Sito delle Fraternità

Evangeliche di

Gerusalemme di

Firenze

                                            Omelie anno2020

Santa Maria Assunta nella Badia Fiorentina

   

Martedì 14 gennaio 2020 - I settimana del Tempo Ordinario - 1 Sam 1,9-20 – Mc 1,21-18 - Badia Fiorentina - f. Antoine-Emmanuel


Nel santuario di Silo, oggi, vi sono un sacerdote e una donna.

Una donna, Anna, che prega,

una donna immersa nella preghiera.

Preghiera vitale, che scaturisce dalla prova della sterilità,

e dall’umiliazione ripetuta.

Una donna che grida verso Dio per ottenere un figlio,

che grida con fede…

 

E c’è un sacerdote, Eli.

Mentre ella prolungava la preghiera davanti al Signore, Eli stava osservando la sua bocca.

Anna pregava in cuor suo e si muovevano soltanto le labbra,

ma la voce non si udiva.”(1Sam 1,12-13)

Che sguardo pone il sacerdote sulla donna?

Eli la ritenne ubriaca.”(ibid.)

Il sacerdote è incapace di discernere la bellezza dell’anima della donna che prega.

Le disse Eli: "Fino a quando rimarrai ubriaca? Smaltisci il tuo vino!".

Anna rispose: "No, mio signore; io sono una donna affranta

e non ho bevuto né vino né altra bevanda inebriante,

ma sto solo sfogando il mio cuore davanti al Signore.

Non considerare la tua schiava una donna perversa”,

letteralmente una figlia di Belial,

una donna posseduta,

poiché finora mi ha fatto parlare l'eccesso del mio dolore e della mia angoscia".(1Sam 1,15-16)

E il sacerdote infine le risponde:

"Va' in pace e il Dio d'Israele ti conceda quello che gli hai chiesto." (1Sam 1,17)

 

Ma Eli colse il dono che era per lui quella donna?

Colse il dono che il Signore gli faceva

attraverso la testimonianza di fede e di preghiera di Anna?

La vita di Eli sarebbe potuta cambiare

se avesse accolto quella testimonianza?

Avrebbe scoperto la verità della preghiera oltre i riti del santuario?

Avrebbe scoperto la bellezza della reciprocità tra l’uomo e la donna,

e non avrebbe lasciato i suoi figli abusare delle donne alla porta del tempio?

Invece non si lasciò interpellare dal dono che Dio gli faceva attraverso la donna…

 

Carissimi, si tratta di mantenere il cuore aperto alla novità di Dio.

Di discernere il dono che Egli ci fa attraverso l’altro, il diverso…

 

Al Signore piace suscitare novità nella nostra vita!

Entra nella nostra vita personale e comunitaria

come già entrò nella sinagoga di Cafarnao.

Il suo entrare non fa tanto rumore,

ma quando lo lasciamo parlare,

quando facciamo spazio alla Sua Parola,

facciamo l’esperienza che “parla con autorità”, e “non come gli scribi”. (cfr Mc 1,22.27)

C’è sempre nella Parola di Gesù una novità.

Questo è il fondamento della nostra lectio divina.

Novità e autorità.

La sua Parola ci spinge fuori dal tran-tran religioso,

dal solito mercato in cui compriamo la benevolenza di Dio con un po’ di pietà religiosa.

 

Ma, se accogliamo veramente la Parola di Gesù,

allora sorge in noi una scontentezza, un fastidio,

anzi una voglia di rigetto della stessa Parola.

"Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?

Io so chi tu sei: il santo di Dio!".(Mc 1,24)

Le forze del male sono disturbate, e quindi si ribellano…

Ci fanno credere che Gesù sia venuto per rovinarci…

 

A queste forze, a questi movimenti interiori,

bisogna rispondere non dialogando con essi,

ma opponendo ad essi la Parola di Gesù.

"Taci! Esci da lui!" (Mc 1,25)

Allora scopriamo che Gesù non è venuto per rovinarci,

bensì per rovinare l’opera di Satana

che ci imprigiona in una visione statica, chiusa, impermeabile alla grazia.

 

Carissimi, lasciamo Gesù parlare con autorità dentro di noi!

Lasciamo il Signore parlarci attraverso i fratelli, le sorelle, gli avvenimenti.

Ecco, io faccio nuove tutte le cose…” (Ap 21,5)

 

 

Domenica 12 gennaio 2020 - Battesimo del Signore - Is 42,1..7 – Atti 10,34-38 – Mt 3,13-17 - Badia Fiorentina - fr.Antoine-Emmanuel

 

Per cogliere tutta la ricchezza di questo Vangelo,

bisogna, credo, partire da quello che precede,

ossia dalla vita di Giovanni Battista, come l’evangelista Matteo ce la presenta.

 

È una vita tutta orientata, centrata, sull’arrivo del Messia.

Tutto in Giovanni è orientato verso la venuta del Messia:

egli è la “Voce che grida nel deserto

invitando a preparare la via del Signore.(cfr Mt 3,3)

Il suo andare nel deserto, la grande austerità della sua vita,

e la stessa predicazione tutto è centrato sul Messia che viene.

Non lo fa da dilettante: è la sua vita.

 

E come annuncia, come presenta il Messia?

Presenta la sua venuta come l’ora del giudizio, del fuoco.

Ogni pianta che non porta frutto sarà tagliata.

Il frumento, lo raccoglierà nel granaio,

ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile.” (Mt 3,12)

 

Il Messia, lo presenta poi come colui che è “più forte di me”:

sarà l’uomo rivestito della forza di Dio.

E un santo, il Santo: Giovanni non è degno neanche di togliergli i sandali.

Il che era un gesto che neanche un servitore ebreo poteva fare,

ma solo uno schiavo pagano.(cfr Mt 3,11)

In una parola, il Messia battezzerà nello Spirito di Dio, e ciò sarà un fuoco!

Sarà distrutto tutto ciò che non è secondo Dio

 

Ebbene, Giovanni Battista finora non conosceva Gesù di Nazareth.

Lo dice egli stesso: “Io non lo conoscevo”.(Gv 1,31.33)

Il che può essere inteso nel senso che non lo conosceva affatto

oppure che non conosceva il mistero del suo essere, della sua missione.

 

Ora, oggi, Gesù arriva sulla sponda del Giordano,

e Giovanni Battista lo riconosce.

Riconosce in lui il Messia tanto atteso.

 

Allora è chiaro per Giovanni che

a Gesù egli deve chiedere il battesimo di fuoco:

Ho bisogno di essere battezzato da te (Mt 3,14), gli dice infatti.

 

Perché?

Giovanni non è stato santificato in modo eccezionale fin dal grembo materno?

Sì, appunto! E, perciò, ha il senso della grandezza di Dio,

e a Dio rimette ogni giudizio.

E quindi vuole passare per il fuoco,

vuole sottomettersi al fuoco del Messia di Dio.

Tutti vengono a lui, ma lui vuole sottomettersi al Messia di Dio.

 

E cosa avviene? Una inversione.

Gesù chiede a Giovanni Battista una inversione radicale.

Non uno spostamento interiore nelle sue convinzioni,

bensì una inversione, una rivoluzione.

Gesù gli chiede il battesimo nell’acqua!

Non ha senso!

Il battesimo nell’acqua è per i peccatori,

la confessione dei peccati è per i peccatori.

È un segno di conversione per rompere col peccato,

per non essere bruciati vivi dal fuoco del Messia.

 

E il Messia chiede, Egli stesso, questo battesimo!

Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?(Mt 3,14)

Aphès arti risponde Gesù,

usando il verbo “aphìemi” che significa liberare, lasciare andare, perdonare;

è tutto l’opposto del tenere, del custodire per sé, dell’imprigionare.

Ora, lascia fare!”

Ora, rinuncia a essere tu padrone della situazione!

Il momento è venuto per te di disfarti dei tuoi giudizi a priori, delle tue convinzioni,

perché conviene per noi adempire pienamente quello che è giusto,

adempiere pienamente la volontà del Padre. (cfr Mt 3,15)

 

Per Giovanni è un'inversione, una rivoluzione,

una rinuncia interiore immensa!

Capovolge tutto il suo modo di essere perde tutto!

 

Se il Messia scende nell’acqua per un rito penitenziale,

dov’è la scure? Dov’è il fuoco?

 

E avviene una cosa straordinaria:

Aphièsin auton”, lo lascia fare.

Giovanni lascia Gesù fare,

non imprigiona Gesù nelle proprie convinzioni.

Perde tutto per Gesù, e battezza Gesù!

Battezza il Messia,

conferisce al Messia di Dio il rito di penitenza dei peccatori.

Sbaglio? Errore? Bestemmia?

Non ha il tempo di pensarci, perché Dio dà subito un segno chiaro, indiscutibile.

Giovanni aveva sentito in cuor suo:

Colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito,

è lui che Battezza nello Spirito Santo. (Gv 1,33)

Ora, questo, lo vede!

Vede la grande colomba scendere e rimanere sopra Gesù.

La colomba significa nella Genesi la fine del diluvio,

la fine della punizione del peccato,

la fine dell’espiazione del peccato.

Oggi viene la colomba, perché ormai c’è qualcuno che prende su di sé il peccato.

Lo espia Lui.

Lo prende su di sé Lui.

Ed è questo il senso dello scendere di Gesù nell’acqua insieme ai peccatori.

E Giovanni lo chiamerà ormai l’Agnello (Gv 1,29.36),

la vittima del sacrificio che libera l’umanità dal peccato.

 

Carissimi, ci voleva questa inversione!

La verità si scopre quando si acconsente ad un capovolgimento radicale,

anche delle nostre più belle convinzioni.

 

Ricordatevi di Pietro.

Voleva impedire a Gesù di prendere la via della Croce.

Va dietro a me!” (Mc 8,33; Mt 16,23), gli dice Gesù.

 

Non voleva che Gesù gli lavasse i piedi.

Mai mi laverai i piedi, per l’eternità!” (Gv 13,8)

Se non ti lavo io, non potrai partecipare alla mia vita”, risponde Gesù.

 

Ricordatevi di Tommaso.

Non voleva credere che Gesù fosse risorto.

Metti la mano nel mio costato…”

E non essere incredulo, ma credente.” (Gv 20,27).

 

Anche noi siamo chiamati ad acconsentire a questo capovolgimento,

cioè, come Giovanni, a lasciare Gesù fare;

a lasciare Gesù essere Colui che è.

Egli è il Servo sostenuto da Dio.

che porterà il diritto alle nazioni.

Come?

Non griderà ne alzerà il tono,

non farà udire in piazza la sua voce,

non spegnerà una canna inclinata ,

non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta.” (Is 42,2-3)

 

La salvezza del mondo non viene attraverso la violenza delle armi,

ma attraverso la mitezza di Cristo.

L’unica vittoria sullo tsunami continuo del male

è la mitezza di Cristo.

E non verrà meno e non si abbatterà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra.” (Is 42,4)

 

Giovanni Battista diceva che il Messia avrebbe battezzato col fuoco:

un fuoco che avrebbe bruciato tutto ciò che non era secondo Dio.

Sì!

Questo fuoco è più potente di tutte le forze del male,

più potente di tutte le armi nucleari.

È il fuoco dell’amore divino.

Ma è inseparabile dalla mitezza.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.” (Mt 5,5)

 

Oggi, Gesù passa beneficando

e risanando tutti coloro che stanno sotto il potere del diavolo,

perché Dio è con lui(At 10,38) abbiamo sentito nella seconda lettura.

Oggi Gesù passa in mezzo a noi,

e ci invita a disarmare, a lasciarlo fare,

a permettere alla sua mitezza e al suo amore di convertire i nostri cuori.

Passa in mezzo a noi e si consegna nell’Eucarestia,

per battezzarci nello Spirito Santo.

È un nuovo battesimo, un'inversione del nostro modo di pensare,

un'immersione nell'amore mite e umile che salva il mondo

 


lunedi 6 gennaio 2020 - Epifania del Signore
- Is 60,1-6 – Ef 3,2..6 – Mt 2,1-12 - Badia Fiorentina - fr.Antoine-Emmanuel

 

Celebriamo oggi, con grande gioia, la festa dell’Epifania del Signore,

la sua manifestazione.

Una festa piena di luce!

Ma, allora, dimentichiamo la tensione terribile del mondo contemporaneo?

Con quello che sta avvenendo in Iran e Iraq in questi giorni

Celebriamo la Liturgia per dimenticare quello che avviene nel mondo?

La religione sarebbe “oppio del popolo”?

 

Oppure questo Vangelo ha qualcosa da dirci nell'oggi del mondo,

quest’oggi pesantissimo di minacce?

 

Leggiamo insieme questo Vangelo.

I magi, degli scienziati convenuti dall’Oriente,

videro spuntare una stella,

una stella nuova, una stella imprevedibile.

 

Riconobbero che questo spuntare significava la nascita del Messia,

del re atteso dai Giudei.

E, vista la grandezza del segno, si misero in cammino,

e questi scienziati, ricchi, visti i regali, ed umili,

seguirono la stella.

Ebbero la stella come guida durante il loro lungo percorso.

 

Ma quando arrivarono a Gerusalemme,

la stella non era più visibile, non brillava su Gerusalemme.

Come mai? Perché la stella non brillava su Gerusalemme?

C’erano dei santi a Gerusalemme:

il vecchio Simeone, la vedova Anna che pregava nel tempio

C’erano dei poveri, amati da Dio, come il cieco nato,

degli anawim, dei piccoli


Ma la stella poteva brillare sulla città

che era pure il centro nevralgico

di un potere civile, e poi religioso, così chiusi alla manifestazione di Dio?

Questi ladri e briganti di cui avrebbe parlato Gesù,

che non entrano nel recinto delle pecore dalla porta ma vi salgono da un’altra parte,

per appropriarsi delle persone e non per servirle… (cfr Gv 10,1).

Questi capi dei sacerdoti e quelle autorità che, più tardi,

avrebbero consegnato Gesù per farlo condannare a morte e crocifiggerlo (cfr. Luca 24,20).

Davvero", diranno i primi discepoli dopo la Risurrezione,

in questa città Erode e Ponzio Pilato

con le nazioni e i popoli di Israele

si sono alleati contro il tuo santo servo Gesù che tu hai consacrato.” (Atti 4,27)

 

Infatti, quando quegli scienziati umili chiesero:

Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?

Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo.”

All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme." (Mt 2,2-3)

Furono turbati,

poi cercarono nelle Scritture

e trovarono la risposta esatta, giustissima: “A Betlemme".

 

Ma nessuno si mosse!

C’era un'inerzia, una chiusura terribile,

un attaccamento smisurato al potere.

L’unica decisione fu quella di Erode, un po’ più tardi:

uccidere il neonato.

Per paura di un neonato

 

Invece gli scienziati pagani si rimisero in cammino.

E la stella di nuovo apparve.

Al vedere la stella provarono una gioia grandissima.” (Mt 2,10)

E la stella indicò con precisione

non un palazzo civile o religioso ma una casa.

Solo una casa…

Non trovarono né maggiordomo, né milizia, né corte, né una grande cerimonia:

Videro il bambino con Maria sua madre”.(Mt 2,11)

 

Ed ecco come un padre della Chiesa, San Pietro Crisologo,

racconta quello che avvenne nella casa:

 

«Oggi i magi si stupiscono di scoprire glorioso nelle sue fasce colui che era rimasto a lungo nascosto nel cielo, invisibile.

 

Oggi i magi guardano con profondo stupore quello che vedono davanti ai loro occhi: il cielo sulla terra, la terra nel cielo ; l'uomo in Dio, Dio nell'uomo ; e colui che il mondo intero non può contenere, racchiuso nel corpo di un bambino ! E appena lo vedono, proclamano senza indugio la loro fede, offrendo i loro doni simbolici : con l'incenso lo confessano Dio ; con l'oro, lo riconoscono re ; con la mirra, annunciano la sua morte futura.

 

Così i pagani, che erano gli ultimi, diventano i primi ; perché la venuta dei pagani alla fede ha inizio con la fede dei magi »

 

Com’è impressionante la fede di questi scienziati pagani!

Com’è impressionante la complementarietà dei loro doni

per confessare il mistero di Gesù…

 

Carissimi cosa vediamo, cosa leggiamo in questo Vangelo?

Che Dio è capace di accendere la fiamma dell’amore, della fede nel cuore degli uomini,

anche dei più lontani dalla sorgente più immediata della Rivelazione.

Dio è capace di capolavori nei cuori degli uomini, oltre ogni frontiera…

Per Dio non ci sono lontani…

Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità,

a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa

per mezzo del Vangelo,

ci dice oggi l’Apostolo Paolo. (Ef 3,6)

 

Questo ci dà la certezza che su tutta la faccia della terra c’è tanta santità seminata nei cuori.

 

Sul potere che semina violenza non brilla la stella.

Ma Dio continua e continuerà ad accendere amore e fede umile

in tanti uomini di buona volontà, capaci di aprirsi alla novità di Dio

e di inginocchiarsi dinanzi all’infanzia di Dio.

Dio continua e continuerà a rendere possibile il suo grande capolavoro

che è l’amore reciproco.

 

La stella di Dio non brilla sui poteri, siano essi musulmani o cristiani,

che seminano la violenza,

ma brilla in tanti cuori che camminano

E conduce a Gesù, venuto a portare la vittoria su ogni male e sulla stessa morte,

guidandoci alla certezza che la violenza non avrà l’ultima parola,

e che la guerra non produce che distruzione e morte, come diceva ieri Papa Francesco.

 

Si, fratelli e sorelle, la Scrittura aveva qualcosa da dirci su quest'oggi.

 

*

 

E a noi, qui in Badia, questo Vangelo ha qualcosa da dire?

Credo che ci interroghi!

Se noi siamo fermi, attaccati alle nostre sicurezze, alle nostre abitudini,

allora la stella su di noi non brillerà.

Pur avendo tutta la scienza delle scritture e della tradizione monastica,

se siamo attaccati alle nostre vie, alle nostre abitudini,

la stella non brillerà.

Crederemo di essere nella luce ma saremo soltanto nella nostra luce.

 

Perché Dio è sempre all'opera, prende l'iniziativa,

va in cerca dei suoi figli,

anche in questo tempo, specialmente in questo tempo.

E ci chiede di essere all’erta, attenti ai segni dei tempi,

liberi dai nostri poteri,

per incamminarci, appena la stella ci invita ad alzarci.

Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce…!” (Is 60,1)

 

Ed, oggi con grande gioia, accogliamo come catecumena Bianca.

Tu, Bianca, durante i tuoi studi di filosofia,

ti sei messa in ricerca della verità,

della vera felicità

La stella ti ha raggiunto,

poi si è resa più visibile nella testimonianza

di tuo padre e di Daniela e di chi viveva le "10 Parole" ed eccoti

a muovere gli ultimi passi che ti porteranno al Battesimo nella notte di Pasqua.

 

 

 

Dimanche 5 janvier 2020 - 2ème dimanche après Noël (Italie) - Si 24,1-16; Ps 147; Ep 1,1-18; Jn 1,1-18 - Badia Fiorentina - frère Jean-Christophe


 

Le Prologue de saint Jean nous plonge au cœur du mystère du Verbe, la Parole de Dieu.

Il nous est dit tout d’abord que la Parole de Dieu est au commencement.

Dans un sens plus large que le sens temporel, nous pouvons comprendre que la Parole de Dieu est au principe.

Elle est principe de toute chose.

Il n’y a pas de vie sans don de la Parole.

Elle est fondement de toute la création.

N’est-ce pas par sa Parole que Dieu changea le chaos initial en cosmos ?

La Parole donnée crée et sépare : la lumière et les ténèbres, le ciel et la terre, la mer et la terre ferme, le jour et la nuit.

La Parole recrée dans l’harmonie.

Elle relie le créé à Celui qui est la Vie, à Dieu lui-même.


Ensuite, Jean nous dit que le Verbe est Dieu lui-même.

La Parole de Dieu est Dieu même.

Rien d’autre que lui-même peut dire Dieu… sinon il ne serait pas Dieu !

Seul Dieu peut parler de lui.

Dieu parle pour nous dire qui il est.

Dieu parle pour se donner, pour se livrer à nous.

Sa Parole est puissante puisqu’elle est Dieu même.

Elle donne la vie, guérit l’homme, féconde la terre.

La vie de Dieu se communique par le don de sa Parole.

« La parole qui sort de ma bouche ne me revient pas sans résultat », dit Dieu par le prophète Isaïe (Is 55,11).

 

Saint Jean continue : « Le Verbe était la vraie lumière qui éclaire tout homme en venant dans le monde. »

La lumière de la Parole de Dieu s’est faite révélation.

Dieu a transmis sur des tables de pierre les dix commandements.

Il a dicté les préceptes du triple amour de Dieu, du prochain et de soi-même (Lv 19,18 ; Dt 6,4).

Dieu enseigne les voies de la justice et de la sagesse.

Dieu, que nul ne peut voir et que personne n’entend, est un vrai pédagogue.

Il parle incessamment au cœur de l’homme.

Dieu éclaire l’intérieur de l’homme par sa Parole.

« La parole est tout près de toi ;

elle est dans ta bouche et dans ton cœur pour que tu la mettes en pratique » (Dt 30,14).

 

A tous ceux qui ont accueilli le Verbe de Dieu, « il leur a donné de pouvoir devenir enfants de Dieu » (Jn 1,12).

Saint Jean nous précise par là que la Parole de Dieu est engendrement.

La première naissance est charnelle.

La deuxième est spirituelle.

Elle fait « naître d’en-haut » (Jn 3,7).

Il ne s’agit pas de minimiser la première par rapport à la seconde mais de découvrir que l’une trouve son achèvement dans l’autre.

La Parole de Dieu est ce « glaive à double tranchant » (He 4,12) qui fraye un chemin à l’Esprit dans notre chair.

La Parole de Dieu fait passer du désordre de nos existences à une vie ordonnée à l’action de l’Esprit.

Elle « filialise » notre être. (Si cela ne se traduit pas en italien, on enlève !)

Nous devenons un être nouveau, enfant de Dieu, né de Dieu.


Saint Jean arrive alors à la révélation plénière du salut.

L’Evangile va plus loin que tout ce qui nous est dit dans la première Alliance.

La Parole de Dieu, c’est quelqu’un.

En Jésus le Christ, la Parole de Dieu s’est incarnée.

« Et le Verbe s’est fait chair et il a demeuré parmi nous » (Jn 1,14).

La Parole de Dieu s’est inscrite dans la réalité humaine.

Jésus dit Dieu par ce qu’il dit et par ce qu’il est.

Vivre de « toute parole sortie de la bouche de Dieu » (Mt 4,4), c’est vivre de Jésus, la Parole incarnée.

Voilà la grande nouveauté.

Suivre Jésus, c’est découvrir Dieu.

Garder sa Parole, c’est vivre une rencontre intérieure avec Dieu.

« Si quelqu’un m’aime, il gardera ma parole, et mon Père l’aimera et nous viendrons vers lui et nous nous ferons une demeure chez lui » (Jn 14,23).

 

Le Père fait de nous ses fils, en sorte que fils dans le Fils, nous devenons cohéritiers du Christ.

Celui qui entend cette Vie divine parler en lui entend le murmure de sa propre naissance.

Chers frères et sœurs, un peu plus loin dans l’Évangile, Jésus dira :

« Celui qui écoute ma parole et qui croit en celui qui m'a envoyé a la vie éternelle » (Jn, 5, 24).

Dès lors qu’on accueille sa Parole, qu’on la médite, qu’on la laisse vivre en nous, que nous acceptons de nous recevoir d’elle alors nous naissons à nous-même.

Nous entrons dans cette vie divine que Jésus est venu nous révéler.

 

Dans cette Eucharistie, laissons-nous engendrer par la Parole de Dieu.

Devenons ce que nous sommes en Dieu depuis toute éternité.

Soyons saints et immaculés en sa présence dans l’amour.

 

 


venerdì 3 gennaio 2020 - Feria dopo Natale - Santo Nome di Gesù -
1 Gv 2,29 – 3,6 – Gv 1,29-34 - Badia Fiorentina - fr. Antoine-Emmanuel


 

Al Divino lottatore che combatté con Giacobbe tutta la notte,

Giacobbe chiese:

Svelami il tuo nome

Gli rispose: “Perché mi chiedi il nome?”

E qui, lo benedisse.” (Gn 33,30)

 

A Mosè che Dio incontrò al Roveto ardente dopo 40 anni di deserto,

Dio disse: “Io ti mando dal faraone. Fa' uscire dall’Egitto il mio popolo!”

Mosè disse a Dio: “Ecco io vado dagli Israeliti e dico loro:

Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi.”

Mi diranno: “Qual è il suo nome?”

E, io, che cosa risponderò a loro?” (Es 3, 10.13)

E la risposta fu un nome non pronunciabile, misterioso…


All’Angelo del Signore che gli apparve

per annunciargli la nascita di Sansone,

Manoach chiese:Come ti chiami perché ti rendiamo onore

quando si sarà avverata la tua parola?”

L’Angelo del Signore gli rispose:

Perché mi chiedi il mio nome? Esso è misterioso!” (Gdc 13,17-18)

 

Quanto vorremmo conoscere il nome di Dio con noi,

di Dio presente nella nostra storia…

 

È così prezioso conoscere il nome dell’altro,

il nome di Dio con noi…

Conoscere il nome è già ricevere l’altro in cuor nostro.

Conoscere il nome è la primizia dell’amore.

 

E venne il Giorno in cui si conobbe il Nome!

A Maria fu rivelato dall’angelo Gabriele:

E lo chiamerai Gesù.” (Lc 1,31)

E pure a Giuseppe, quando nel sogno sentì:

E tu lo chiamerai Gesù.” (Mt 1,21)

Nome prezioso, preziosissimo,

Nome adorabile…

 

Il Cantico dei Cantici inizia con questo versetto:

Aroma che si spande è il tuo nome,

per questo le ragazze di te si innamorano. (Ct 1,3)

Il nome dell’amato è come aroma che si spande,

il nome dell’amato è come una fragranza, un profumo delizioso,

di cui la diletta ha un desiderio immenso.
 

E la Diletta Chiesa di Dio ha un desiderio immenso del nome di Gesù.

E noi oggi riceviamo in cuor nostro il Nome.

Il santo Nome di Gesù: Dio salva

Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati(Mt 1,21)

 

Ed è appunto quello che Giovanni Battista confessa oggi dinanzi ai suoi discepoli.

Vede Gesù venire verso di lui e dice:

Ecco l’agnello di Dio”.(Gv 1,29)

Ci sarà quindi un sacrificio,

ed è Dio stesso che offre l’agnello.

che porta l’agnello per il sacrificio.

E l’agnello è colui che toglie il peccato del mondo.

Nel vocabolario di San Giovanni toglie significa qui

portare via, far scomparire, il peccato.

 

In lui si adempie la profezia di Geremia che recita così:

In quei giorni e in quel tempo, oracolo del Signore,

si cercherà l’iniquità d’Israele,

ma essa non sarà più.

Si cercheranno i peccati di Giuda, ma non si troveranno

perché io perdonerò al resto che lascerò.” (Ger 50,20)

È una cosa incredibile: l’iniquità non sarà più,

i peccati non si troveranno più,

non per qualche effetto magico, ma perché c’è un agnello, Gesù,

che prende su di sé tutto il peccato del mondo.

 

Lo dice oggi Giovanni pure nella sua prima lettera:

Voi sapete che Egli si manifestò per togliere i peccati

e che in lui non c’è peccato

E aggiunge: “Chiunque rimane in lui non pecca.

Chiunque pecca non l’ha visto né lha conosciuto.” (1Gv 3, 5-6)

Ecco l’invito forte di oggi: rimanere in lui,

rimanere in Gesù, accogliendo in noi il suo Nome e quindi la sua persona.

Perché Egli viene, come ci dice Giovanni Battista, per battezzarci nello Spirito”.

Non è più solo il battesimo nell'acqua del Battista:

è una vita nuova nella grazia.

 

La fragranza del Nome suo è quella di una vita nuova,

della vita di Gesù in noi e tra noi,

al punto che San Giovanni può scrivere:

Fin d’ora siamo figli di Dio.” (1Gv 3,2)

Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio,

e lo siamo realmente.” (1Gv 3,1)

Non simbolicamente, non figurativamente, ma realmente.

 

Ma sei pronto a far spazio dentro di te al Nome di Gesù?

Aprimi, sorella mia, mia amica, mia Colomba, mio tutto;

perché il mio capo è madido di rugiada,

i miei riccioli di gocce notturne”. (Ct 5,2)

Apri il tuo cuore al mio Nome!

 

Tanti nomi abitano il nostro cuore,

ma solo il nome di Gesù può unificare la nostra vita,

solo il nome di Gesù può dare salvezza alla nostra vita.

Tutto ciò che non sarà consegnato al nome di Gesù sarà perso.

Tutto ciò che al nome di Gesù sarà offerto

sarà purificato e salvato.

 

Non vi è infatti sotto il cielo altro nome dato agli uomini

nel quale è stabilito che noi siamo salvati.” (Atti 4,12)