sito delle Fraternità Evangeliche

di Gerusalemme di Firenze

                                           incontrare l'uomo

...l'imprevisto, la sorpresa, lo stupore

 sono una parte essenziale

 e la caratteristica della bellezza...

 

 

 

programma della giornata
ore 11,00: arrivo all'Eremo
ore 12,00: S.Messa
il pranzo a sacco che ciascuno porterà verrà condiviso
ore 14,30-17,00: Libero scambio sul tema "Il viaggio della vita"
Per raggiungere l'eremo in treno da Firenze SMN (Linea per Faenza):
partenza ore 8,40
arrivo a Marradi ore 10,07
da Faenza (linea per Firenze SMN)
partenza 8,20
arrivo a Marradi ore 8,57
Dalla Stazione di Marradi, alle ore 10,15 circa, un pulmino ci porterà a Val di Noce da dove raggiungeremo a piedi l'Eremo (passeggiata di circa 40 minuti)
Anche per il ritorno è assicurato il servizio pulmino con la Stazione di Marradi. Orario treni: ore 19,00 circa

 

 

Incontrare l’Uomo - A piedi nudi nella storia…” Una giornata insieme a Gamogna
Domenica 12 giugno 2016

Domenica 12 giugno siamo tutti invitati a radunarci all’Eremo di Gamogna per gioire dell’incontro reciproco nella sorpresa e nella gratuità che la Messa prima, il condividere i nostri pic-nic nella semplicità e il poterci ascoltare rispetto al tema del “viaggio della vita” potranno regalarci. Vi proponiamo un’occasione di scambio libero di esperienze che vuol essere come un respiro condiviso sul cammino delle nostre esistenze. Da ormai quattro anni le nostre Fraternità Monastiche di Gerusalemme propongono a Firenze alcuni incontri durante l’anno, aperti a tutti per offrire uno spazio di dialogo che possa favorire e valorizzare la testimonianza di vita e di fede. Questo anno il filo rosso che ci ha condotti è stato “il viaggio”, tenendo come sottofondo la dimensione dell’Incontro dell’Uomo nella sua dignità e nel suo mistero di alterità. In particolare i tratti della “paura”, del “coraggio”, dell’”accoglienza” e della “novità” ci hanno condotto a momenti di condivisione significativi e nel cuore di una città come Firenze siamo ripartiti verso le nostre dimore abituali arricchiti da quello che ciascuno ha voluto offrire agli altri della sua personale avventura. A Firenze ci ospitava la Cappella Pandolfini, una sala relativamente ampia che porta in sè i segni di una storia gloriosa della città, a Gamogna sarà il creato ad accoglierci e dunque non saremo certo allo stretto. C’è posto per tutti, per voi e per i vostri amici. Sarà bello incontrarci sui sentieri che conducono ad un luogo dove la preghiera trasuda dalle pietre e la natura ci parla della bellezza del suo Creatore.

 

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..domenica 12 giugno, per salire a Gamogna a dorso di cammello…

Se sai di non poter affrontare a piedi il cammino che da Val di Noce dove potrai lasciare la tua auto e verrai portato dal pulmino che farà in via straordinaria servizio di navetta dalla stazione di Marradi, Telefona a questo numero: 349 1176482

Segnalando così le tue esigenze possiamo organizzare un servizio di jeep che potranno condurre a Gamogna; è un’opportunità che permetterà a chi lo desidera di superare l’ostacolo della severità del sentiero e partecipare a questa giornata di condivisione.

Per quanto riguarda il momento del pranzo, metteremo in comune quello che personalmente avremo portato. L’esperienza ci insegna che condividere il picnic ci mette di fronte all’abbondanza di cibo e di gioia.

 

 

 

2015-16

INCONTRARE L'UOMO....a piedi nudi nella storia...

"Viaggio nella vita"

 

Libero scambio dell'esperienza di fede

 

alle 16,00 in Cappella Pandolfini

 

29 novembre 2015

31 gennaio 2016

13 marzo 2016

22 maggio 2016

12 giugno 2016 (a Gamogna)

 

info: Carmela 055-28.56.92 - Danilo amma4us@tiscali.it

 

 

 

4° incontro: NOVITA'

Novità”: appuntamento alla Badia Fiorentina di “Incontrare l’Uomo”

di Carmela Grande



 

Dialogare sulla novità sarà l’ultima tappa del “viaggio nella vita” a piedi nudi nella storia, per “Incontrare l’Uomo” che, per il quarto anno, ha accolto alla Badia Fiorentina chiunque desiderasse confrontarsi con l’altro. L’incontro finale si svolgerà domenica 22 maggio alle ore 16 nella Cappella Pandolfini in via del Proconsolo.

Nel cammino della vita, novità è un termine che apre inaspettati paesaggi, svolte improvvise, cambiamenti impensati e genera meraviglia, stupore, sorpresa.

Come negli anni passati, incontrare l’altro è sempre un cammino aperto alla novità.

Ad ogni tappa ignoto era il numero degli ospiti e sempre ci siamo stupiti della varietà e ricchezza delle esperienze condivise, del desiderio di dialogo che c’è nel cuore di ogni uomo.

Le capacità di ascolto si sono affinate e lo scambio è stato attento e coinvolgente.

Tanti i nuovi amici, i volti non più estranei successivamente incontrati per le strade della città dei luoghi più diversi.

Nel dialogare quotidiano, di fronte ad un incontro inaspettato, spesso si dice: “Quale novità? Quale buona novella mi porti? E ogni incontro con l’altro può essere davvero una buona novella, un Vangelo perchè, come afferma sant’Ireneo: “la gloria di Dio è l’uomo vivente”.

 

PARTIRE E’…….

Partire è, innanzitutto, uscire da sé stessi.
Spezzare quella crosta di egoismo
che tenta di rinchiuderci nel nostro "io".
Partire è smettere di girare attorno a noi stessi,
come se fossimo al centro del mondo e della vita stessa.

Partire è non lasciarsi chiudere
dal piccolo mondo cui apparteniamo:
qualunque sia la sua importanza, l'umanità è più grande,
ed è a lei che dobbiamo tendere, è lei che dobbiamo servire.
Partire è aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro.

 Aprirsi alle idee,
anche quando queste sono contrarie alle nostre,
è come possedere il fiato di un buon camminatore.
Beato chi comprende e fa suo questo pensiero:
"Quando non sei d'accordo con me, mi arricchisci".
Avere al proprio fianco qualcuno
che sa dire soltanto "va bene",
che è sempre d'accordo, incondizionatamente fin dall'inizio,
non vuol dire avere un compagno, ma piuttosto un'ombra.
Quando il disaccordo non è sistematico e voluto,
ma viene da una visione differente delle cose,
allora può soltanto arricchire.

 Un buon camminatore
sa che il grande viaggio è quello della vita,
e che questo presuppone dei compagni.
"Compagno":
etimologicamente è quello con cui si divide lo stesso pane.
Beato chi si sente eternamente in viaggio
e in ogni prossimo vede un compagno di viaggio.

 Un buon camminatore si preoccupa dei compagni stanchi...
Previene il momento dello scoraggiamento.
Li prende là dove li trova. Li ascolta.
Con delicatezza, intuito e soprattutto amore,
fa loro riprendere coraggio e ritrovare il gusto per il viaggio.
Andare avanti per andare avanti, così semplicemente,
non è ancora un vero viaggio.
Occorre andare alla ricerca di uno scopo;
prevedere un arrivo, un punto di sbarco.

 Per noi discendenti di Abramo,
partire significa mettersi in movimento,
per aiutare tanti altri a mettersi in movimento
e costruire insieme un mondo più giusto ed umano.

  Dom Hélder Camara

(a cura di Oretta C. - 25 novembre 2015)
 

 

Niente porte blindate nella Chiesa, perché la porta della misericordia di Dio “è sempre aperta”. Questo l’invito di Papa Francesco all’udienza generale in Piazza San Pietro, durante la quale ha esortato i fedeli a varcare quella porta, alla vigilia del Giubileo, secondo gli incoraggiamenti del Sinodo dei Vescovi appena celebrato. Il servizio di Giada Aquilino:

 

Chiesa: nente porte blindate, tutto aperto!

Di fronte a suoi figli e alle sue figlie “in cammino, a volte “incerti”, a volte “smarriti”, ancor di più “in questi tempi difficili” la Chiesa è chiamata “ad aprire le sue porte”. All’udienza generale dedicata alla famiglia, Papa Francesco riflette sul tema della ‘porta dell’accoglienza’, “alle soglie” del Giubileo della misericordia: ci sono “ancora” posti nel mondo - osserva - in cui “non si chiudono le porte a chiave”; ma ce ne sono “tanti” dove le porte blindate sono diventate “normali”:

“Non dobbiamo arrenderci all’idea di dover applicare questo sistema, che anche è di sicurezza, a tutta la nostra vita, alla vita della famiglia, della città, della società. E tanto meno alla vita della Chiesa. Sarebbe terribile! Una Chiesa inospitale, così come una famiglia rinchiusa su sé stessa, mortifica il Vangelo e inaridisce il mondo. Niente porte blindate nella Chiesa, niente! Tutto aperto!".

Porta del nostro cuore riceva tutti

“Approfittiamo” dell’occasione dell’Anno Santo, esorta Francesco, per varcare “la soglia di questa misericordia di Dio che mai si stanca di perdonare, mai si stanca di aspettarci”: perché davanti a noi sta la porta santa, ma anche quella “grande” della misericordia di Dio. L’invito è dunque a entrare, con coraggio, “per questa porta”:

“Che sia anche la porta del nostro cuore per ricevere tutti, sia il perdono di Dio o dare il nostro perdono, accogliendo tutti quelli che bussano alla nostra porta”.

Chiese facciano uscire Gesù prigioniero delle nostre strutture

Al contempo l’esortazione è a “uscire con il Signore”:

“Se la porta della misericordia di Dio è sempre aperta, anche le porte delle nostre chiese, dell’amore delle nostre comunità, delle nostre parrocchie, delle nostre istituzioni, delle nostre diocesi, devono essere aperte, perché così tutti possiamo uscire a portare questa misericordia di Dio. Il Giubileo significa la grande porta della misericordia di Dio ma anche le piccole porte delle nostre chiese aperte per lasciare entrare il Signore - o tante volte uscire il Signore - prigioniero delle nostre strutture, del nostro egoismo e tante cose”.

Ospitalità e accoglienza, senza prepotenze né invasioni

Sottolinea come il Signore chieda sempre “permesso”, non forzi la porta. E lo sguardo del Papa va all’oggi:

“La gestione simbolica delle ‘porte’ – delle soglie, dei passaggi, delle frontiere – è diventata cruciale. La porta deve custodire, certo, ma non respingere. La porta non dev’essere forzata, al contrario, si chiede permesso, perché l’ospitalità risplende nella libertà dell’accoglienza, e si oscura nella prepotenza dell’invasione”.

Tanti hanno perso la fiducia di bussare alle porte del nostro cuore cristiano

La porta, aggiunge ancora Francesco, va aperta “frequentemente”, per vedere se fuori c’è qualcuno che aspetta e magari non ha né il “coraggio”, né la “forza” di bussare:

“Quanta gente ha perso la fiducia, non ha il coraggio di bussare alla porta del nostro cuore cristiano, alle porte delle nostre chiese… E sono lì, non hanno il coraggio, gli abbiamo tolto la fiducia: per favore, che questo non accada mai”.

Custodi delle porte abbiano accortezza e gentilezza

D’altra parte, riflette il Pontefice, la gestione della porta richiede “attento discernimento” ma deve pure “ispirare grande fiducia”. Per questo ringrazia “tutti i custodi delle porte”: dei condomini, delle istituzioni civiche, delle chiese, le cui “accortezza” e “gentilezza” offrono spesso “un’immagine di umanità e di accoglienza all’intera casa, già dall’ingresso”.

“C’è da imparare da questi uomini e donne, che sono custodi dei luoghi di incontro e di accoglienza della città dell’uomo! A tutti voi custodi di tante porte, siano porte di abitazioni, siano porte delle chiese, grazie tante! Ma sempre con un sorriso, sempre mostrando l’accoglienza di quella casa, di quella chiesa, così la gente si sente felice e accolta in quel posto”.

La Porta di Dio è Gesù

Gesù, ricorda il Papa, “è la Porta di Dio”, è Lui che “ci fa entrare e uscire”:

“Sono i ladri, quelli che cercano di evitare la porta: è curioso, i ladri cercano sempre di entrare da un’altra parte, dalla finestra, dal tetto ma evitano la porta, perché hanno intenzioni cattive, e si intrufolano nell’ovile per ingannare le pecore e approfittare di loro. Noi dobbiamo passare per la porta e ascoltare la voce di Gesù: se sentiamo il suo tono di voce, siamo sicuri, siamo salvi”.

Chiesa 'portinaia' non padrona della casa del Signore

Ed è sempre il Signore, buon Pastore, ricorda il Papa ripercorrendo le letture odierne, che con la sua “voce” conduce le “pecore”, anche quelle che erano “sperdute nei boschi”, fino al guardiano, che ha il compito di aprire le porte:

Le pecore non le sceglie il guardiano, non le sceglie il segretario parrocchiale o la segretaria della parrocchia; le pecore sono tutte invitate, sono scelte dal buon Pastore. Il guardiano – anche lui – obbedisce alla voce del Pastore. Ecco, potremmo ben dire che noi dobbiamo essere come quel guardiano. La Chiesa è la portinaia della casa del Signore, la Chiesa è la portinaia, non è la padrona della casa del Signore”.

Famiglie cristiane siano segno dell'accoglienza di Dio

Citando la Santa Famiglia di Nazareth, che ha ben compreso il significato di “una porta aperta o chiusa”, soprattutto “per chi aspetta un figlio, per chi non ha riparo, per chi deve scampare al pericolo”, la sollecitazione del Papa alle famiglie cristiane è a fare “della loro soglia di casa un piccolo grande segno della Porta della misericordia e dell'accoglienza di Dio”, in modo che la Chiesa sia riconosciuta “in ogni angolo della terra” come la custode di un Dio accogliente “che - afferma il Papa - non ti chiude la porta in faccia”.

Interessi politici o economici non prevalgano

Nei saluti finali nelle varie lingue, il Papa si rivolge tra l’altro ai pellegrini polacchi presenti e in particolare ai rappresentanti del Sindacato autonomo dei lavoratori “Solidarnosc”, ricordando che “da trentacinque anni” la loro realtà “si impegna a favore del mondo del lavoro, sia fisico, che intellettuale, nonché per la tutela dei diritti fondamentali della persona e delle società”. L’invito è ad essere “fedeli a questo impegno, affinché gli interessi politici o economici non prevalgano sui valori che costituiscono l’essenza della solidarietà umana”.

Il dono delle vocazioni

Quindi Francesco anticipa che sabato prossimo, 21 novembre, la Chiesa ricorda la Presentazione di Maria Santissima al Tempio.

“In tale circostanza ringraziamo il Signore per il dono della vocazione degli uomini e delle donne che, nei monasteri e negli eremi, hanno dedicato la loro vita a Dio. Affinché le comunità di clausura possano compiere la loro importante missione, nella preghiera e nel silenzio operoso, non facciamo mancare la nostra vicinanza spirituale e materiale”.

(a cura di sr. Beata - novembre 2015)

 

Il viaggio nella vita

Essere pellegrini, camminare, viaggiare. Muoversi dal luogo dove si vive per andare altrove. Attraversare città, paesi, mari e montagne, distese assolute, luoghi innevati e ovunque trovare volti e sguardi che ci accompagnano.

Il viaggio, realtà/metafora del cammino della vita, da sempre ha affascinato l’uomo ed ha trovato ampio spazio nella letteratura di tutti i tempi: Enea, Ulisse, Marco Polo, il viaggio dantesco nell’aldilà, fino agli astronauti d’oggi cha lasciano la terra per girare nello spazio.

Perché si viaggia, cos’è il viaggio?

Tante le ragioni per mettersi in cammino. Enea, caricatosi il vecchio padre sulle spalle, viaggia in cerca di una nuova patria perché la sua è stata distrutta da fuoco nemico. Ulisse, invece, dopo una lunga guerra vorrebbe ritornare verso Itaca, la sua patria, ma mille ragioni lo allontanano dalla meta e fanno del suo viaggiare una nuova ricerca. Nel suo andare da Venezia al lontanissimo Catai Marco Polo sta tra la figura del diplomatico portatore di richieste e quella dell’uomo curioso di ogni novità, della diversità; mentre Dante, nel presentarci il suo straordinario viaggio, ci offre sì un affresco dell’Oltre, ma anche dell’al di qua: l’uomo con le sue passioni, gli errori, le lotte per il potere e “ l’Amore che move il sole e le altre stelle.”

Per alcuni sapienti viaggiare è necessario come formazione alla vita e il mistico sufi Sa’chi ammonisce : “Finché resterai in casa o in bottega, o inesperto, mai diventerai uomo. Gira il mondo, viaggia.” A suo dire viaggiare è indispensabile per chi vuole conoscere e maturare come persona e in tal senso lo intesero anche gli artisti e i poeti che tra 1100-1800 fecero del viaggio in Italia un esperienza di formazione attraverso la bellezza dell’arte.

Oggi, più che il viaggio di conoscenza, per chi ne ha la possibilità economica, è diffuso il viaggio d’evasione e/o di relax, ma ritorna anche, come per Enea, la necessità di lasciare la propria patria dove non è più possibile vivere a causa di guerre, dittature, fami e fanatismi religiosi affrontando drammatici e dolorosi viaggi con la certezza di non rivedere mai più i luoghi cari.

Tuttavia anche per l’uomo d’oggi il viaggio può avere valore vitale, anzi rivitalizzante. Diceva Mgr H. Camara: “Quando il tuo battello comincerà a mettere radici nell’immobilità del molo, prendi il largo. E’ necessario salvare a qualunque prezzo l’anima viaggiatrice del tuo battello e la tua anima di pellegrino.”

Ma già più di duemila anni fa Qualcuno ci invitava a prendere il largo, ad andare fino ai confini della terra portando con sé pochissimo, pronti a dialogare con chi incontriamo lungo il cammino, a farci carico di chi è stato abbandonato mezzo morto per strada, ad accogliere lo straniero e l’emigrante.

La grande avventura dell’animo umano è il suo incontrare o almeno sfiorare, l’Infinito.

Affascinante cammino di umanità e amore, viaggio che vorremmo intraprendere in città, alla Badia Fiorentina, nel quarto anno di cammino “Incontrare l’Uomo”. Consapevoli che il viaggio più lungo e difficile è quello interiore, nel primo incontro, domenica 29 novembre alle ore 16, il tema sarà: “la paura”. Chi verrà, come al solito, potrà esprimere in libertà le proprie idee senza alcuna censura, in fraterna comunione. Anche questo anno vi spettiamo numerosi con il desiderio di ritrovare i “vecchi” amici e di incontrare nuovi.

Carmela Grande - novembre 2015

 

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“Incontrare l'Uomo” all'Eremo di Gamogna - 2014-15

Una giornata di scambio libero sul tema “Vivere il tempo PER SEMPRE”

 

Il 14 giugno all'Eremo di Gamogna, sull'Appennino tosco-emiliano, ci ritroveremo per il quarto appuntamento dedicato a “Incontrare l'Uomo – Vivere il tempo”. Dopo esserci confrontati sul tempo dell'inquietudine, il tempo della prova, il tempo insieme, ora proponiamo uno scambio libero su vivere il tempo “per sempre”.

“Per sempre” è un'espressione che genera spesso una sensazione di chiusura, quasi di soffocamento, evoca fantasmi di eterno ritorno dell'uguale. Eppure l'avverbio è sinonimo di infinito, eternità, non chiude, ma apre a qualcosa di più grande. A cosa può essere dovuto l'equivoco?

Le ragioni possono essere varie, tra le più importanti ne appaiono due: una riguarda la dimensione personale, sociale del nostro vivere, l'altra l'ambito specifico dell'esperienza del “per sempre”, ragioni che si intrecciano tra di loro.

Nella nostra società liquida, come la definisce il sociologo e filosofo polacco Zigmunt-Baumann, tutto scorre senza ancorarsi a niente. Il tempo è solo un fragile contenitore di esperienze spezzettate, di ciò che si vuole vivere come al momento ci piace. Come nella parabola evangelica della casa costruita sulla roccia e quella costruita sulla sabbia, la nostra casa, la nostra vita, non ha fondamenta stabili e profonde, ma è solo appoggiata alla grande friabilità della sabbia e non resiste ai contraccolpi del tempo. Mancano riferimenti al tempo aperto all'infinito, all'eternità, all'oltre. Il tempo privo di senso, non fa più parte di un progetto.

L'esperienza del “per sempre” è invece un'esperienza interiore che riguarda la nostra anima nella sua realtà più profonda: il dolore, la gioia e l'amore. Diceva già nel sesto secolo a.C. il filosofo Eraclito:”I confini dell'anima mai li potrai conoscere, tanto profondo è il suo Logos”

Possiamo però lasciare aperta la porta della nostra interiorità pronti a vivere la vita dandole un senso. Allora il “per sempre” sarà diverso ogni giorno, ci lascerà intravedere sfumature nuove in noi e negli altri, che ci potranno arricchire umanamente anche quando vivremo situazioni pesanti.

L'anima raccoglie in sé un frammento di infinito che ci permette di vivere con speranza, incamminandoci verso l'infinito di Dio, verso l'eternità, il tempo senza tempo, a cui tutti siamo chiamati.

L'apertura all'eternità ci dà radici profonde e ci fa essere nella gioia nelle condizioni di vita più estreme, come ci testimonia Etty Hillesum, la giovane ebrea che finirà i suoi giorni nel campo di sterminio di Auschwitz: “ Ma cosa credete che io non veda il filo spinato, non veda il dominio della morte, sì, ma vedo anche uno spicchio di cielo e questo spicchio di cielo l'ho nel cuore, e in questo spicchio di cielo che ho nel cuore, io vedo libertà e bellezza.”

Perchè ci allontaneremo dalla città per discutere il nostro tema? Perchè l'Eremo fondato da San Pier Damiani quasi mille anni fa, nella bellezza della sua essenzialità, gli alberi, i sentieri fioriti, gli spazi ampi, aiuteranno mente e cuore ad aprirsi all'infinito di Dio e a vivere una giornata di festa.

L'appuntamento per tutti coloro che vorranno venire in treno  è alla Stazione  di Santa Maria  Novella alle 8,40 per prendere il treno per Marradi. Ci potrete raggiungere all'Eremo anche in auto e potrete consultare sul sito: www.fegfirenze.it, sulla pagina Incontrare l'Uomo per avere informazioni dettagliate su come arrivare.

All'Eremo ci sarà la Messa alle 12 poi condivideremo il pranzo al sacco che ciascuno avrà portato in un angolo picinic intorno ,e poi ,dalle 14,30 alle 17, ci ascolteremo e l'esperienza di ciascuno diverrà ricchezza di tutti: il mattino arriveremo alla spicciolata, ma l'incontro vissuto tra noi ci farà riscendere in città” in cordata”. Dunque, tu che leggi questo invito: sei atteso!

Carmela Grande

 

A GAMOGNA IL 14 GIUGNO : VIVERE IL TEMPO “PER SEMPRE”

 

Ecco alcune informazioni pratiche che ti possono facilitare per arrivare all'Eremo

 

Devi sapere che questa è la “terza edizione” di “Incontrare l'Uomo” vissuto dedicando un'intera giornata di condivisione all'Eremo di Gamogna.

Le esperienze precedenti ci hanno incoraggiato a proporre questo tempo insieme anche quest'anno e per questo cerchiamo di favorire tutti a salire, tenendo conto che Gamogna  situata nel comune di Marradi, località Lutirano, non è subito “fuori porta” , ma necessita un certo “esodo” dalla città, sia questa Firenze, Faenza o ...

Le strade si restringono fino a diventare un sentiero percorribile a piedi  e questo sentiero prepara a vivere tempo e spazio in una dimensione di libera condivisione. Ma come raggiungere questo sentiero, o per meglio dire i sentieri più brevi per arrivare alla nostra meta?

Ne indicherò due, ma prima voglio dire che, solo per la domenica 14 giugno sarà disponibile alla stazione di Marradi un autobus che alle 10,15 porterà chi lo desidera a Ponte della Valle (presso la tenuta di Valdinoce) dove comincia un sentiero, segnalato Cai Bianco/rosso che in 35/40 porta all'eremo. Questa possibilità permette a chi vuole raggiungerci in treno di arrivare agevolmente:

 

- Dalla Stazione di Firenze Santa Maria Novella alle ore 8,40 treno per Marradi (direzione Faenza) con arrivo a Marradi alle 10,07. Carmela un'amica di “Incontrare l'Uomo” prenderà questo treno e chi vuole potrà cominciare già in treno a far conoscenza.

 

- Dalla stazione di Faenza alle  ore 8,20 treno per Marradi (direzione Firenze SMN) con arrivo a Marradi alle 8,57.

 

Per il ritorno lo stesso autobus sarà disponibile a Ponte della Valle alle ore 18 con direzione Stazione di Marradi per permettere a “fiorentini” e “faentini” di salire sui rispettivi treni delle 18,55 (arrivo a Firenze SMN alle ore 20,22) e delle 18,59 (arrivo a Faenza alle 19,35).

 

Lo stesso sentiero che parte dal Ponte della Valle- Valdinoce è raggiungibile in auto sia da Faenza che da Firenze.

 

-Da Faenza: percorrere la statale 302 fino all'altezza di Sant'Adriano. Prima di entrare in questa piccola località svoltare a sinistra seguendo le indicazioni Lutirano , Tredozio. Questa strada porta a valicare il passo del Beccugiano e porta alla vallata di Modigliana. Su questa strada svoltare a destra all'indicazione Lutirano Tredozio. Qui si trova la località Lutirano: dopo il cartello indicatore della località svoltare a destra in via Valle Acerreta e percorrerla fino a che la strada  non diventa privata (Ponte della Valle) : siete  in poche decime di metri a Valdinoce dove abita la famiglia   più prossima all'eremo e da dove parte ,oltrepassata una sbarra di protezione per il mezzi a motore ,il sentiero per Gamogna. Qui troverete senz'altro qualcuno che potrà rassicurarvi che siete arrivati alla meta...

N.B. Le auto possono essere lasciate lungo le stradine prima della sbarra.

Da Ponte della Valle parte una strada comunale segnalata con Eremo di Gamogna Km 4,4 ATTENZIONE è percorribile solo con automezzi con 4 ruote motrici e a piedi è molto più lunga del sentiero Cai proposto prima.

 

-Da Firenze: percorrere la statale 302 fino a San Adriano, oltrepassato di poco il Borgo troverete un'ampia svolta a destra con direzione Lutirano Tredozio...imboccata questa strada stesso percorso dei “faentini”.

 

N.B. Questo percorso allunga di circa 40 min. di auto l'arrivo al sentiero rispetto ad una alternativa di cammino che parte con un Sentiero Cai  dal passo dell'Eremo: ora presento questa possibilità.

 

Come raggiungere il sentiero dal passo dell'Eremo venendo da Firenze:

-dalla statale 302 entrare a Marradi centro e sulla destra svoltare per San Benedetto in Alpe Badia al Borgo. Su questa strada circa intorno al km 10 si trova sulla sinistra il cartello “Passo dell'Eremo”. In uno spiazzo intorno al cartello potete lasciare l'auto e dirigervi verso la salita del monte, oltrepassata una specie di barriera sono segnalati tre sentieri: quello da prendere è intermedio tra uno che porta in basso alla valle sottostante, e uno che sale diritto sulle cime. Il sentiero è marcato rosso e bianco e si mantiene in quota nel bosco senza grossi dislivelli. La percorrenza con passo tranquillo è di circa 45 minuti.

 

Queste mie indicazioni possono essere arricchite a voce chiamando le sorelle della Fraternità Monastica di Gerusalemme che vivono a Gamogna: 055/804866.

 

Per quanto riguarda esigenze personali particolari puoi sempre contattare le sorelle di Gamogna o Carmela 055/285692 e via mail Oretta: orettacosci@gmail.com

 

 

Al 14 giugno , dunque...e buon cammino

 

sorella Sarah

 

 

 

 

 

 

 

 

 

desidero condividere a caldo alcune considerazioni dopo l'appuntamento di ieri alla Cappella Pandolfini di "Incontrare l'Uomo".

Resto mirabilmente stupita di come, ogni volta, con persone sempre diverse si ricrea la profondità di ascolto e la ricchezza di scambio che 
la possibilità per ciascuno di prendere liberamente la parola, portando la propria esperienza, suscita. All'inizio dell'incontro un breve
tempo di silenzio raccoglie le energie di vita che poi fluiscono facilmente e abbondantemente lasciando tutto lo spazio necessario a 
domande, racconti di esperienze forti e intense sul piano emotivo. Ieri pomeriggio in particolare il tema del dialogo essendo il tempo
della prova, ha favorito una grande intimità e valorizzazione delle testimonianze e delle vie esistenziali per leggere le esperienze di
sofferenza, lutto, messa alla prova, nella prospettiva umana e cristiana. Esserci diventa l'elemento fondante su cui prende vita lo scambio.
Il silenzio o la parola, diventano campi dove ciascuno può liberamente situarsi, ed accogliere gli altri, per la maggior parte sconosciuti,
in una dinamica di rispetto e interesse, con la voglia di cercare insieme prospettive inattese di lettura del vissuto ed atteggiamenti
aperti al futuro.
Proprio il rapporto tra i diversi tempi del passato, presente e futuro legati alla prova e alla vita in generale mi hanno fatto riflettere:
il passato per molti è quel tesoro unico e prezioso che, anche se gravato da esperienze dolorose e incomprensibili, alimenta la fiducia in
un futuro che ci interpella poiché ci viene da un Altro, è una proposta sempre nuova che ci chiede un salto, allora una citazione che è
stata fatta mi si è scolpita a sintesi: per il passato: grazie; per il futuro:s ì. Un incontro con questo tema a favorito una rilettura
personale del passato come occasione di crescita, cambiamento e dove la prova diventa trampolino per la scoperta di una libertà, purificata,
liberata,dinamizzata dall'incontro con il Dio della vita, della storia. 

Nulla di scontato in questo incontro che ha scenari molteplici e imprevedibili, e che ha il tempo come alleato, e il silenzio nella sua 
dimensione di attesa. L'esperienza della preghiera e della docilità agli eventi si stagliano come sentieri di conoscenza e validi vincastri
per il cammino. La scoperta delle orme del nostro Signore crocifisso e risorto nelle pieghe stesse della nostra singolare esistenza porta 
all'unificazione interiore e apre alla gioia che accompagna "il raccolto".

Queste tracce che ho raccolto e che oggi, un giorno dopo, mi abitano per continuare a farmi camminare su questo sentiero di "incontro"
possono essere spunti per altri che hanno partecipato a raccogliere i loro pensieri dopo la condivisione vissuta in Cappella Pandolfini,
oppure stimolare altre persone a partecipare con una riflessione a posteriori sul tema inviando alla nostra pagina di "Incontrare l'Uomo"
le proprie esperienze per tenerci in contatto in attesa del prossimo incontro il 15 marzo prossimo con il tema "Il tempo insieme"
sr. Sarah 27 gennaio 2015

 

 

 

 

IL TEMPO DELLA PROVA

 

Presegue alla Badia Fiorentina nel quadro degli appuntamenti denominati “Incontrare l'Uomo”, un cammino ormai triennale, il dialogo tra monaci e laici che quest'anno ha come tema:”L'uomo e il tempo”. Questa riflessione ci tocca tutti e tutti siamo invitati a condividerne l'esperienza.

In particolare domenica 25 gennaio alla ore 16 nella Cappella Pandolfini presso la Badia Fiorentina (via del Proconsolo di fronte al Museo del Bargello) potremo ritrovarci per un incontro libero di ascolto e confronto reciproco su “Il tempo della prova”.

“Prova” è un termine dai molteplici significati che riguarda la scienza, l'arte, l'antropologia culturale e le religioni.

Può riferirsi ad una verifica preliminare o di controllo su conoscenze, competenze e abilità acquisite, come le prove d'esame, di volo, di orchestra o quelle per accedere ad un lavoro. Tali prove richiedono serio impegno e perseveranza.

In matematica la prova consiste in un procedimento aritmetico che serve a verificare l'esattezza di un'operazione, prova che ha accompagnato molti pomeriggi della nostra infanzia.

In ambito scientifico la prova segna il clou del procedimento volto a validare o meno una teoria.

Alcune usanze antropologiche, fino ad oggi presenti in molti popoli, riguardano i riti di iniziazione che, con prove, segnano per gli adolescenti maschi, il passaggio alla vita adulta e alla piena responsabilità delle proprie azioni.

Il libro di Giobbe ci presenta una classico esempio di prova religiosa; in esso il protagonista, sconvolto dagli eventi che lo mettono in crisi e vogliono provare la sincerità della sua fede, grida disperato:”I miei giorni passano più veloci di un corriere, fuggono senza godere alcun bene, volano come barche di giunchi, come aquila che piomba sulla preda” (Gb 9, 25-26). Alla fine Giobbe supererà la prova e i suoi occhi vedranno Dio.

Tuttavia è nel vivere quotidiano che incontriamo la prova, per periodi più o meno lunghi e quando parliamo delle prove della vita intendiamo riferirci al tempo interiore, ai passaggi spesso pesanti e dolorosi che hanno segnato momenti e situazioni della nostra esistenza: il tempo della solitudine, una malattia, la perdita di una persona cara, una crisi matrimoniale, la fine di un'amicizia, il ritrovarsi senza lavoro e tanto altro. In tutti questi casi l'uomo vive fra un “già”, ormai perduto, oggetto di lacerante dolore, e un “non ancora” che fatica ad apparire all'orizzonte: lentamente infatti si fa strada la consapevolezza che , nella prova, è nascosta una forza positiva che ci spinge verso una novità inattesa.

L'incontrarci apre, allora, spazi di possibilità, occasione desiderata di ascoltare esperienze altre e perciò vie differenti per comprendere e valorizzare il tempo che stiamo vivendo.

17 gennaio 2015                                                                                                            Carmela

 

 


 

Il tempo è un enigma che affascina con i suoi diversi livelli e valutazioni. Due sono le principali interpretazioni universalmente condivisi: il tempo spazializzato e quello interiorizzato.

Già i Greci avevano distinto il chrònos, il tempo esterno a noi e il Kairòs, il tempo personale ricco di eventi, emozioni e timore della morte.

Il tempo spazializzato nell'esperienza comune è definito dal ticchettio di sempre più sofisticati orologi, divisi in ore, minuti secondi oppure il suo fluire è scandito in ere geologiche, epoche, secoli, stagioni, mesi e giorni, mentre il tempo interiorizzato, quello del vivere quotidiano con le sue luci ed ombre, acquista valutazioni diverse a seconda del soggetto che lo vive e spesso lo ferma in fotografia. Tra un'ora trascorsa in gita da una classe di alunni e un'ora trascorsa in classe, per essendo identico il tempo impiegato, la valutazione sarà diversa.

Un altro livello in cui eventi spazializzati e vita personale si intrecciano dando luogo a valutazioni differenti è il tempo storico segnato da guerre, scoperte scientifiche, opere d'arte di generi vari, ma anche dalle fatiche e sofferenze di intere popolazioni. Con l'Incarnazione del Dio fatto uomo ha luogo un'intima unione tra due realtà antitetiche: il tempo e l'eterno intrecciati, che la fede cristiana ci aiuta a cogliere seppur in maniera parziale. T. S. Eliot in alcuni versi dei “Quattro quartetti” esprime questa tensione dicendo: “afferrare il punto di intersezione tra l'eterno / e il tempo è...qualcosa che è donato / e ricevuto, in un morire d'amore durante una vita / nell'ardore, nell'abnegazione e nell'abbandono di sè”.

Durante il Medioevo, in cui prevaleva il cosiddetto “tempo della Chiesa”, il valore personale del tempo era rivolto al divino, alla salvezza. Un pellegrinaggio nei grandi luoghi del cristianesimo poteva durare anni e la strada più veloce non era sempre la più seguita, le deviazioni più o meno lunghe per altri centri religiosi erano comuni: il tempo era dono di Dio.

Con il passaggio al “tempo del mercante” il tempo era già denaro e l'uomo con la sua vita quotidiana aveva sempre minore importanza. L'accelerazione del tempo, il suo correre senza posa, ha raggiunto un punto molto alto con la società industriale: il valore dell'uomo scompare sostituito da quello del denaro che la forza lavoro produce.

Oggi, nell'età postmoderna, il rapporto uomo-tempo si è fatto ancora più ristretto, una sorta di artificio alienante e assurdo. L'uomo conta per quello che ha, che consuma, che appare, non più per quello che è. Da qui una corsa insensata ad accumulare cose spesso inutili fin dalla prima infanzia e il sentir dire sempre più spesso: ”Non ho tempo” oppure, altra faccia della stessa medaglia, sprecare denaro per cose di cui ci si stanca subito e il dilagare della noia in chi ha già tutto e non gli resta che “ammazzare il tempo” con comportamenti personali e di gruppo sempre più eclatanti e aberranti.

Diceva il critico d'arte B. Berenson che “ammazzare il tempo invece di impiegarlo come la vera sostanza della vita vissuta e non semplicemente trascorsa, è senz'altro il peccato dei peccati.” Forse occorre che la società tutta, in primo luogo famiglia e Chiesa propongano a giovani e anziani un modo positivo e costruttivo di vivere la propria vita senza timore dei giorni e delle ore che passano.

Questa comune riflessione ha spinto monaci e laici della Badia, all'interno dell'ormai triennale cammino: “Incontrare l'Uomo” a proporre alla città 4 incontri liberi alla Badia Fiorentina per ripensare, ciascuno in assoluta libertà, come vivere il tempo in alcune delle diverse dimensioni in cui si manifesta nella vita di ciascuno: il tempo dell'inquietudine, il tempo della prova, del vivere assieme, dell'eterno.

Come sempre la nostra ideale agorà, dove tutti potranno incontrarsi, sarà la Cappella Pandolfini in via del Proconsolo a Firenze. Ci incontreremo per ascoltare e condividere senza censure le diverse esperienze con il cuore aperto alla benevolenza. Seguirà un breve tempo di incontro conviviale per condividere in maniera piena la nostra umanità
 

Carmela Grande

 

 

“Incontrare l’Uomo” a Gamogna – 15 giugno 2014

…l’imprevisto, la sorpresa, lo stupore sono una parte essenziale e la caratteristica della Bellezza… Poiché questa è la traccia che ci ha condotto per quattro appuntamenti liberi di condivisione di esperienze, possiamo dire che a Gamogna, questa domenica, ne abbiamo vissuto tutte le dimensioni.

innanzitutto L’IMPREVISTO. Noi sorelle siamo salite venerdì pomeriggio, lasciando la città sotto un nubifragio e scrutando l’orizzonte che oltre Borgo si schiariva progressivamente. Diversi amici ci avevano messo in allarme rispetto alle previsioni del tempo “ Ma se domenica diluvia facciamo lo stesso l’incontro?” “ Certo!” era stata la nostra risposta …ma la nostra speranza nel sole era piena. Nella giornata di sabato infatti il sole ha vinto e ci ha regalato 30 gradi all’ombra permettendoci , con alcuni amici, di preparare al meglio l’Eremo per accogliere tutti coloro che sarebbero saliti domenica…ma già in serata dense nubi si accumulavano nel cielo su di noi e dalle 4,30, il diluvio! Dopo tanta pioggia torrenziale , durante l’Ufficio della Risurrezione , l’impeto degli scrosci si è arrestato e di tanto in tanto pioveva …”all’inglese”.

Ma ecco LA SORPRESA. Una quindicina di persone, sfidando il maltempo sono salite. Per loro l’incontro è cominciato sul cammino dopo una cordiale accoglienza dalla famiglia Camurani a Val di Noce. All’eremo, . c’è stato il tempo per una prima conoscenza che, con la Messa e la condivisione del pique-nique, si è sviluppata in un clima affettuoso di famiglia … il tutto condito di tanta voglia di ascoltarsi. Provenienti chi da Imola , chi da Firenze, chi da Pechino, da Pistoia e dagli Stati Uniti, dalla Polonia, dalla Francia e dalla Germania , il confronto si annunciava molto interessante.

…e lo è stato. LO STUPORE ci ha colto fin dall’inizio dell’incontro che abbiamo tenuto nel refettorio dell’Eremo, ascoltandoci a vicenda sul tema della Bellezza . “Vivere la bellezza” negli incontri, nella creazione, nella quotidianità, nelle diverse espressioni artistiche, attraverso i sensi, l’ascolto della Parola di Dio e del fratello, l’abbraccio nella vita e nella morte, nel perdono donato oltre la violenza, nello sbocciare della vita come irresistibile speranza per il futuro… Quanti spunti per dire la ricchezza di uno scambio autentico di testimonianze che solo l’orario del treno ha temporaneamente interrotto.

Perché questa pagina possa continuare a vibrare della Bellezza che ci ha raggiunto e stupito a Gamogna … lasciamo la parola ad altri che, con noi, hanno partecipato a questo incontro … in attesa dei prossimi appuntamenti autunnali.

A rivederci.

Sorella Beata e sorella Sarah


 

 

 

 

INCONTRARE L’UOMO - invito

GIORNATA A GAMOGNA

15 GIUGNO 2014

 

…l’imprevisto, la sorpresa, lo stupore sono una parte essenziale e la caratteristica della Bellezza…

 

     Le Fraternità Monastiche di Gerusalemme ti invitano a salire all’Eremo di Gamogna per vivere un’esperienza di incontro che ti vuole protagonista insieme a tutti coloro che, come te, vorranno aderire a questo invito.

 

     Già il sentiero per arrivarci a Gamogna può rivelarsi una bella occasione di incontro…e di sorprese: per facilitare l’arrivo abbiamo pensato che oltre a mezzi propri, per qualcuno potrebbe risultare interessante partire da Firenze o da Faenza in treno fino a Marradi e poi alla stazione di Marradi trovare un pulmino della S.A.M. pronto a dargli “uno strappo” fino a Valdinoce, dove comincia il sentiero che a piedi . in 40 minuti circa conduce all’Eremo

 

    Arrivati all’Eremo alle 12 verrà celebrata la Messa poi potremo fare insieme il pranzo al sacco nella “zona pic-nic” davanti alla Cappellina Padre Daniele e alle 14,30 riunirci nella “piazza” di Gamogna per una condivisione libera di esperienze attorno al tema della Bellezza che, a Firenze, in altri tre appuntamenti abbiamo scrutato nelle dimensioni dell’IMPREVISTO, della SORPRESA e dello STUPORE…e ora per dare un orizzonte ancora più aperto abbiamo deciso di ritrovarci sul monte.

 

    L’esperienza di poter condividere pensieri, vissuti, interrogativi diventa un vero tesoro condiviso a cui tutti, proprio tutti possiamo partecipare. Sei atteso dunque con i tuoi amici. A presto.

 

Sorella Sarah della Fraternità Monastica di Gerusalemme a Firenze : tel 055/2345211 e-mail: fmg.fi98@gmail.com


 

VADEMECUM PER RAGGIUNGERE GAMOGNA IN TRENO DOMENICA 15 GIUGNO

 

Da Firenze: dalla Stazione Santa Maria Novella parte un treno diretto a Faenza alle ore 7,29 che arriva a Marradi-Palazzuolo sul Senio alle ore 8,55. Sul binario sarà ad attendervi Carmela Grande, un’amica “del pozzo” per chi volesse iniziare il viaggio in compagnia.


 

Da Faenza c’è un treno diretto a Firenze Santa Maria Novella alle ore 8,20 che arriva a Marradi-Palazzuolo sul Senio alle ore 8,52.

 

Idue gruppi s’incontreranno dunque a Marradi e di fronte alla stazione troveranno alle ore 9,10 un pulmino S.A.M. pronto a condurli a Valdinoce dove ci attende una camminata in salita dolce per circa 40 minuti.


 

L’arrivo all’Eremo è previsto verso le ore 11.


 

Per il ritorno si prevede di partire a piedi dall’Eremo intorno alle 17,15 per ritrovare il pulmino S.A.M. alle ore 18 e poter prendere i rispettivi treni per Firenze e Faenza alle ore 19 (con arrivo a Firenze SMN alle ore 20,22) e alle ore 18,59 (con arrivo a Faenza alle ore 19,35)


 

Se qualcuno avesse necessità di un mezzo anche per salire da Valdinoce a Gamogna si metta in contatto con sr Sarah 055/2345211 ; fmg,fi98@gmail.com


 

 

 

 

          Domenica 23 febbraio 2014 le porte si aprono della Cappella Pandolfini, presso la Badia Fiorentina, via del Proconsolo, in centro a Firenze, alle ore 16 per accogliere tutti coloro che desiderano uno scambio libero di esperienze di vita e di fede.

          Questo è il primo appuntamento che le Fraternità Monastiche di Gerusalemme propongono sul tema:”Incontrare l’Uomo. L’imprevisto, la sorpresa, lo stupore sono una parte essenziale e la caratteristica della bellezza...”.

          Altri tre incontri seguiranno  sulla stessa traccia, come momenti  di un cammino per arrivare a contemplare la bellezza di Dio.

        Questa proposta invita tutti a portare riflessioni e testimonianze nella certezza che il confronto in un clima di ascolto e valorizzazione dei differenti percorsi di ricerca spirituale  sia una ricchezza comune da condividere e di cui gioire.

        Nel 2012 ne abbiamo già fatto una prima sorprendente esperienza con i 4 incontri di “Ri-cercare l’Uomo” che stati occasione di autentico scambio e amicizia e ci spingono a riproporre l’esperienza. Ti aspettiamo, dunque, e non dimenticare di invitare i tuoi amici a questo appuntamento!

 

 

4 incontri liberi alla Badia Fiorentina

 

Domenica 23 febbraio 2014

Domenica 6 aprile 2014

Domenica 4 maggio 2014

Domenica 15 giugno 2014 (a Gamogna)

 

ore 16,00 presso la Badia Fiorentina, Cappella Pandolfini

 

info: Carmela 055-28.56.92 - Danilo: amma4us@tiscali.it

 

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Briciole di riflessioni

 

Queste briciole di riflessioni sono input minimi, nati dalla ricerca comune in vista di “Incontrare l’uomo”

 

 

Una leggenda ebraica racconta che ogni uomo viene sulla terra con una piccola fiammella sulla fronte, una stella accesa che gli cammina davanti.

Quando due uomini si incontrano, le loro stelle si fondono e si ravvivano come due ceppi di focolare.

L’incontro è riserva di luce.

(E.Ronchi)

 

E’ l’imprevisto che aspetto e niente altro. Ovunque, sempre.

Nelle pieghe di una conversazione, nel guado di un libro, nelle sottigliezze di un cielo. Lo aspetto con impazienza.

E’ quello che non mi aspetto ciò che aspetto.

( Ch. Bobin)

 

Il fatto di bere e di mangiare insieme è occasione di scambio. Di comunione, una festa dell’amicizia.

(S. Germain)

 

La vita delle persone è insidiata di stanchezze, malinconie, paure e falsi desideri, che rendono più lenti i tempi e più stretti gli spazi. Ma è proprio lungo questo cammino che si risveglia il sogno.

(D. Mongillo)

 

Ci sono momenti in cui la vita dà più frutti, più opere e ci sono altri momenti in cui non si vede niente. Possiamo imparare a vivere in questa precarietà, nella fedeltà ai nostri limiti.

(A.Potente)

 

La terra come il cielo non è usurabile. Sempre qualcosa di nuovo, sempre una sorpresa da sperare.

(Ch. Bobin)

 

La noia prepara lo stupore, come si stende una tovaglia bianca sulla tavola, nei giorni di festa.

(Ch. Bobin)

 

Tutto quello che so del cielo mi deriva dallo stupore che provo davanti all’inspiegabile bontà di questa o quella persona, alla luce di una parola e di un gesto così puro che d’improvviso mi risulta evidente che nulla al mondo può esserne la fonte.

(Ch. Bobin)

 

 

Le stelle fanno bello il cielo perché sono distinte, sono molte non per essere contate, per fare numero, ma per cantare, gioire, danzare in coro. Sono diverse non per essere catalogate, ma per formare un tessuto dai mille colori, per fondare sorpresa mai stanca, per riflettere e destare bellezza, per alimentare amore che si moltiplichi in amore.

(D. Mongillo)

 

Devozione alla bellezza non significa estetismo, ma aspirazione alla grandezza del creato. Essere fieri della vita nonostante tutto.

Alzare il capo verso la volta celeste come l’umile e stracciato “incantato” nel presepe, come il pastore che sa farsi incantare dalle stelle.

(R.Mussapi)

 

L’angoscia suscita la bellezza, come la domanda provoca la sua risposta. All’origine di un grande poema, di una bella musica o di un’architettura sacra c’è un’angoscia che si placa solo dandole forma, ritmo, misura.

(Ch. Bobin)

 

Un doppio riso riecheggia dai tempi remoti della Storia, quello di Abramo e quello di Sara. Quel grande scoppio di riso, di fronte alla promessa insensata di generare a cento e a novanta anni, è pura sorpresa. Uno stupore immenso coglie i due vecchi e non trovano nessuna parola all’altezza della loro meraviglia, della loro felicità.

(S.Germain)

 

L’esperienza della bellezza è ogni volta un tuffo nella fontana dell’eterna gioventù; i nostri sensi, il nostro animo rinascono.

La libertà offerta dalla bellezza è una libertà interiore, quella che ci porta un luminoso “spirito d’infanzia”, di avventura, di desiderio di essere e di partire sempre ad esplorare il mistero del tempo, di accarezzare il mondo visibile e invisibile. E’ ciò che ci rimanda nel cuore  più segreto della nostra persona, là dove brilla l’assoluto della Bellezza.

(S.Germain)

 

1° incontro: Domenica 23 febbraio 2014

 

 

Il Ballo dell’obbedienza di Madeleine Delbrêl

“Noi abbiamo suonato il flauto e voi non avete danzato”
E' il 14 luglio.
Tutti si apprestano a danzare.
Dappertutto il mondo, dopo anni dopo mesi, danza.
Ondate di guerra, ondate di ballo.
C'è proprio molto rumore.
La gente seria è a letto.
I religiosi dicono il mattutino di sant'Enrico, re.
Ed io, penso
all'altro re.
Al re David che danzava davanti all'Arca.
Perché se ci sono molti santi che non amano danzare,
ce ne sono molti altri che hanno avuto bisogno di danzare,
tanto erano felici di vivere:
Santa Teresa con le sue nacchere,
San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù tra le braccia,
e san Francesco, davanti al papa.
Se noi fossimo contenti di te, Signore,
non potremmo resistere
a questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo,
e indovineremmo facilmente
quale danza ti piace farci danzare
facendo i passi che la tua Provvidenza ha segnato.
Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza
della gente che, sempre, parla di servirti col piglio da
condottiero,
di conoscerti con aria da professore,
di raggiungerti con regole sportive,
di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.
Un giorno in cui avevi un po' voglia d'altro
hai inventato san Francesco,
e ne hai fatto il tuo giullare.
Lascia che noi inventiamo qualcosa
per essere gente allegra che danza la propria vita con te.
Per essere un buon danzatore, con te come con tutti,
non occorre sapere dove la danza conduce.
Basta seguire,
essere gioioso,
essere leggero,
e soprattutto non essere rigido.
Non occorre chiederti spiegazioni
sui passi che ti piace di segnare.
Bisogna essere come un prolungamento,
vivo ed agile, di te.
E ricevere da te la trasmissione del ritmo che l'orchestra
scandisce.
Non bisogna volere avanzare a tutti i costi,
ma accettare di tornare indietro, di andare di fianco.
Bisogna saper fermarsi e saper scivolare invece di
camminare.
Ma non sarebbero che passi da stupidi
se la musica non ne facesse un'armonia.
Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito,
e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica:
dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza,
che la tua Santa Volontà
è di una inconcepibile fantasia,
e che non c'è monotonia e noia
se non per le anime vecchie,
tappezzeria
nel ballo di gioia che è il tuo amore.
Signore, vieni ad invitarci.
Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare,
questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in
cui avremo sonno.
Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,
quella del caldo, e quella del freddo, più tardi.
Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo
che sono tristi;
Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo
che sono logoranti.
E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo:
anche questo è danza.
Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno
avviato fra te e noi,
il ballo della nostra obbedienza.
Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni:
in essa, quel che tu permetti
dà suoni strani
nella serenità di quel che tu vuoi.
Insegnaci a indossare ogni giorno
la nostra condizione umana
come un vestito da ballo, che ci farà amare di te
tutti i particolari. Come indispensabili gioielli.
Facci vivere la nostra vita,
non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato,
non come una partita dove tutto è difficile,
non come un teorema che ci rompa il capo,
ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si
rinnovella,
come un ballo,
come una danza,
fra le braccia della tua grazia,
nella musica che riempie l'universo d'amore.
Signore, vieni ad invitarci.

sr. Sarah: Personalmente ho ricevuto lo scambio che abbiamo vissuto domenica scorsa ad “Incontrare l’Uomo alla Cappella Pandolfini come un laboratorio/cantiere dove, con il contributo di ciascuno, si è cominciato a scrivere un inno alla speranza: sì, l’imprevisto umano spesso disturba, spaventa, ma si intreccia sempre con il filo rosso che conduce la nostra storia verso un “oltre” sia che lo riconosciamo  come opera di Dio con noi o come quella “presenza”che cerchiamo di conoscere, cammin facendo....la vita, quanta vita nelle testimonianze ascoltate e in quelle che vorremo offrirci ai prossimi appuntamenti. Per questo credo proprio che questo nostro cantiere più si allarga, invitando amici di lungo corso o di un incontro imprevisto, più potrà sostenerci nel percorso che la vita propone a ciascuno e che desideriamo comprendere come via di bellezza e apertura di senso....Mi sembra che abbiamo tutti una gran voglia di condividere e far crescere la speranza...per questo ricordate 6 aprile ore 16 Cappella Pandolfini, presso la Badia Fiorentina, siamo tutti attesi.

 

Angelo: In relazione al primo argomento degli incontri seminariali, riterrei, che "l'imprevisto" sia proprio della giovinezza quando "lunga la speme e breve della memoria il corso" e la vita, le attese, il futuro non ci appartengono e sono tutti da programmare, da inventare, affidandosi alla Provvidenza o alla buona stella...
Sicchè la stagione che mi è dato di vivere dovrebbe essere scontata, ovvia, monotona, tipica del pensionato ultra settantenne, che ormai medita sul tempo trascorso e vede scorrere i suoi giorni in modo piuttosto "prevedibile".
Eppure, per quel che mi riguarda personalmente, quanti "imprevisti"!...
Non voglio parlare delle esperienze che hanno scandito la mia esistenza, al termine del mio lavoro, tutte impreviste e imprevedibili, ma di quelle che vado maturando qui, a Firenze, dove non ritenevo proprio di soffermarmi per tanto  tempo...
Quante situazioni nuove, impensate ed inimmaginabili!
Qui mi è possibile riempire l'anima ed il cuore del bello, l'arte, la poesia, la musica della città e ritemprare lo spirito con le solenni, austere, raccolte liturgie della Badia, che mi ripagano pienamente della solitudine e del silenzio che sono i miei compagni!...
"Incontrare l'uomo" è impegno nobile e difficile! Pertanto vorrei manifestare il mio plauso,la considerazione e la gratitudine a quanti hanno organizzato gli incontri, con il sommesso suggerimento che a volte quelli che vogliamo incontrare sono dietro l'angolo....
Carissimi, ho pensato di farvi tenere per iscritto qualche pensiero sull'incontro di domenica scorsa.

Molti saluti

 

INCONTRARE L’UOMO

a.c. di Marta

Dopo un’interruzione, non prevista, di un anno, sono ricominciati il 23 febbraio alla Badia Fiorentina gli incontri “ri-cercare l’uomo”, diventati ora “incontrare l’uomo”.

Continueranno il 6 aprile ed il 4 maggio per concludersi, come due anni fa, all’eremo di Gamogna il 6 giugno.

Di volta in volta il tema nasce quasi da solo, senza insegnamenti né relatori, con una parola lanciata sul volantino avendo il desiderio e la speranza di coinvolgere chi interviene, di suscitare domande più che dare risposte, di approfondire la propria esperienza con Dio, in una bella condivisione della ricerca personale, delle difficoltà, di ciò che ognuno vive e sente.

Si chiamano “incontri liberi”, cioè aperti a tutti, perché tutti si sentano accolti come “persona”, liberi di domandarsi: “perché sono qui?”; “cosa cerco?”; “come lo cerco?”.

Certo, il solo trovarsi in un monastero, “tappeto di preghiera nella città”, indica che abbiamo una precisa fisionomia, ma è stimolante per tutti proporre tracce, pronti, tutti, a lasciarsi spiazzare da quello che urge negli altri, a fornirci a vicenda materiale di riflessione, provando a confrontare fede e vita, condividendo anche, in certi casi, la propria fatica di vivere.

Anche quest’anno abbiamo ritrovato la gioia ed anche la sorpresa per il clima di ascolto reciproco che si è creato subito e che è continuato con una merenda durante la quale, dopo due ore di ascolto, si sono formati piccoli gruppi e piccole conversazioni nate dal riconoscersi per affinità.

Questa volta l’argomento proposto era l’ “IMPREVISTO” che ha interpellato tutti portando ad un dialogo sereno pur di fronte a sfaccettature diverse. Tutto infatti nella vita può essere imprevisto: “dalla gomma bucata all’incontro con il divino”; “l’imprevisto è il sale della vita”; “gli altri sono un imprevisto”; “all’imprevisto dobbiamo essere disponibili perché scardina ciò che abbiamo programmato”; “la malattia è sempre un imprevisto”…

Mi sembra di poter dire che il risultato è stato un arricchimento per tutti, senza mettere in discussione quello che l’altro diceva e senza giudicare.

Certo lo sguardo di fede ci allena a guardare all’imprevisto con occhi diversi, fino ad arrivare a considerarlo un dono che Dio, sempre imprevedibile, ci fa per farci crescere.


 

2014

 

 

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