Sito delle Fraternità

Evangeliche di

Gerusalemme di

Firenze

Omelie anno 2021

                        Santa Maria Assunta nella Badia Fiorentina

 

 

Domenica 17 gennaio 2021 II Domenica del T.O. (B) - 1 Sam 3,3..19 – 1 Co 6,13..20 – Gv 1,35-42 - Badia Fiorentina - Fr. Antoine-Emmanuel


 

La meditazione sulle letture odierne

mi ha suggerito l’immagine del telaio, dell’arte del tessitore:

un'arte bellissima che sa far uso di tanti fili, di colori diversi,

intrecciandoli, lavorandoli, incrociandoli...

e viene fuori un capolavoro.

 

Credo che Dio sia un grande tessitore.

A poco a poco, con un’arte fatta di grande destrezza e creatività,

ci tesse, ci unisce, ci fa diventare il capolavoro che sogna.

Ci fa diventare una cosa sola, un unico corpo,

in cui riceviamo tanto gli uni dagli altri,

o meglio riceviamo Dio gli uni dagli altri.

 

Lo si vede già nella prima lettura.

Essa ci parla del giovane Samuele,

che abitava nel Tempio,

anzi “dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio.” (1Sam 3,3)

Eppure, “Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore,

né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.” (1 Sam 3,7)

Perché va ricordato che si può abitare nel Tempio,

senza tuttavia aver conosciuto il Signore…

Si può andare a messa tutti i giorni,

senza però aver ancora conosciuto il Signore.

Cosa avrebbe permesso a Samuele di “conoscere il Signore”?

La voce di Dio nell’intimo del cuore?

Sì… però non bastò.

Ci voleva un fratello, ci voleva il sacerdote Elia.

Ci voleva un fratello che ascoltasse Samuele,

e insegnasse a lui l’arte dell’ascolto.

Un ascolto che non è naturale per noi:

"Parla, perché il tuo servo ti ascolta" (1Sam 3,10)

Un ascolto che è un mettersi a disposizione.

Allora puoi conoscere Dio…

Ma ci voleva un fratello…

 

Fu lo stesso per Andrea.

Ebbe bisogno di Giovanni Battista per conoscere Gesù

e andare, fino a dimorare in Gesù.

Oggi, Giovanni «fissa lo sguardo» su Gesù.

Il verbo greco emblépsas “indica l’atto di guardare dentro,

quasi penetrando nell’intimo dell’animo dell’osservato.”

E dice: “Ecco l’Agnello di Dio!” (Gv 1,36).

Ecco, cioè, la vittima per il sacrificio.

Come se Giovanni dicesse: “Ecco Colui che sta per soffrire”

per ristabilirci in comunione con Dio, in Dio.

E lui è l’Agnello “di Dio”, cioè dato da Dio, inviato da Dio.

Allora, Andrea e il suo compagno, seguirono Gesù,

e vollero sapere: "Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?" (Gv 1,38).

E Gesù rispose loro invitandoli ad incamminarsi: "Venite e vedrete”.

Mi conoscerete, saprete dove dimoro venendo con me, seguendo me…

E seguirono Gesù!

Cominciò un processo, un itinerario, che doveva portarli a “dimorare con Gesù”:

Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui” (Gv 1,39)..

E questo fino a dimorare in Gesù…

Ma fu necessario il ministero di Giovanni Battista…

 

E cosa fece Andrea? Subito cercò Simone, suo fratello,

il cui nome significa “docile nell’ascolto”,

e lo portò a Gesù.

Cosi si tesse il Popolo di Dio!

Gesù lo guarda intensamente, e gli dà un nome nuovo,

che vuole dire che gli da un’identità nuova, lo ri-crea, fa nuova la sua vita:

"Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa" - che significa Pietro.”(Gv 1,42)

che significa “roccia”.

Tu sarai la pietra contro la quale si scateneranno le forze del male,

ma non prevarranno mai,

per grazia mia, perché effonderò in te un carisma di fede.

E questo resta validissimo anche oggi.

Può succedere di tutto al papa,

ma ci sarà sempre un successore di Pietro, come sognò don Bosco.

 

Se leggessimo il seguito del Vangelo di Giovanni,

vedremmo che la stessa storia si ripete:

grazie a Filippo, Natanaele incontrò Gesù…

E così Dio tesse il Suo Popolo, la Sua Chiesa, tesse l’umanità in vista del Cielo…

Ricordatevi del Capitolo 21 di Giovanni:

Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci.

E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.” (Gv 21,11)

Ecco l’opera di Dio: farci diventare una cosa sola, radunarci

come in una rete che ci tira fuori delle acque della morte e non si squarcia.

 

È il sogno di Dio: “Ascolteranno la mia voce, dice Gesù,

e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.” (Gv 10,16)

Al punto che Gesù ha dato la propria vita appunto

per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.” (Gv 11,52)

E' l’Agnello per fare di noi una cosa sola, per portarci nell’unità…

E ciascuno di noi è chiamato ad essere strumento di questo disegno.

Possiamo essere un Elia, un Giovanni, un Andrea, un Filippo,

così che un Samuele, un Andrea, un Simone, un Natanaele

entri nella bellezza del capolavoro di Dio…

Ma bisogna essere anche noi “Agnello”…

 

Infatti vi è una condizione necessaria perché serviamo veramente il tessitore divino,

quella che Paolo ci indica nella seconda lettura.

 

Paolo scrive alla comunità di Corinto,

dove c'era, anche nella comunità, un’incomprensione della sessualità.

Al punto che deve spiegare con grande chiarezza:

I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi”? Sì !

Ma “il corpo non è per la porneia”,

cioè per un uso egoistico a fine di piacere,

di rilassamento emotivo, e, peggio, di dominio sull’altro…

Non vivete la sessualità come si vive il mangiare per il proprio benessere!

E Paolo è audace… ai Corinzi che fino a poco prima vivevano una vita pagana dice:

Il corpo è per il Signore, e il Signore è per il corpo”... (1 Cor 6,13)

La sessualità esprime in te l’amore, il dono di te stesso,

e questo è molto grande, è santo, è divino!

Non farne un oggetto di consumo,

e non fare dell’altro un oggetto di consumo…

Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi?

Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi.

Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1Cor 6,19-20)

 

Paolo ci insegna, in questo capitolo sesto della prima lettera ai Corinzi,

una realtà preziosissima che noi chiamiamo “castità”.

La castità è l’arte di amare senza mai impossessarsi dell’altro.

Riguarda certo la sessualità, ma è ben più ampia che la sola sessualità.

Riguarda il nostro rapporto con gli altri, con le cose, ma innanzitutto con Dio stesso.

 

Nella sua bellissima lettera apostolica su San Giuseppe,

Papa Francesco scrive:

La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita.

Solo quando un amore è casto, è veramente amore.

L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso,

imprigiona, soffoca, rende infelici.

Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto,

lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui.

La logica dell’amore è sempre una logica di libertà,

e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera.

Non ha mai messo sé stesso al centro.

Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù.” (Patris Corde, n.7)


La castità fa sì che le nostre relazioni possano condurre gli altri a Gesù, a Dio.


Elia fu – in quel momento – casto nei confronti di Samuele.

Non disse a Samuele: “Dio ti dice che…”,

ma: “...tu dirai a Dio: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta" (1Sam 3,10).

 

Giovanni Battista fu casto nei confronti di Andrea e del suo compagno,

al punto di dire che la sua gioia piena era portare le persone a Gesù Sposo e ritirarsi.

Lui – Gesù - deve crescere; io, invece, diminuire". (Gv 3,30)


Andrea fu casto nel suo rapportarsi a Pietro:

Gli parlò di Gesù, lo condusse a Gesù,

e poi lasciò Gesù rivelarsi a Pietro…(Gv 1,41-42)

 

E così, in tutti questi incontri interpersonali, Dio poté manifestarsi.

La castità è l’arte di lasciare il posto a Dio nelle nostre relazioni.

Non cerchiamo il potere sugli altri,

rinunciamo a voler dominare,

allora Dio potrà manifestarsi e fare il suo “lavoro” di tessitore dell’eterna comunione.

 

È importante tenere presenti questi incontri a due, a tre, in questo momento di pandemia.

Non è il tempo delle grandi assemblee, delle GMG…

È il tempo della Chiesa domestica…

E' necessaria questa disponibilità interiore, unita alla castità del cuore,

per trasmettere, per condividere la gioia del Vangelo,

a tu per tu, a due, a tre persone…

 

Non è il momento di tirare i remi in barca

e di aspettare che la pandemia sia finita.

Sarebbe come dire, in tempo di guerra:

Ci sono tanti feriti, ma li lasciamo lì

ed aspettiamo la fine della guerra, per costruire degli ospedali per loro…”

 

L’urgenza oggi è sanitaria, ma è anche spirituale…

È in corso un grande combattimento spirituale,

di cui il Signore è già vincitore,

ma ci chiede di essere strumenti e portatori della Sua vittoria

perché nessuno si perda.

 

Domani comincerà la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani…

Il sussidio che useremo è stato preparato dalle monache

del monastero ecumenico di Grandchamp in Svizzera.

Nell’introduzione, vi si legge una riflessione di Madre Geneviève,

la prima Madre di questa Comunità, del 1938:

 

Viviamo in un’epoca che è allo stesso tempo problematica e magnifica,

un’epoca pericolosa in cui nulla protegge l’anima,

in cui i traguardi rapidi e pienamente umani sembrano spazzar via gli esseri umani...

e io penso che la nostra civiltà troverà la morte in questa follia collettiva di rumore e di velocità,

in cui nessun essere può pensare...

noi cristiani, che conosciamo il pieno valore della vita spirituale,

abbiamo una responsabilità enorme e dobbiamo rendercene conto, unirci e aiutarci vicendevolmente

per creare forze di pace e rifugi di serenità,

centri vitali dove il silenzio della gente richiama la parola creatrice di Dio.

È una questione di vita o di morte”.

 

 

Venerdì 15 gennaio 2021 - Prima Settimana del T.O.- B - Eb 4,1..11 - Mc 2,1-12  - Badia Fiorentina - Fr. Antoine-Emmanuel




 

L’evangelista Luca, terminando il racconto della guarigione del paralitico, scrive:

Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio;

pieni di timore dicevano: "Oggi abbiamo visto cose prodigiose." (Lc 5,26)

La parola greca per“cose prodigiose” è "παράδοξα"(paradoxa):

oggi abbiamo visto "παράδοξα"(paradoxa),

delle cose contrarie a quello che si pensa abitualmente!

Qualcosa di veramente inaudito!

E … lo era!

Perché è avvenuto un doppio miracolo:

una guarigione sia dell’anima che del corpo.


 

Il paralitico ha innanzitutto ricevuto il dono immenso del perdono dei peccati.

E, come dicono giustamente gli scribi:

Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?” (Mc 2,7).

Dio, nella persona di Gesù, gli ha dato il perdono.


 

Il perdono dei peccati non è un azzeramento dei conti:

è ristabilire la relazione con Dio, per pura grazia.

È ritrovare la Vita, quella che è eterna,

è una vera e propria risurrezione,

per un abbraccio assolutamente personale e gratuito

da parte di Dio.

Il peccato paralizza, rinchiude l'anima in una prigione oscura.

È una morte interiore.

Il perdono… è risurrezione interiore.

Nel Vangelo odierno, Gesù gratuitamente fa “risorgere” interiormente quest’uomo.


 

E aggiunge l’altro miracolo che solo Dio può compiere:

ridà la salute al paralitico,

che, senz’indugio, si alza e se ne va portando la sua barella!

"Non abbiamo mai visto nulla di simile!" (Mc 2,12)


 

Marco per indicare il paralitico usa la parola “Τέκνον”(tecnon), che significa “giovane”.

Non dice “figlio” (uios), bensi Τέκνον

Questo paralitico non è un malato anziano…

bensì un giovane, privo della capacità di camminare.


 

Questo ci spinge a riconoscere in lui la figura di tanti giovani

che non hanno la capacità di camminare sulla via della fede,

perché noi adulti non abbiamo svelato loro la gioia di meravigliarsi dinanzi a Dio.

Abbiamo rubato loro la gioia di camminare alla ricerca di Dio.

La cultura occidentale li ha paralizzati…


 

E' necessario quindi il coraggio dei quattro amici del paralitico

per rendere possibile l’incontro a tu per tu tra loro e Gesù.

Anche noi dobbiamo trovare il modo di “scoperchiare il tetto”… (cfr Mc 2,4),

avere cioè l’inventività, in questo tempo di pandemia che dura,

per farci servi dell’incontro di Gesù con i giovani che non lo conoscono,

con i giovani a cui è stata rubata la gioia di Dio.


 

Un’ultima considerazione: l’interpretazione corrente di questo Vangelo

dice che furono i quattro amici ad aver l’idea di passare attraverso il tetto,

ma si può anche pensare che sia stato Gesù a suggerire loro questa via!

Chiediamo quindi a Gesù di suggerirci delle vie nuove.

Lo farà magari nel cuore dell'uno o dell'altro tra noi,

ma con più probabilità lo farà illuminando chi cercherà insieme ad un altro,

insieme ad altri che vivono anch'essi la “porosità” reciproca dell’anima.

 

 

Lunedi 11 gennaio 2021 - Ia settimana T.O. B - Eb 1,1-6 - Mc 1, 14-20 - Badia Fiorentina - fr. Antoine-Emmanuel
 

 

Ricchi di tutto quello che abbiamo vissuto durante il Tempo di Natale,

iniziamo oggi il percorso, anch'esso bello, del Tempo ordinario,

accogliendo questa sera la forza, la potenza della Parola di Dio

per il nostro cammino.

La Parola di Dio ha in sé una potenza,

un dinamismo interno di cui abbiamo bisogno per tenere un buon passo!

 

Siamo all'inizio del Vangelo di Marco

e all'inizio della Lettera agli Ebrei.

Per nuovi inizi nella nostra vita!


Dopo il Battesimo e la prova del deserto,

comincia il ministero di Gesù propriamente detto.

E comincia in Galilea.

Gesù non comincia a Gerusalemme:

comincia dalla sua terra,

dalla terra dov'è cresciuto, dopo il ritorno dall'esilio in Egitto.

 

Anche noi, anche la nostra missione comincia dalla nostra terra

che è Firenze in tempo di pandemia.

 

«Il tempo è compiuto», proclama Gesù,

«e il regno di Dio è vicino;

convertitevi e credete nel vangelo» (Mc 1,15).

 

La nostra missione sarà dunque di dire il «tempo» in cui siamo,

di leggere ed indicare i segni dei tempi.

E di chiamare alla conversione.

La conversione è meta-noia, è un «andare oltre».

Non è un «ritorno»,

ma è il passaggio alla novità della vita secondo il Regno.

 

La vita in cui non viviamo più

sotto il peso della vittoria ineluttabile della morte e del peccato,

ma viviamo della vittoria del Cristo,

già compiuta, sulla morte e sul peccato

 

Ma qual è il primo gesto compiuto da Gesù all'inizio della sua missione?

Gesù chiama dei compagni.

Gesù ha bisogno degli altri...

 

Anche noi, non possiamo

vivere la nostra missione battesimale e monastica da soli!

 

Hai bisogno dell'altro...

La fecondità non è mai individuale, solitaria.

Per poter vivere ed annunciare il Vangelo,

è necessaria una “porosità” dell'anima per ricevere il dono che è l'altro.

 

La conversione, la meta-noia è andare oltre l'individuale:

chiede di mettere insieme, di valorizzare, di vivere

ciò che nasce dall'arricchimento reciproco tra di noi.

 

Non la somma o la giustapposizione o anche un certo equilibrio

tra ciò che uno ed un altro apportano,

ma il frutto di uno spogliamento reciproco che fa spazio all'altro,

il nuovo che nasce da uno spogliamento interiore reciproco,

nell'amore e nel rispetto.

Spogliamento possibile

perché la Pasqua di Gesù ci ha liberati dalla paura della morte.

 

Questa sera possiamo guardarci gli uni gli altri

dicendoci reciprocamente: «Ho bisogno di te!

Ho bisogno di te per vivere la Trinità».

 

Se Gesù, che è «irradiazione della gloria di Dio,

ed espressione perfetta del suo essere,

se Gesù, che tutto sostiene con la sua parola potente» (cfr Eb 1,3),

ha avuto bisogno degli altri.... a fortiori anche tu!

 

E quanto diventerà feconda la tua vita

se acconsenti a questa “porosità” dell'anima!


 

sabato 9 gennaio 2021 -  Ferie dopo l’Epifania - 1 Gv 4,11-18 - Mc 6,45-52 - Badia Fiorentina - Fr. Antoine-Emmanuel

 

Fu davvero un momento molto penoso.

Essere sul lago, in piena notte, a remare contro un vento molto forte.

E… i venti sul mare di Tiberiade possono essere davvero molto forti.

Fu penoso, estenuante …

A ciò si aggiungeva poi che era stato Gesù a “costringere” gli apostoli a “salire sulla barca” …

Perché ci ha costretto ad imbarcarci in una tale sventura?”

 

Poi, “sul finire della notte” avvenne qualcosa che li fece gridare di paura:

qualcuno che camminava sulle acque scatenate del lago,

come un fantasma

Qualcosa che non avresti mai voluto vederti davanti, che ti fa tremare di paura.

 

Finché furono le parole di Gesù ad aiutarli a capire cosa stava avvenendo:

era Gesù, che veniva verso di loro, in una maniera del tutto inaspettata,

Gesù vittorioso sui flutti della morte…

E salì sulla barca con loro e il vento cessò.” (Mc 6,51)

 

*


Bisogna non dimenticare questa scena evangelica.

Non è un “fait divers”, uno dei tanti episodi della vita degli apostoli!

 

Perché anche noi ci troviamo talvolta a remare da folli, in piena notte.

Ed è penoso, estenuante…

I venti contrari possono essere tanti:

dentro di noi, dentro la nostra stessa comunità,

poi dal mondo che non ama il Padre,

e dal maligno che cerca di farci perdere la fiducia in Dio.

 

Ma arriva sempre il momento in cui Gesù viene.

In un modo, però, che non avresti né voluto né pensato.

Un modo in cui, talvolta, ti fa urlare di paura.

Ci destabilizza, ci spiazza…


Perché Gesù viene non dal mondo e secondo il mondo.

Viene dal Padre,

viene nella Sua Vittoria, già compiuta, sulla morte, sul maligno, sul male.

 

*

E qual è la barca su cui Gesù ci ha costretti a salire,

ci ha comandato di salire?

Qual è Il Comandamento di Gesù?

San Giovanni ce l’ha ricordato oggi:

Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.” (1Gv 4,11)

Il Comandamento di Gesù è l’amore reciproco come Lui ci ha amati…

Ecco la barca!

La barca è l’amore reciproco, e Gesù ci ha comandato di salire su questa barca

e di avviarci con essa verso l’altra sponda.

È l’unica via per giungere all’altra riva…

 

È una barca che si muove sia con le vele che con i remi.

La vela da alzare è la fede, è il credere nell’Amore.

Come ci ha detto Giovanni oggi:

Noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi.”(1Gv 4,16)

 

Ma c’è anche il remare,

che è tutto il nostro impegno per scegliere e vivere

il perdono, la tenerezza, la compassione, ...

 

Ma, quanti venti contrari…

Quante notti!

 

Oggi Gesù ci fa capire che, in questa traversata del mare,

Egli “vede” quello che viviamo,

Non è assente né indifferente.

Vede e viene.

Ma capita spesso che venga in un modo che, all’inizio, ci sorprende del tutto,

perché viene da Crocifisso-Risorto.

 

Madre Teresa non si aspettava che Gesù venisse da Lei, sul treno per Darjeeling

per chiederle Tutto, e svelarle la via di un amore senza misura…

 

Chiara Lubich e le sue compagne non si aspettavano

che Gesù venisse attraverso la richiesta di un laico molto più anziano,

grande intellettuale e parlamentare, Igino Giordani.


Christian de Chergé non immaginava neppure

che Gesù sarebbe venuto a lui attraverso Muhammad,

l'amico musulmano, morto a causa del suo amore per lui.

 

E quante volte, nella vita di tante persone, Gesù viene attraverso un parente anziano o malato

che le costringe ad incamminarsi su una via inaspettata di compassione,

che trasforma la vita.

 

Quante volte, Gesù viene attraverso un bambino handicappato,

che ti costringe a cambiare il tuo modo di vedere la vita

e ti introduce in un amore nuovo…

 

Gesù viene sotto vesti inaspettate…

A tal punto che, all’inizio, possiamo essere molto a disagio,

ma poi è Gesù che, se lo accogliamo com’è sulla barca,

ci porta sull’altra sponda.

 

La meta è davvero questa: l’altra sponda, l’eternità,

cioè l’Amore compiuto.

La meta è accogliere e vivere talmente l’amore di Dio,

da non avere più alcuna paura di Lui, del suo giudizio…

In questo l'amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione:

che abbiamo fiducia nel giorno del giudizio

perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo.”(1Gv 4,17)

come Lui ama, amiamo anche noi.

 

Ad un tale amore si giunge

accogliendo le visite inaspettate di Gesù,

e ascoltando la Sua Parola, che ci permette di riconoscere il suo venire,

e di dire di sì con tutto il cuore.

Perché in tanti modi diversi, ci ripeta: "Coraggio, sono io, non abbiate paura!" (Mc 6,50).

Lasciami salire sulla barca del tuo amore,

e giungerai all’altra riva,

e amerai più di quanto tu possa immaginare!

 

 

mercoledì 6 gennaio 2021 - Epifania del Signore - Is 60,1-6 – Ef. 3,2..6 – Mt 2,1-12 - Badia Fiorentina - Fr. Antoine-Emmanuel


Avete sentito nel Vangelo?

Entrati nella casa” … (Mt 2,11)

Non è più una grotta insalubre, bensì una “casa”.

Qualcuno ha dato ospitalità alla piccola famiglia di Nazareth,

alla Santa Famiglia.

Vi sono – e quanti ce ne sono! – cuori aperti, disponibili,

ad accogliere chi è nel bisogno.

Questo piccolo dettaglio del Vangelo

ci chiama a render grazie a Dio per tutti coloro che oggi si danno da fare

per prendersi cura dei poveri, dei migranti, …

 

Non avvenne così invece a Gerusalemme.

Quando i Magi vi portarono l’annuncio della nascita del Re Messia,

nessuno si mosse per fare sette chilometri a piedi ed andare ad accogliere questo bambino.

Solo chiusura, solo paura per il proprio potere…

Eppure sette chilometri sono pochi!

 

Si capisce che la stella non brilli su Gerusalemme!

Non può brillare là dove regna il potere egoista e arrogante,

civile o religioso che sia…

 

Che contrasto con i Magi dell’Oriente che avranno percorso migliaia di chilometri

per adorare il Re Messia, di cui hanno riconosciuto la stella.

Anche in loro si vede la bellezza del cuore umano!

 

Sono uomini col cuore all’erta,

che cercano, che scrutano, che riflettono…

E quando appare la stella, decidono di mettersi in cammino.

C’erano tantissimi motivi per non andare:

la lunghezza del percorso, tutti i pericoli delle strade,

l’esito sconosciuto dell’avventura, il rischio di andare invano, e così via…

Eppure partono!

Non per un re della terra.

Non avrebbero nessuna ragione per andare a prostrarsi dinanzi ad un re della terra:

non sono pazzi!

Si incamminano perché hanno intuito che questo re è divino,

è quel re che il mago Balaam, in quel momento ispirato, aveva preannunziato:

Io lo vedo, ma non ora,
io lo contemplo, ma non da vicino:
una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele…”
(Num 24,17)

 

L’itinerario dei Magi simboleggia l’itinerario della vita

di tanti uomini e donne di buona volontà,

che sono “senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza (del Popolo di Dio),

estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo”(cfr Ef 2,12),

ma seguono una misteriosa stella divina durante tutta la vita.

 

Hanno una conoscenza di Dio molto incerta,

ma seguono la stella,

e sono tra i santi della porta accanto.

E, pur non conoscendo Dio con chiarezza, pur non battezzati,

entrano alla fine del viaggio della vita nella Casa

dove trovano la Madre ed il Salvatore,

dove trovano la Salvezza.

 

Questo Vangelo è un inno stupendo all'universalità del dono della Salvezza!

Al dono di Gesù che è venuto “ad annunciare pace a coloro che erano lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Al punto che per mezzo di Lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.” (cfr Ef 2,17).

 

È quello che Paolo ci ha detto oggi,

e che costituisce una novità straordinaria:

Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità”.

 

Ma formando un popolo a parte?

No! Sono chiamate “a formare lo stesso corpo”.

 

Ma con un livello di grazia inferiore?

No! Sono chiamate “ad essere partecipi della stessa promessa

per mezzo del Vangelo” (cfr Ef 3,6).

 

L’ingresso dei Magi nella “casa” è l’annuncio

dell’ingresso di gente da tantissimi popoli nel Cielo!

Quante sorprese avremo in Cielo!

Sarà bellissimo vedere la Salvezza di Gesù

riflettersi nello sguardo luminosissimo di volti

provenienti da una diversità stupenda di orizzonti!

 

Sono belli questi Magi!

Gli Atti degli Apostoli dicono che la parola “mago” si può tradurre con “Elymas” (Att 13,8)

Viene da una radice semitica che significa “nascosto”.

Sono degli uomini che conoscono delle cose nascoste…

Sono portatori di un dono nascosto…

E questo ci invita ad onorare le persone che, pur non avendo ricevuto il dono della fede,

sono in ricerca della verità col cuore aperto alla trascendenza…

 

Non aspettiamo il Cielo per onorarli!

Ogni uomo, ogni donna, ogni bambino della terra

è una persona amata infinitamente

e per la quale Gesù si è offerto fino alla Croce,

fino all’Abbandono…

 

Sono belli questi Magi!

E, arrivando in Cielo,

offrono con gioia l’oro dell’amore vissuto sulla terra,

l’incenso della loro preghiera, pur povera,

e la mirra delle loro sofferenze.

E gratuitamente ricevono la Salvezza che è Gesù in persona…

 

Davvero Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati

e giungano alla conoscenza della verità.” (1 Tm 2,4)

E perciò offre a chi non Lo conosce ancora

una stella che porta a Gesù!


Ma, oggi, quale sarà la stella per chi non conosce ancora Dio?

Sarai tu! Saremo noi!

 

Ecco la nostra vocazione: essere una piccola stella luminosa

per i famigliari, gli amici, i conoscenti, i vicini di casa, i colleghi di lavoro…

 

Una stella… o meglio un pianeta che per natura riflette la luce del Sole:

così noi siamo chiamati a riflettere,

pur nelle nostre grandi povertà personali e comunitarie,

la Luce dell’Amore divino

per essere insieme stelle nel mondo.

In mezzo (al mondo) voi risplendete come astri nel mondo,

tenendo salda la parola di vita” dice Paolo ai Filippesi. (Fil 2,15-16)

 

È la bellezza della nostra chiamata!

Quella che già il Profeta Baruc preannunziava:

Le stelle brillano nei loro posti di guardia e gioiscono;

(Il Signore) le chiama e rispondono: "Eccoci!",
e brillano di gioia per colui che le ha create.” (cfr. Bar 3,34-35)

 

Il Signore chiama, e quest’anno risponderai: “Eccomi”!

Eccomi per accogliere e riflettere la Tua luce Signore.

Insieme risponderemo “Eccoci”, così da offrire al mondo la luce più luminosa che ci sia:

quella dell’amore reciproco,

brillando di gioia per Colui che ci ha creati!

 

E se la pandemia ci porta allo scoraggiamento,

alla rinuncia, alla defezione, “Sursum corda”!

Oggi più che mai siamo chiamati a vivere quello che ci dice il nostro Libro di vita:

La tua comunità, per il fervore della sua preghiera,

la realtà del suo amore, la verità della sua accoglienza,

sia quella cellula della Chiesa in tutto simile a ciò che

Cristo vuole che sia: una, santa, apostolica e universale;

epifania del Signore della Luce.”1

 

Questa missione, l’affidiamo alla Beata Vergine Maria, Madre di tutti gli uomini.

A lei consacriamoci ogni mattina,

per diventare la sua corona di stelle…. (cfr Ap 12,1)

così che Lei possa dire di noi: “Voi siete mia gioia e mia corona”! (cfr Fil 4,1)

 

Ave, maris stella…

 

Ave, o Stella del mare
nobile madre di Dio,
Vergine sempre, o Maria
porta felice del cielo.

 

Ricevi il saluto
dalle labbra di Gabriele
muta la sorte di Eva
donaci la pace.

 

Sciogli le catene ai prigionieri
rendi la luce ai ciechi,
scaccia da noi ogni male,
chiedi per noi ogni bene.”

 

E aggiungiamo:

 

La nostra vita,

luminosa come la Tua,

divenga stella per il mondo

così che tutti entrino nella “casa”.

 

1 Libro di Vita di Gerusalemme, n.159

 

sabato 2 gennaio 2021 - San Basilio e san Gregorio - Ef 4,1..13 – Mt 23,8-12 - Badia Fiorentina - Fr. Antoine-Emmanuel


Vi ricordate del gesto del vecchio Simeone?

Prese il Bambino Gesù tra le braccia (Lc 2,28).

È davvero Il Gesto di questo tempo natalizio.

Prendere il Bambino.

E metterlo sul nostro cuore.

Per ricevere tutto il Suo dono, tutto il Suo donarsi,

perché, ve lo ricordo, è nato per noi.

 

E qual è il Dono che ci fa Gesù Bambino?

Il Dono per eccellenza?

È il Padre!

È di ricevere Dio come Padre.

 

Perché questo bambinello non ci dona delle cose.

Un neonato non ha niente da dare…

Ci dona quello che è: essere Il Figlio del Padre.

E lo accogliamo…

Il Prologo di Giovanni ce l’ha ricordato:

Ci ha dato il potere di diventare figli di Dio.”(cfr Gv 1,12)

 

E se sono figlio, e pure tu sei figlio o figlia,

allora siamo fratelli.

Ma non è un modo di dire,

non è una fratellanza simbolica,

del tipo: “Siamo come dei fratelli della stessa famiglia”.

No! Siamo più fratelli o sorelle che i fratelli di una famiglia.

 

Nell’enciclica “Fratelli tutti ”, Papa Francesco dice una cosa molto precisa:

«La ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini

e di stabilire una convivenza civica tra loro,

ma non riesce a fondare la fraternità». (n.272)

 

È da Gesù che viene la fraternità.

 

Il Vangelo odierno ci permette di approfondire ulteriormente questo dono.

Cosa dice Gesù?

 

Gesù sa – e vede! – che a causa della nostra insicurezza di fondo,

a causa della nostra mancanza di fede,

siamo soliti cercare la nostra identità nei ruoli, nei titoli.

Io sono “maestro”, io sono “presidente”, io sono “intendente”, io sono “guida”, …

E nel campo religioso in particolare:

io sono “sacerdote”, io sono “religioso”, io sono “lettore”, io sono “ministro straordinario” …

 

In tutto ciò c’è un enorme errore di fondo.

Perché manca l’essenziale.

Prima di avere questo o quel compito, sei fratello degli altri.

E se non sei veramente “fratello”,

se non ti riconosci prima di tutto come fratello o sorella degli altri,

non puoi esercitare in modo sano quei compiti,

perché vi cerchi un’identità che non vi troverai mai.

 

Prima di tutto sono vostro fratello,

poi sono monaco, sacerdote, e priore.

 

I compiti, i servizi, i ministeri, come i ministeri ordinati,

si vivono bene, sono fecondi,

se sono radicati in una chiara e determinata fraternità.

 

Ma c’è pure di più.

Nessuno di noi, dice Gesù, è “Maestro”: solo Gesù ci insegna la Verità.

Nessuno di noi è “Padre”: solo il Padre celeste è Padre.

Nessuno di noi è “Guida”: solo Gesù ci guida (cfr Mt 23,8-10).

 

Allora, non è legittimo che vi siano degli insegnanti,

dei padri o madri spirituali,

o delle guide, dei priori…?

 

Non solo è legittimo, ma è anche necessario.

Anzi, è il Signore a chiamare alcuni a questi servizi.

Ma essi sono sempre in riferimento al Signore.

 

Un maestro nella fede ci trasmette non il proprio insegnamento,

ma quello di Gesù!

Un padre spirituale si mette a servizio dell’unica Paternità che è quella di Dio.

Una guida spirituale ci aiuta a lasciarci guidare dal Signore.

 

Tutti i compiti, tutti i ministeri, sono a servizio della fraternità!

Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli.” (Mt, 23,8).

 

Non cerchiamo di seminare, non pensiamo di fare la mietitura con i nostri servizi,

se prima non abbiamo arato il campo del nostro cuore per diventare fratelli.

 

E San Paolo ci aiuta a andare ancora oltre.

Dio “ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti,

ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri” … scrive (Ef 4,11).

Ma qual è lo scopo di questi servizi?

È che “arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio,

fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo”(Ef 4,13).

 

La meta è l’unità!

La meta è la fraternità compiuta nell’unità.

 

L’”uomo perfetto”, “la misura della pienezza di Cristo”

non è una perfezione isolata.

Non è l’essere io perfetto, individualmente.

 

Non esiste una perfezione individuale, staccata dagli altri.

Questo è un orizzonte diabolico.

La perfezione è divina, e quindi è comunione.

La fraternità tende all’unità, conduce all’unità,

che è l’essere tu in me ed io in te.

 

Cos’è l’amicizia nella vita battesimale?

Quell’amicizia che faceva dire a Gregorio Nazianzeno, riguardo a Basilio:

Sembrava che avessimo un'unica anima in due corpi”.

È una grazia divina che, senza nostro merito, dona a due o più persone

di vivere una pienezza di fraternità,

una fraternità portata all’incandescenza,

nel dimorare vicendevolmente l’uno nell’altro.

 

L’amicizia cristiana non è di una natura diversa dalla fraternità.

È un dono di fraternità esagerata!

Basti ricordare come il Diletto del Cantico chiama la Diletta “sorella mia”!

Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, mia sposa,
tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!”
(Ct 4,9)

Vale a maggior ragione per l’amicizia!

 

Non c’è niente di più grande della fraternità.

Non esclude nessuno. E non passerà.

È il dono che chiediamo insieme a Gesù Bambino!

 

 

venerdì 1 gennaio 2021 - Maria SS, Madre di Dio - Num 6,22-27 – Gal 4,4-7 - Lc 2,16-21 - Badia Fiorentina - Fr. Antoine-Emmanuel


 

Allora succede un gran rivolgimento.


 

La liturgia di questo nuovo anno si apre con una benedizione,

la benedizione di Aronne e di tutti i sacerdoti sui figli d’Israele.

 

"Così benedirete gli Israeliti: direte loro:

Ti benedica YHWH e ti custodisca.
YHWH faccia risplendere su di te il suo volto,

- ti mostri cioè un volto sorridente -
e sia grazioso per te.
YHWH alzi su di te il suo volto,

- ti guardi cioè con benevolenza -
e ti conceda la pace - shalom".

 

È una triplice invocazione del Nome di Dio,

e il testo prosegue:

in questo modo, metteranno il Mio Nome sui figli d’Israele,

e Io li benedirò.” (cfr Num 6,22-27)

 

Attraverso la benedizione,

viene quindi scritto, viene impresso, come un sigillo, il Nome di Dio sui figli d’Israele,

sigillando la loro appartenenza a Dio.

 

È come nel capitolo nono del libro del profeta Ezechiele,

in cui il Signore dice all'uomo vestito di lino:

"Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme,

e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono

per tutti gli abomini che vi si compiono" (Ez 9,4)

 

Il Signore oggi vuole benedirci,

vuole benedire in particolare chi soffre e piange

vedendo come Dio è scartato dalla nostra società.

Nel Battesimo, Dio “ha impresso il suo sigillo su di noi

e ha deposto la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (cfr 2 Cor 1,22)

ed Egli vuole rinnovare in noi questo dono che fa sì che Gli apparteniamo.

 

E il Padre fa questo in Gesù,

come Paolo ci ha ricordato oggi:

Quando venne la pienezza del tempo,

Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge,

per pagare la liberazione di coloro che erano sotto la Legge,

perché ricevessimo la filiazione.” (cfr Gal 4,4)

Non solo la benedizione, ma la filiazione…

Ecco il dono del Padre in Gesù Bambino.


Entriamo perciò nella grotta di Betlemme…

 

Siamo ancora nella notte della natività.

Nella grotta, vi è grande povertà.

Niente di quello che attira il mondo…

Vi si trova la giovane mamma, Maria,

il neonato deposto nella mangiatoia,

e Giuseppe indaffarato a prendersi cura dell’una e dell’altro.

E tutto è nascosto al mondo.

La città dorme.

La città che non ha voluto accogliere la coppia di migranti, appena arrivata dalla Galilea.

 

Ora, ecco che si affacciano pure degli uomini,

quegli uomini la cui povertà inquieta, fa paura.

Li lasci entrare?

Non è un rischio per il neonato e per la madre?

Ci si può fidare?

Lasceresti tu entrare dei poveri sconosciuti, a poche ore dal parto?

 

Giuseppe e Maria li lasciano entrare…

Ed essi guardano.

Vedono: sì, sì, vi è “un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12),

come è stato loro annunciato dagli angeli.

Allora sono loro a parlare!

Sono loro ad annunciare a Maria e a Giuseppe, e poi ad altri, il Vangelo!

Riferirono ciò che del bambino era stato detto loro”(Lc 2,17),

cioè: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.” (Lc 2,11).

 

Sono i poveri a proclamare il Vangelo!

I primi evangelizzatori sono i pastori…

 

E Maria συνετήρει τὰ ῥήματα ταῦτα

συμβάλλουσα ἐν τῇ καρδίᾳ αὐτῆς.

Maria mette insieme tutto quello che vede, che sente,

e lo custodisce nel Suo Cuore.

Il Suo Cuore è aperto, umile, capace di accogliere il dono di Dio.

Non esclude, ma include, mette insieme,

permette a Dio di svelare le ricchezze del Suo Cuore.

 

Maria raccoglie tutto il dono che Le viene dai pastori, dai poveri….

Ed Ella dà loro il Figlio.

Bellissimo scambio…


Le affidi tutto ciò che percepisci del mistero di Dio,

e Lei ti dona la pienezza del mistero…

 

La benedizione divina ci viene attraverso Lei.

Lei è davvero Maria di Gesù.

Come Gesù è Gesù di Maria…

Non è più Aronne che ci benedice: è Maria!

È Maria che ci offre il volto benedicente di Dio

perché tutto quest’anno sia un crescere nell’Amore e nella Verità.

 

E, davvero, quanto abbiamo bisogno di Maria

per non affondare nelle tempeste del nostro tempo.

Di questo, San Giovanni Bosco ricevette la certezza in un suo sogno.

 

Il 26 maggio 1862, don Bosco aveva promesso ai giovani

di raccontare loro qualche bella cosa nell’ultimo o nel penultimo giorno del mese.

Il 30 maggio, alla sera, raccontò un sogno che aveva fatto alcuni giorni prima.


“Figuratevi di essere con me sulla spiaggia del mare,

o meglio, sopra uno scoglio isolato

e di non vedere altro spazio di terra, se non quello che vi sta sotto i piedi.

 

In tutta quella vasta superficie delle acque si vede

una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia,

le prore delle quali sono terminate da un rostro di ferro acuto a mo´ di strale,

che ove è spinto ferisce e trapassa ogni cosa.

Queste navi sono armate di cannoni, cariche di fucili, di altre armi di ogni genere,

di materie incendiarie, e anche di libri,

e si avanzano contro una nave molto più grossa e più alta di tutte loro,

tentando di urtarla col rostro, di incendiarla o altrimenti di farle ogni guasto possibile.
 

A quella maestosa nave arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle,

che da lei ricevono i segnali di comando ed eseguiscono evoluzioni

per difendersi dalle flotte avversarie.

 

Il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici.


In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde

due robuste colonne, altissime,

poco distanti l’una dall’altra.

 

Sovra di una vi è la statua della Vergine Immacolata,

ai cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: - Auxilium Christianorum; - sull’altra, che è molto più alta e grossa,

sta un’Ostia di grandezza proporzionata alla colonna

e sotto un altro cartello colle parole: Salus credentium.


Il comandante supremo sulla gran nave, che è il Romano Pontefice,

vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli,

pensa di convocare intorno a sé i piloti delle navi secondarie

per tener consiglio e decidere sul da farsi.

Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa.

- sarebbe il Concilio Vaticano I? -

Tengono consesso, ma infuriando il vento sempre più e la tempesta,

sono rimandati a governare le proprie navi.


Fattasi un po´ di bonaccia, il Papa raduna per la seconda volta intorno a sé i piloti,

mentre la nave capitana segue il suo corso.

- sarebbe il Concilio Vaticano II? -

Ma la burrasca ritorna spaventosa.


Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti

a portar la nave in mezzo a quelle due colonne,

dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene.
 

Le navi nemiche si muovono tutte ad assalirla

e tentano ogni modo per arrestarla e farla sommergere.

 

Le une cogli scritti, coi libri, con materie incendiarie di cui sono ripiene

e che cercano di gettarle a bordo;

le altre coi cannoni, coi fucili e coi rostri:

il combattimento si fa sempre più accanito.

 

Le prore nemiche l’urtano violentemente,

ma inutili riescono i loro sforzi e il loro impeto.

Invano ritentano la prova e sciupano ogni loro fatica e munizione:

la gran nave procede sicura e franca nel suo cammino.

Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi,

riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura,

ma non appena è fatto il guasto spira un soffio dalle due colonne

e le falle si richiudono e i fori si otturano.


E scoppiano intanto i cannoni degli assalitori,

si spezzano i fucili, ogni altra arma ed i rostri;

si sconquassano molte navi e si sprofondano nel mare.

 

Allora i nemici furibondi prendono a combattere ad armi corte;

e colle mani, coi pugni, colle bestemmie e colle maledizioni.
Quand’ecco che il Papa, colpito gravemente, cade.

Subito coloro, che stanno insieme con lui, corrono ad aiutarlo e lo rialzano.

Il Papa è colpito la seconda volta, cade di nuovo e muore.

 

Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici;

sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio.

Se nonché appena morto il Pontefice un altro Papa sottentra al suo posto.

I Piloti radunati lo hanno eletto così subitamente,

che la notizia della morte del Papa giunge colla notizia dell’elezione del successore.

Gli avversari incominciano a perdersi di coraggio.

 

Il nuovo Papa sbaragliando e superando ogni ostacolo,

guida la nave sino alle due colonne e giunto in mezzo ad esse,

la lega con una catenella che pendeva dalla prora

ad un’ancora della colonna su cui stava l’Ostia;

e con un’altra catenella che pendeva a poppa

la lega dalla parte opposta ad un’altra ancora appesa alla colonna

su cui è collocata la Vergine Immacolata.


Allora succede un gran rivolgimento.

Tutte le navi che fino a quel punto avevano combattuto quella su cui sedeva il Papa,

fuggono, si disperdono, si urtano e si fracassano a vicenda.

Le une si affondano e cercano di affondare le altre.

Alcune navicelle che hanno combattuto valorosamente col Papa

vengono per le prime a legarsi a quelle colonne.


Molte altre navi che, ritiratesi per timore della battaglia si trovano in gran lontananza,

stanno prudentemente osservando,

finché dileguati nei gorghi del mare i rottami di tutte le navi disfatte,

a gran lena vogano alla volta di quelle due colonne,

ove arrivate si attaccano ai ganci pendenti dalle medesime,

ed ivi rimangono tranquille e sicure, insieme colla nave principale su cui sta il Papa.

Nel mare regna una gran calma.”

D. Bosco a questo punto interrogò Don Rua:

Che cosa pensi tu di questo racconto?
Don Rua rispose:

Mi pare che la nave del Papa sia la Chiesa, di cui esso è il Capo:

le navi gli uomini,

il mare questo mondo.

Quei che difendono la grossa nave sono i buoni affezionati alla santa Sede,

gli altri i suoi nemici, che con ogni sorta di armi tentano di annientarla.

Le due colonne di salute mi sembra che siano la divozione a Maria SS.

ed al SS. Sacramento dell’Eucarestia.
Don Rua non parlò del Papa caduto e morto e D. Bosco tacque pure su di ciò.

Solo soggiunse: Dicesti bene.

Bisogna soltanto correggere un’espressione.

Le navi dei nemici sono le persecuzioni.

Si preparano gravissimi travagli per la Chiesa.

Quello che finora fu, è quasi nulla a petto di ciò che deve accadere.

I suoi nemici sono raffigurati nelle navi che tentano di affondare,

se loro riuscisse, la nave principale.

Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio:

Divozione a Maria SS. - frequenza alla Comunione,

adoperando ogni modo e facendo del nostro meglio

per praticarli e farli praticare dovunque e da tutti.
Buona notte!
1
 

Carissimi, ancorarsi con il Papa, con Papa Francesco, a queste due colonne:

Maria, la Madonna della Salvezza, e Gesù Eucaristia.

Due colonne, come le due colonne della Badia.

A queste due colonne portiamo i nostri amici, i nostri cari,

e tutti coloro che incontreremo quest’anno.

Sarà un anno Santo perché faremo esperienza

della fedeltà di Dio

che ci offre queste due colonne così salde….

 

Buon anno nuovo perché

andiamo verso il giorno nel quale “nel mare regnerà una gran calma.”

 



 

 

1 Memorie biografiche di San Giovanni Bosco, Vol. VII, Capitolo 18, pp. 169-172