sito delle Fraternità Evangeliche

di Gerusalemme di Firenze

                                             
   

ritiro annuale delle Fraternità Evangeliche di Gerusalemme

di Firenze

 Eremo di Lecceto  4 - 6 giugno 2010

   

Schede di riflessione a cura di sr. Grazia FMJ

                                                                                                                         1° PARTE

 

 

 

DOCILITA’ ALLO SPIRITO SANTO

 

 

“ Agli occhi illuminati della fede si spalanca uno scenario meraviglioso: quello di tantissimi fedeli laici, uomini e donne, che proprio nella vita e nelle attività di ogni giorno, spesso inosservati o addirittura incompresi, sconosciuti ai grandi della terra ma guardati con amore dal Padre, sono gli operai instancabili che lavorano nella vigna del Signore; sono gli artefici umili e grandi – certo per la potenza della grazio di Dio –della crescita del regno di Dio nella storia “

                                                                                                 Chistifideles laici 17

 

“ I membri delle Fraternità Evangeliche di Gerusalemme desiderano essere TOTALMENTE DISPONIBILI ALLO SPIRITO SANTO secondo il carisma battesimale di cui ciascuno è portatore, favorendo un rapporto più intimo tra fede e vita…”

                                                                                          dagli Statuti delle FEG.

 

Questo desiderio che voi esprimete negli statuti e che è ripreso anche nella preghiera di impegno è un po’ la vostra risposta alla vostra chiamata ad essere artefici umili e  grandi della crescita del regno di Dio nella storia. Ormai lo avrete sperimentato: senza la potenza della grazia di Dio… ci si ritrova un po’ asfittici.

Vorrei proporvi alcuni spunti di riflessione che riguardano la docilità allo Spirito Santo. Se non c’è questa docilità, lavorare nella vigna del Signore diventa molto pesante.

Vi racconto una storiella…

 

“Un uomo ricco aveva comprato due splendidi cavalli di razza che volle addestrare lui stesso. Non essendo però esperto di cavalli egli li guidava COME ESSI VOLEVANO essere guidati. E così in breve tempo quei due cavalli avevano l’andatura più miserevole che si possa immaginare, l’occhio languido e sonnolento, l’andatura senza nobiltà, pieni di capricci e intolleranti in tutto, sempre stanchi e in procinto di fermarsi. Fino a che decise di darli in consegna al cocchiere stesso del re.

In un mese non ci furono in tutto il paese una coppia di cavalli la cui andatura fosse così bella. Egli era un esperto e guidava i cavalli come vanno guidati.

I cavalli sono le facoltà dell’uomo. Il proprietario è l’uomo che pretende di guidarsi da solo. Il cocchiere del re è lo Spirito Santo. Oh ! se gli uomini capissero quale fortuna è per loro quando il cocchiere del re prende lui in mano le briglie…”   ( Cf .S.Kierkegaard )

 

Il progetto dell’uomo moderno, dell’uomo “ secolarizzato” è : “ MI GUIDO DA SOLO , SO IO COME FARE “. Ma se non vogliamo ridurci come i cavalli della storiella...è bene iniziare ad andare a scuola dal cocchiere del re. E per i credenti  “ impegnati “ ( nonché monaci e monache ) , c’è anche una sottile tentazione che complica alquanto le cose: e dalla quale occorre guardarsi: quella di voler dare noi consigli allo Spirito Santo anziché riceverli.

 

S. Tommaso D’Aquino parla di questo “ modo “ che ha lo Spirito Santo di condurci interiormente:

“ …come nella vita fisica il corpo non è mosso se non dall’anima che lo vivifica, così nella vita spirituale ogni nostro movimento dovrebbe provenire dallo Spirito Santo. “

E’ quello che S. Paolo chiama: “ lasciarsi guidare dallo Spirito “ ( Gal 5, 18 )

 

Dove si esercita la guida dello Spirito ?  In quali ambiti ?

Vorrei accennare a due ambiti : la COSCIENZA e la CHIESA.

S.Paolo dice: “ I pagani dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza “ ( Rm 2, 15 )

La coscienza è come una specie di legge interiore attraverso la quale la guida dello Spirito Santo si estende a tutti gli uomini, anche fuori dalla Chiesa. Nel battezzato questa guida interiore è come potenziata dall’unzione dello Spirito. Però occorre che il credente viva in accordo con essa. Se no succede che il “ lontano “ che obbedisce alla legge interiore della coscienza è più vicino allo Spirito del battezzato, che invece lo Spirito lo spegne poiché non vive conformemente al dono che ha ricevuto.

 

Detto questo va premesso che la voce della coscienza va ascoltata con attenzione, non a cuor leggero e con DISCERNIMENTO per non confonderla con altre voci. Soprattutto in una cultura come l’odierna in cui dilaga il soggettivismo.

Penso che tutti noi abbiamo già fatto l’esperienza di aver ricevuto una buona ispirazione dallo Spirito; può essere stata una sollecitazione a seguire il bene piuttosto che il male. Oppure di aver ricevuto delle “ luci “ particolari dalla Parola, o vedendo qualche buon esempio. In genere è poi dai frutti di queste azioni e scelte che ci siamo accorti che era lo Spirito Santo.

 

Ma c’è un secondo ambito in cui si svolge la funzione dello Spirito Santo ed è la Chiesa. Fin ora abbiamo parlato di una testimonianza dello Spirito INTERNA, SOGGETTIVA.

 Ora parliamo di una testimonianza ESTERNA, OGGETTIVA, visibile.

 

Il Libro dell’Apocalisse dice:  “ chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese “  ( Ap 2, 7 ss )

Lo Spirito parla anche alle chiese, alle comunità, non solo ai singoli. Queste due testimonianze devono però bene coniugarsi tra loro: non si può fare a meno ne dell’una, ne dell’altra.

 Può succedere che venga trascurata quella esteriore, apostolica e tutto venga ridotto al solo ascolto personale e privato dello Spirito e qui si apre la porta alle divisioni senza fine perché ognuno crede di essere nel giusto. Succede che, a poco a poco la maiuscola della parola Spirito diventa minuscola e lo Spirito Santo viene fatto coincidere con lo spirito solo umano.

 Però c’è anche il rischio opposto,non meno grave: che venga trascurata la testimonianza interiore dello Spirito e allora si cade in una sorta di giuridismo. Per esempio riducendo la guida dello Spirito al solo Magistero ufficiale della chiesa. Invece la Chiesa da sempre ha creduto che esiste un sensus fidelium cioè un sano modo di sentire – nelle cose della fede – da parte dei credenti, che deriva proprio dall’unzione dello Spirito.

Quindi è importante che ci sia armonia tra l’ascolto di ciò che lo Spirito dice a me personalmente e ciò che dice alla Chiesa nel suo insieme, e attraverso la Chiesa ai singoli.

 

 

Ora vi invito a fare un brevissimo CORSO FIGURATO di PNEUMATOLOGIA.

 

Dobbiamo spostarci idealmente in riva al mare.

Ci mettiamo alla scuola dei gabbiani.

Iniziamo ad osservarli mentre volano, mentre planano sul mare.

Essi conoscono l’arte di “ far lavorare il vento “.Si fanno portare da lui;

stanno in aria ore e ore senza stancarsi e possono restare quasi fermi nell’aria

facendo appunto lavorare il vento.

 

Noi, normalmente…non voliamo. Ma nella vita spirituale cioè dello Spirito, se impariamo a volare…non è male.J L’arte da imparare è quella di FARCI PORTARE DALLO SPIRITO, di assecondare la sua azione: Lui soffia e noi ci esponiamo al suo soffio…e via !!!

 

“ Quanti sperano nel Signore mettono ali come aquile…”  ( Is 40, 31 ) prendono il volo…

“ si librano sulle ali del vento”  ( Sl 18, 11 )

 

Fare le cose senza la spinta dello Spirito è pesante, come camminare contro vento….che fatica !

Invece farle con lo Spirito… è leggero come quando si ha il vento favorevole !

Penso che anche in questo senso Gesù ci dice che il suo giogo è soave e il suo carico leggero.

 

                                                                                                                        2° PARTE

 

 

 

 

OPERATORI DI PACE

 

 

“ I fedeli laici non possono rimanere indifferenti, estranei e pigri di fronte a tutto ciò che è negazione e compromissione della pace (…) Al contrario, come discepoli di Gesù Cristo devono assumersi il compito di essere OPERATORI DI PACE , sia mediante la conversione del cuore, sia mediante l’azione a favore della verità, della libertà, della giustizia e della carità, che della pace sono gli irrinunciabili fondamenti.”                                          ( Christifideles laici 42 )

 

 

Spesso si dice: ma che cosa posso fare io per la pace ?

Eppure la pace inizia dal piccolo, da casa nostra, dalla CONVERSIONE DEL CUORE.

Nella vostra preghiera di impegno, proprio al termine voi dite:

 

“ Nella famiglia di Gerusalemme, aiutami Signore ad essere fermento di pace e di unità “

 

La pace può diventare una missione, nella Chiesa- Comunione.

 

Lo Spirito Santo in questo ha un ruolo importante: ci dona la pace di Dio per poter essere fermento di pace. E’ significativo che lo Spirito Santo e la pace condividano lo stesso simbolo: la colomba.

Ci sono tanti passi biblici che mettono in relazione la pace con lo Spirito Santo, soprattutto le lettere di S. Paolo.La  pace viene per esempio presentata come un frutto dello Spirito Santo  ( Gal 5,22 )

 

Cosa vuol dire che la pace è un frutto dello Spirito ?

C’è un campo: un terreno coltivabile che è la nostra libertà. E c’è la pioggia dello Spirito. Questa terra accoglie quest’acqua e produce dei frutti. Potremmo chiamarli virtù. Sono i frutti della collaborazione tra la grazia di Dio e la libertà dell’uomo.

 La pace cristiana viene da qui, dipende anche da noi.

 

Ma c’è anche una pace che esiste indipendentemente dall’uomo e viene comunicata all’uomo. Essa indica soprattutto quello che Dio è, non solo quello che dà. LA PACE E’ DIO.

Un inno della Liturgia chiama la Trinità oceano di pace. La pace è Dio e lo è in modo speciale lo Spirito Santo; infatti nella Trinità Egli è il “ vincolo della pace” tra il Padre e il Figlio.

 

 

Come ottenere e accrescere questa pace che è dono e frutto dello Spirito ?

Gli autori spirituali hanno dato un infinità di consigli, ma ci sono come due grandi binari che li sintetizzano:

1..L’adesione alla volontà di Dio.

Conosciamo la famosissima frase di S.Agostino:  “il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in Te”.Il segreto della pace è trovare questo “ luogo di riposo “ che è l’abbandono totale alla volontà di Dio. Nella Divina Commedia, Dante ha sintetizzato il tutto in questa frase: “E’n la sua volontade è nostra pace”.

La pace è figlia della fiducia in Dio.

2  L’imitazione di Cristo.

Fare la volontà di Dio significa imitare Gesù Cristo. “ Imparate da me che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime “  ( Mt 11, 29 ) E’ solo così che questa via della pace diventa concreta e accessibile.

 

 

Ma noi siamo partiti chiedendoci come essere fermento di pace in seno alla nostra realtà di vita. Abbiamo detto che la pace parte dal piccolo. Ma non è solo qualcosa che riguarda il mio intimo, non è solo la pace del cuore; c’è anche una dimensione sociale della pace, che riguarda tutti.

Gli angeli a Betlemme cantano: “ pace in terra…”. Però perché ci possa essere questa pace più ampia occorre partire sempre dalla pace del cuore e bisogna che ci siano degli operatori di pace.

 

Essere operatore di pace non significa tanto essere un pacifico; uno tranquillo e beato che cerca, per quanto gli è possibile di evitare contrasti. E neanche un pacifista, che magari opta per la pace solo con la testa. L’operatore di pace è un PACIFICATORE, uno che alla pace ci mette mano.

 

 

 

Come si fa a “fare” la pace ?

Partiamo da un’esclusione. La pace  NON si fa, come si fa la guerra.

E come si fa la guerra ? Con lunghi preparativi, strategie, piani ecc…ecc…Non è vero che quando si viene a lite con un fratello, prima si è già “ lavorato” un sacco nella testa ?

Per la pace è tutto il contrario. Le azioni di pace si fanno alla spicciolata, senza troppi preparativi e ragionamenti. Cominciando subito, per primi, lì dove si è.

 Basta che inizi una sola persona, con un piccolo gesto. E’ come quando in alta montagna si forma una valanga…parte quasi sempre da qualcosa di piccolo che si stacca e cade e trascina con sé altro.

 

C’è un’altra strategia, che consiste semplicemente ( si fa per dire ) nel non divulgare il male.

Qui invece la valanga va fermata…prima che parta.

 Il male inizia ad espandersi,ad esempio quando si fa il gioco dell “accusatore “. L’accusatore è satana, che “ accusa i fratelli davanti a Dio giorno e notte “  ( Ap 12, 10 ) che ha sempre qualcosa da ridire sull’uomo; sempre scettico, sempre pronto a coglierlo in fallo. ( ricordate il dialogo tra Dio e il diavolo all’inizio del Libro di Giobbe… ( Gb 1, 8-11 ) Questo scetticismo di fondo, per cui  non si riesce a dare fiducia al fratello,questo gusto per la semina della zizzania, ovviamente da farsi a regola per non essere visti.

 

Invece no ! Dobbiamo essere dei TERMINALI per il male. Cioè dobbiamo fargli terminare la corsa.

Esempio: qualcuno mi ha caricato di parole cattive, di critiche su altri…ebbene, io decido che tutta questa “ roba” finisce qui. Decido di non andare subito a raccontarlo alla prima persona che capita, e neanche il giorno dopo. E’ così che posso far lievitare la pace.

 

Agire in questo modo non viene spontaneo, non è tanto la natura che ci fa operare così.

Occorre il soccorso del “ dono” dall’alto.

 

                                                                                                                        3° PARTE

 

 

 

 

 

DALL’AMORE DI NOI STESSI ALL’AMORE DI DIO

 

 

“ Un aspetto fondamentale della vita e della missione dei fedeli laici è la chiamata a crescere, a maturare in continuità, a portare sempre più frutto"                        ( Christifideles laici 57 )

 

...è la maturazione dell’amore, nel dono di sé.

 

Queste fraternità, proprio per la loro denominazione di EVANGELICHE, ricevono la missione, in seno alla famiglia di Gerusalemme, di condurre gli uomini e le donne che le compongono, a crescere nella perfezione dell’amore”                         ( dagli Statuti delle FEG  I, B )

 

Voi ricevete la missione di aiutarvi reciprocamente a crescere nella santità.

 

Da dove viene questo AMORE in cui dobbiamo perfezionarci ?

“ L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito, che ci è stato dato.” ( Rm 5,5 ) S.Agostino spiega così: “ Che cos’è la legge di Dio, scritta da Lui stesso nei cuori, se non la presenza stessa dello Spirito Santo che è il dito di Dio e che con la sua presenza riversa nei cuori la carità, che è il compimento della legge ? “    (  Agostino, Lo Spirito e la lettera )

Quindi la legge nuova, l’amore, è lo Spirito Santo che opera attraverso la carità. Questa legge ha un modo particolare di funzionare: ci fa passare DALL’EGOISMO ALLA CARITA’.

 

Ancora S.Agostino si chiede: dove comincia il peccato dell’uomo ? Dice: non tanto nell’abbandonare Dio per volgersi alle creature, ma più precisamente nell’abbandonare Dio per volgersi a se stessi. L’uomo ha fatto questo movimento: da ritto,cioè rivolto verso l’alto, verso Dio, è diventato curvo; si è ripiegato su se stesso…si è ”per – vertito “.

“ Due amori hanno fondato due città: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio ha fondato la città terrena. L’amore di Dio fino al disprezzo di sé ha generato la città celeste “   ( Agostino, La Città di Dio )

 

S.Agostino spiega anche come avviene questo passaggio dall’amore di sé non buono ( amor proprio ) all’amore di Dio e del prossimo. E’ lo Spirito Santo che compie la trasformazione essenziale dell’uomo redento. Egli infonde nel suo cuore una capacità nuova di amare, cioè noi iniziamo a fare VOLENTIERI le cose che Dio ci chiede. Ci muoviamo e agiamo non perché ci sentiamo costretti, ma attratti. L’attrazione è il movimento dell’amore. Capite che questo è veramente un cambiamento radicale !

E perché questo accada non è sufficiente sapere cosa devo fare ( la conoscenza ) e non è sufficiente il mio sforzo di volontà, perché L’ORIENTAMENTO DI FONDO DEL MIO CUORE LO SPOSTA SOLO LO SPIRITO SANTO. Solo Dio. La conoscenza e il mio impegno servono, ma la grazia li precede e li accompagna.

 

Uno può chiedersi: ma allora, come posso fare concretamente per collaborare con la grazia di Dio, per assecondare l’azione dello Spirito ?

La Scrittura è piena di suggestioni in proposito. S.Paolo dice: “ Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro “  ( 2 Cor 5, 15 ) cioè sradicarci da noi stessi, per radicarci in Dio. Chiedere la grazia di non vivere più per le nostre piccole affermazioni personali, per la nostra gloria. Esempio: non è forse vero che quando riceviamo un’osservazione,reagiamo subito giustificandoci ? E se provassimo invece a fare un piccolo respiro e ad ascoltare l’altro in silenzio ? a non volere sempre avere l’ultima parola ? A chiederci, sul momento: cosa vuoi dirmi Signore attraverso questo fratello ?

Se collaboriamo così, la grazia dello Spirito ci verrà in aiuto. A noi sembrerà di perderci, come una lacerazione; ma proprio attraverso questa fessura lo Spirito trova l’accesso per entrare. E ci sarà la luce per rispondere a quella situazione.

Ci si può anche esercitare a distinguere i desideri che vengono dalla carne da quelli che provengono dallo Spirito. Questo discernimento è fondamentale per poter assecondare l’azione dello Spirito. Il testo qui citato parla di natura e di grazia:

 

“ La natura si affanna per il suo vantaggio e bada all’utile che le possa venire da altri. La grazia invece tiene conto di ciò che giova agli altri. La natura inclina all’ozio e alla tranquillità materiale; la grazia invece non può stare oziosa e abbraccia volentieri la fatica. La natura mira a possedere cose rare e belle, la grazia invece si compiace di ciò che è semplice e modesto. La natura, di qualcosa che manchi o che dia noia subito si lamenta; la grazia sopporta con fermezza ogni privazione. La natura riferisce tutto a sé, lotta per sé, discute per sé. La grazia invece riconduce tutte le cose a Dio.”  ( Imitazione di Cristo III 64 )

 

La nostra collaborazione con l’opera dello Spirito si esprime anche e soprattutto con la PREGHIERA. Gesù ha detto che lo Spirito è la “cosa buona “ da chiedere. Non sbagliamo mai a chiederlo.

 

L’amore di Dio effuso in noi, termina in noi ? Si ferma lì ? No. L’amore di Dio quando entra nell’uomo lo attraversa, lo coinvolge nel suo movimento e lo spinge ad amare a sua volta. Crea l’ESTASI, cioè l’uscita da se stessi.

 

“ Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra…”  ( Is 55, 10 ss ) ... così l’amore di Dio effuso nei nostri cuori non deve tornare a Lui senza prima aver compiuto ciò per cui Dio lo ha effuso, cioè aver portato il suo frutto.

 

Un detto rabbinico che parla del fiume Giordano dice che questo fiume forma due mari molto diversi tra loro: il mare di Galilea, che riceve le acque e poi le lascia defluire ed è un mare pieno di vita. E il Mar Morto, che riceve le acque e poi però le trattiene per sé ed è un mare dove la vita non c’è.

Questa immagine per noi può essere un simbolo. Dal battesimo in poi abbiamo ricevuto abbondantemente amore, amore di Dio a più riprese. Che cosa ne abbiamo fatto ? Lo abbiamo lasciato defluire ? O lo abbiamo trattenuto ? Se ci fermiamo ad essere solo destinatari dell’amore di Dio, rischiamo la sorte del Mar morto.

 

Abbiamo parlato della necessità di bloccare il male, di mettergli un tappo perché non si espanda; il male deve finire nel Mar Morto. Ma il bene, l’amore, lo dobbiamo spandere ovunque…deve circolare.

Per questo Gesù insiste: “ Date, e vi sarà dato…”

 

 

Nell’antico Testamento c’è una figura di donna che ci può essere di stimolo. Imitiamo la vedova di Zarepta.  ( 1 Re 17, 7-16 )

 

A questa donna è stato chiesto tanto, forse troppo. Il profeta Elìa và a casa sua e le chiede …tutto; l’ultimo pane e l’ultima acqua, che lei pensava di dare a suo figlio, prima che ad un ospite di passaggio. Ma sappiamo il seguito. Dopo che lei ha dato tutto, farina e olio si moltiplicano.

 

Spesso noi pensiamo di non poter dare amore, di non esserne capaci; che quello che ci è chiesto sia troppo. “ Come faccio a perdonare quell’ offesa ? Non posso. Non ce la farò mai.”

E invece Dio ci chiede di iniziare a dare a Lui e al prossimo quel poco amore che abbiamo, fosse anche una sola goccia. Di svuotare il vaso anche se è piccolo, o ci sembra piccolo.

E .così può avvenire il miracolo

 

 

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