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di Gerusalemme di Firenze

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indice

data postato a cura di titolo link
27.10.2017 sr.Sarah

in ricordo di Margilla

TESTO

26.07.2016

una laica

Lettera a S.Em. Card. Silvano Piovanelli, nel suo ritorno al Padre

TESTO

27.11.2015

Raimonda Cinque strade verso un nuovo umanesimo TESTO

22.11.2015

Agnese Lettera di Antoine Lairis (la cui moglie è stata uccisa nell'attentato a Parigi) TESTO

21.11.2015

Agnese Omelia Pierre Marie "Che cosa vuoi che io faccia per te? TESTO

 

 

IN RICORDO DI MARGILLA di sorella Sarah

 

allego i testi che ho scelto per ricordare i dialoghi che in questi anni ho avuto la gioia di intrattenere con Margilla. La nostra amicizia spirituale ha seguito interessi molto vari e creativi e spesso ci siamo scambiate libri che poi sono stati oggetto di domande (che non necessitavano di una risposta diretta il più delle volte, ma in quanto domande ci mantenevano sul cammino della ricerca nello Spirito). Ne ho scelti 3: il Libro di Vita che noi come Fraternità venendo a Firenze le abbiamo proposto, "Fede-Speranza-Amore" di Giovanni Vannucci che lei mi ha fatto scoprire in quanto spirito profondamente libero e fiorentino e "Cristo come i papaveri" di Christian Bobin che abbiamo trovato insieme e vi ci siamo tuffate come in una piscina a ferragosto, vista la sete che ci è stata comune di leggerezza e apertura sull'oltre.

Mi fa piacere condividere queste parole in famiglia, poichè tra terra e cielo il legame è vitale e abbiamo bisogno di credere insieme la Vita Eterna.

Un abbraccio fraterno

Sarah sorella

 

Tu, quando preghi, prega nello Spirito Santo.

Per mezzo della preghiera tu incontri Dio, lo ascolti, gli parli, accogli il suo amore e gli rispondi.

Per mezzo della preghiera giungi a conoscere e a costruire te stesso, fai luce sul tuo cammino e fortifichi il tuo cuore.

Per mezzo della preghiera comprendi e incontri gli uomini più intimamente e li aiuti nel profondo del loro essere e così raggiungi in questo mondo la suprema efficacia.Per il Signore, per il mondo e per te, veglia e prega senza sosta.Non c’è compito più bello, affidato all’uomo, della contemplazione.

Poiché in cielo ameremo solamente, eternamente pienamente...

poiché Dio è amore come ce lo ha dimostrato Gesù…

poiché il primo comandamento è l’amore…

ama instancabilmente, senza riserve e senza mormorazioni.

Il Signore ti faccia crescere e abbondare nell’amore verso tutti.

    Una volta per tutte ti viene dato questo breve precetto :

    Ama e fa ciò che vuoi.

    Se taci, taci per amore.

    Se parli, parla per amore.

    Se correggi, correggi per amore.

    Se perdoni, perdona per amore.

    Sia in te la radice dell’Amore.

Da questa radice non può uscire che del bene.

dal Libro di vita di Gerusalemme di fr. Pierre-Marie

Mi è capitato nella vita ciò che accade solo nella morte: ho aperto gli occhi, ho visto i visi oscurarsi e il tuo sole sorgere...Tu hai forzato il mio cuore, hai gettato via lo smeraldo del mondo che vi si trovava e vi hai messo il niente del tuo amore al suo posto.

Quando mi hanno chiesto cosa comprendevo della tua parola, mi sono sentito dire:” Sono felice.”

Mi hai dato il cielo...Nessuno può fermarmi adesso.

Ho ali.Io so dove vado.Vado in cielo.

Tu mi riconoscerai sul marciapiede della stazione:

avrò il mio cuore nelle mie mani unite -

una grande ortensia blu,

che dà la sua luce giorno e notte,in ogni stagione.”

da “Cristo come i papaveri” di Christian Bobin

Passi il tuo Spirito, o Signore

come brezza primaverile

che fa fiorire la vita e schiude l’amore.

Passi il tuo Spirito,

come l’uragano che scatena una forza sconosciuta

e solleva le energie addormentate.

Passi il tuo Spirito

nel nostro sguardo

per portarlo verso orizzonti più lontani e più vasti.

Passi il tuo Spirito dai nostri volti rattristati

Per farvi riapparire il sorriso.

Donaci o Signore,l’amore puro e fresco come la pioggia

che benedice la terra assetata e riempie le brocche della casa:inviaci l’amore che tiene legati i nostri cuori in una pienezza di pace.

Fede- speranza-amore di Giovanni Vannucci


 

Tu, quando preghi, prega nello Spirito Santo.

Per mezzo della preghiera tu incontri Dio, lo ascolti, gli parli, accogli il suo amore e gli rispondi.Per mezzo della preghiera giungi a conoscere e a costruire te stesso, fai luce sul tuo cammino e fortifichi il tuo cuore.Per mezzo della preghiera comprendi e incontri gli uomini più intimamente e li aiuti nel profondo del loro essere e così raggiungi in questo mondo la suprema efficacia.Per il Signore, per il mondo e per te, veglia e prega senza sosta.Non c’è compito più bello, affidato all’uomo, della contemplazione.

Poichè in cielo ameremo solamente, eternamente pienamente...

poichè Dio è amore come ce lo ha dimostrato Gesù…

poichè il primo comandamento è l’amore…

ama instancabilmente, senza riserve e senza mormorazioni.

Il Signore ti faccia crescere e abbondare nell’amore verso tutti.

Una volta per tutte ti viene dato questo breve precetto :

    Ama e fa ciò che vuoi.

    Se taci, taci per amore.

    Se parli, parla per amore.

    Se correggi, correggi per amore.

    Se perdoni, perdona per amore.

    Sia in te la radice dell’Amore.

    Da questa radice non può uscire che del bene.

dal Libro di vita di Gerusalemme di fr. Pierre-Marie


 

Mi è capitato nella vita ciò che accade solo nella morte: ho aperto gli occhi, ho visto i visi oscurarsi e il tuo sole sorgere...Tu hai forzato il mio cuore, hai gettato via lo smeraldo del mondo che vi si trovava e vi hai messo il niente del tuo amore al suo posto.

Quando mi hanno chiesto cosa comprendevo della tua parola, mi sono sentito dire:” Sono felice.”

Mi hai dato il cielo...Nessuno può fermarmi adesso.

Ho ali.Io so dove vado.Vado in cielo.Tu mi riconoscerai sul marciapiede della stazione:avrò il mio cuore nelle mie mani unite -una grande ortensia blu,

che dà la sua luce giorno e notte,in ogni stagione.”

da “Cristo come i papaveri” di Christian Bobin

Passi il tuo Spirito, o Signore come brezza primaverile

che fa fiorire la vita e schiude l’amore.

Passi il tuo Spirito, come l’uragano che scatena una forza sconosciuta e solleva le energie addormentate.

Passi il tuo Spirito nel nostro sguardo

per portarlo verso orizzonti più lontani e più vasti.

Passi il tuo Spirito dai nostri volti rattristati

Per farvi riapparire il sorriso.

Donaci o Signore,l’amore puro e fresco come la pioggia

che benedice la terra assetata e riempie le brocche della casa:inviaci l’amore che tiene legati i nostri cuori in una pienezza di pace.

Fede- speranza-amore di Giovanni Vannucci


 

 

 

Lettera a S.Em. Card. Silvano Piovanelli, nel suo ritorno al Padre

 

Eminenza carissima,

sono già trascorsi quindici giorni dalla Sua partenza per il cielo. Giorni in cui come Fraternità Evangeliche di Gerusalemme, abbiamo vissuto momenti di dolore, tristezza e tanti bei ricordi che ci legano alla Sua persona.

Oggi riesco a scriverLe. Lo so, ai morti non si scrive, ma ai padri sì. E’ quando se ne vanno che il dialogo si fa più fitto e inizia dentro di noi il bisogno di ricordare, raccontare e soprattutto ringraziare.

Nel Suo testamento Lei ha ripetuto il Suo grazie al Signore, per i tanti doni che ha ricevuto nella Sua vita. Ora tocca a noi ringraziare per tutto quello che Lei ci ha donato con umile semplicità accompagnata sempre dal sorriso.

Grazie per il Sinodo diocesano che, come popolo di Dio, ci ha dato una scossa e che Lei ha voluto farci vivere con stile ecclesiale di comunione ed ecumenismo.

Grazie per aver chiamato da Parigi a Firenze, nella chiesa di S.Maria Assunta alla Badia Fiorentina, le Fraternità Monastiche di Gerusalemme, che da quasi venti anni tengono la porta aperta per l’adorazione eucaristica e la liturgia che invita chiunque lo desideri a conpartecipare alla preghiera, specie quella eucaristica, con i due polmoni dell’occidente e dell’oriente, per un respiro orante, pieno e leggero assieme.

Grazie per avere illuminato tante delle nostre “domeniche con Dio” con i Suoi insegnamenti. In particolare mi tornano in mente gli esercizi spirituali sul profeta Giona.

Grazie per un caldo pomeriggio dei primi di agosto, in cui Firenze ospitava nelle sue case quattrocento giovani venuti a Roma per la G.M.G. Con Lei, fr.Pierre-Marie, il nostro fondatore, e i giovani, salimmo a San Miniato per una liturgia con i Padri Olivetani e uno sguardo da lassù su Firenze, lapiriana città sul monte.

Al ritorno il sole cedeva il posto alla luna. Lei prese sotto braccio fr.Pierre-Marie e ci teneste un insegnamento spirituale a braccio sul ruolo simbolico del sole e della luna nella vita del credente. Avvertiti in segreto da uno di noi, al nostro passaggio le varie chiese suonavano le campane; era una festa veramente speciale.

Grazie per le tante volte in cui ha celebrato in Badia la liturgia di inizio anno, specie quella che ha aperto il terzo millennio.

E un ultimo grande grazie al Signore perché concedendoLe lunga vita ha permesso che almeno uno dei grandi della Chiesa Fiorentina della seconda metà del 1900 ci accompagnasse fin qui.

Ora Lei li avrà incontrati tutti e, ne sono certa, come diceva don Bensi, starà facendo con loro le capriole in Paradiso. Per piacere si ricordi anche di noi.

A-Dio Eminenza.


 

Una laica delle Fraternità Evangeliche di Gerusalemme.
 

Cinque strade verso un nuovo umanesimo

Postato il 27,11.2015 a cura di Raimonda

A Firenze, culla dell’umanesimo rinascimentale, 2200 delegati, in rappresentanza di tutte le diocesi d’Italia, per cinque giorni hanno pregato, meditato, discusso sul nuovo umanesimo che deve nascere, per rispondere alle sfide del nostro tempo. Il mondo sta cambiando, a ritmi sempre più accelerati e vorticosi, come un’auto lanciata a folle velocità: cercare l’uomo nuovo è come cercare un pilota all’altezza, capace di riprendere il controllo della situazione.

Il V° Convegno Ecclesiale Italiano, dal titolo “in Gesù Cristo un nuovo umanesimo”, prima di provare delineare alcuni tratti dell’uomo nuovo, ha segnalato un punto prospettico a cui guardare: il Cristo della volta del Brunelleschi del Duomo di Firenze. Siede sul trono ma ha ancora i segni della passione e rifiuta la spada che l’angelo gli porge, perché, come ha ricordato il Papa citando il vangelo, “Dio non ha mandato il Figlio per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. Il Convegno ha cercato e indicato le strade per trovare e costruire questo uomo nuovo.

La chiave interpretativa di questa svolta antropologica si trova nella Evangelii gaudium. A più riprese papa Francesco ha affermato che la figura più adatta per rappresentare la realtà, in modo fedele alla complessità radicale che essa oggi esibisce è il poliedro, significativamente opposto alla sfera. Nella sfera, non ci sono differenze tra i punti della sua superficie: nessuno ha una identità individuabile ed essi sono perfettamente interscambiabili, al punto che la sfera rimane identica da qualunque prospettiva la si guardi. Il poliedro invece “riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità” (n. 236): il poliedro, specie se irregolare, mantiene la sua unità se ciascuna delle facce mantiene la sua differente individualità. Ogni faccia è importante e ha un ruolo insostituibile e la realtà d’insieme può essere colta da tanti punti di vista quante sono le facce del poliedro. Viene meno anche l’importanza assoluta del centro, ponendo fine ad una contesa secolare: teocentrismo o antropocentrismo? Eurocentrismo globalizzazione? Primato della filosofia, della teologia o delle scienze? In questa prospettiva poliedrica si muove ad esempio la Laudato sì là dove afferma che le soluzioni non possono venire da un “unico modo di interpretare e trasformare la realtà” (n. 63).

Una faccia importante, anzi essenziale in questo poliedro, secondo papa Francesco è rappresentata dai poveri, non solo nel senso che la chiesa deve interessarsi a loro, ma nel senso che deve lasciarsi evangelizzare da loro (EG, 198). Promuovere il confronto e l’articolazione tra ciò che è plurale è oggi il compito della profezia, che ha come premessa la contemplazione di quanto di grande esiste fuori di noi e come strumento operativo il dialogo.

Avendo sullo sfondo il logo del Convegno e giocando un po’ con i numeri, possiamo dire che il quinto convegno ha individuato cinque strade, ognuna di cinque corsie.

1. L’uomo nuovo da costruire.

Le cinque meditazioni proposte nella preghiera introduttiva ai lavori hanno delineato, partendo dalla Bibbia, i caratteri fondamentali dell’uomo nuovo da costruire:

  1. Un uomo che ha vinto la paura di Dio: Mc 1,21-34. La prima sfida è respingere l’idea che Dio sia nemico dell’uomo, la paura che Gesù sia venuto a rovinarci: al contrario, egli è venuto tra noi per guarire le nostre infermità.

  2. Un uomo capace di relazioni vere: Gen 1,26-31. Secondo l’originario progetto di Dio, l’uomo è un essere chiamato a vivere tre relazioni: con Dio, con l’altro e con la terra. Se ne viene meno una, è un dramma perché l’uomo perde la sua identità piena.

  3. Un uomo capace di fare i conti con la sofferenza: Is 52,13-53,5. Dopo i drammi degli ultimi cento anni di storia, qualsiasi antropologia deve fare i conti con il dolore umano. Il credente guarda a Cristo, Servo sofferente e impara da lui a chinarsi sui drammi dell’uomo.

  4. Un uomo di dialogo: Fil 2,5-11. Da questo inno, commentato da un pope ortodosso, da una pastora valdese, seguiti sul palco da un imam e da un rabbino si ricava che il dialogo esige lo stile di Cristo Gesù, un Dio che ha svuotato se stesso per divenire simile agli uomini.

  5. Un uomo trasfigurato: Lc 9,28-36. Come è avvenuto per Gesù, sul Tabor e soprattutto il mattino di Pasqua, il punto di approdo dell’umanesimo cristiano è una trasfigurazione dell’uomo. L’uomo di oggi, per realizzare se stesso, deve andare oltre se stesso.

2. L’umanesimo cristiano secondo Papa Francesco.

Nel suo discorso ai delegati, Papa Francesco non ha usato giri di parole: “Gesù è il nostro umanesimo”: lui con il suo volto svuotato della gloria di Dio, sofferente, servo umiliato. Guardando a lui cogliamo tre sentimenti che danno forma all’umanesimo cristiano e due tentazioni da fuggire.

  1. Umiltà, che consiste non tanto nell’abbassare se stessi, ma nel cogliere il positivo negli altri, fino a considerarli superiori a noi, secondo l’indicazione di Paolo ai Romani: “Gareggiate nello stimarvi a vicenda”.

  2. Disinteresse, che consiste nel cercare la felicità di chi ci sta accanto. L’umanesimo cristiano non è narcisista, ma sempre in uscita, nello sforzo di rendere questo mondo un posto migliore per vivere, nella logica della Laudato sì.

  3. Beatitudine: il cristiano ha in sé la gioia del vangelo e la mostra, mentre chi ha l’ossessione del potere e pensa solo ai propri interessi è triste. Di qui l’indicazione pratica di avviare in ogni comunità un approfondimento sinodale della Evangelii gaudium.

  4. Fuggire la tentazione pelagiana di chi pensa l’uomo come capace di salvarsi da solo, grazie a strutture e istituzioni “perfette”. Serve uno spirito da esploratori, capaci di navigare in mare aperto, vincendo la paura di chi si arrocca in difesa per timore di perdere qualcosa.

  5. Fuggire lo gnosticismo: legare la salvezza alla conoscenza, alla dottrina. Sentirsi padroni della verità è tipico del fondamentalismo di ogni colore. La salvezza non viene dalla verità, ma da Cristo e nessuno è padrone di Cristo.

3. Il contributo della Chiesa per realizzare l’uomo nuovo. Lo possiamo cogliere ancora dalle parole estremamente concrete del Papa, sia nell’intervento in S. Maria del fiore che nell’omelia allo stadio. Egli ha espressamente citato quanto scritto nella Evangelii gaudium: noi non viviamo in un’epoca di cambiamento, ma in un vero e proprio cambiamento d’epoca. Per rispondere a questa sfida del cambiamento bisogna:

  1. Conoscere la gente. La domanda di Gesù ai discepoli, “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”, è tutt’altro che oziosa. Gesù si interessa e invita ad interessarsi di cosa la gente pensa perché questo è l’inizio di ogni comunicazione.

  2. Lasciarci interpellare dalla domanda: “Voi chi dite che io sia?”. Rispondere è custodire integra ed annunciare la fede in Gesù Cristo, ma poi bisogna camminare sulla strada da lui tracciata, proclamando che nessuno è scarto e chi serve è il più grande.

  3. Stare con la gente, senza sete di potere né culto del denaro: “Meglio una chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita nelle strade che non una chiesa malata per essere stata chiusa”.

  4. Dialogare, tenendo conto che il dialogo non è negoziare, ma cercare il bene di tutti, discutere e soprattutto cercare di costruire qualcosa insieme a tutti coloro che hanno buona volontà: non muri e frontiere, ma piazze e ospedali da campo.

  5. Fare largo ai giovani, espressamente invitati a superare l’apatia e a cercare di mettersi al lavoro per costruire un Paese migliore. E proprio dai giovani dovrebbe arrivare quella carica di allegria e umorismo che rendono più agevole il cammino.

4. Caratteri sociologici e teologici del nuovo Umanesimo. Non poteva mancare, in un convegno ecclesiale, il contributo della sociologia e della teologia, offerto dalle relazioni dei professori Magatti e Lorizio. Anche dai loro interventi alcuni caratteri del nuovo umanesimo:

  1. Umanesimo resiliente: nelle nostre comunità è in atto una resistenza alla crisi dell’uomo, che rischia di cadere nel disumano, fino alla frantumazione e morte dell’altro o nel transumano, con la spinta esasperata della tecnologia, fino alla nuova ideologia del gender. L’umanesimo resiliente è lo sguardo aperto di chi vede nel volto dell’altro la chiave che apre i nostri cuori.

  2. Umanesimo della concretezza nel senso letterale della parola, “cum crescere = crescere insieme”. Tanti mali del nostro tempo derivano dalla mancanza di concretezza: l’economia non più a servizio del lavoro, la politica non più a servizio della comunità, la società pensata a misura di auto e televisione, non delle persone.

  3. Umanesimo della bellezza: è questa il primo tramite del nostro essenziale incontro con l’altro, perché è l’altro che ci salva, che ci fa riappropriare della nostra umanità. È attraverso la cura e la tenerezza verso l’altro, soprattutto verso il debole, che noi, tutti insieme, possiamo salvare l’umano. È l’amore che salva.

  4. Umanesimo dell’Alleanza tra Dio e l’uomo, come risposta all’ateismo, ma anche come riscoperta di uno stile di vita proprio delle tribù nomadi. All’insicurezza del vivere si risponde rinsaldando i legami. L’Alleanza richiede sempre il sacrificio, il dono di sé, lo svuotamento, il fare posto all’altro e, in definitiva, a Cristo.

  5. Umanesimo sinodale, che rafforzi le forme essenziali di Alleanza: tra uomo e natura, tra uomo e donna, tra le generazioni, tra le religioni, tra cittadini e istituzioni, tra Cristo e la Chiesa. Se l’alleanza si fa tra persone, il nuovo umanesimo dovrà prevedere un passaggio da una pastorale delle strutture a una pastorale delle persone. La Chiesa deve mostrare al mondo che è possibile camminare insieme.

5. I caratteri del nuovo umanesimo emersi dai lavori di gruppo. Il lavoro di gruppo è stato il momento in cui tutti i partecipanti hanno potuto offrire il loro contributo di idee e di esperienza. I 2200 partecipanti che avevano da tempo scelto uno degli itinerari proposti – uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare – sono stati divisi in gruppi da 100, suddivisi a loro volta in tavoli da 10 persone, in cui tutti potevano esprimersi. Il lavoro di gruppo ha impegnato un giorno e mezzo dei quattro complessivi del Convegno. Cinque studiosi hanno tentato una prima impossibile sintesi di un materiale ricchissimo che dovrà ancora essere vagliato. Dalle loro relazioni posso solo cogliere cinque suggestioni.

  1. Uscire significa superare la tentazione di chiudersi, nella consapevolezza che il Signore opera nel mondo, non solo nella chiesa; significa pensarsi più esploratori che non sentinelle; significa dare spazio ai giovani, ascoltando il loro invito a “fare un falò dei nostri divani e delle nostre abitudini”.

  2. Annunciare significa orientare le persone a Gesù, che non è una verità da credere, ma una persona da incontrare. La sfida, come richiamato dal Papa, è riuscire a trasmettere la gioia del vangelo, ma prima ancora, trasmettere il vangelo, usando ogni mezzo per far crescere la conoscenza dei testi sacri.

  3. Abitare la terra significa fare nostra la spiritualità del “lievito madre”: esso proviene da una precedente panificazione, è poco e non può sfamare, ma può far lievitare la pasta da cui può essere ricavato altro lievito. Il nuovo umanesimo dovrà riscoprire la logica del passaggio di testimone da una generazione all’altra, come suggerito dalla Laudato sì.

  4. Educare significa riscoprire la bellezza e la passione per l’educazione, tornare a valorizzare la scuola, le università, unendo le forze, ad esempio ipotizzando percorsi formativi comuni per preti e laici. Per non vanificare il lavoro sarà importante fare rete, ottimizzando le forze, sfruttando bene le nuove tecnologie e imparando i nuovi linguaggi.

  5. Trasfigurare il mondo è il compito specifico della liturgia cristiana, perché l’essenziale della liturgia sta fuori della chiesa. Fermo restando il primato della Parola di Dio, possiamo immaginare un nuovo umanesimo cristiano che riscopra e saldi i sacramenti ai momenti decisisi della vita: il nascere, il crescere, l’amare e il morire.

Conclusione. Passi essenziali verso un nuovo umanesimo: un tentativo di sintesi personale.

In questi anni siamo cresciuti troppo in fretta e male. Nel mondo in cui viviamo c’è molto da costruire o da ricostruire, ma anche cose da conservare e salvare: la prima sfida è collocare istituzioni, scelte, eventi nell’uno o nell’altro campo. Alcuni passi in questa direzione.

  1. Aprire spazi di incontro e di dialogo “nella città”, resistendo alla tentazione “pelagiana” di presentarsi come unico spazio di salvezza. Come cristiani ormai siamo minoranza, anche se depositari di un patrimonio di idee, esperienze e motivazioni preziosissimo per costruire un futuro diverso. Non possiamo presumere di fare tutto noi, né di operare grossi cambiamenti. L’unica nostra chance è il dialogo aperto e accogliente con tutte le persone di buona volontà.

  2. Indicare percorsi di incontro con Cristo, rendendosi disponibili a fare da compagni di strada: questo è il compito dei credenti, in alternativa alla tentazione “gnostica” o, oggi diremmo alla presunzione fondamentalistica di essere depositari e padroni della verità. L’alternativa allo gnosticismo di ieri e al fondamentalismo di oggi è Gesù di Nazareth, unica via di salvezza. Perché se qualcuno può presumere di essere padrone della verità, nessuno è “padrone di Cristo”!

  3. Inventare, riscoprire e tenere aperti spazi qualificati e progressivi di formazione, per chi sente l’esigenza di andare oltre, per chi cerca di più, sul piano spirituale, culturale, teologico, ecclesiale. Il nuovo umanesimo non può essere minimalista: per essere a misura di un mondo globale e complesso deve essere un umanesimo plurale, con una offerta molteplice di occasioni di formazione: sociale, culturale, economica e politica. Il nuovo umanesimo ha bisogno di qualcuno che pensi, studi, si formi…

  4. Puntare su una crescita sana dell’uomo, che implica la capacità di prevenire e curare le malattie dell’uomo contemporaneo, in particolare le malattie di istituzioni come la famiglia e la scuola. Non possiamo ridurci ad essere gli specialisti delle situazioni-limite, specialisti nel curare le ferite, nel consolare i vivi e nel seppellire i morti. Questo implica una presenza attiva di laici credenti, preparati e motivati, non solo all’interno delle strutture ecclesiali, ma nella politica e nell’economia, e inoltre nella scuola pubblica, nei consultori o in nuove strutture da inventare per prevenire e curare tempestivamente i mali curabili di tante persone in crisi, delle coppie e delle famiglie.

  5. Costruire la città dell’uomo, paladini del bene comune, capaci di farsi carico dei problemi di tutti, secondo le formidabili indicazioni di Papa Francesco nella Laudato sì, o ricordando quanto amava ripetere il cardinal Martini, al momento dell’istituzione della “Cattedra dei non credenti”: la distinzione più profonda non è tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti. Il nuovo umanesimo ha bisogno di cristiani “pensanti”, capaci di offrire un qualificato contributo alla difesa del bene comune, insieme agli uomini più sensibili.

 

22 11 2015

 

Il signor Antoine Leiris ha perso sua moglie nel violento attacco alla sala da ballo Batclan di Parigi e nonostante il dolore straziante per la morte del suo amore ha voluto far capire ai terroristi che non avranno mai il suo odio. 

 

Vi allego la lettera integrale che Antoine ha postato sui social.

La nostra unica voce: Gesù è il Signore !

Agnese

 

"Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l'amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.

L’ho vista stamattina.

Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio".

 

21.11.2015

 

Carissimi,

dopo l'incontro di Fraternità con la lectio sul testo evangelico di  Bartimeo (Mc 10,46-52)  Marta ha tradotto per tutti noi una breve omelia di Pierre Marie su "cosa vuoi che io faccia per te?

La ringraziamo per le riflessioni che potremo fare attraverso le parole del nostro caro fondatore. 

Allego il testo.

Un saluto fraterno

Agnese


Da un'omelia di Pierre Marie

Che vuoi che io faccia per te ?

La grazia della fede illumina il cuore prima che gli occhi possano vedere.

Allora sentiremo la voce di Cristo che dice anche a noi:“cosa vuoi che io faccia per te? (Mc 10, 51).

E oseremo dirgli: “mi darai la tua vita?”

“Io do la vita per le mie pecore “ (Gv 10,15).

”Mi darai la tua luce ?”

“Chi mi segue avrà la luce della vita” (Gv 8,12)

“Mi darai il tuo corpo?”

“Prendete, mangiate, ecco il mio corpo” (Mt 26,26)

“Mi darai il tuo sangue?”

“Prendete, bevete, questo è il mio sangue” (I Cor, 23-25)

“Mi darai il cielo?”

“In verità vi dico il Regno di Dio è dentro di voi” (Lc 17,21)

Allora: Rabbì, che io veda!

Con gli occhi finalmente aperti, potremo ripetergli la domanda e scoprire un Dio mendicante del nostro amore.

 

 

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