVA settimana tempo Pasquale - VESPRI giovedì

De Trinitate VII, 33-35.41

 

 

Gli apostoli ci mostrano la via della vita

 di Sant’Ilario di Poitiers nel quarto secolo

 

 

         Riguardo ai suoi misteri, il Signore non ci ha lasciato un insegnamento incerto o dubbio, e non ci ha abbandonato all’errore che può nascere da una comprensione ambigua. Per cui, ascoltiamolo quando rivela agli apostoli l’intera conoscenza di questa fede ; Dice infatti : « Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me ». Colui che è la Via non ci ha lasciato errare in strade senza uscita. La Verità non ci ha giocati con menzogne. La Vita non ci ha consegnati all’errore che uccide. E poiché, per la nostra salvezza, ci ha manifestato i dolci nomi del suo disegno – Via per condurci alla verità, Verità per stabilirci nella Vita – riconosciamo quale è il sacramento che ci conduce a questa vita : « Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me ». La via verso il Padre passa attraverso il Figlio…

 

         Nel mistero in cui egli ha preso corpo, il Signore manifesta la divinità che è nel Padre : « Se conoscete me, conoscerete anche il Padre : fin da ora lo conoscete e lo avete veduto ». Ha distinto il tempo della visione dal tempo della conoscenza. Dice infatti che abbiamo già visto ciò che ancora dovremo conoscere.

 

IVA settimana tempo Pasquale - LODI venerdì

Sul bene della morte, 12, 52-55; CSEL 32, 747-750

(In l'Ora dell'Ascolto p. 733)

 

 

La via, la verità e la vita

 di Sant’Ambrogio nel quarto secolo

 

 

         Andiamo senza timore a Gesù, nostro Redentore, andiamo con animo intrepido verso la schiera dei santi, verso l’adunanza dei giusti. Sì, andremo dai nostri padri, andremo dai maestri della nostra fede… Il Signore sarà la luce di tutti ; e quella « luce vera che illumina ogni uomo » (Gv 1,19) splenderà su tutti. Andremo là dove il Signore Gesù ha preparato le mansioni per i suoi, affinché dove egli è siamo anche noi. Così infatti ha voluto… E qual è la sua volontà ? « Ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io » (Gv 14,2-3)…

 

         Egli ha indicato la via e il luogo dicendo : « E del luogo dove io vado, voi conoscete la via ». Il luogo è presso il Padre, la via è Cristo, come egli stesso dice : « Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me ». Entriamo in questa via, custodiamo la verità, seguiamo la vita. È via che conduce, verità che conforta, vita che si dona. Affinché poi conoscessimo la sua vera volontà, alla fine del discorso aggiunge : « Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria » (Gv 17,24)…

 

         Ti seguiamo, Signore Gesù ; ma tu chiamaci affinché possiamo seguirti davvero, poiché senza di te nessuno può ascendere. Tu infatti sei la via, la verità, la vita, tu la possibilità, la fedeltà, il premio. Come via accogli i tuoi ; come verità confermali ; come vita, vivificali.

 

IVA settimana tempo Pasquale - VESPRI venerdì

Discorsi, 142

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

         Cristo disse: “Io sono la via, la verità e la vita”. Come a dire: “Per dove vuoi andare? Io sono la via. Dove vuoi andare? Io sono la verità. Dove vuoi avere stabile dimora? Io sono la vita.” Perciò camminiamo sicuri lungo la via; ma dobbiamo temere insidie accosto alla via. L'avversario non ardisce tendere insidie sulla via, perché la via è Cristo; ma certamente, accosto alla via non è mai che smetta...
 

Cristo la via, Cristo umile; Cristo verità e vita, l'elevato e Dio. Se stai alla sequela di Cristo umile, perverrai all'elevato; se, infermo, non disprezzi l'umile, ti stabilirai imbattibile in alto. Quale, infatti, se non la tua infermità, la causa dell'umiliazione di Cristo? Infatti la debolezza ti opprimeva assai e irreparabilmente. E questa situazione indusse a venire da te un così grande medico. Se la tua infermità fosse almeno tale da permetterti di recarti personalmente dal medico, l'infermità stessa poteva sembrare tollerabile, ma ti è stato impossibile recarti da lui ed egli è venuto da te; è venuto insegnando l'umiltà per la quale torniamo alla salute. Poiché non ci lasciava ritornare alla vita la superbia...

 

Grida colui che si è fatto via: “Entrate per la porta stretta”(Mt 7,13). Si sforza di entrare, lo impedisce la superbia... Prenda il farmaco dell'umiltà. Beva, antidoto alla superbia, la pozione amara, ma salutare.... Quasi infatti che il superbo sia a chiedere: “Per dove entrerò?” “Io sono la via”, dice Cristo. “Entra per me: volendo entrare per la porta, non puoi camminare che per me. Poiché, come ho detto: Io sono la via, così: Io sono la porta. (Gv 10,7) E che vai cercando per dove far ritorno, dove tornare, per dove entrare?” Perché tu non vada a smarrirti in qualche luogo, egli si è fatto tutto questo per te. Perciò ti dice in breve: “sii umile, sii mite” (Mt 11,19).

 

IVA settimana tempo Pasquale - LODI sabato

Contro le Eresie 4, 20, 4-5 ; SC 100,  634-640

(In l'Ora dell'Ascolto p. 103)

  

 

Chi ha visto me ha visto il Padre

 di Sant’Ireneo di Lione nel secondo secolo

 

         L’uomo con le sue sole forze non può vedere Dio. Ma se Dio lo vuole, nell’abisso della sua volontà, si lascia vedere da chi vuole, quando vuole e come vuole. Dio ha potere su tutti e su ogni cosa. Si rese un tempo accessibile in visione profetica per mezzo del suo Spirito, si lascia vedere ora mediante il suo Figlio, dando l’adozione a figli. Sarà visto, infine, nel Regno dei cieli nella pienezza della sua paternità. Lo Spirito infatti prepara gli uomini nel Figlio. Il Figlio li conduce al Padre. Il Padre dona l’incorruttibilità e la vita eterna che derivano dalla visione di Dio per coloro che lo vedono.

 

         Come coloro che vedono la luce sono nella luce, e partecipano al suo splendore e ne colgono la chiarezza, così coloro che vedono Dio, sono in Dio e ricevono il suo splendore. Lo splendore di Dio dona la vita : la ricevono coloro che vedono Dio.

 

IVA settimana tempo Pasquale - PRIMI VESPRI sabato

Dai «Discorsi» di, vescovo

(Disc. sulla risurrezione di Cristo, 1; PG 46, 603-606. 626-627)

 

 

Primogenito della nuova creazione

 di san Gregorio Di Nissa nel quarto secolo

 

 

     E' venuto il regno della vita ed è stato distrutto il dominio della morte. Una diversa generazione è apparsa, e una vita diversa e un diverso modo di vivere. La nostra stessa natura ha subito un cambiamento.

     Quale è questa generazione? Quella che non scaturisce dal sangue, né da volere di uomo, né da volere di carne, ma è stata creata da Dio (cfr. Gv 1, 13). Come può avvenire questo? Ascolta e te lo spiegherò in breve. 

     Questa nuova prole viene concepita per mezzo della fede, viene data alla luce attraverso la rigenerazione del battesimo, ha come madre la Chiesa, succhia il latte della sua dottrina e delle sue istituzioni. Hai poi come suo cibo il pane celeste. L'età matura è costituita da un altro stile di vita. Le sue nozze sono la familiarità con la sapienza. Suoi figli la speranza, sua casa il regno, sua eredità e ricchezza le gioie del paradiso. La sua fine poi non è la morte, ma quella vita eterna e beata che è preparata a coloro che ne sono degni.

     «Questo è il giorno che ha fatto il Signore» (Sal 117, 24), giorno ben diverso da quelli che furono stabiliti all'inizio della creazione del mondo e che si misurano col trascorrere del tempo. Questo giorno segna l'inizio di una nuova creazione. Poiché in questo giorno Dio crea un cielo nuovo e una terra nuova, come afferma il Profeta. E quale cielo? Il firmamento della fede in Cristo. E quale terra? Un cuore buono, come disse il Signore, una terra avida della pioggia che la irriga e che produce abbondante messe di spighe.

     In questa creazione il sole rappresenta una vita pura, e le stelle le virtù; l'aria una buona condotta; il mare «la profondità della ricchezza della sapienza e della scienza» (Rm 11, 33). Le erbe e i germogli sono la buona dottrina e la Sacra Scrittura, di cui si pasce il popolo, gregge di Dio. Le piante da frutta poi rappresentano l'osservanza dei comandamenti.

     In questo giorno viene creato il vero uomo ad immagine e somiglianza di Dio. E non deve divenire il tuo mondo questo inizio: «Questo giorno che ha fatto il Signore»? Questo giorno e questa notte che il Profeta disse diversi dagli altri giorni e dalle altre notti?

     Ma non abbiamo ancora spiegato quello che in questa grazia è più importante. Questo giorno ha distrutto le sofferenze della morte. Questo giorno ha dato al mondo il primogenito dei morti.

     «Io salgo», dice «al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20, 17). O confortante e splendida notizia! Colui che si è fatto per noi uomo, pur essendo l'unigenito Figlio di Dio, per renderci suoi fratelli, si presenta come uomo davanti al Padre, per portare con sé tutti coloro che gli sono congiunti.

 

VA settimana tempo Pasquale - U.R. Domenica

(Disc. 34, 1-3. 5-6; CCL 41, 424-426)

Dai «Discorsi»

 

Cantiamo al Signore il canto dell'amore

 di sant'Agostino nel quinto secolo

 

 

     Cerca per l'uomo il motivo per cui debba amare Dio e non troverai che questo: perché Dio per primo lo ha amato. Colui che noi abbiamo amato, ha dato già se stesso per noi, ha dato ciò per cui potessimo amarlo.

     Che cosa abbia dato perché lo amassimo, ascoltatelo più chiaramente dall'apostolo Paolo: «L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori» (Rm 5, 5). Da dove? Forse da noi? No. Da chi dunque? «Per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 5).

     Avendo dunque una sì grande fiducia, amiamo Dio per mezzo di Dio.

     Ascoltate più chiaramente lo stesso Giovanni: «Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv 4, 16).

     Non basta dire: «L'amore è da Dio» (1 Gv 4, 7). Chi di noi oserebbe dire ciò che è stato detto: «Dio è amore»? Lo disse colui che sapeva ciò che aveva.

     Dio ci si offre in un modo completo. Ci dice: Amatemi e mi avrete, perché non potete amarmi, se già non mi possedete.

     O fratelli, o figli, o popolo cristiano, o santa e celeste stirpe, o rigenerati in Cristo, o creature di un mondo divino, ascoltate me, anzi per mezzo mio: «Cantate al Signore un canto nuovo».

     Ecco, tu dici, io canto. Tu canti, certo, lo sento che canti. Ma bada che la tua vita non abbia a testimoniare contro la tua voce.

     Cantate con la voce, cantate con il cuore, cantate con la bocca, cantate con la vostra condotta santa. «Cantate al Signore un canto nuovo». Mi domandate che cosa dovete cantare di colui che amate? Parlate senza dubbio di colui che amate, di lui volete cantare. Cercate le lodi da cantare?

    L'avete sentito: «Cantate al Signore un canto nuovo». Cercate le lodi? «La sua lode risuoni nell'assemblea dei fedeli».

    Il cantore diventa egli stesso la lode del suo canto.

    Volete dire le lodi a Dio? Siate voi stessi quella lode che si deve dire, e sarete la sua lode, se vivrete bene.

 

VA settimana tempo Pasquale - VESPRI Domenica

Dalle «Omelie sul Cantico dei cantici»

(Om. 15; PG 44,1115-1118)

 

 

 

La gloria che hai dato a me l'ho data ad essi

di san Gregorio di Nissa nel quarto secolo

 

 

     Se davvero l'amore riesce ad eliminare la paura e questa si trasforma in amore, allora si scoprirà che ciò che salva è proprio l'unità. La salvezza sta infatti nel sentirsi tutti fusi nell'amore all'unico e vero bene mediante quella perfezione che si trova nella colomba di cui parla il Cantico dei cantici: «Una sola è la mia colomba, la mia perfetta. L'unica di sua madre, la preferita della sua genitrice» (Ct 6,9).

     Tutto ciò lo mostra più chiaramente il Signore nel vangelo.

     Gesù benedice i suoi discepoli, conferisce loro ogni potere e concede loro i suoi beni. Fra questi sono da includere anche le sante espressioni che egli rivolge al Padre. Ma fra tutte le parole che dice e le grazie che concede una ce n'è che è la maggiore di tutte e tutte le riassume. Ed è quella con cui Cristo ammonisce i suoi a trovarsi sempre uniti nelle soluzioni delle questioni e nelle valutazioni circa il bene da fare; a sentirsi un Cuor solo e un'anima sola e a stimare questa unione l'unico e solo bene; a stringersi nell'unità dello Spirito con il vincolo della pace; a far un solo corpo e un solo spirito; a corrispondere a un'unica vocazione, animati da una medesima speranza.

     Ma più che questi accenni sarebbe meglio riferire testualmente le parole del vangelo: «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21).

     Il vincolo di questa unità è un'autentica gloria. Nessuno infatti può negare che lo Spirito Santo sia chiamato «gloria». Dice infatti il Signore: «La gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro» (Gv 17,22). Egli possedette tale gloria sempre ancora prima che esistesse questo mondo. Nel tempo poi la ricevette quando assunse la natura umana. Da quando questa natura fu glorificata dallo Spirito Santo, tutto ciò che si connette con questa gloria, diviene partecipazione dello Spirito Santo.

     Per questo dice: «La gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una cosa sola, come noi siamo una cosa sola: io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità» (Gv 20,22-23). Perciò colui che dalla fanciullezza è cresciuto raggiungendo la piena maturità del Cristo, viene a trovarsi in quello stato tutto speciale, che solo l'intelligenza, illuminata dalla fede, può percepire. Allora diviene capace della gloria dello Spirito Santo attraverso una vita lontana dai vizi e improntata alla santità. Costui dunque è quella perfetta colomba, alla quale guarda lo Sposo, quando dice: «Una sola la mia colomba, la mia perfetta».

 

VA settimana tempo Pasquale - LODI martedì

Sull’unità della Chiesa cattolica

 

 

Il Signore ci dona la sua Pace

 di San Cipriano nel terzo secolo

 

 

         Lo spirito Santo ci dà questo avvertimento : « Cerca la pace e perseguila » (Sal 34, 15). Il figlio di pace deve cercare e perseguire la pace. Chi conosce e ama il vincolo della carità deve preservare la sua lingua dal peccato della discordia. Fra le sue prescrizioni divine e i suoi comandamenti di salvezza, il Signore, la vigilia della sua Passione, ha aggiunto questo : « Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace. » (Gv 14, 27) Tale è l’eredità che ci ha lasciata : la promessa di tutti i doni, di tutte le ricompense che vediamo in prospettiva, è stata legata alla custodia della pace. Se siamo eredi di Cristo, rimaniamo nella pace di Cristo. Se siamo figli di Dio, dobbiamo essere pacifici : « Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio. » (Mt 5, 9) Bisogna che i figli di Dio siano pacifici, miti di cuore, semplici nelle parole, in perfetto accordo di sentimenti, uniti fedelmente con il vincolo di un pensiero unanime.

 

         Questa concordia esisteva un tempo, sotto l’autorità degli Apostoli. In questo modo, il nuovo popolo dei credenti, fedele alle prescrizioni del Signore, mantenne la carità. Da lì sorge l’efficacia delle loro preghiere : potevano essere sicuri di ottenere tutto ciò che domandavano alla misericordia di Dio.

 

VA settimana tempo Pasquale - VESPRI martedì

Messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2002 §14-15

 

 

 

Vi lascio la pace vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi

 di Papa Giovanni Paolo II

 

 

 

La preghiera per la pace non è un elemento che « viene dopo » l'impegno per la pace. Al contrario, essa sta al cuore dello sforzo per l'edificazione della pace nell'ordine, nella giustizia e nella libertà. Pregare per la pace significa aprire il cuore umano all'irruzione della potenza rinnovatrice di Dio. Dio, con la forza vivificante della sua grazia, può creare aperture per la pace là dove sembra che vi siano soltanto ostacoli e chiusure… Pregare per la pace significa pregare per la giustizia…

 

Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono : ecco ciò che voglio annunciare in questo Messaggio a credenti e non credenti, agli uomini e alle donne di buona volontà, che hanno a cuore il bene della famiglia umana e il suo futuro. Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono : questo voglio ricordare a quanti detengono le sorti delle comunità umane, affinché si lascino sempre guidare, nelle loro scelte gravi e difficili, dalla luce del vero bene dell'uomo, nella prospettiva del bene comune. Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono : questo monito non mi stancherò di ripetere a quanti, per una ragione o per l'altra, coltivano dentro di sé odio, desiderio di vendetta, bramosia di distruzione.

 

 Non restino fuori dal raggio di luce della nostra preghiera coloro stessi che offendono gravemente Dio e l'uomo mediante questi atti senza pietà : sia loro concesso di rientrare in se stessi e di rendersi conto del male che compiono, così che siano spinti ad abbandonare ogni proposito di violenza e a cercare il perdono. In questi tempi burrascosi, possa l'umana famiglia trovare pace vera e duratura, quella pace che solo può nascere dall'incontro della giustizia con la misericordia !

 

VA settimana tempo Pasquale - LODI mercoledì

Trattato sul Vangelo di san Luca, 9, 29-30 ; SC 52

 

 

 

La Parabola della vigna

 di Sant’Ambrogio nel quarto secolo

 

 

         La vigna è la figura del popolo di Dio, perché, radicato sul ceppo della vite eterna, esso si innalza sulla terra. Abbondanza sorta da un suolo ingrato, ora germoglia e fiorisce, ora si riveste di verde, ora assomiglia al giogo amabile della croce, quando è cresciuta e i suoi rami stesi formano i tralci di una vigna feconda… A ragione quindi il popolo di Cristo è chiamato vite, sia perché segna una croce sulla sua fronte (Ez 9, 4), sia perché i suoi frutti vengono raccolti nell’ultima stagione dell’anno, sia perché, come nei filari di una vigna, poveri e ricchi, umili e potenti, servi e padroni, tutti nella Chiesa sono di una perfetta uguaglianza…

 

         Quando si lega ai pali la vigna,  si raddrizza ; quando la si pota, non è per sminuirla bensì per farla crescere. Lo stesso accade per il popolo santo ; se viene legato, si libera ; se viene umiliato, si raddrizza, e se viene tagliato, in verità gli viene data una corona. Anzi, come un germoglio, prelevato su un albero vecchio, è innestato su un’altra radice, così, questo popolo santo … nutrito sull’albero della croce … cresce. E lo Spirito Santo si riversa nel nostro corpo, come nei solchi della terra, lavando tutto ciò che è immondo e raddrizzando le nostre membra per dirigerle verso il cielo.

 

         Il Vignaiolo ha l’abitudine di sarchiare questa vite, di legarla, di tagliarla (Gv 15, 2)… Ora brucia, con il sole, i segreti del nostro corpo, ora li annaffia con la pioggia. Gli piace sarchiare la sua terra perché i rovi non feriscano i germogli ; bada che le foglie non facciano troppo ombra…, non privino le nostre virtù della luce, e non impediscano la maturazione dei nostri frutti.

 

VA settimana tempo Pasquale - VESPRI mercoledì

Discorso 58 sul Cantico dei cantici

  

 

 

Portare molto frutto nel Signore

 di San Bernardo nel dodicesimo secolo

 

 

 

         Devo avvertire ognuno di voi, a proposito della sua vigna. Chi infatti ha mai tolto da sè ogni superfluo, da poter ritenere di non aver più nulla da potare? Credetemi, ciò che è stato tagliato rispunta, i vizi scacciati tornano, e si vedono risvegliarsi le tendenze assopite. Non basta dunque potare la propria vigna una sola volta, ma occorre ricominciare sovente, anzi, se possibile, senza sosta. Se infatti siamo sinceri, senza sosta troviamo dentro di noi qualche cosa da tagliare... La virtù non può crescere in mezzo ai vizi; perché possa svilupparsi, occorre impedire a questi di diventare troppo ampi. Togli dunque ogni superfluo, allora quello che è necessario potrà sorgere.

 

         Quanto a noi, fratelli, è sempre il tempo della potatura, sempre essa si impone. Ne sono sicuro infatti, siamo già usciti dall’inverno, da quel timore senza amore che ci introduce tutti nella sapienza, senza però far fiorire nessuno nella perfezione. Quando sorge l’amore, scaccia quel timore come l’estate scaccia l’inverno... Che cessino dunque le piogge dell’inverno, cioè le lacrime di angoscia suscitate dal ricordo dei nostri peccati e dal timore del giudizio... Se “l’inverno è passato”, se “è cessata la pioggia” (Ct 2,11)..., la dolcezza primaverile della grazia spirituale ci indica che è venuto il momento di potare la nostra vigna. Cosa ci resta da fare, altro che di impegnarci totalmente in questo lavoro?

 

VA settimana tempo Pasquale - LODI giovedì

Relazioni diverse, 46 et 48

 

 

Se uno mi ama… noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui

 di Santa Teresa d'Avila nel sedicesimo secolo

 

 

         Una volta godevo, nel raccoglimento, di quella compagnia che ho sempre nell’animo ; mi sembrava che Dio vi si trovasse, in modo tale che pensavo a questa parola di san Pietro : « Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente » (Mt 16, 16), perché Dio era veramente vivente in me. Questa presa di coscienza non assomigliava alle altre ; essa rende la fede più potente ; in quel momento non si sarebbe potuto dubitare che la Trinità fosse nell’animo con una presenza speciale, con la sua potenza e con la sua essenza. Sentire questo è estremamente vantaggioso per fare intendere una tale verità. Mentre mi stupivo di vedere una Maestà così alta in una creatura così spregevole quanto la mia anima, udì questa parola : « Non è spregevole la tua anima, figlia mia, poiché è stata fatta a mia immagine » (Gen 1, 27).

 

         Un’altra volta, consideravo dentro di me questa presenza delle tre Persone divine. La luce era così viva, da non lasciare nessun dubbio che lì fosse presente il Dio vivente, il vero Dio… Pensavo quanto la vita fosse amara, da impedirci di stare sempre in una compagnia così mirabile, e… il Signore mi disse : « Figlia mia, dopo questa vita, non potrai più servirmi nello stesso modo. Quindi, sia che mangi, sia che dorma, qualunque cosa tu faccia, fallo per amore mio, come se non fossi più tu a vivere, ma io in te. Questo ha proclamato san Paolo » (Gal 2, 20).

 

VA settimana tempo Pasquale - VESPRI giovedì

 

Gv 15,9-11

 

  

 

Questo è il mio comandamento : che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati

 di San Clemente di Roma nel secondo secolo

 

 

         Chi ha la carità in Cristo pratichi i suoi comandamenti. Chi può spiegare “il vincolo della carità” di Dio (Col 3,14)? Chi è capace di esprimere la grandezza della sua bellezza?

 

L'altezza ove conduce la carità è ineffabile. La carità ci unisce a Dio: "La carità copre la moltitudine dei peccati" (1 Pt 4,8). La carità tutto soffre, tutto sopporta (1 Cor 13,7). Nulla di banale, nulla di superbo nella carità. La carità non ha divisione, la carità non si ribella, la carità tutto compie nella concordia. Nella carità sono perfetti tutti gli eletti di Dio. Senza carità nulla è accetto a Dio. Nella carità il Signore ci ha presi con sé. Per la carità avuta per noi, Gesù Cristo nostro Signore, secondo la volontà di Dio, ha dato per noi il suo sangue, la sua carne per la nostra carne e la sua anima per la nostra anima.

 

VA settimana tempo Pasquale - LODI venerdì

Commento sul Vangelo di Giovanni, 65 ; CCL 36, 490

(Nuova Biblioteca Agostiniana)             

 

 

Rimanete nel mio amore

Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

Il Signore Gesù afferma di voler dare ai suoi discepoli un comandamento nuovo, quello di amarsi a vicenda... Ma questo comandamento non era già contenuto nell'antica legge di Dio, che dice: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19, 18)? Perché allora il Signore chiama nuovo un comandamento che risulta così antico? O lo chiama nuovo perché, spogliandoci dell'uomo vecchio, esso ci riveste del nuovo (Ef 2,24)? Non un amore qualsiasi, infatti, rinnova l'uomo, ma l'amore che il Signore distingue da quello puramente umano aggiungendo: “Come io ho amato voi”... Cristo dunque ci ha dato un comandamento nuovo: di amarci gli uni gli altri, come egli ci ha amati. E' questo amore che ci rinnova, rendendoci uomini nuovi, eredi del Testamento Nuovo, cantori del “cantico nuovo” (Sal 95,1).

 

Questo amore, fratelli carissimi, ha rinnovato anche i giusti dei tempi antichi, i patriarchi e i profeti, come poi i beati Apostoli. E' questo amore che anche adesso rinnova le genti e raccoglie tutto il genere umano, sparso ovunque sulla terra, per farne un sol popolo nuovo, il corpo della novella sposa dell'unigenito Figlio di Dio.

 

VA settimana tempo Pasquale - VESPRI venerdì

Dal trattato «Contro le eresie»

(Lib. IV, 13, 4-14, 1; Sc 100, 534-540)

 

 

L'amicizia di Dio

di sant'Ireneo nel secondo secolo

 

 

Nostro Signore, Verbo di Dio, prima condusse gli uomini a servire Dio, poi da servi li rese suoi amici, come disse egli stesso ai discepoli: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi» (Gv 15, 15). L'amicizia di Dio concede l'immortalità a quanti vi si dispongono debitamente.

In principio Dio plasmò Adamo non perché avesse bisogno dell'uomo, ma per avere qualcuno su cui effondere i suoi benefici. In effetti il Verbo glorificava il Padre, sempre rimanendo in lui, non solamente prima di Adamo, ma anche prima di ogni creazione. Lo ha dichiarato lui medesimo: “Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria, che avevo presso di te prima che il mondo fosse” (Gv 17, 5).

Egli ci comandò di seguirlo non perché avesse bisogno del nostro servizio, ma per dare a noi stessi la salvezza. Seguire il Salvatore, infatti, è partecipare della salvezza, come seguire la luce significa essere circonfusi di chiarore.

Chi è nella luce non è certo lui ad illuminare la luce e a farla risplendere, ma è la luce che rischiara lui e lo rende luminoso. Egli non dà nulla alla luce, ma è da essa che riceve il beneficio dello splendore e tutti gli altri vantaggi.

Così è anche del servizio verso Dio: non apporta nulla a Dio, e d'altra parte Dio non ha bisogno del servizio degli uomini; ma a quelli che lo servono e lo seguono egli dà la vita, l'incorruttibilità e la gloria eterna. Accorda i suoi benefici a coloro che lo servono per il fatto che lo servono, e a coloro che lo seguono per il fatto che lo seguono, ma non ne trae alcuna utilità.

Dio ricerca il servizio degli uomini per avere la possibilità, lui che è buono e misericordioso, di riversare i suoi benefici su quelli che perseverano nel suo servizio. Mentre Dio non ha bisogno di nulla, l'uomo ha bisogno della comunione con Dio.

La gloria dell'uomo consiste nel perseverare al servizio di Dio. E per questo il Signore diceva ai suoi discepoli: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15, 16), mostrando così che non erano loro a glorificarlo, seguendolo, ma che, per il fatto che seguivano il Figlio di Dio, erano glorificati da lui. E ancora: «Voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria» (Gv 17, 24).

 

VA settimana tempo Pasquale - LODI Sabato

Gv 15, 18-21

 Lettera ai Flilippesi, SC 10, p. 215-217, 221.

 

 

« Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi »

di San Policarpo nel secondo secolo

 

 

Perseveriamo senza posa, fratelli miei, nella nostra speranza e nel pegno della nostra giustizia, che è Gesù Cristo... Cerchiamo quindi d’imitare la sua pazienza e, se dovremo soffrire per il suo nome, rendiamogli gloria. Tale infatti è l’esempio che egli ci pose dinanzi nella sua persona, e noi l’abbiamo creduto.

 

Vi scongiuro tutti ad essere obbedienti alla parola della giustizia e a sopportare con tutta quella pazienza che avete ammirato con i vostri occhi non solo nei beati Ignazio, Zosimo e Rufo, ma anche in altri dei vostri, nello stesso Paolo e negli altri apostoli. Persuadetevi che tutti costoro non corsero invano, ma nella fede e nella giustizia, e che ora occupano il posto loro dovuto presso il Signore, con il quale hanno condiviso le sofferenze. Poiché essi non hanno amato questo mondo, ma Colui che è morto per noi e che per noi fu risuscitato da Dio...

 

Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, e lo stesso pontefice eterno Gesù Cristo, Figlio di Dio, vi facciano crescere nella fede, nella verità, nella perfetta mansuetudine e senza iracondia, nella pazienza, nella longanimità, nella rassegnazione e nella castità. Il Signore vi conceda d’essere partecipi dell’eredità dei suoi santi e, insieme con voi, lo conceda pure a noi e a tutti coloro che sono sotto il cielo e che crederanno nel Signore nostro Gesù Cristo e nel suo Padre, che lo risuscitò dai morti. Pregate per tutti i santi. Pregate anche per i re, per i magistrati e i principi, per quelli che vi perseguitano e vi odiano e per i nemici della croce, affinché il vostro frutto sia manifesto a tutti, affinché siate perfetti in lui.

 

VA settimana tempo Pasquale - PRIMI VESPRI SABATO

 

 

 

Il gaudio della beatitudine eterna

di San Pier Damiani nel undicesimo secolo

 

 

         Il tuo spirito si innalzi verso i promessi premi della patria in modo che con l’ascesa possa superare le aspre difficoltà che si incontrano lungo il cammino. Quando si ha per traguardo un mucchietto di oro scintillante, la fatica del viaggio è più leggera. Si corre nello stadio con entusiasmo quando il premio in vista è una corona. Considera quanto sarà felice colui che sarà ammesso al convito nuziale in compagnia degli eletti. Là ognuno è colmo di gaudio perché non c’è preoccupazione di futura avversità; là l’anima gode serenamente la luce infinita e gioisce ineffabilmente dei premi dei suoi concittadini. Là gli eletti, assetati, bevono alla fonte della vita e bevendo hanno sete perché l’avidità non genera tormento, né la sazietà infastidisce. Dell’eterna presenza del Creatore traggono tutta la loro beatitudine, la floridezza della perenne giovinezza, la grazia della bellezza, il vigore, che mai viene meno, della salute. Da quella fonte di eternità attingono la vita eterna, la gioia ineffabile e, quel che più conta, la somiglianza con lo stesso Creatore. Così infatti afferma l’evangelista Giovanni; “Quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è(1 Gv 3, 2). Perciò: “la morte è stata ingoiata per la vittoria (1 Co 15, 54; Is 25, 8) e ogni corruzione della natura umana è stata vinta.

 

VIA settimana tempo Pasquale - U.R. Domenica

Dai «Discorsi», vescovo

(Disc. 171, 1-3. 5; PL 38, 933-935)

 

 

Rallegratevi nel Signore, sempre

 di sant'Agostino nel quinto secolo

 

    L'Apostolo ci comanda di rallegrarci, ma nel Signore, non nel mondo. «Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio» (Gc 4, 4), come ci assicura la Scrittura. Come un uomo non può servire a due padroni, così nessuno può rallegrarsi contemporaneamente nel mondo e nel Signore.

    Quindi abbia il sopravvento la gioia nel Signore, finché non sia finita la gioia nel mondo. Cresca sempre più la gioia nel Signore, mentre la gioia nel mondo diminuisca sempre finché sia finita. E noi affermiamo questo, non perché non dobbiamo rallegrarci mentre siamo nel mondo, ma perché, pur vivendo in questo mondo, ci rallegriamo già nel Signore.

    Ma qualcuno potrebbe obiettare: Sono nel mondo, allora, se debbo gioire, gioisco là dove mi trovo. Ma che dici? Perché sei nel mondo, non sei forse nel Signore? Ascolta il medesimo Apostolo che parla agli Ateniesi e negli Atti degli Apostoli dice del Dio e Signore nostro creatore: «In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17, 28).

    Colui che è dappertutto, dove non è? Forse che non ci esortava a questo quando insegnava: «Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla»? (Fil 4, 5-6).

    E' una ineffabile realtà questa: ascese sopra tutti i cieli ed è vicinissimo a coloro che si trovano ancora sulla terra. Chi è costui, lontano e vicino al tempo stesso, se non colui che si è fatto prossimo a noi per la sua misericordia?

    Tutto il genere umano è quell'uomo che giaceva lungo la strada semivivo, abbandonato dai ladri. Il sacerdote e il levita, passando, lo disprezzarono, ma un samaritano di passaggio gli si accostò per curarlo e prestargli soccorso. Lontano da noi, immortale e giusto, egli discese fino a noi, che siamo mortali e peccatori, per diventare prossimo a noi.

    «Non ci tratta secondo i nostri peccati» (Sal 102, 10). Siamo infatti figli. E come proviamo questo? Morì per noi l'Unico, per non rimanere solo.

    Non volle essere solo, egli che è morto solo. L'unico Figlio di Dio generò molti figli di Dio. Si acquistò dei fratelli con il suo sangue. Rese giusti i reprobi. Donandosi, ci ha redenti; disonorato, ci onorò; ucciso, ci procurò la vita.

    Perciò, fratelli, rallegratevi nel Signore, non nel mondo; cioè rallegratevi nella verità, non nel peccato; rallegratevi nella speranza dell'eternità, non nei fiori della vanità. Così rallegratevi: e dovunque e per tutto il tempo che starete in questo mondo, «il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla» (Fil 4).

 

VIA settimana tempo Pasquale - VESPRI Domenica

Evangelii nuntiandi, cap.7, §75

 

 

 

Quando verrà il Consolatore, lo Spirito di verità, egli mi renderà testimonianza

 di Papa Paolo VI

 

 

«Colma del conforto dello Spirito Santo», la Chiesa «cresce». Lo Spirito è l'anima di questa Chiesa. È lui che spiega ai fedeli il significato profondo dell'insegnamento di Gesù e del suo mistero. È lui che, oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui, che gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare, predisponendo nello stesso tempo l'animo di chi ascolta perché sia aperto ad accogliere la Buona Novella e il Regno annunziato.

Le tecniche dell'evangelizzazione sono buone, ma neppure le più perfette tra di esse potrebbero sostituire l'azione discreta dello Spirito. Anche la preparazione più raffinata dell'evangelizzatore, non opera nulla senza di lui. Senza di lui la dialettica più convincente è impotente sullo spirito degli uomini. Senza di lui, i più elaborati schemi a base sociologica, o psicologica, si rivelano vuoti e privi di valore.

Noi stiamo vivendo nella Chiesa un momento privilegiato dello Spirito. Si cerca dappertutto di conoscerlo meglio, quale è rivelato dalle Sacre Scritture. Si è felici di porsi sotto la sua mozione. Ci si raccoglie attorno a lui e ci si vuol lasciar guidare da lui. Ebbene, se lo Spirito di Dio ha un posto eminente in tutta la vita della Chiesa, egli agisce soprattutto nella missione evangelizzatrice: non a caso il grande inizio dell'evangelizzazione avvenne il mattino di Pentecoste, sotto il soffio dello Spirito.

Si può dire che lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione… Ma si può parimenti dire che egli è il termine dell'evangelizzazione: egli solo suscita la nuova creazione, l'umanità nuova a cui l'evangelizzazione deve mirare, con quella unità nella varietà che l'evangelizzazione tende a provocare nella comunità cristiana. Per mezzo di lui il Vangelo penetra nel cuore del mondo, perché egli guida al discernimento dei segni dei tempi - segni di Dio - che l'evangelizzazione discopre e mette in valore nella storia.

 

VIA settimana tempo Pasquale - VESPRI martedì

 

 

Libro di Vita di Gerusalemme

 

Capitolo "Monaci e Monache" § 61

 

VIA settimana tempo Pasquale - VESPRI martedì

Dal «Commento sul vangelo di Giovanni»  (Lib. 10; PG 74, 434)

 

 

 

Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore

di san Cirillo di Alessandria nel quarto secolo

 

 

    Cristo aveva compiuto la sua missione sulla terra, e per noi era ormai venuto il momento di entrare in comunione con la natura del Verbo cioè di passare dalla vita naturale di prima a quella che trascende l'esistenza umana. Ma a ciò non potevamo arrivare se non divenendo partecipi dello Spirito Santo.

    Il tempo più adatto alla missione dello Spirito e alla sua venuta su di noi era quello che seguì l'ascensione di Cristo al cielo.

    Finché Cristo infatti viveva ancora con il suo corpo insieme ai fedeli, egli stesso, a mio parere, dispensava loro ogni bene. Quando invece giunse il momento stabilito di salire al Padre celeste, era necessario che gli fosse presente ai suoi seguaci per mezzo dello Spirito ed abitasse per mezzo della fede nei nostri cuori, perché, avendolo in noi, potessimo dire con fiducia «Abbà, Padre» e praticassimo con facilità ogni virtù e inoltre fossimo trovati forti e invincibili contro le insidie del diavolo e gli attacchi degli uomini, dal momento che possedevamo lo Spirito Santo onnipotente.

    Che lo Spirito infatti trasformi in un'altra natura coloro nei quali abita e li rinnovi nella loro vita è facile dimostrarlo con testimonianze sia dell'Antico che del Nuovo Testamento.

    Samuele infatti, ispirato, rivolgendo la parola a Saul, dice: Lo Spirito del Signore ti investirà e sarai trasformato in altro uomo (cfr. 1 Sam 10, 6). San Paolo poi dice: E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore. Il Signore poi è Spirito (cfr. 2 Cor 3, 17-18).

    Vedi come lo Spirito trasforma, per così dire, in un'altra immagine coloro nei quali abita? Infatti porta con facilità dal gusto delle cose terrene a quello delle sole cose celesti e da una imbelle timidezza ad una forza d'animo piena di coraggio e di grande generosità.

    I discepoli erano così disposti e così rinfrancati nell'animo dallo Spirito Santo, da non essere per nulla vinti dagli assalti dei persecutori, ma fortemente stretti all'amore di Cristo.

    E' vero dunque quello che dice il Salvatore: E' meglio per voi che io me ne ritorni in cielo (cfr. Gv 16, 7). Quello infatti era il tempo in cui sarebbe disceso lo Spirito Santo.

 

VIA settimana tempo Pasquale - LODI mercoledì

Lumen Gentium, § 4 e 12

Concilio Vaticano II

 

 

Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera

 dalla costituzione dogmatica Lumen Gentium

 

 

          Per mezzo dello Spirito che dà la vita, « sorgente di acqua zampillante per la vita eterna » (Gv 4,14) il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (Rm 8,11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (1 Cor 3,16) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (Gal 4,6). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità, la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti. Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo. Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: « Vieni » (Ap 22,17)…

La totalità dei fedeli, avendo l'unzione che viene dal Santo, non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando « dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici » (S. Agostino) mostra l'universale suo consenso in cose di fede e di morale. E invero, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, e sotto la guida del sacro magistero, il quale permette, se gli si obbedisce fedelmente, di ricevere non più una parola umana, ma veramente la parola di Dio (1 Ts 2,13), il popolo di Dio aderisce indefettibilmente « alla fede trasmessa ai santi una volta per tutte » (Gd 3), con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l'applica nella vita.

Inoltre lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma « distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui » (1 Cor 12,11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: « A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio » (1 Cor 12,7).

 

VIA settimana tempo Pasquale - VESPRI mercoledì

PPS IV n° 17 del 17/05/1837

 

 

Lo Spirito di verità prenderà del mio e ve l’annunzierà

 del Cardinal John Henry Newman nel diciannovesimo secolo

 

 

         Poiché il Paraclito, il nuovo Consolatore è una sola cosa con il Figlio, essendo lo Spirito che procede dal Figlio, avrebbe potuto fare altro che manifestare il Figlio al mondo, mentre manifestava se stesso ? Come avrebbe potuto fare altro che spargere una luce nuova su colui la cui morte sulla croce apriva allo Spirito Santo un accesso nel cuore dell’uomo ? Perciò, benché la partenza del Figlio sia utile alla venuta del Consolatore (Gv 16, 7), non dobbiamo mai, in presenza del Consolatore, perdere di vista il Figlio. Cristo stesso non ha forse detto ai suoi discepoli : « Egli mi glorificherà » ?

         In qual modo lo Spirito rende gloria al Figlio di Dio ? Rivela che colui che si faceva chiamare Figlio dell’uomo è il Figlio unico di Dio. Certo, il Nostro Salvatore aveva proprio dichiarato quanto conveniva a noi, ma gli apostoli non lo avevano capito. Anche mentre, per l’opera segreta della grazia, confessavano la loro fede con convinzione, non capivano ancora tutto ciò che pur affermavano… Il Salvatore non aveva forse cura di velare il suo segreto ? Non sembra forse aver voluto che questo segreto fosse svelato non all’istante, ma a posteriori ? Come se le parole divine dovessero aspettare ancora a lungo per ricevere la loro interpretazione divina.

         È proprio questo che egli serbava per l’ora della venuta di colui che doveva mandare. Sarebbe lo Spirito a mettere in piena luce la sua persona e le sue parole… Perciò, soltanto dopo la Risurrezione di Cristo, anzi dopo la sua Ascensione, quando lo Spirito Santo è sceso su di loro, gli apostoli hanno finalmente capito chi era stato con loro. San Giovanni scrive : « Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù » (Gv 2, 22).

 

VIA settimana tempo Pasquale - LODI giovedì

Trattati sulla prima lettera di Giovanni 10, 9 ; SC 75, 432-436

(In l'Ora dell'Ascolto p. 809)

 

 

 

Ancora un poco e non mi vedrete ; un po’ ancora e mi vedrete

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

         Il Signore nostro Gesù Cristo, quando stava per ascendere al cielo, pronunziò le sue ultime parole ; dopo queste parole non parlò più sulla terra. Il capo, sul punto di ascendere al cielo, ci raccomandò le membra che sarebbero rimaste sulla terra ; e sparì. Ormai non trovi più Cristo che parla sulla terra : lo senti parlare, ma dal cielo. E dal cielo perché parlò ? Perché le sue membra erano calpestate qui in terra. Infatti, a Saulo persecutore disse dall’alto : « Saulo, Saulo, perché mi perseguiti ? » (At 9, 4) Sono salito al cielo, ma rimango ancora sulla terra ; lì siedo alla destra del Padre, qui ancora patisco la fame, ho sete e sono pellegrino… Ecco dove rimango, io che ascendo. Ascendo sì, perché sono il capo ; ma il mio corpo resta ancora quaggiù. Dove ? Per tutta la terra. Sta attento a non colpirlo, a non violarlo, a non calpestarlo : ecco le ultime parole di Cristo, in procinto di ascendere al cielo.

         Fratelli, riflettete con sentimenti cristiani : se per gli eredi sono tanto dolci, tanto care, tanto preziose le parole di chi sta per morire, che cosa devono essere per gli eredi di Cristo le sue ultime parole, dette non quando stava per essere deposto nel sepolcro, ma per ascendere al cielo !

 

VIA settimana tempo Pasquale - VESPRI giovedì

Nicola Cabasilas, Omelia sulla Dormizione della Vergine  4, in:

 Comunità di Bose (a cura di), Maria , Milano, Mondadori 2000, pp.390-391

 

 

CIELO NUOVO E TERRA NUOVA

di Nicola Cabasilas nel quattordicesimo secolo

 

         La Vergine ha creato un cielo nuovo e una terra nuova, o piuttosto è lei stessa il cielo nuovo e la terra nuova; è terra, poiché da essa proviene, nuova perché in nessun modo è simile ai suoi progenitori, né ha ereditato il lievito vecchio, poiché lei stessa, secondo l'espressione di Paolo, è divenuta la nuova pasta e inaugura un nuovo genere umano.

         Chi può ignorare che essa è cielo? Un cielo nuovo, perché è lontana da ogni stato di vecchiaia, perché è incomparabilmente superiore ad ogni corruzione; lei solo ha trasceso il tempo perché è stata data agli uomini in questi giorni, che sono gli ultimi, secondo la promessa divina annunciata ad Isaia: "Vi darò un cielo nuovo e una terra nuova".

         Ancora più la Vergine è guida per tutti coloro che si innalzano a Dio, mentre il cielo è per loro una barriera. E mentre il cielo deve smettere di porsi nel mezzo, se la Vergine non continuasse ad intercedere tra Dio e gli uomini non sarebbe possibile alle creature di questa terra essere partecipi delle realtà dell'alto.

         Secondo la Parola, il cielo non poté sopportare il raggio divino; quando questo lo attraversò, subito fu squarciato. Non appena lo Spirito discese su colui che gli era uguale in onore, Giovanni vide i cieli squarciati. Ma quando lo Spirito discese sulla Beata, essa godette di quella pace ancor più grande della quale Paolo dice che sorpassa ogni intelligenza e della realtà in lei sussistente del Salvatore stesso, che non conosce confine. Essa è divenuta luogo eccelso e l'ha portato in sé con così grande pace da concepirlo e partorirlo senza dolore.

         Ciò che il profeta chiama cielo e attribuisce soltanto a Dio - il cielo del cielo appartiene al Signore - è la beata Vergine.

 

VIA settimana tempo Pasquale - LODI venerdì

Discorsi,  166

 

 

 

Il Regno di Dio … è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo

di San Cesario di Arles nel sesto secolo

 

 

         Qual’é la vera gioia, fratelli se non il Regno dei cieli? E qual’è il Regno di Dio, se non Cristo nostro Signore. Io so che tutti gli uomini vogliono provare una vera gioia. Ma sbaglia chi vuole godere dei raccolti senza coltivare il suo campo; inganna se stesso chi vuole raccogliere frutti senza piantare alberi. Non si possiede la vera gioia senza la giustizia e la pace... Ora, rispettando la giustizia e la pace, fatichiamo per un breve tempo, come chinati su un lavoro fruttuoso. Ma poi, godremo senza fine del frutto di questo lavoro.

 

         Ascolta l’apostolo Paolo dire a proposito di Cristo: “Egli è la vostra pace” (Ef 2,14)... E il Signore, rivolgendosi ai suoi discepoli, dice: “Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliere la vostra gioia”. Qual’è questa gioia che nessuno vi potrà togliere, se non lui stesso, il vostro Signore, che nessuno vi può togliere?

 

         Esaminate dunque la vostra coscienza, fratelli; se vi regna la giustizia, se volete, desiderate e augurate a tutti la medesima cosa che augurate a voi stessi, se la pace è in voi, non soltanto con i vostri amici, ma anche con i vostri nemici, sappiate che il Regno dei cieli, cioè Cristo Signore, dimora in voi. 

 

VIA settimana tempo Pasquale - VESPRI venerdì

Contro Eunomio IV ; PG 45, 633-638

 

 

 

Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto

San Gregorio di Nissa nel quarto secolo

 

 

         L’apostolo Paolo… testimonia riguardo al Figlio che cioè, non solo la creazione degli esseri è stata fatta da lui, ma pure che, poiché l’antica creazione è invecchiata e ormai sorpassata, lui ha operato la nuova creazione. Così, Cristo in persona è il Primogenito di tutta la creazione (Col 1,15), mediante il Vangelo annunciato agli uomini…

         Come Cristo diviene « primogenito tra molti fratelli (Rm 8,29) ?… Per noi, si è fatto simile a noi, essendo stato partecipe della carne e del sangue, per trasformarci da corruttibili in incorruttibili, per mezzo della nascita dall’alto, da acqua e da Spirito (Gv 3,5). Ci ha indicato la strada di tale nascita quando, mediante il proprio battesimo, ha attirato lo Spirito Santo sull’acqua. È divenuto così il primogenito di tutti coloro che sarebbero stati rigenerati spiritualmente, e tutti coloro che partecipano a questa rigenerazione da acqua e da Spirito sono chiamati fratelli.

         Avendo deposto nella nostra natura la potenza della risurrezione dai morti, Cristo diviene anche primizia di coloro che si sono addormentati e primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col 1,18). Per primo, ci ha aperto la via della liberazione dalla morte. Per la sua risurrezione, ha distrutto i legami con i quali la morte ci tratteneva in schiavitù. Così, mediante questa doppia rigenerazione, del santo battesimo e della risurrezione dai morti, egli diviene il primogenito della nuova creazione.

         Questo primogenito ha dei fratelli. Ha detto a Maria di Màgdala : « Va’ dai miei fratelli  e di’ loro : Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio  vostro» (Gv 20,19). Perciò il mediatore fra Dio e gli uomini (1Tm 2,5), aprendo la strada davanti a tutto il genere umano, manda ai suoi fratelli questo messaggio e dice loro : « Mediante le primizie che ho assunte, porto in me al Dio e Padre nostro tutta l’umanità. »

 

VIA settimana tempo Pasquale - LODI sabato

(Disc. sull'Ascensione, 24; PL 54, 395-396)

 

 

 

I giorni tra la risurrezione e l'ascensione del Signore

 di san Leone Magno nel quinto secolo

 

 

    Miei cari, i giorni intercorsi tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione, non sono passati inutilmente, ma in essi sono stati confermati grandi misteri e sono state rivelate grandi verità.

    Venne eliminato il timore di una morte crudele, e venne annunziata non solo l'immortalità dell'anima, ma anche quella del corpo. Durante quei giorni, in virtù del soffio divino, venne effuso su tutti gli apostoli lo Spirito Santo, e a san Pietro apostolo, dopo la consegna delle chiavi del Regno, venne affidata la cura suprema del gregge del Signore.

    In questi giorni il Signore si unisce, come terzo, ai due discepoli lungo il cammino, e per dissipare in noi ogni ombra di incertezza, biasima la fede languida di quei due spaventati e trepidanti. Quei cuori da lui illuminati s'infiammano di fede e, mentre prima erano freddi, diventano ardenti, man mano che il Signore spiega loro le Scritture. Quando egli spezza il pane, anche lo sguardo di quei commensali si apre. Si aprono gli occhi dei due discepoli come quelli dei progenitori. Ma quanto più felicemente gli occhi dei due discepoli dinanzi alla glorificazione della propria natura, manifestata in Cristo, che gli occhi dei progenitori dinanzi alla vergogna della propria prevaricazione!

    Perciò, o miei cari, durante tutto questo tempo trascorso tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione, la divina Provvidenza questo ha avuto di mira, questo ha comunicato, questo ha voluto insinuare negli occhi e nei cuori dei suoi: la ferma certezza che il Signore Gesù Cristo era veramente risuscitato, come realmente era nato, realmente aveva patito ed era realmente morto.

    Perciò i santi apostoli e tutti i discepoli che avevano trepidato per la tragedia della croce ed erano dubbiosi nel credere alla risurrezione, furono talmente rinfrancati dall'evidenza della verità, che, al momento in cui il Signore saliva nell'alto dei cieli, non solo non ne furono affatto rattristati, ma anzi furono ricolmi di grande gioia.

    Ed avevano davvero un grande e ineffabile motivo di rallegrarsi. Essi infatti, insieme a quella folla fortunata, contemplavano la natura umana mentre saliva ad una dignità superiore a quella delle creature celesti. Essa oltrepassava le gerarchie angeliche, per essere innalzata al di sopra della sublimità degli arcangeli, senza incontrare a nessun livello per quanto alto, un limite alla sua ascesa. Infine, chiamata a prender posto presso l'eterno Padre, venne associata a lui nel trono della gloria, mentre era unita alla sua natura nella Persona del Figlio

 

VIA settimana tempo Pasquale - PRIMI VESPRI sabato

Commento sul vangelo di Giovanni, 9 ; PG 74, 182-183

(In l'Ora dell'Ascolto p.818)

 

 

Cristo inaugura la via per noi

 di San Cirillo Alessandrino nel quinto secolo

 

 

         Se presso il Padre – diceva il Signore – non vi fossero molte dimore, sarei andato molto prima a preparare le abitazioni ai santi. Ma sapendo che ve sono già molte preparate, che attendono l’arrivo di coloro che amano Dio, non è per questa ragione – disse – che mi allontanerò, ma perché il vostro ritorno sulla via del cielo è qualcosa che va preparato, in un luogo un tempo inaccessibile, da spianare. Il cielo infatti era assolutamente irraggiungibile per gli uomini, e mai prima di allora la natura umana era penetrata nel puro e santissimo luogo degli angeli.

 

         Cristo per primo ha inaugurato per noi quella via di accesso e ha dato all’uomo il modo di ascendervi, offrendo se stesso a Dio Padre quale primizia dei morti e di quelli che giacciono nella terra, e manifestandosi primo uomo agli spiriti celesti. Per questo gli angeli del cielo, ignorando il grande e augusto mistero di quella venuta in carne umana, attoniti, guardavano con meraviglia colui che ascendeva, e turbati dal nuovo e inaudito spettacolo, stavano per dire : « Chi è costui che viene da Edom ? » (Is 63, 1), cioè dalla terra. Ma lo Spirito non permise che quella celeste moltitudine restasse ignara della meravigliosa sapienza di Dio Padre ; comandò, anzi, di aprire le porte del cielo al Re e Signore dell’universo, esclamando : « Alzate, o principi le vostre porte, alzatevi, porte eterne, ed entri il re della gloria » (Sal 23, 7).

 

         Dunque, il Signore nostro Gesù Cristo ha inaugurato per noi la via nuova e vivente, come dice Paolo : « Non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore » (Eb 10, 20 ; 9, 24)

 

VIA settimana tempo Pasquale - VEGLIA dell'ASCENSIONE

Dai «Discorsi»

(Disc. 2 sull'Ascensione 1, 4; PL 54, 397-399)

 

 

 

L'Ascensione del Signore accresce la nostra fede

 di san Leone Magno, papa nel quinto secolo

 

 

      Nella festa di Pasqua la risurrezione del Signore è stata per noi motivo di grande letizia. Così ora è causa di ineffabile gioia la sua ascensione al cielo. Oggi infatti ricordiamo e celebriamo il giorno in cui la nostra povera natura è stata elevata in Cristo fino al trono di Dio Padre, al di sopra di tutte le milizie celesti, sopra tutte le gerarchie angeliche, sopra l'altezza di tutte le potestà. L'intera esistenza cristiana si fonda e si eleva su una arcana serie di azioni divine per le quali l'amore di Dio rivela maggiormente tutti i suoi prodigi. Pur trattandosi di misteri che trascendono la percezione umana e che ispirano un profondo timore riverenziale, non per questo vien meno la fede, vacilla la speranza e si raffredda la carità.

     Credere senza esitare a ciò che sfugge alla vista materiale e fissare il desiderio là dove non si può arrivare con lo sguardo, è forza di cuori veramente grandi e luce di anime salde. Del resto, come potrebbe nascere nei nostri cuori la carità, come potrebbe l'uomo essere giustificato per mezzo della fede, se il mondo della salvezza dovesse consistere solo in quelle cose che cadono sotto i nostri sensi?

     Perciò quello che era visibile del nostro Redentore è passato nei riti sacramentali. Perché poi la fede risultasse più autentica e ferma, alla osservazione diretta è succeduto il magistero, la cui autorità avrebbero ormai seguito i cuori dei fedeli, rischiarati dalla luce suprema.

     Questa fede si accrebbe con l'ascensione del Signore e fu resa ancor più salda dal dono dello Spirito Santo. Non riuscirono ad eliminarla con il loro spavento né le catene, né il carcere, né l'esilio, né la fame o il fuoco, né i morsi delle fiere, né i supplizi più raffinati, escogitati dalla crudeltà dei persecutori. Per questa fede in ogni parte del mondo hanno combattuto fino a versare il sangue, non solo uomini, ma anche donne; non solo fanciulli, ma anche tenere fanciulle. Questa fede ha messo in fuga i demoni, ha vinto le malattie, ha risuscitato i morti.

     Gli stessi santi apostoli, nonostante la conferma di numerosi miracoli e benché istruiti da tanti discorsi, s'erano lasciati atterrire dalla tremenda passione del Signore ed avevano accolto, non senza esitazione, la realtà della sua risurrezione. Però dopo seppero trarre tanto vantaggio dall'ascensione del Signore, da mutare in letizia tutto ciò che prima aveva causato loro timore. La loro anima era tutta rivolta a contemplare la divinità del Cristo, assiso alla destra del Padre.

 

VIIA settimana tempo Pasquale -  U.R Domenica - Ascensione

Dai «Discorsi»

(Disc. sull'Ascensione del Signore, ed. A. Mai, 98, 1-2; PLS 2, 494-495)

 

 

Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo.

 di sant'Agostino nel quinto secolo

 

 

     Oggi nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore.

 

     Ascoltiamo l'apostolo Paolo che proclama: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio.  Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2). Come egli è asceso e non si è allontanato da noi, così anche noi già siamo lassù con lui, benché nel nostro corpo non si sia ancora avverato ciò che ci è promesso….

 

     Perché allora anche noi non fatichiamo su questa terra, in maniera da riposare già con Cristo in cielo, noi che siamo uniti al nostro Salvatore attraverso la fede, la speranza e la carità? Cristo, infatti, pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo già con lui. E Cristo può assumere questo comportamento in forza della sua divinità e onnipotenza. A noi, invece, è possibile, non perché siamo esseri divini, ma per l'amore che nutriamo per lui. Egli non abbandonò il cielo, discendendo fino a noi; e nemmeno si è allontanato da noi, quando di nuovo è salito al cielo. Infatti egli stesso dà testimonianza di trovarsi lassù mentre era qui in terra: Nessuno è mai salito al cielo fuorché colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo, che è in cielo (cfr. Gv 3, 13).

 

     Questa affermazione fu pronunciata per sottolineare l'unità tra lui nostro capo e noi suo corpo. Quindi nessuno può compiere un simile atto se non Cristo, perché anche noi siamo lui, per il fatto che egli è il Figlio dell'uomo per noi, e noi siamo figli di Dio per lui.

 

     Così si esprime l'Apostolo parlando di questa realtà: «Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo» (1 Cor 12,12). L'Apostolo non dice: «Così Cristo», ma sottolinea: «Così anche Cristo». Cristo dunque ha molte membra, ma un solo corpo.

 

     Perciò egli è disceso dal cielo per la sua misericordia e non è salito se non lui, mentre noi unicamente per grazia siamo saliti in lui. E così non discese se non Cristo e non è salito se non Cristo. Questo non perché la dignità del capo sia confusa nel corpo, ma perché l'unità del corpo non sia separata dal capo.

 

VIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI Domenica - Ascensione

Discorso sull’Ascensione ; SC 202, 275

(In l' Ora dell'Ascolto p. 2356)              

 

 

  

La vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio

 del Beato Guerrico d’Igny nel dodicesimo secolo

 

 

 

         “Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria” (Gv 17,24). Felici voi che avete per avvocato lo stesso giudice! Per voi prega colui che si deve adorare, con lo stesso amore che ha colui he viene implorato: il Padre, con cui Cristo è un unico spirito, una sola volontà e una sola potestà, poiché Dio è uno. È naturale che tutto quello per cui Cristo prega si realizzi, perché la sua parola è atto e la sua volontà efficace... “Voglio che anche loro siano con me dove sono io”. Quanta sicurezza per i fedeli! Quanta fiducia per i credenti!... I santi che “rinnovano la giovinezza come aquila” (Sal 102,5) “mettono ali come aquile” (Is 40,31)...

 

         In quel giorno, Cristo “fu elevato in alto sotto gli occhi dei suoi discepoli e una nube lo sottrasse al loro sguardo” (At 1,9)... Egli si sforzava di trascinare il loro cuore dietro di lui, facendosi amare da loro, e prometteva loro, con l’esempio del suo corpo, che il loro corpo avrebbe potuto elevarsi allo stesso modo... Oggi, Cristo “cavalca un cherubino e vola, si libra sulle ali del vento” (Sal 17,11), superando cioè la potenza degli angeli. Eppure, nella sua condiscendenza per la tua debolezza “come un’aquila che veglia la sua nidiata”, egli vuole spiegare le ali e prenderti, sollevarti sulle sue ali” (Dt 32,11)... Alcuni volano contemplando, tu almeno vola amando!

 

         Fratello, Cristo, tuo tesoro è asceso al cielo: là sia anche il tuo cuore (Mt 6,21). Di là trai la tua origine, là hai la tua sorte (Sal 16,5), da là attendi il Salvatore (Fil 3,20).

 

VIIA settimana tempo Pasquale -  LODI martedì

Discorsi sul vangelo di Giovanni, n°106

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

 

Io ti ho glorificato sopra la terra

di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

         Con le parole: “Ho manifestato il tuo nome agli uomini”, Il Salvatore ha voluto intendere tutti, anche quelli che in futuro avrebbero creduto in lui, tutti gli appartenenti a quella grande Chiesa che si sarebbe raccolta da tutte le genti, e della quale nel salmo si canta: “Ti canterò in una grande assemblea” (Sal 21,26), allora sì che si realizza questa glorificazione con cui il Figlio glorificò il Padre, facendo conoscere il suo nome a tutte le genti e a tante generazioni umane. E il senso di queste parole: “Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato”, corrisponde al senso di quell'altra: “Io ti ho glorificato sulla terra”.

         “Ho manifestato, quindi, il tuo nome a questi qui che mi hai dato”; ma non ho manifestato loro quel tuo nome con cui sei chiamato Dio, bensì quello con cui sei invocato "Padre mio". E questo nome non poteva essere manifestato agli uomini se non fosse stato lo stesso Figlio a manifestarlo. Infatti, in quanto è chiamato Dio di tutte le creature, questo nome non ha potuto rimanere del tutto ignorato neppure alle genti, anche prima che credessero in Cristo. Tale infatti è l'evidenza della vera divinità, che essa non può rimanere del tutto nascosta alla creatura razionale che sia ormai capace di ragionare. Fatta eccezione di pochi, nei quali la natura è troppo depravata, tutto il genere umano riconosce Dio come autore di questo mondo... Ma in quanto Padre di Cristo, per mezzo del quale toglie i peccati del mondo, questo suo nome, prima sconosciuto a tutti, lo stesso Cristo lo ha manifestato adesso a coloro che il Padre gli ha dato.

 

VIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI martedì

Omelia per l’Ascensione, 1-2 : PL 185, 153-155

 

 

Padre è giunta l’ora glorifica il Figlio tuo…

 Beato Guerrico d’Igny nel dodicesimo secolo

 

 

 

         Il Signore ha fatto questa preghiera la vigilia della sua passione. Ma si può dire pure che riguarda il giorno dell’Ascensione, il momento in cui egli stava per separarsi, per l’ultima volta, dai suoi « figlioli » (Gv 13, 33) che aveva affidato al Padre suo. Lui che in cielo ammaestra e dirige la moltitudine degli angeli che ha creati, aveva legato a sè sulla terra un « piccolo gregge » (Lc 12, 32) di discepoli per istruirli mediante la sua presenza nella carne, fino al momento in cui, con il cuore allargato, sarebbero stati in grado di essere condotti dallo Spirito. Amava questi piccoli con un amore degno della sua grandezza. Li aveva staccati dall’amore di questo mondo. Li vedeva rinunciare ad ogni speranza di quaggiù per dipendere solo da lui. Tuttavia, finché viveva con loro nel suo corpo, non ha prodigato loro con superficialità l’espressione del suo affetto ; si è mostrato con loro più fermo che tenero, come conviene ad un maestro e ad un padre.

 

         Ma, venuto il momento di lasciarli, egli sembra vinto dal tenero affetto che nutriva per loro, e non può dissimulare l’immensità della sua mansuetudine… Per cui è detto : « Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine » (Gv 13, 1). Infatti in questo momento ha versato, in un certo senso, tutta la forza del suo amore per i suoi amici, prima di versare se stesso, come acqua, per i suoi nemici (Sal 21, 15). Ha consegnato loro il sacramento del suo corpo e del suo sangue e ha prescritto loro di celebrarlo. Non so cosa deve essere ammirato maggiormente: la sua potenza o la sua carità, quando ha inventato questo nuovo modo di dimorare con essi per consolarli della sua partenza.

 

VIIA settimana tempo Pasquale - LODI mercoledì

Omelia sul vangelo di Giovanni, 115

(Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

 

Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

         Ascoltate dunque, … ; ascoltate, regni tutti della terra: Io non intralcio la vostra sovranità in questo mondo: « Il mio regno non è di questo mondo » (Gv 18,36).…Venite nel regno che non è di questo mondo; venite credendo…

 

Quale è infatti il suo regno se non i credenti in lui, a proposito dei quali dice: « Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo »? anche se egli voleva che essi rimanessero nel mondo, e per questo chiese al Padre: « Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal male ». Ecco perché anche qui non dice: « Il mio regno non è in questo mondo », ma dice: « Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi combatterebbero per me, affinché non fossi consegnato » (Gv 18,36).

 

Il suo regno infatti è quaggiù fino alla fine dei secoli, portando mescolata nel suo grembo la zizzania fino al momento della mietitura (Mt 13,24s)... Tuttavia, esso non è di quaggiù, perché è peregrinante nel mondo. E' precisamente agli appartenenti al suo regno che egli si riferisce quando dice: « Voi non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo » (Gv 15,19). Erano dunque del mondo, quando ancora non facevano parte del suo regno, e appartenevano al principe del mondo (Gv 12,3). E' quindi del mondo tutto ciò che è stato generato dalla stirpe corrotta di Adamo; è diventato però regno di Dio, e non è più di questo mondo, tutto ciò che in Cristo è stato rigenerato. E' in questo modo che « Dio ci ha sottratti al potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio dell'amor suo » (Col 1,13).

 

VIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI mercoledì

Omelia 15 sul’Cantico dei cantici  ; PG 44, 1116-1117

 

 

 

Padre Santo, custodisci i miei discepoli…

 San Gregorio Nisseno nel quarto secolo

 

 

         Avendo dato ogni potere ai suoi discepoli, il Signore concede ogni bene ai suoi santi nella preghiera che rivolge a suo Padre. Eppure aggiunge il più importante dei beni : L’essere tutti una cosa sola, mediante la loro unione col solo ed unico bene. Così, « uniti dallo Spirito Santo, essendo legati per mezzo del vincolo della pace, saranno tutti un solo corpo e un solo spirito, in virtù dell’unica speranza alla quale sono stati tutti chiamati » (Ef 4, 4).

         « Tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre sei in me e io in te ». In effetti, il vincolo di questa unità è la gloria. Che lo Spirito Santo sia chiamato gloria, nessuno lo potrebbe contraddire se è attento alle parole del Signore : « La gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro » (Gv 17, 22). Infatti egli ha realmente dato loro una tale gloria quando ha detto : « Ricevete  lo Spirito Santo » (Gv 20, 22). Egli ha ricevuto quella gloria che possedeva da sempre, prima che il mondo fosse, quando si è rivestito della nostra natura umana. E una volta che questa natura è stata glorificata dallo Spirito, la gloria dello Spirito è stata comunicata a tutti quelli che sono partecipi della stessa natura, cominciando dai discepoli. Ecco perché dice : « Padre, la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. »

 

VIIA settimana tempo Pasquale - LODI giovedì

Etica 1, 6, 8

 

 

 

Perché siano come noi una cosa sola

 di Simeone il Nuovo Teologo nel undicesimo secolo

 

 

 

         Il corpo della Chiesa di Cristo, armonioso risultato del ricongiungimento dei suoi santi fin dall’origine dei tempi, giunge alla sua equilibrata e integrale costituzione nell’unione dei figli di Dio, dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli. Il nostro Salvatore – Dio stesso, rivela l’indissolubilità e l’indivisibilità dell’unione con lui, dicendo ai suoi Apostoli : « Io sono nel Padre e il Padre è in me ; e voi in me e io in voi » (Gv 14, 11.20). E questo, lo rende più esplicito ancora aggiungendo : « E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità ». e di nuovo : « …perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro ». 

        

O meraviglia, o indicibile umiltà dell’amore che Dio, amico dell’uomo, nutre per noi. Quello che è per natura riguardo a suo Padre, concede a noi di esserlo al suo riguardo per l’adozione e la grazia. La gloria data al figlio dal Padre, il Figlio la dà a noi, a sua volta per grazia divina. Perfino, come egli è nel Padre e il Padre è in lui, così il Figlio di Dio sarà in noi, e noi nel Figlio stesso, se lo vogliamo, in virtù della grazia. Una volta diventato simile a noi con la carne, ci ha resi partecipi della sua divinità e ci incorpora tutti in lui. E come la divinità alla quale partecipiamo attraverso questa comunione non può essere divisa in parti separate, così anche noi, una volta che abbiamo partecipato ad essa in verità, siamo inseparabili dall’unico Spirito e formiamo un solo corpo con Cristo.

 

VIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI giovedì

 

 

Hexaemeron, 6

 

 

 

 Ancora un poco e non mi vedrete ; un po’ ancora e mi vedrete 

di San Basilio nel quarto secolo

 

 

         Se qualche volta, nella quiete di una notte serena, fissando gli occhi sulla bellezza inesprimibile degli astri, hai pensato all’autore dell’universo, chiedendoti chi ha seminato tali fiori sul firmamento, allora sei pronto a seguire questa assemblea e ad ascoltare il commento del racconto ispirato…

 

         Vieni pure : come si tengano per mano e si conducono nelle città quelli che non le conoscono, così sarò la vostra guida per farvi scoprire le meraviglie misteriose dell’universo. In questa città, nostra antica patria dalla quale siamo stati cacciati dal demonio che ha ridotto in schiavitù l’uomo per mezzo della seduzione, vedrai la creazione dell’uomo e la morte che si è impadronita di noi, questa morte nata dal peccato, creatura del demonio, maestro del male… Dio, mediante l’esperienza del presente, ci conferma nell’attesa dell’avvenire : se infatti i beni materiali sono così importanti, cosa saranno i beni eterni ? Se gli esseri visibili sono così belli, quale sarà la bellezza degli esseri invisibili ? Se la grandezza del cielo oltrepassa la misura dell’intelligenza umana, quale intelligenza potrà scoprire la natura di ciò che è eterno ? Se questo sole caduco è così bello, così grande, così veloce nei suoi moti, così regolare nel suo ciclo, di una grandezza così proporzionata al resto dell’universo, se nessuno può saziarsi di godersene, quale bellezza sarà quella di Cristo chiamato nella Scrittura « Sole di giustizia » (Mal 3,20). E se è un grande danno per il cieco essere privo del sole, che danno sarà per il peccatore essere privo della luce vera ed eterna…

 

VIIA settimana tempo Pasquale - LODI venerdì

 

 

 

Mi vuoi bene ?... Pasci le mie pecorelle

 San Giovanni Crisostomo nel quarto secolo

 

 

         Imitiamo la virtù degli apostoli, e non gli saremo inferiori in nulla. Infatti non i loro miracoli li hanno fatti apostoli, bensì la santità della loro vita. A questo riconosciamo un discepolo di Cristo. Questo segno ci è stato chiaramente accennato dal Signore. Quando egli ha voluto tracciare il ritratto dei suoi discepoli e rivelare il segno che avrebbe distinto i suoi apostoli, ha detto : « Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli ». Sarà forse a causa dei prodigi che essi avrebbero operato ? a causa dei morti che essi avrebbero risuscitati ?  Niente affatto ! Da cosa allora ? «  Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri » (Gv 13,35).

 

         Ora l’amore non è questione di miracoli, ma semplicemente di virtù. « Pieno compimento della legge è l’amore » (Rm 13,10)… Abbiate dunque l’amore in voi e sarete tra gli apostoli, anzi nei primi posti tra di loro ! « Se mi ami, dice Gesù a Pietro, pasci le mie pecorelle ». Ancora qui, notate bene, è la virtù ad essere stata valorizzata : lo zelo, la compassione, la fatica del comandamento, l’abnegazione, l’oblio del proprio interesse, la preoccupazione della carica pastorale, tutto ciò è il frutto della virtù, dell’amore ; non dei miracoli o dei prodigi, bensì dell’amore.

 

VIIA settimana tempo Pasquale - VESPRI venerdì

Disorso Guelferbytanus 16, 1; PLS 2, 579

 

 

 

« Signore tu sai tutto ; tu sai che ti voglio bene »

 Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

         Il Signore, dopo la sua risurrezione, si presenta di nuovo ai suoi discepoli. Interroga l’apostolo Pietro, costringe a confessare il suo amore, colui che, dalla paura, lo aveva rinnegato tre volte. Cristo è risuscitato secondo la carne, e Pietro secondo lo spirito. Così come Cristo è morto soffrendo, Pietro è morto rinnegando. Il Signore Cristo, essendo risuscitato dai morti, ha risuscitato Pietro grazie all’amore che egli nutriva per lui. Ha interrogato l’amore di colui che ora lo confessava, e ha affidato a lui il suo gregge.

 

         Quale vantaggio procura a Cristo il fatto che Pietro lo ami ? Se Cristo ti ama, il profitto è per te, non per Cristo. Se tu ami Cristo, il profitto è ancora per te, non per lui. Tuttavia, il Signore volendo mostrarci come occorra che gli uomini gli diano una prova del loro amore, ce lo rivela chiaramente : amando le sue pecore.

 

         « Simone di Giovanni, mi vuoi bene ? – ti voglio bene. – Pasci le mie pecorelle. » E questo una volta, due volte, tre volte. Pietro non  dice altro che il suo amore. Il Signore non gli chiede altro che il suo amore ; non gli affida altro che le sue pecore. Amiamoci dunque gli uni gli altri, e ameremo Cristo.

 

VIIA settimana tempo Pasquale - LODI sabato

Dai «Trattati su Giovanni»

(Tratt. 124, 5, 7; CCL 36, 685-687)

 

 

Le due vite

di sant'Agostino nel quinto secolo

 

 

     La Chiesa conosce due vite che le sono state divinamente predicate ed affidate: una è nella fede l'altra nella visione; una nel tempo del pellegrinaggio, l'altra nell'eternità della dimora; una nella fatica, l'altra nel riposo; una lungo la via, l'altra nella patria; una nell'attività, l'altra nel premio della contemplazione.

     La prima vita è stata rappresentata dall'apostolo Pietro, la seconda da Giovanni. La vita terrena si svolge sino alla fine di questo mondo e trova la sua conclusione nell'aldilà; la vita celeste, nella sua fase perfetta, verrà dopo la fine di questo mondo, ma nell'eternità non avrà termine. Perciò il Signore dice a Pietro: «Seguimi» (Gv 21, 19); mentre di Giovanni dice: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi» (Gv 21, 22).

     Il significato della risposta di Gesù è il seguente: Tu seguimi nel tollerare i mali temporali. Lui rimanga in attesa fino a quando non ritornerò per concedere i beni eterni. O più chiaramente: Mi segua l'opera che, sul modello della mia passione, è già terminata. Rimanga in attesa, fino a quando non verrò a renderla totale, la contemplazione appena iniziata…. Si tratta di due aspetti connessi con le due fasi dell'esistenza terrena e celeste del cristiano. Nella prima si sopportano i mali di questo mondo propri della terra dei morenti, nella seconda si vedranno i beni del Signore caratteristici della terra dei viventi.

     Ciò che il Signore dice: «Voglio che rimanga finché io venga» (Gv 21, 23), non significa fermarsi, arrestarsi, ma rimanere in attesa, perché la condizione significata da Giovanni non raggiungerà la sua pienezza adesso, bensì alla venuta di Cristo. Quello poi che è significato da Pietro, che ha ricevuto l'invito: «Tu seguimi» (Gv 21, 22), è qualcosa che va compiuto ora, altrimenti non si arriverà a ciò che si attende. Tuttavia nessuno osi dissociare questi due grandi apostoli. Tutti e due facevano ciò che significava Pietro. Tutti e due avrebbero conseguito quanto significava Giovanni. Sul piano del simbolo, Pietro seguiva, Giovanni restava in attesa. Sul piano della fede vissuta, tutti e due sopportavano le sofferenze presenti di questo misero mondo, tutti e due attendevano i beni futuri della beatitudine eterna.

     E questo atteggiamento lo riproducono non solo essi, ma tutta la Chiesa, Sposa di Cristo, tutta tesa da una parte a superare le prove di questo mondo e dall'altra a possedere la felicità della vita futura.

 

VIIA settimana tempo Pasquale - PRIMI VESPRI PENTECOSTE sabato

Discorsi, 155 ; PL 38, 843-844

(In l'Ora dell'Ascolto p. 708)

 

 

Pentecoste, il compimento della Pasqua

 di Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

         Il popolo ebraico celebrava la Pasqua con l’uccisione dell’agnello e con gli azzimi : questo era una figura dell’uccisione di Cristo, e gli azzimi significavano la vita nuova, senza il vecchio lievito… E cinquanta giorni dopo questa celebrazione, gli vien data sul monte Sinai la Legge scritta con il dito di Dio. Viene la vera Pasqua ed è immolato Cristo, che opera il passaggio dalla morte alla vita. In ebraico infatti Pasqua significa passaggio…

 

         Dopo cinquanta giorni viene lo Spirito Santo, « il dito di Dio » (Lc 11, 20). Ma considerate in che modo si celebrava prima e come si celebra adesso. Prima il popolo stava in lontananza, c’era il timore, non l’amore… Qui invece, quando venne lo Spirito Santo, i fedeli erano riuniti insieme. Non li spaventò dal monte, ma entrò nella casa…

 

         Apparvero loro distinte, dice la Scrittura, delle lingue come di fuoco. Si posarono su ciascuno di loro e incominciarono a parlare le lingue come lo Spirito dava loro di esprimersi. Ascolta uno che parla in lingue e riconosci lo Spirito che scrive non sulla pietra, ma nel cuore (2 Cor 3, 3). Infatti, « La legge dello Spirito che dà vita », scritta nel cuore non sulla pietra, questa legge è in Cristo Gesù , nel quale è stata celebrata la vera Pasqua.

 

VIIA settimana tempo Pasquale - VEGLIA di PENTECOSTE sabato

Discorso sulla settupla voce dello Spirito alla Pentecoste,

 

 

Mandi il tuo Spirito... e rinnovi la faccia della terra

 Elredo di Rievaulx nel dodicesimo secolo

 

 

         In principio, lo Spirito di Dio riempì l’universo, secondo il disegno di Dio. « Si estende da un confine all’altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa » (Sap 8,1). Ma per quanto riguarda la sua opera di santificazione, è soltanto a partire dal giorno della Pentecoste  che « lo Spirito del Signore riempie l’universo » (Sap 1,7). Infatti oggi questo Spirito di mitezza è mandato dal Padre e dal Figlio per santificare ogni creatura secondo un piano nuovo, un modo nuovo, una manifestazione nuova della sua potenza e della sua forza.

         Prima, « non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato » (Gv 7,39)… Oggi, venendo dalla dimora, lo Spirito viene dato alle anime dei mortali con tutta la sua ricchezza, tutta la sua fecondità. Perciò questa rugiada divina si posa su tutta la terra, nella diversità dei suoi doni spirituali. È giusto che la pienezza delle sue ricchezze sia scesa per noi dall’alto del cielo, dato che pochi giorni prima, grazie alla generosità della nostra terra, il cielo aveva ricevuto un frutto di una dolcezza meravigliosa… L’umanità di Cristo, è tutta la grazia della terra ; lo Spirito di Cristo, è tutta la dolcezza del cielo. È avvenuto dunque uno scambio molto salutare : l’umanità di Cristo era salita dalla terra al cielo ; oggi dal cielo è disceso verso di noi lo Spirito di Cristo.

         Dappertutto agisce lo Spirito Santo ; dappertutto lo Spirito prende la parola. Certamente, prima dell’Ascensione, lo Spirito del Signore era stato dato ai discepoli quando aveva detto il Signore : « Ricevete lo Spirito Santo ; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi ». Ma prima della Pentecoste, non si era sentita la voce dello Spirito Santo, non si era visto brillare la sua potenza. E la sua conoscenza non era venuta fino ai discepoli di Cristo, il cui coraggio non era ancora stato confermato, visto che erano ancora costretti a nascondersi dalla paura, in una stanza chiusa a chiave. A partire da oggi però, « Il Signore tuona sulle acque,… il tuono saetta fiamme di fuoco… e tutti dicono : Gloria ! » (Sal 28,3-9).

 

PENTECOSTE - U.R. Domenica -

Omelie per la domenica e le solennità dei santi

 

 

 

Anche voi mi renderete testimonianza

 Sant’Antonio di Padova nel tredicesimo secolo

 

 

         Pentecoste è la parola greca per dire “cinquantesimo”. Quel cinquantesimo giorno, celebrato dal popolo degli ebrei, era calcolato a partire del giorno in cui era stato immolato l’agnello pasquale; e ciò perché, cinquanta giorni dopo l’uscita dall’Egitto, la Legge era stata data sulla cima infiammata del monte Sinai. Allo stesso modo, nel Nuovo Testamento, cinquanta giorni dopo la pasqua di Cristo, lo Spirito Santo scese sugli apostoli e apparve loro sotto l’apparenza di lingue di fuoco; la Legge è stata data sul monte Sinai, lo Spirito sul monte Sion; la Legge sulla cime della montagna, lo Spirito nel Cenacolo.

         “I discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo”... come dice il salmo: “Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio” (Sal 45,5). Un rombo accompagna l’arrivo di colui che veniva ad ammaestrare i fedeli. Notate quanto questo si accorda con ciò che leggiamo nell’Esodo: “Appunto il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo fu scosso da tremore” (19,16). Il primo giorno fu l’Incarnazione di Cristo; il secondo fu la sua Passione; il terzo giorno, è la missione dello Spirito Santo. Questo giorno sta arrivando: si sente il tuono, si ode un suono fortissimo; i lampi brillano – i miracoli degli apostoli – una nube densa – la compunzione del cuore e la penitenza – copre il monte, il popolo di Gerusalemme ( At 2,37-38)...

         “Apparvero loro lingue come di fuoco”. Delle lingue, quelle del serpente, di Adamo e di Eva, avevano aperto alla morte l’accesso a questo mondo... Percui lo Spirito apparve sotto la forma di lingue, confrontando lingue con lingue, guarendo il veleno mortale con il fuoco... “Cominciarono a parlare”. Ecco il segno della pienezza; il vassoio pieno trabocca; il fuoco non può contenersi... Queste lingue diverse sono le varie lezioni che Cristo ci ha lasciate, come l’umiltà, la povertà, la pazienza, l’obbedienza. Noi parliamo queste varie lingue quando diamo al prossimo l’esempio di tali virtù. Viva è la parola, quando parlano i cuori. Facciamo parlare le nostre opere!

 

PENTECOSTE - VESPRI Domenica

Discorso 271 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

 

 

Lo Spirito dato alla Chiesa

 Sant’Agostino nel quinto secolo

 

 

        Fratelli, è spuntato a noi gradito il giorno nel quale la santa Chiesa risplende gioiosamente nei visi dei fedeli e brilla nei loro cuori. Celebriamo infatti questo giorno nel quale il Signore Gesù Cristo, glorificato con la sua ascesa al cielo dopo la risurrezione, inviò lo Spirito Santo…

        Quel vento mondava i cuori dalla paglia carnale; quel fuoco bruciava il fieno dell'antica concupiscenza; quelle lingue nelle quali si esprimevano coloro che erano stati riempiti dallo Spirito Santo preannunziavano la Chiesa che sarebbe stata presente nelle lingue di tutti i popoli. Come infatti dopo il diluvio i superbi ed empi uomini edificarono una torre elevata contro il Signore, per cui il genere umano meritò di essere diviso in diversi ceppi linguistici, cosicché ogni popolo parlava la propria lingua senza essere compreso dagli altri (Gen 11). Così l'umile pietà dei fedeli riportò all'unità della Chiesa la diversità di quelle lingue; perché ciò che la discordia aveva disperso venisse raccolto dalla carità e le membra sparpagliate del genere umano, come le membra di un unico corpo, venissero riunite, ben compaginate, all'unico capo, Cristo, e si fondessero col fuoco dell'amore in un unico corpo santo…

        Fratelli miei, membra del corpo di Cristo, germogli di unità, figli di pace, trascorrete nella gioia questo giorno, celebratelo senza timori. Si realizza infatti in voi quanto in quei giorni, quando scese lo Spirito Santo, veniva preannunziato. Perché come allora chi riceveva lo Spirito Santo, pur essendo un'unica medesima persona, parlava in tutte le lingue, così anche ora in mezzo a tutti i popoli è l'unità stessa che parla in tutte le lingue: e voi, costituiti in questa unità, possedete lo Spirito Santo, voi che con nessuna scissione dissentite da questa Chiesa di Cristo che parla in tutte le lingue.

 

 

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